Tschüss, Deutschland
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GERMANIA | |
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La Germania, per decenni locomotiva d’Europa, sta vivendo una crisi profonda. Le sue imprese non rallentano soltanto: stanno delocalizzando, spostando investimenti e capacità produttiva fuori dai confini nazionali. | |
Uno studio di Simon-Kucher, ripreso da Handelsblatt, racconta una realtà che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata impensabile. | |
Insomma, cosa sta succedendo esattamente in Germania? | |
Il 70% delle imprese industriali tedesche sta di fatto bloccando gli investimenti in patria. | |
Nello specifico: | |
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E non si parla di piccole imprese, ma di colossi della chimica, dell’acciaio, del vetro e del cemento: il cuore pulsante della potenza industriale tedesca. | |
Ma perché le aziende tedesche stanno scappando? | |
I colloqui con i rappresentanti del settore identificano cinque problemi principali: | |
1. Il sogno (infranto) dell'idrogeno e il prezzo della CO₂ | |
La transizione verde si sta rivelando un incubo finanziario. I piani per convertire l'industria pesante da carbone e gas all'idrogeno si scontrano con la realtà: l'idrogeno è e rimarrà costoso per molto tempo. | |
Arcelor-Mittal, colosso mondiale dell’acciaio, ha bloccato a giugno la costruzione di impianti "climaticamente neutri" a Brema ed Eisenhüttenstadt, e costruirà il suo primo impianto DRI (Direct Reduced Iron) "verde" in Francia, dove l'energia costa meno. | |
Nel frattempo, i costi per l'inquinamento aumentano: le aziende devono acquistare certificati di emissione per ogni tonnellata di CO₂, con l'UE che sta eliminando le quote gratuite. | |
2. Governo nuovo, vecchi problemi | |
L'euforia per il cambio di governo a Berlino (avvenuto a maggio) è già evaporata: l'80% degli imprenditori non crede che l'attuale esecutivo realizzerà riforme significative. | |
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Le misure finora adottate, come il sussidio da €6,5 miliardi per i costi di rete elettrica, sono viste come una goccia nel mare. | |
3. Le nuove regole doganali e le importazioni "sleali" | |
Gli alti dazi statunitensi spingono la Cina a dirottare le sue merci (spesso a basso costo) verso l'Europa. Contemporaneamente, i produttori americani possono esportare nell'UE a condizioni super favorevoli. | |
Il risultato? Una concorrenza “sleale” che costringe gruppi come Schott e Arcelor-Mittal ad adottare la strategia local for local: produrre vicino ai mercati di sbocco, non più in Germania. | |
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4. . L'economia tedesca non riparte (e la domanda crolla) | |
La domanda interna ed estera si è contratta significativamente, con cali particolarmente marcati nei settori della chimica, del vetro, della ceramica e della carta. | |
La Bundesbank prevede, nel migliore dei casi, una stagnazione. Gli impianti chimici, però, già lavorano al 71% della capacità, quando servirebbe almeno l’82% per restare in utile. | |
5. Dal rallentamento al declino strutturale | |
Le aziende lamentano anche una carenza di personale qualificato e una burocrazia eccessiva. E questo comporta conseguenze significative: | |
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È chiaro che questo non è più un rallentamento ciclico: è un declino strutturale. E chi può, si sposta. | |
Insomma, la Germania è spacciata? | |
Il capo di Deutsche Bank, Christian Sewing, prova a restare ottimista: “La tendenza non è irreversibile”. Ma senza riforme radicali su energia, lavoro e tasse, la Germania rischia di dire addio al suo ruolo di hub manifatturiero e motore economico del continente. | |
E allora sì, Tschüss, Deutschland: la locomotiva d’Europa ha smesso di correre, e nessuno sa quando o se ripartirà. |


31% sta attivamente trasferendo o espandendo la produzione in altri continenti
42% sta investendo in altri paesi europei o ha rinviato a tempo indeterminato gli investimenti in Germania
Solo il 27% continua a investire nel proprio Paese

la produzione nei settori energy intensive è crollata del 15% rispetto ai livelli pre-crisi del 2019
anche il valore aggiunto industriale, rimasto stabile fino al 2023, ora scende del 3,6%
la BASF, colosso chimico tedesco, lo ha detto senza mezzi termini: entro il 2030, il 70% del mercato chimico globale sarà in Asia.
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