Postdemocrazia? Solo un'autocrazia con lo smoking di Martino Dettori

https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/32937-martino-dettori-postdemocrazia-solo-un-autocrazia-con-lo-smoking.html

Postdemocrazia? Solo un'autocrazia con lo smoking

di Martino Dettori

Il sistema postdemocratico non è meno autoritario dell’autocrazia. E’ semplicemente più ipocrita, perché infarcito di retorica democratica...

Secondo la definizione che trovate nei vocabolari, le “autocrazie” sono sistemi politici governati da un gruppo ristretto di soggetti che non hanno alcuna responsabilità politica nei confronti dei popoli sottostanti. Come tali, le si contrappone alle democrazie, dove invece il sistema politico è basato sulla sovranità popolare.

Secondo questa dicotomia, nel variegato gruppo dei paesi occidentali abbiamo solo “democrazie”, mentre in paesi come Cina, Russia o Iran abbiamo “autocrazie” variamente declinate (in Iran una teocrazia, in Cina una dittatura comunista, e in Russia un’oligarchia).

E’ una dicotomia che, nei fatti, non è del tutto corretta, e non perché le autocrazie e le democrazie non corrispondano alle loro definizioni, quanto perché è la realtà a non corrispondere perfettamente.

Questa verità è confermabile per le cosiddette “democrazie” occidentali, tanto che non si può né si deve davvero considerarle democrazie compiute. Probabilmente un tempo lo erano. Oggi non lo sono più. Per vero, mantengono solo una parvenza di ciò che erano (o di ciò che sono sulla carta), tanto che si potrebbe dire senza alcun dubbio che, odiernamente, noi non viviamo in una democrazia, quanto nella sua degenerazione: la postdemocrazia.

Ecco, il termine giusto è proprio questo: “postdemocrazia”. Le postdemocrazia non è di certo una mia invenzione, ma è un neologismo coniato dal sociologo e politologo britannico Colin Crouch, che mira a definire un sistema politico dove, mantenendosi le apparenze della democrazia, nella sostanza, il governo è in mano alle grandi lobby (soprattutto finanziarie) e ai mass-media (di proprietà delle lobby citate), ovvero — aggiungo io — a una struttura variamente complessa nella quale le decisioni democratiche sono eterodirette da soggetti esterni al gioco democratico; soggetti la cui responsabilità politica è del tutto esclusa, ovvero è attutita o neutralizzata da una rarefazione della rappresentanza democratica (UE).

Il sistema postdemocratico non è meno autoritario dell’autocrazia. E’ semplicemente più furbo e ipocrita, perché infarcito di retorica democratica. I provvedimenti repressivi, quelli censori e quelli che limitano la libertà personale vengono adottati tutti in nome della libertà e della democrazia. Ma la verità è che non è questo l’intento. L’intento è proprio quello di limitare entrambe: restringere sempre di più la prima e rendere vana la seconda, secondo la logica della rana bollita. Cioè poco per volta.

In questo senso, libertà e democrazia cambiano di significato senza che i cittadini ne siano pienamente consapevoli, diventando il fulcro di una precisa visione etica e politica del mondo e della società; una visione che, oggigiorno, si dimostra sempre più incompatibile con esse. In altre parole, la libertà e la democrazia diventano dei feticci il cui scopo è conseguire obiettivi opposti: liberticidi e antidemocratici, pienamente funzionali agli interessi del grande capitale finanziario, il vero e unico dominatore delle postdemocrazie.

Esistono tanti esempi che possono confermare questa interpretazione, o comunque dare da riflettere su di essa. Prendiamo l’ideologia green. Si invoca una fantomatica salvezza del pianeta per imporre politiche energetiche e nutrizionali che riducono il benessere della stragrande maggioranza dei cittadini, limitano la loro libertà di scelta e impediscono il pieno esercizio dei loro diritti sociali (incompatibili con il capitalismo). Oppure, prendiamo la cosiddetta lotta ai “discorsi d’odio”. Per quanto si possa sostenerne la razionalità, la definizione di discorso d’odio è talmente evanescente ed evasiva che qualsiasi discorso può essere definito tale, da quello razzista fino a quello che si limita a contestare un determinato sistema di governo o le sue politiche, finendo così per restringere sempre più la libertà di opinione ad ambiti e discorsi del tutto innocui per il potere. Esempi, però, ce ne sono davvero tanti. Uno tra questi riguarda l’euro digitale.

La verità è che la postdemocrazia è solo un’autocrazia con lo smoking. Un sistema che disprezza la democrazia più di quanto venga disprezzata in un sistema autocratico conclamato. Credere perciò di vivere in una democrazia solo perché abbiamo una carta che lo dichiara, o solo perché possiamo votare ogni tanto per un organo legislativo soggetto al vincolo esterno, è pura illusione. E’ solo un pensiero consolatorio che serve a evitare di raccontarci una verità che ormai conoscono anche i sassi: la democrazia vera, quella popolare, quella che guarda agli interessi del popolo, è morta da un pezzo, sostituita dalla sua parodia capitalistica.

