Cina centro del mondo, a Tianjin
Il summit in Cina
Cina centro del mondo, a Tianjin il vertice del “non-Occidente”: l’asse guidato da Xi Jinping contro il bullo Trump
Al summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), in Cina, Xi Jinping invita Modi e Putin con l’obiettivo di reagire ai dazi americani
Esteri - di Michele Prospero L'Unità
31 Agosto 2025 alle 07:00
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AP Photo/Alexander Zemlianichenko, Pool
È decisamente la settimana della Cina, che si propone come oculato regista impegnato nella progettazione del nuovo ordine multipolare dopo il tramonto del secolo americano. Il 31 agosto si aprono le danze a Tianjin, con il summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), e il 3 settembre si chiuderanno, con una grande parata militare per festeggiare gli 80 anni trascorsi dalla vittoria nella guerra mondiale antifascista.
La storia si intreccia così alla geopolitica. Il richiamo alle radici antifasciste dell’ordine mondiale serve per demolire la narrazione giapponese, che rimuove l’alleanza criminale con Italia e Germania al fine di indossare le vesti di paese aggredito. Non a caso Pechino rimarca il ruolo essenziale avuto da Urss e Cina nella costruzione di un assetto internazionale a lungo basato sulla coesistenza pacifica. Da questi due Stati non si può prescindere nella delimitazione di un nuovo equilibrio globale. In un sistema di relazioni internazionali disordinato, il Dragone lancia l’immagine di una grande potenza di pace, che non ha mai promosso guerre per procura e non ha occupato neppure un centimetro di terra in conquiste e usurpazioni belliche. Il leader Xi ha invitato all’evento del giorno di San Valentino 26 paesi, tutti gli Stati vicini (anche quelli con cui c’è qualche dissapore, come il Vietnam), i leader dei partiti comunisti fratelli (Cuba) e, unico tra gli europei (oltre al presidente della Serbia), il premier slovacco Fico.
Ospite di riguardo, ad entrambe le iniziative, è Putin, ricevuto con tutti gli onori sia in qualità di erede dell’Armata rossa che come leader destinatario di un partenariato strategico “prioritario”. Le mosse della Repubblica popolare si ispirano, nel governo degli attuali conflitti e nella risoluzione dello scottante problema di Taiwan, al principio della soluzione negoziale. Anche con la sfilata del proprio arsenale militare, l’obiettivo diplomatico è quello di mostrare “una forza sufficiente per sottomettere il nemico senza combattere”. Meno scontata, rispetto all’accoglienza tributata alla Russia, è la presenza a Tianjin del premier indiano Modi. È, senza ombra di dubbio, un successo eccezionale che rivela la capacità attrattiva di Pechino. Insieme al capo di governo di Nuova Delhi, la Cina è peraltro riuscita a coinvolgere nello stesso tavolo anche il leader del paese nemico, il Pakistan, contro il quale recentemente risuonavano i colpi di cannone.
La stampa americana ha interpretato l’avvicinamento tra Cina e India come un semplice effetto dell’aggressiva politica non convenzionale di Trump sui dazi imposti contro paesi (un tempo) alleati visti come fonti di lucro. Già a Mosca, però, a margine di un incontro dei Brics precedente l’avvento del tycoon alla Casa Bianca, Xi e Modi si erano appartati per concordare l’opportunità di attutire gli attriti (i confini e gli scontri alla frontiera, il Tibet) e, al posto delle ruggini recenti (interruzione delle linee aeree dirette, divieto di Tik Tok), far prevalere gli interessi comuni alle due potenze globali in celere ascesa. La folle politica delle tariffe, che penalizza fortemente l’India, vittima di un balzello del 50 per cento come ritorsione per aver acquistato petrolio russo, ha reso ancor più urgente, per resistere al “bullo” (come i cinesi chiamano il comandante in capo di Washington), la ripresa di rapporti bilaterali tra Nuova Delhi e Pechino. I media americani ironizzano sul tentativo di Modi e Xi di comportarsi come partner non rivali, e parlano di “un drago e un elefante che danzano insieme”.
