L'economia Usa cola letteralmente a picco di Giuseppe Masala

 

L'economia Usa cola letteralmente a picco

di Giuseppe Masala

I dati relativi alla Posizione Finanziaria Netta USA pubblicati ieri dall'US Bureau Economics Analysis segnalano un dato drammatico che non ha riscontri nella storia USA. Per uscire dalla crisi gli USA hanno di fronte due possibilità

Donald Trump pur non disvelando il problema e la sua entità non ha mai nascosto che l'elemento cruciale della propria azione politica è il riequilibrio della bilancia commerciale con il resto del mondo e, di conseguenza, anche un graduale rientro dei conti nazionali comprensivi dei flussi finanziari in entrata e in uscita dagli USA. E' stato così fin dal suo primo mandato, del quale ricordiamo le violentissime polemiche (e minacce) rivolte all'Unione Europea, accusata (non a torto) delle peggiori nefandezze in materia di concorrenza sleale. In particolare, a ricevere gli strali di Trump fu la Germania della Merkel grande creditore americano e detentrice di enormi surplus finanziari.

Con l'avvento di Joseph Biden alla Casa Bianca, i toni verso l'Europa cambiarono notevolmente sul piano verbale e delle relazioni di facciata ma, nella sostanza, i rapporti tra le due sponde dell'Atlentico peggiorarono enormemente. Innanzitutto, la Casa Bianca fece deflagrare in guerra aperta la crisi del Donbass obbligando Kiev a trasferire grandi contingenti dell'esercito verso le regioni ribelli per una spedizione punitiva e la loro riconquista. Fatto che spinse i russi ad entrare direttamente in campo per proteggere le due repubbliche di Donetsk e Lugansk.

Un conflitti che – come scrissi all'epoca su l'AntiDiplomatico – era da considerarsi come l'omicidio (quasi) perfetto dell'Unione Europea perpetrato dall'amministrazione Biden: infatti a causa di questa guerra i paesi europei furono costretti a comminare sanzioni rovinose contro la Russia che ben presto si rivelarono autodistruttive a causa della perdita delle materie prima che Mosca forniva copiosamente a prezzo “politico” e alla perdita dell'accesso al mercato russo. In definitiva le sanzioni si rivelarono l'ordigno che ha distrutto la competitività europea nei mercati mondiali e dunque anche nei confronti delle merci americane.

Come se non bastasse, l'amministrazione Biden introdusse nell'ordinamento giuridico americano una misura, l'Inflaction Reduction act che, sostanzialmente, aveva l'obbiettivo di favorire gli investimenti produttivi sul suolo americano delle imprese europee (ma anche del sud-est asiatico a partire da Taiwan).

Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca per il suo secondo mandato si è tornati, su questo tema, ai vecchi toni polemici del primo mandato, ma accompagnati da una potentissima guerra commerciale scatenata contro il resto del mondo. Ricordiamo tutti i fortissimi dazi annunciati contro i paese che, a dire di Trump (non a torto), facevano concorrenza sleale alle imprese a stelle e strisce. Ovviamente in prima fila c'erano gli europei e naturalmente la Cina Popolare di Xi.

A questa furibonda guerra commerciale il Dipartimento di Stato affiancò un secondo binario, quello di trattative con i paesi ritenuti sleali. Ricordiamo tutti, la resa dell'Europa, rappresentata plasticamente dalla genuflessione della von der Layen a Trump nel suo campo da golf scozzese. Non solo, Trump, nella sua strategia intraprese un tour diplomatico nelle petromonarchie del Golfo Persico riuscendo a ottenere promesse di investimenti da migliaia di miliardi di dollari complessivi dall'Arabia Saudita, dal Qatar e dagli Emirati. Dunque, una strategia complessa tendente da un lato (quello europeo e magari dell'estremo oriente) a diminuire il gap commerciale americano ma dall'altro lato (quello del Golfo Persico) ad attrarre cospicui investimenti, così da non veder ridurre il fondamentale flusso di investimenti verso gli USA.