Molti ora si chiederanno se la postdemocrazia sia comunque un processo reversibile. Per quanto io lo speri, è difficile dirlo. Tra sistemi digitali invasivi, intelligenze artificiali che sostituiscono il lavoro umano, educazione scolastica degradata, ideologie scientiste funzionali al potere capitalistico, demonizzazione degli Stati nazionali e perdita o alterazione della consapevolezza democratica e della coscienza di classe, è arduo credere che il processo possa invertirsi o possa invertirsi tanto presto. E in ogni caso, non senza un cambio di paradigma culturale epocale, sul quale — è bene dire — i primi a doverci lavorare siamo noi che ancora sappiamo quanto libertà e democrazia siano valori preziosi da preservare.

========================

Sintesi by Claude 10/5/26

Analisi del testo di Martino Dettori – "Postdemocrazia? Solo un'autocrazia con lo smoking"


1. OCCHIELLO (max 350 caratteri)

Le democrazie occidentali non sono democrazie compiute: sono postdemocrazie, sistemi in cui la forma elettorale sopravvive ma il potere reale appartiene alle lobby finanziarie e ai media che le servono. Un'autocrazia ipocrita che usa la retorica della libertà per svuotarla dall'interno.


2. ABSTRACT (max 3000 caratteri)

Martino Dettori riprende e radicalizza il concetto di "postdemocrazia" elaborato dal politologo britannico Colin Crouch per sostenere una tesi netta: i sistemi politici occidentali non sono democrazie compiute, ma la loro degenerazione. Mantengono le apparenze — elezioni, parlamenti, carte costituzionali — ma il potere reale è saldamente nelle mani delle grandi lobby finanziarie e dei media che ne sono espressione, soggetti del tutto privi di responsabilità democratica nei confronti dei cittadini.

La postdemocrazia, argomenta Dettori, non è meno autoritaria dell'autocrazia conclamata — quella di Cina, Russia o Iran — ma è più furba e più ipocrita: adopera la retorica della libertà e della democrazia per conseguire obiettivi opposti, restringendo progressivamente entrambe secondo la logica della "rana bollita", ovvero con gradualità tale da non suscitare reazione collettiva. Libertà e democrazia diventano feticci ideologici funzionali agli interessi del capitale finanziario, non valori effettivamente garantiti.

A sostegno della tesi, Dettori porta tre esempi emblematici: l'ideologia green, che invoca la salvezza del pianeta per imporre politiche energetiche e nutrizionali che limitano i diritti sociali e la libertà di scelta dei cittadini; la lotta ai "discorsi d'odio", la cui definizione talmente elastica finisce per restringere la libertà di opinione a tutto ciò che non minaccia il potere; e, accennato, l'euro digitale. Tutti e tre mostrano lo stesso schema: misure oggettivamente restrittive adottate in nome di valori progressivi.

Sul piano strutturale, Dettori aggiunge alla definizione di Crouch un elemento: la eterodirezione delle decisioni democratiche da parte di soggetti esterni al gioco democratico — tra cui esplicitamente l'Unione Europea — la cui responsabilità politica è neutralizzata dalla rarefazione della rappresentanza.

La conclusione è pessimista ma non rassegnata: il processo è difficilmente reversibile nel breve termine, intrecciato com'è con la sorveglianza digitale, l'intelligenza artificiale, il degrado dell'istruzione e la perdita di coscienza di classe. Ma la reversibilità non è esclusa, a condizione di un cambio di paradigma culturale epocale, che spetta innanzitutto a chi ancora riconosce il valore reale della libertà e della democrazia.


3. ANALISI SINTETICA PER PUNTI

1. La dicotomia democrazia/autocrazia come schema insufficiente Dettori parte dalla definizione corrente — democrazie a Ovest, autocrazie a Est — per smontarla: non è la definizione a essere sbagliata, è la realtà a non corrispondervi. I paesi occidentali non sono democrazie compiute, e trattarli come tali produce un errore cognitivo e politico di fondo. La dicotomia serve al potere, non alla comprensione.

2. Il concetto di postdemocrazia Ripreso da Crouch e radicalizzato: sistema in cui le forme democratiche (elezioni, parlamenti, costituzioni) sopravvivono come involucro, mentre il contenuto — il potere reale — è nelle mani di lobby finanziarie e media di loro proprietà. Dettori aggiunge la dimensione della eterodirezione esterna, citando l'UE come esempio di istituzione che neutralizza la responsabilità democratica attraverso la rarefazione della rappresentanza.

3. L'ipocrisia come tratto distintivo La postdemocrazia è più pericolosa dell'autocrazia dichiarata non perché sia più repressiva, ma perché è più insidiosa: usa il linguaggio della libertà per limitarla, il nome della democrazia per svuotarla. I provvedimenti censori e liberticidi vengono adottati "in nome della libertà". Questo sdoppiamento tra discorso e pratica rende più difficile la resistenza, perché il nemico si presenta con le sembianze dell'amico.