In realtà la ricerca di relazioni stabili e costruttive tra i due giganti asiatici procede con misure simboliche (apertura agli indiani dei luoghi di pellegrinaggio tibetani) e strategiche (senza le terre rare cinesi ben 50 case automobilistiche indiane marcerebbero verso il fallimento). Se si considera che nelle adunate dei Brics proprio all’India toccava fare da guastafeste per inibire ogni incisiva iniziativa delle nuove economie tesa ad affrancarsi dalla dittatura commerciale del dollaro, il viaggio di Modi non può certo essere sottovalutato. Sarà anche un leader in disgrazia, messo sotto tutela dall’oligarchia di partito e preso a cattive parole in pubblico dalla moglie di Lula, come informa, si fa per dire, il Corriere della Sera, ma Xi gioca con autorevolezza e tranquillità le sue carte per disegnare un nuovo ordine multipolare “più democratico ed equo”, come egli ama dire.
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Ecco la rielaborazione articolata nelle quattro parti richieste:
1) Occhiello (250-300 caratteri)
A Tianjin si tiene il summit della SCO, dove Xi Jinping riunisce Russia, India e altri Paesi per sfidare la strategia dei dazi di Trump e delineare un nuovo ordine multipolare. Cina al centro della scena, tra diplomazia, storia antifascista e ambizioni globali.
2) Sunto descrittivo dell’evento
Il summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), aperto a Tianjin il 31 agosto 2025, vede la Cina al centro di un’inedita convergenza tra Russia, India, Pakistan e altri 26 Paesi. Xi Jinping presenta Pechino come garante di stabilità e promotrice di un ordine multipolare alternativo all’unilateralismo statunitense. La presenza di Putin e Modi, nonostante i contrasti passati, segna un passo significativo nella costruzione di nuove alleanze globali in risposta ai dazi imposti da Trump.
3) Abstract
L’articolo di Michele Prospero analizza il vertice SCO di Tianjin, che consacra la Cina come regista del nuovo ordine multipolare. Xi Jinping unisce la retorica storica antifascista a un’agenda diplomatica volta a rafforzare legami con Russia e India, trasformando la politica dei dazi americani in un’opportunità per consolidare l’asse “non-Occidentale”. La partecipazione di Modi e la presenza di Putin rivelano la crescente attrattiva cinese, capace di mediare tra rivali e di proporre un modello alternativo a quello statunitense, fondato sulla cooperazione e la coesistenza pacifica. L’iniziativa si inserisce nella cornice geopolitica di una transizione dall’egemonia americana a un sistema più policentrico.
4) Scheda sintetico-analitica con approfondimenti
Titolo articolo: Cina centro del mondo, a Tianjin il vertice del “non-Occidente”: l’asse guidato da Xi Jinping contro il bullo Trump
Autore: Michele Prospero
Fonte: Esteri, 31 agosto 2025
Contenuti principali:
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Evento: Summit SCO a Tianjin (31 agosto – 3 settembre 2025).
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Protagonisti: Xi Jinping (Cina), Vladimir Putin (Russia), Narendra Modi (India), altri leader asiatici e di Paesi alleati (Cuba, Serbia, Slovacchia).
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Contesto: Resistenza alle politiche protezionistiche USA e volontà di delineare un nuovo equilibrio internazionale.
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Simboli: Parata militare per l’80° anniversario della vittoria antifascista, usata da Pechino come legittimazione storica del proprio ruolo nel mondo.
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Strategia cinese: Presentarsi come potenza pacifica, priva di mire espansionistiche territoriali, promotrice di negoziazione e cooperazione.
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Punti critici: Rapporti Cina-India, rivalità con Pakistan, contese territoriali e questioni come Taiwan.
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Narrativa USA: Trump descritto come “bullo” che, con i dazi, ha favorito il riavvicinamento sino-indiano.
Approfondimenti tematici:
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Nuovo ordine multipolare: La SCO e i BRICS diventano piattaforme per mettere in discussione l’egemonia del dollaro e degli Stati Uniti.
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Diplomazia della memoria storica: La Cina usa il richiamo alla lotta antifascista come leva di legittimazione geopolitica e come strumento per contrastare la narrativa giapponese e occidentale.
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Cina come mediatore: Il summit mostra la capacità di Pechino di attrarre rivali storici (India e Pakistan), proponendo cooperazione economica e politica.
