Gli Stati Uniti sono un avversario: è l’ora di de-dollarizzare l’economia

Gli Stati Uniti sono un avversario: è l’ora di de-dollarizzare l’economia

Francesco Saraceno

economista

27 dicembre 2025 • 19:15

L’egemonia statunitense sull’economia mondiale si riflette anche nel ruolo del dollaro come valuta di riserva internazionale, che consente agli Stati Uniti di esercitare un “privilegio esorbitante” e di utilizzare i mercati finanziari come strumento di pressione geopolitica. L’emancipazione dell’Europa deve passare attraverso la creazione di un euro digitale e soprattutto di un debito comune, mettendo fine alla frammentazione dei mercati finanziari del vecchio continente

Nelle scorse settimane la pubblicazione della nuova strategia di sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump ha certificato, anche per chi fino a oggi aveva fatto di tutto per negarlo, che i paesi europei devono vedere negli Stati Uniti un rivale, quando non una potenza ostile. Non è certo da una relazione privilegiata fondata su un sistema di valori condiviso che possiamo aspettarci benefici nei nostri rapporti con gli Stati Uniti.

Con Washington, come con Pechino, oggi si devono stabilire relazioni economiche e politiche impostate sui rapporti di forza e sulla convenienza reciproca. Anche se lo stato confusionale delle nostre élite non fa presagire nulla di buono, l’autonomia strategica è insomma condizione necessaria perché l’Europa riesca a recuperare margini di manovra imposti una politica di crescita autonoma.

Due settimane fa il Diario Europeo ha provato a tracciare i contorni di una strategia per la sicurezza economica europea in settori chiave come il digitale e la transizione green. Oggi ci occupiamo della necessità di ridurre la dipendenza dal sistema finanziario americano.

Dalla prima metà del secolo scorso l’egemonia economica statunitense si è tradotta tra le altre cose nel dominio del dollaro, che oggi governa ampiamente gli scambi internazionali: il 60 per cento delle riserve delle banche centrali sono detenute in dollari (contro il 20 per cento in euro), il 65 per cento del debito mondiale e l’80 per cento delle transazioni in valuta sono denominati in dollari, e così di seguito.

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Il privilegio esorbitante

Il fatto di emettere la principale valuta di riserva internazionale conferisce vantaggi economici e geopolitici considerevoli. La domanda strutturalmente elevata di dollari, alimentata dal commercio e dalle transazioni finanziarie, consente di finanziare disavanzi esterni e di bilancio nella propria valuta, eliminando il rischio di crisi di bilancia dei pagamenti che colpisce invece molti altri paesi.

Il ruolo centrale del dollaro rafforza la profondità e la liquidità dei mercati finanziari americani, attraendo capitali e sostenendo l’investimento produttivo delle imprese. Inoltre, quando emergono squilibri o tensioni macroeconomiche, una parte rilevante dei costi di aggiustamento viene scaricata sul resto del mondo: l’emissione di nuovi dollari o i tassi della Federal reserve si trasmettono globalmente, influenzando flussi di capitale, tassi di cambio e condizioni finanziarie altrui (il “privilegio esorbitante”).

Infine, il dollaro funge da strumento di potere: attraverso la loro influenza sul sistema dei pagamenti gli Stati Uniti possono piegare ai propri scopi anche i circuiti finanziari stranieri. Si pensi ad esempio alle sanzioni contro Francesca Albanese e contro alcuni magistrati della Corte penale Internazionale dell’Aia, cui di fatto è stato impedito l’utilizzo di conti bancari e carte di credito.

Se American Express, Visa e Mastercard sono società statunitensi, e applicano direttamente le sanzioni, la capacità di pressione dell’amministrazione americana va ben al di là. Il sistema di pagamenti interbancario Swift, ad esempio (quello che ci consente di fare bonifici) ha sede in Belgio; ma gran parte delle transazioni che gestisce sono denominate in dollari, e nessuno oggi può permettersi di perdere l’accesso al mercato dei capitali statunitense. Un ulteriore strumento di pressione geopolitica può essere l’accesso alle linee di credito in dollari (le swap lines) tra banche centrali, un potente strumento di stabilizzazione nei momenti di instabilità finanziaria. Esponenti dell’amministrazione Trump hanno ultimamente suggerito che l’accesso a queste linee fosse condizionato all’accettazione da parte di altri paesi di accordi commerciali favorevoli agli Stati Uniti.

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Dedollarizzazione?

Insomma, se, come accade in questo momento, l’amministrazione statunitense basa la propria politica estera ed economica sui rapporti di forza e sui ricatti, il dominio del dollaro diventa un’arma letale da cui è necessario sottrarsi. Rafforzare il ruolo internazionale dell’euro, costruire infrastrutture di pagamento alternative e ridurre la dipendenza da circuiti e sistemi extra-europei diventa quindi una condizione necessaria per qualsiasi ambizione di sovranità europea.

Ma c’è di più. Il ruolo del dollaro come valuta di riserva internazionale si fonda non solo sulla forza dell’economia americana, ma anche sulla sua stabilità e credibilità, che le politiche dell’amministrazione Trump rischiano di indebolire. L’uso arbitrario delle sanzioni è un incentivo per lo sviluppo di sistemi di pagamento in altre valute. Allo stesso modo, l’impiego del dollaro come strumento di pressione spinge a una ricomposizione delle riserve: il recente record del prezzo dell’oro è dovuto in larga parte agli acquisti di banche centrali che cercano di ridurre la dipendenza dal dollaro. Poi, gli squilibri dell’economia americana, tra dazi, debito alle stelle, politiche economiche erratiche, fanno immaginare che il dollaro continuerà ad essere utilizzato come arma politica, rendendolo meno appetibile. Siamo ben lontani da un collasso dell’attuale sistema finanziario, ma una sua lenta erosione appare uno scenario plausibile. Ed è importante che l’Europa si faccia trovare preparata.