Una strategia, mi permetto di dire, intelligente, complessa e ben strutturata che in teoria avrebbe dovuto avere successo, sebbene ciò poteva avvenire nel medio e lungo periodo. Come si sa, riassestare i conti con l'estero è una impresa titanica e difficilissima anche se il paese in difficoltà sono gli Stati Uniti.

Infatti, nonostante gli sforzi titanici di Trump e di tutto il suo staff le cose stanno peggiorando a vista d'occhio. Con un report di ieri, la Bea (US Federal Boureau of Economics Analysis) ha annunciato che la posizione finanziaria netta (NIIP, Net International Investment Position) degli USA è crollata al suo peggior risultato di sempre a ben 27610 miliardi di dollari.

NIIP USA ultimo dato.png

Si tratta di una cifra incommensurabile, anche per gli USA. Basti pensare, giusto per fare un esempio a noi vicino, che quando l'Italia fu commissariata da Mario Monti il passivo della posizione finanziaria netta (NIIP) era di “appena” 300 miliardi di euro. Una cifra che ormai gli USA perdono in 15 giorni.

Ricordo, che in sostanza il NIIP è la differenza tra gli investimenti esteri in USA e gli investimenti americani nel resto del mondo. Un passivo di questa portata ci indica due cose: la prima è che l'economia USA è sostanzialmente dipendente dai capitali esteri e la seconda è che il sistema finanziario americano (a partire da Wall Street) è completamente esposto agli umori degli investitori internazionali; in altri termini, un deflusso di capitali esteri (una “fuga di capitali” per usare una terminologia popolare) causerebbe probabilmente il crollo di Wall Street e la crisi del sistema bancario statunitense. Anche con l'intervento “provvidenziale della FED” che inonderebbe il mercato di liquidità. Le cifre necessaria potrebbero essere troppo alte anche per la banca centrale americana che potrebbe dover scegliere tra salvare il dollaro e salvare il sistema finanziario!

Come si uscirà da questa situazione? I modi sono due, o gli USA accettano un ridimensionamento sostanzialmente cedendo il proprio impero e ridimensionando la loro smisurata e costosissima macchina da guerra che ormai costa all'anno 1000 miliardi di dollari (oltre ai 500 miliardi all'anno di benefits per i veterani delle forze armate) oppure innescano un grande conflitto nel quale si brucino i libri contabili.

A sentire gli annunci di Trump che vuole continuare ad aumentare le spese militari e soprattutto vuole mettere le mani sulla Groenlandia (peraltro sfilandola a un vassallo europeo, la Danimarca) viene il dubbio che a Washington le scelte fondamentali siano state fatte. Anche se l'estensore dell'articolo, ovviamente spera di sbagliarsi.




Copilot

Ecco una sintesi per punti, chiara e strutturata, dell’articolo di Giuseppe Masala.


Sintesi per punti

1. Un dato economico senza precedenti

  • La Posizione Finanziaria Netta (NIIP) degli Stati Uniti ha raggiunto un passivo record di 27.610 miliardi di dollari, il peggiore della storia americana.
  • Il dato indica una dipendenza crescente dai capitali esteri e una vulnerabilità estrema del sistema finanziario USA.

2. Il problema strutturale: squilibri commerciali e finanziari

  • Il NIIP misura la differenza tra investimenti esteri negli USA e investimenti americani all’estero.
  • Un passivo così elevato significa che:
    • l’economia USA vive grazie ai capitali stranieri;
    • Wall Street è esposta agli “umori” degli investitori globali;
    • una fuga di capitali potrebbe far crollare borse e banche, mettendo la FED davanti a scelte drammatiche.

3. La strategia di Trump (primo e secondo mandato)

  • Obiettivo centrale: riequilibrare la bilancia commerciale e ridurre la dipendenza finanziaria.
  • Strumenti:
    • accuse di concorrenza sleale all’UE, soprattutto alla Germania;
    • dazi contro Europa e Cina;
    • trattative bilaterali con paesi “sleali”;
    • tour nelle petromonarchie del Golfo per attrarre investimenti miliardari.
  • Strategia definita “intelligente e complessa”, ma con effetti lenti e difficili da ottenere.