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Geoeconomia dei dazi: Le politiche tariffarie americane, soprattutto contro l’India, rafforzano i legami tra Paesi colpiti e incentivano nuove forme di cooperazione sud-sud.
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Forza e diplomazia: La parata militare non come minaccia ma come messaggio strategico di deterrenza (“sottomettere senza combattere”).
Valore interpretativo:
L’articolo legge il summit di Tianjin come un punto di svolta nella competizione tra Occidente e “non-Occidente”. Xi Jinping emerge come leader capace di coniugare potenza militare, narrativa storica e pragmatismo diplomatico per attrarre partner e rivali. La Cina si propone come fulcro di un nuovo ordine mondiale, in contrapposizione all’unilateralismo statunitense.
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Perfetto, ecco la scheda sintetico-analitica aggiornata con una sezione finale dedicata alle implicazioni future:
Scheda sintetico-analitica
Titolo articolo: Cina centro del mondo, a Tianjin il vertice del “non-Occidente”: l’asse guidato da Xi Jinping contro il bullo Trump
Autore: Michele Prospero
Fonte: Esteri, 31 agosto 2025
Contenuti principali
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Evento: Summit SCO a Tianjin (31 agosto – 3 settembre 2025).
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Protagonisti: Xi Jinping (Cina), Vladimir Putin (Russia), Narendra Modi (India), leader di Cuba, Serbia, Slovacchia, Vietnam, Pakistan e altri 26 Paesi.
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Contesto: Resistenza al protezionismo e ai dazi statunitensi, con l’obiettivo di delineare un ordine mondiale alternativo.
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Simboli: Parata militare per gli 80 anni dalla vittoria antifascista, usata da Pechino come legittimazione storica del proprio ruolo internazionale.
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Strategia cinese: Promuovere un’immagine di potenza pacifica, favorevole al dialogo e contraria all’unilateralismo americano.
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Rapporti delicati: Riavvicinamento tra Cina e India; gestione della rivalità con il Pakistan; questione di Taiwan sullo sfondo.
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Narrativa: Trump definito “bullo” dai cinesi; i dazi USA letti come fattore che spinge India e Cina a collaborare.
Approfondimenti tematici
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Nuovo ordine multipolare: La SCO e i BRICS fungono da strumenti per contrastare la centralità del dollaro e degli USA.
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Diplomazia della memoria: Il richiamo alla vittoria antifascista consente a Pechino di posizionarsi come erede di una tradizione di pace e resistenza al dominio.
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Cina come mediatore: Capacità di attrarre rivali (India e Pakistan) attorno a un’agenda condivisa di cooperazione economica e stabilità regionale.
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Geoeconomia dei dazi: Le tariffe americane, in particolare quelle punitive verso l’India, rafforzano legami tra economie emergenti e incentivano la ricerca di alternative al sistema commerciale dominato da Washington.
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Diplomazia della forza: La parata militare serve a ribadire deterrenza e capacità di difesa, senza però abbandonare la retorica pacifica (“sottomettere il nemico senza combattere”).
Implicazioni future
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Commercio globale
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Possibile rafforzamento delle catene di valore intra-asiatiche, con la Cina come fulcro.
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Accelerazione dei progetti di dedollarizzazione nei pagamenti internazionali e promozione di valute alternative (yuan, rupia, rublo).
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Crescita della SCO come piattaforma commerciale parallela al WTO, aggirando i vincoli imposti dagli USA.
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Equilibrio militare
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Maggior coordinamento strategico tra Russia e Cina, con l’India come interlocutore ambiguo ma sempre più coinvolto.
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Le esercitazioni congiunte e le parate servono a mostrare che Pechino possiede sia soft power sia deterrenza credibile.
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Taiwan rimane il punto più critico: la Cina rivendica soluzioni negoziali, ma mostra i muscoli per scoraggiare interferenze.
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Ruolo dell’Europa
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L’UE appare marginale, rappresentata solo dal premier slovacco Fico e dal presidente serbo.
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Rischio di isolamento europeo tra i due blocchi emergenti: da un lato l’asse USA, dall’altro il “non-Occidente” guidato dalla Cina.
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Opportunità (se colta) di posizionarsi come ponte diplomatico, ma al prezzo di ridimensionare la dipendenza dall’agenda americana.
