Il Caso Olivetti: come l'Italia ha perso la sua Apple
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Quando si parla di occasioni sprecate dall'Italia, c'è una storia che le batte tutte: quella della Olivetti. |
Un’azienda che, negli anni ’50, era arrivata a competere con IBM nel settore dell’elettronica e dell’informatica. E che, nel giro di pochi anni, è stata smantellata pezzo dopo pezzo, fino a diventare l’ombra di se stessa. |
Ma com’è stato possibile? E cosa si nasconde dietro la caduta della Olivetti? |
Gli inizi della Olivetti |
Tutto inizia nel 1908, quando l’ingegnere Camillo Olivetti, dopo aver viaggiato a lungo negli Stati Uniti, rimane colpito dalle prime macchine da scrivere americane e capisce che quello strumento ha il potenziale per cambiare il modo di lavorare negli uffici. |
Decide di portare l'idea in Italia e fonda a Ivrea una piccola officina meccanica con l'obiettivo di produrre macchine da scrivere di qualità. |
Nel giro di pochi anni, la sua intuizione si rivela vincente: le macchine Olivetti si impongono come sinonimo di qualità e affidabilità. |
Adriano: l’industriale che voleva cambiare tutto |
Nella fabbrica Olivetti di Ivrea cresce Adriano, il figlio di Camillo, che a soli 13 anni lavora già come operaio. Un’esperienza che lui stesso definirà “una tortura per lo spirito” e che pianta in lui il seme di una missione: ripensare il mondo della fabbrica, adattandolo alle esigenze umane. |
 | Adriano Olivetti |
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Nel 1925, Adriano parte per un lungo viaggio negli Stati Uniti. |
Durante il soggiorno americano osserva da vicino i metodi produttivi delle grandi imprese del settore. Tra queste, un punto di riferimento è la Underwood, il più grande produttore di macchine da scrivere al mondo, che Olivetti prende a modello studiandone turni, volumi e organizzazione della produzione. |
Il giovane Adriano torna a Ivrea con un obiettivo chiaro, colmare il divario con l’industria americana e trasformare la Olivetti in un’impresa moderna. |
E ci riesce. Tra il 1932 e il 1942 i risultati parlano da soli: |
Capitale sociale raddoppiato, da 15 a 30 milioni di lire
Produzione triplicata, da 20.000 a oltre 60.000 macchine da scrivere
Dipendenti passati da meno di 1.000 a oltre 3.000
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Ma Adriano non si limita ai numeri. Fa costruire fabbriche dall’architettura all’avanguardia, introduce mense, biblioteche, assistenza sanitaria e spazi culturali accanto alle linee di montaggio. |
Per lui, l’operaio non è un ingranaggio, ma una persona che merita di crescere insieme all’azienda. |
L’uomo che sfidava il regime |
Parallelamente alla carriera industriale, Adriano porta avanti un impegno politico clandestino contro il fascismo. |
Nel 1926 aiuta personalmente la fuga del leader socialista Filippo Turati, caricandolo sulla propria auto e guidando nella notte verso Savona. |
Per proteggere sé stesso e l’azienda, però, nel 1933 è costretto a prendere la tessera del Partito Fascista. Ma sotto la superficie continua a collaborare con ambienti antifascisti, fino a diventare informatore dell’intelligence americana nel 1943. |
Dopo la caduta del Duce, il governo Badoglio vede nel suo attivismo un problema e ne dispone l’arresto. Adriano trascorre due mesi in carcere a Roma, prima di riuscire a fuggire e a nascondersi per oltre un anno tra Milano e la Svizzera, fino alla fine della guerra. |
La scommessa sull’elettronica |
Tornato a Ivrea nel 1945, Adriano capisce che il futuro non sta più nella meccanica ma nell'elettronica. |
Dall’altra parte dell’Atlantico, aziende come IBM stanno già sviluppando i primi calcolatori digitali, e Adriano non vuole che la Olivetti resti a guardare. |
Per questo, nel 1955 affida a Mario Tchou, un giovane ingegnere italo-cinese formatosi alla Columbia University, la guida di un laboratorio di ricerca vicino a Pisa. |
 | Mario Tchou |
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La scommessa si rivela vincente. |
Nel 1959 il laboratorio realizza l’ELEA 9003, un calcolatore costruito interamente a transistor, capace di consumare meno energia, occupare meno spazio e lavorare per ore senza interruzioni. |
Con l'ELEA, la Olivetti diventa l'unica azienda europea capace di competere davvero con IBM. |
Due morti, un’azienda decapitata |
Il 27 febbraio 1960, Adriano muore improvvisamente su un treno diretto a Losanna. Ha 58 anni. A Ivrea il Carnevale viene annullato per la prima volta da oltre un secolo e ai funerali partecipano 40mila persone. |
Con la sua morte, la Olivetti perde la sua bussola. |
E le cose peggiorano meno di due anni dopo, quando in un incidente stradale muore anche Mario Tchou, l’uomo che guidava la rivoluzione elettronica dell’azienda. |
In piena Guerra Fredda, con l’informatica che ha un valore non solo commerciale ma anche geopolitico, le circostanze di entrambe le morti sollevano interrogativi che ancora oggi restano senza risposta. |
Senza Adriano e senza Tchou, la Olivetti si ritrova alla deriva |
Nel 1964 arriva un “gruppo di salvataggio” guidato da Mediobanca, FIAT e Pirelli. Sulla carta dovrebbe rimettere in piedi l’azienda. In pratica, finisce per segnarne la resa. |
Il nodo vero è la divisione elettronica: la parte più avanzata, più visionaria, ma anche la più costosa e difficile da sostenere nel breve periodo. Ed è proprio lì che si consuma la rottura. |
Durante le trattative, l’allora presidente della FIAT Vittorio Valletta la definisce “un neo da estirpare”. Non il futuro da difendere, ma un problema da tagliare. |
Così la Olivetti cede il 75% della divisione elettronica alla General Electric. Ed è in quel momento che l’Italia rinuncia, di fatto, alla possibilità di restare protagonista nell’informatica. |
L’ultimo atto di resistenza |
Eppure, dentro l'azienda sopravvive un ultimo atto di resistenza. |
Un gruppo di ingegneri guidato da Pier Giorgio Perotto continua a lavorare in segreto a una macchina compatta, programmabile e pensata per stare su una scrivania. |
Nel 1965 il Programma 101 viene presentato alla Fiera Mondiale di New York, e il successo è immediato: persino la NASA lo userà per calcolare le traiettorie delle missioni Apollo. |
 | Programma 101 |
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Il primo personal computer della storia è italiano. Ma ormai è troppo tardi. La Olivetti non investe più nell'elettronica e altre aziende, come Hewlett-Packard, osservano, copiano e costruiscono il proprio impero su quelle stesse idee. |
Con la caduta della Olivetti non è scomparsa solo un’azienda. È scomparsa anche l’idea di un’Italia capace di innovare e guidare il futuro. |
Insomma, quella che era iniziata come la scommessa visionaria di un imprenditore cresciuto in fabbrica si è trasformata, nel giro di pochi anni, in una delle più grandi occasioni sprecate della storia industriale italiana. |
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 | II CASO OLIVETTI: cosa si nasconde dietro la caduta della Apple italiana? |
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