4. La fase Biden e il peggioramento dei rapporti transatlantici

  • Cambia il tono diplomatico, ma peggiora la sostanza dei rapporti USA‑UE.
  • Secondo l’autore:
    • Washington avrebbe spinto Kiev alla riconquista del Donbass, provocando l’intervento russo;
    • le sanzioni europee contro Mosca hanno distrutto la competitività dell’UE;
    • l’Inflation Reduction Act ha incentivato la delocalizzazione industriale verso gli USA.

5. La guerra commerciale globale

  • Con il ritorno di Trump, riprendono i toni duri e i dazi.
  • L’Europa appare debole e accondiscendente (simbolo: la visita di von der Leyen).
  • Obiettivo: ridurre il deficit commerciale e mantenere afflussi di capitali.

6. Il fallimento della strategia

  • Nonostante gli sforzi, il NIIP continua a peggiorare.
  • Il confronto con l’Italia (commissariata con un NIIP negativo di soli 300 miliardi) mostra la gravità della situazione USA.

7. Le due vie d’uscita possibili

Secondo l’autore, gli Stati Uniti hanno solo due opzioni:

A. Ridimensionamento dell’impero

  • Taglio drastico delle spese militari (1.000 miliardi/anno + 500 miliardi per veterani).
  • Accettazione di un ruolo globale meno dominante.

B. Un grande conflitto

  • Una guerra su larga scala che “bruci i libri contabili”, cioè resetti i debiti e gli squilibri finanziari.

8. I segnali preoccupanti

  • Trump annuncia ulteriori aumenti delle spese militari.
  • Ambizioni geopolitiche come l’interesse per la Groenlandia.
  • L’autore teme che la scelta sia già stata fatta, pur sperando di sbagliarsi.

Se vuoi, posso anche preparare:

  • una mappa concettuale del testo,
  • una versione ancora più sintetica in 5 punti,
  • oppure una analisi critica delle tesi di Masala.

ChatGPT

Certo. Ecco una sintesi per punti, fedele all’impianto e al tono dell’articolo:

  • Dati allarmanti sulla NIIP USA

    • La Posizione Finanziaria Netta degli Stati Uniti (NIIP), secondo il Bureau of Economic Analysis, ha raggiunto il peggior livello di sempre: –27.610 miliardi di dollari.

    • Un valore senza precedenti nella storia americana.

  • Il significato della NIIP negativa

    • Indica una fortissima dipendenza dell’economia USA dai capitali esteri.

    • Espone Wall Street e il sistema finanziario americano agli umori degli investitori internazionali.

    • Una fuga di capitali potrebbe provocare il collasso dei mercati e una crisi bancaria sistemica, anche con l’intervento della FED.

  • Trump e il riequilibrio dei conti esteri

    • Fin dal primo mandato, Trump ha indicato come obiettivo centrale il riequilibrio della bilancia commerciale e dei flussi finanziari.

    • Attacchi durissimi all’UE, in particolare alla Germania, accusata di concorrenza sleale e surplus eccessivi.

  • L’era Biden e il deterioramento dei rapporti con l’Europa

    • Tono più concilianti, ma sostanza peggiorata.

    • La guerra in Ucraina viene interpretata come un colpo mortale alla competitività europea.

    • Le sanzioni contro la Russia risultano autodistruttive per l’UE, causando perdita di materie prime a basso costo e di mercati di sbocco.

  • Inflation Reduction Act (IRA)

    • Strumento per attrarre investimenti produttivi negli USA.

    • Penalizza l’industria europea e asiatica, favorendo la rilocalizzazione negli Stati Uniti.

  • Secondo mandato Trump: guerra commerciale globale

    • Reintroduzione di dazi massicci contro UE, Cina e altri paesi accusati di concorrenza sleale.