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👉 In sintesi, il summit di Tianjin rappresenta un banco di prova per la nascita di un nuovo sistema multipolare. La Cina non solo si accredita come leader di un fronte alternativo all’Occidente, ma riesce anche a includere nel proprio disegno potenze con interessi divergenti, spinta soprattutto dalle politiche aggressive di Trump.
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🔹 Titolo
Tianjin 2025: la Cina guida il “non-Occidente” contro i dazi di Trump
🔹 Occhiello
Al vertice della SCO, Xi Jinping riunisce Russia, India e altri 26 Paesi per delineare un nuovo ordine multipolare. Cina al centro della scena mondiale, tra diplomazia, memoria storica e ambizioni globali.
🔹 Testo (per articolo/post WordPress)
Il summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), inaugurato a Tianjin oggi 31 agosto 2025, segna un passaggio decisivo nella transizione verso un mondo multipolare. La Cina, con Xi Jinping al timone, si presenta come regista di un fronte “non-occidentale” capace di contrastare l’unilateralismo americano e le politiche dei dazi imposte da Donald Trump.
Protagonisti di primo piano sono stati Vladimir Putin, accolto come partner strategico prioritario, e Narendra Modi, la cui presenza rappresenta un successo diplomatico per Pechino, considerati i recenti attriti tra Cina e India. Non meno significativa la partecipazione di altri 26 Paesi, tra cui Vietnam, Pakistan, Cuba, Serbia e Slovacchia, segno della crescente attrattiva cinese anche su fronti diversi e spesso conflittuali.
Il vertice si è intrecciato con la memoria storica, culminando nella parata del 3 settembre per gli 80 anni dalla vittoria antifascista. Pechino utilizza il richiamo alla storia per legittimare il proprio ruolo e opporre la propria narrativa a quella giapponese e occidentale. La Cina si propone come potenza pacifica, che non ha promosso guerre per procura né occupato territori, ma pronta a mostrare la propria forza militare per “sottomettere il nemico senza combattere”.
La scelta di Xi di mettere allo stesso tavolo India e Pakistan, storici rivali, rafforza l’immagine di Pechino come mediatore e costruttore di stabilità regionale. La politica tariffaria americana, in particolare quella che penalizza Nuova Delhi, ha accelerato il riavvicinamento tra i due giganti asiatici: da qui la formula evocata dalla stampa americana, “il drago e l’elefante danzano insieme”.
E la vecchia Europa rimane zitella alla mercè dei colpi di frusta del Grande Magnaccia.
Chiavi di lettura
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Nuovo ordine multipolare: SCO e BRICS come piattaforme alternative al dollaro e al dominio USA.
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Diplomazia della memoria: l’uso della retorica antifascista come strumento di legittimazione.
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Geoeconomia dei dazi: la guerra tariffaria di Trump come fattore catalizzante delle nuove alleanze.
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Cina mediatore globale: attrazione di rivali storici (India e Pakistan) dentro un’agenda comune.
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Europa marginale: rappresentata solo da Slovacchia e Serbia, rischia di restare ai margini di un nuovo equilibrio mondiale.
Implicazioni future
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Commercio: rafforzamento dei legami intra-asiatici e progressiva erosione del dominio del dollaro.
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Sicurezza: coordinamento strategico russo-cinese con India come attore oscillante ma necessario.
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UE: rischio isolamento, a meno di un ripensamento del proprio posizionamento geopolitico tra USA e “non-Occidente”.
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Tianjin 2025: la Cina guida il “non-Occidente”
Al summit della SCO, Xi Jinping ha riunito Russia, India, Pakistan e altri 26 Paesi per costruire un nuovo ordine multipolare.
Putin accolto come partner prioritario, Modi seduto allo stesso tavolo con Pechino nonostante le tensioni passate: segno che la politica dei dazi di Trump sta spingendo i giganti asiatici verso una collaborazione storica.
La Cina si presenta come potenza di pace, capace di attrarre rivali e amici, mentre l’Europa resta ai margini, rappresentata solo da Serbia e Slovacchia.
Una scena che racconta molto: grazie a Trump la maggior parte del mondo si accorda, e l’Europa si divide.
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