4. La logica della rana bollita Il meccanismo di funzionamento della postdemocrazia è graduale: libertà e democrazia vengono erose poco per volta, senza soglie di rottura che suscitino reazione collettiva. I cittadini non percepiscono il cambiamento perché ogni singolo passo appare tollerabile. È la somma dei passi, non il singolo provvedimento, a produrre la trasformazione sistemica.

5. I casi esemplari: green, hate speech, euro digitale Tre esempi dello stesso schema operativo: misure presentate con linguaggio progressivo (salvare il pianeta, combattere l'odio, modernizzare la moneta) che in realtà riducono diritti, libertà di scelta e libertà di opinione. L'analisi più sviluppata riguarda i discorsi d'odio: la vaghezza definitoria consente di estendere il concetto fino a colpire il dissenso politico legittimo, lasciando intatti solo i discorsi innocui per il potere.

6. Feticismo democratico e mistificazione ideologica Libertà e democrazia, svuotate del loro contenuto, diventano feticci: termini che evocano valori ma li contraddicono nella pratica. Chi crede di vivere in democrazia solo perché può votare periodicamente o perché una carta lo dichiara è vittima di un "pensiero consolatorio" che impedisce di vedere la realtà. La democrazia popolare — quella orientata agli interessi del popolo — è "morta da un pezzo", sostituita dalla sua "parodia capitalistica".

7. La reversibilità come problema aperto Dettori non chiude nel determinismo: la reversibilità è possibile ma difficile, intrecciata com'è con la sorveglianza digitale, l'IA che sostituisce il lavoro, il degrado scolastico, la perdita di coscienza di classe. La condizione necessaria è un cambio di paradigma culturale epocale, che deve partire da chi ancora percepisce il valore reale della libertà e della democrazia.


4. CONCETTI-CHIAVE

  • Postdemocrazia — Concetto elaborato da Colin Crouch e ripreso da Dettori: sistema politico in cui le forme democratiche (elezioni, parlamenti, costituzioni) sopravvivono come facciata mentre il potere reale è detenuto da lobby finanziarie e media a esse collegati, privi di responsabilità democratica.

  • Autocrazia con lo smoking — Metafora centrale del testo: la postdemocrazia è sostanzialmente autocratica quanto i sistemi dichiaratamente tali, ma si distingue per l'ipocrisia della veste democratica che indossa, rendendola più insidiosa e difficile da contrastare.

  • Eterodirezione — Meccanismo per cui le decisioni formalmente democratiche sono orientate e condizionate da soggetti esterni al circuito della rappresentanza popolare, come le lobby finanziarie o istituzioni sovranazionali (UE), la cui responsabilità politica verso i cittadini è assente o fortemente attenuata.

  • Logica della rana bollita — Metafora del cambiamento graduale e impercettibile: la libertà e la democrazia vengono erose poco per volta, senza soglie di rottura che possano innescare una reazione collettiva consapevole.

  • Feticismo democratico — Processo per cui libertà e democrazia, svuotate del loro contenuto reale, diventano pure parole d'ordine ideologiche usate per legittimare pratiche che le contraddicono; strumento di mistificazione funzionale al grande capitale finanziario.

  • Rarefazione della rappresentanza — Progressivo svuotamento dei meccanismi di rappresentanza democratica che neutralizza la responsabilità politica dei decisori reali; fenomeno esemplificato dall'architettura istituzionale dell'Unione Europea.

  • Discorso d'odio (hate speech) come leva censoria — Categoria giuridica e politica dalla definizione volutamente elastica che, estesa oltre i casi evidenti di incitamento alla violenza, rischia di comprimere la libertà di opinione e di colpire il dissenso politico legittimo lasciando intatti solo i discorsi innocui per il potere.

  • Parodia capitalistica della democrazia — Formula con cui Dettori definisce la postdemocrazia: sistema che conserva i simboli e il vocabolario della democrazia popolare svuotandone l'orientamento verso gli interessi del popolo e subordinandolo agli interessi del capitale finanziario.

  • Coscienza di classe — Ripresa della categoria marxiana come condizione cognitiva necessaria per riconoscere la natura del sistema postdemocratico e per costruire una resistenza consapevole; la sua erosione è identificata come uno dei fattori che rendono difficile la reversibilità del processo.

  • Cambio di paradigma culturale — Condizione necessaria, secondo Dettori, per invertire la deriva postdemocratica: non una riforma istituzionale ma una trasformazione profonda della consapevolezza collettiva, che deve partire da chi ancora riconosce il valore autentico di libertà e democrazia.



Commenti

Post popolari in questo blog

"La pelle", di Maurizio Ferraris

L’Europa abbandona Big Tech?

Putnam, Robert Capitale sociale e individualismo Crisi e rinascita della cultura civica in America. Il Mulino