    • Affiancamento di negoziati bilaterali con i paesi colpiti.

  • La “resa” europea e la diplomazia del Golfo

    • L’UE cede alle pressioni statunitensi (simbolicamente rappresentata dall’incontro von der Leyen–Trump).

    • Trump ottiene promesse di investimenti per migliaia di miliardi di dollari da Arabia Saudita, Qatar ed Emirati.

    • Strategia doppia: ridurre il deficit commerciale e mantenere forti afflussi di capitali.

  • Strategia giudicata razionale ma insufficiente

    • Complessa e teoricamente efficace, ma con effetti solo nel medio-lungo periodo.

    • Nonostante gli sforzi, la situazione finanziaria USA continua a peggiorare rapidamente.

  • Confronto storico

    • Il passivo NIIP italiano al tempo del governo Monti era di circa 300 miliardi di euro: una cifra che oggi gli USA “bruciano” in poche settimane.

  • Il bivio finale per gli Stati Uniti

    • Opzione 1: ridimensionamento dell’impero, taglio della spesa militare (oltre 1.000 miliardi l’anno + 500 per i veterani).

    • Opzione 2: innescare un grande conflitto globale per azzerare i conti.

  • Conclusione pessimistica

    • Le dichiarazioni di Trump (aumento spese militari, interesse per la Groenlandia) fanno temere che la seconda opzione sia già stata scelta.

    • L’autore spera comunque di sbagliarsi.

Se vuoi, posso anche:

  • ridurla ulteriormente in 10 righe secche,

  • oppure riorganizzarla come scheda geopolitico-economica (cause, effetti, scenari).

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Perfetto, procediamo con ordine.


Scheda geopolitico-economica

CAUSE

  • Squilibrio strutturale dei conti esteri USA

    • Crescita incontrollata del deficit commerciale e finanziario.

  • Crollo della Posizione Finanziaria Netta (NIIP)

    • Record storico negativo (–27.610 miliardi di dollari).

  • Finanziarizzazione dell’economia

    • Centralità di Wall Street e dei flussi finanziari rispetto alla produzione.

  • Declino relativo della base industriale USA

    • Competizione esterna (UE, Cina) e perdita di capacità manifatturiera.

  • Accumulo storico di capitale concentrato e centralizzato

    • Dinamica già emersa tra fine ’800 e inizio ’900, oggi in forma intensificata.


EFFETTI

  • Dipendenza critica dai capitali esteri

    • L’economia USA è sostenuta da afflussi finanziari continui.

  • Vulnerabilità sistemica del sistema finanziario

    • Rischio di fuga di capitali e collasso di Wall Street.

  • Limiti all’azione della FED

    • Possibile dilemma tra salvataggio del dollaro e salvataggio delle banche.

  • Guerra commerciale globale

    • Dazi contro UE e Cina; negoziati coercitivi bilaterali.

  • Indebolimento dell’Unione Europea

    • Effetti devastanti delle sanzioni alla Russia e perdita di competitività.

  • Attrazione forzata di investimenti

    • IRA e diplomazia economica verso le petromonarchie del Golfo.


SCENARI

  • Scenario 1 – Ridimensionamento imperiale (bassa probabilità)

    • Taglio della spesa militare (oltre 1.500 mld $ annui complessivi).

    • Accettazione di un ruolo USA meno dominante.

  • Scenario 2 – Competizione economica permanente

    • Protezionismo strutturale, pressione su alleati e rivali.

  • Scenario 3 – Escalation geopolitica (scenario critico)

    • Conflitto sistemico come strumento di “reset” dei conti globali.

    • Militarizzazione crescente della politica economica.


Infografica

Ho preparato un’infografica in formato PNG con struttura Cause – Effetti – Scenari pronta per presentazioni o pubblicazione.

👉 Scarica l’infografica PNG

Se vuoi, nel prossimo passo posso:

  • raffinarla in stile accademico / divulgativo / social,

  • oppure trasformarla in slide PowerPoint o schema per articolo.

potresti farla con digrammi a blocchi=





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