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L’autonomia strategica europea

A breve termine non si può fare molto, se non cercare di diversificare le riserve e tentare di aumentare i contratti di fornitura in valute diverse dal dollaro. Nel medio e lungo periodo, però, l’Europa deve lavorare per emanciparsi dal dollaro e per trarre benefici da una sua eventuale crisi. Un primo strumento, su cui occorre accelerare, è l’introduzione dell’euro digitale, che consentirebbe di facilitare le transazioni in euro, di ridurre i costi di transazione, e di dare a imprese e cittadini europei un’alternativa allo sviluppo delle stable coins, valute digitali basate sul dollaro.

Poi, il Diario Europeo ne ha già parlato più volte, occorre creare un vero mercato del debito europeo, con debito comune che metta a disposizione dei mercati un consistente stock di titoli europei in alternativa a titoli del tesoro americani. Next Generation EU aveva creato debito europeo, ma temporaneo (nel corso del prossimo trentennio tutto il debito NGEU sarà ripagato), e quindi non appetibile per investitori in cerca di alternative al dollaro. Una capacità di bilancio permanente, basata su debito comune e risorse fiscali proprie per pagare gli interessi, oltre a consentire di finanziare gli enormi investimenti pubblici necessari per rimettere in carreggiata la politica industriale europea, consentirebbe di superare la frammentazione dei mercati finanziari europei, contribuendo a stabilire l’euro come valuta di riserva internazionale alternativa a un dollaro potenzialmente in difficoltà. Nel vuoto di leadership e di visione che ci zavorra, l’idea che i leader europei si seggano intorno a un tavolo per programmare una politica comune a lungo termine è utopica. Ma non per questo meno necessaria.

P.s. Il Diario Europeo vi augura buon anno.


Certo. Ecco una scheda sintetica in stile editoriale/critico.


Titolo
Gli Stati Uniti sono un avversario: è l’ora di de-dollarizzare l’economia

Autore
Francesco Saraceno

Data e contesto
27 dicembre 2025 – Diario Europeo

Tema centrale
L’egemonia del dollaro come strumento di potere economico e geopolitico degli Stati Uniti e la necessità per l’Europa di costruire un’autonomia strategica finanziaria.

Tesi
Gli Stati Uniti non sono più un alleato “valoriale” affidabile, ma un rivale sistemico. Il ruolo dominante del dollaro garantisce a Washington un “privilegio esorbitante” che consente di scaricare sul resto del mondo i costi degli squilibri interni e di usare il sistema finanziario come arma politica. L’Europa deve ridurre la dipendenza dal dollaro per recuperare sovranità economica.

Argomenti chiave

Centralità del dollaro negli scambi, nel debito globale e nelle riserve ufficiali.

Vantaggi strutturali per gli USA: finanziamento dei deficit, attrazione di capitali, esternalizzazione dei costi di aggiustamento.

Uso geopolitico della finanza: sanzioni, controllo dei circuiti di pagamento, condizionamento delle swap lines.

Segnali di erosione dell’egemonia del dollaro (oro, diversificazione delle riserve, instabilità della politica USA).

Proposte per l’Europa

Rafforzamento del ruolo internazionale dell’euro.

Creazione di infrastrutture di pagamento autonome.

Introduzione dell’euro digitale come alternativa alle stablecoin in dollari.

Costruzione di un vero mercato del debito europeo tramite debito comune permanente e capacità fiscale propria.

Chiave di lettura critica
L’articolo si colloca in una prospettiva di economia politica internazionale: la moneta non è neutrale, ma un pilastro dell’egemonia. La de-dollarizzazione non è una scelta ideologica, bensì una condizione di sopravvivenza strategica per l’Unione europea in un mondo di rapporti di forza.

Destinatari
Economisti, decisori pubblici, studiosi di integrazione europea, lettori interessati a geopolitica e sovranità economica.


Se vuoi, posso anche ridurla ulteriormente, trasformarla in abstract accademico, oppure estrarne un occhiello di 2–3 righe.


Ecco le due versioni.

Occhiello
Il dominio del dollaro non è solo un fatto monetario, ma uno strumento di potere geopolitico. Per l’Europa, ridurre la dipendenza finanziaria dagli Stati Uniti è ormai una necessità strategica.

Abstract
L’articolo analizza il ruolo del dollaro come pilastro dell’egemonia economica e politica statunitense, mostrando come il cosiddetto “privilegio esorbitante” consenta agli Stati Uniti di finanziare i propri squilibri e di utilizzare i mercati finanziari e i sistemi di pagamento come leva geopolitica. Alla luce delle scelte dell’amministrazione Trump e dell’uso crescente delle sanzioni, l’autore sostiene che gli USA vadano considerati un rivale sistemico. Ne deriva l’urgenza, per l’Europa, di perseguire un’autonomia strategica fondata sul rafforzamento internazionale dell’euro, sull’introduzione dell’euro digitale e soprattutto sulla creazione di un debito comune permanente, capace di superare la frammentazione dei mercati finanziari europei e di offrire un’alternativa credibile al dollaro.

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