Cuba socialista risponde all’assedio con una moderna pianificazione di Luciano Vasapollo

 https://sinistrainrete.info/articoli-brevi/33224-luciano-vasapollo-cuba-socialista-risponde-all-assedio-con-una-moderna-pianificazione.html

Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Cuba socialista risponde all’assedio con una moderna pianificazione

di Luciano Vasapollo

Mentre i grandi media occidentali continuano a raccontare Cuba come un Paese al collasso, incapace di trovare una via d’uscita dalle difficoltà economiche, dall’Avana arriva in questi giorni un messaggio politico di straordinaria importanza. Non il linguaggio della resa, non quello dell’abbandono dei principi della Rivoluzione, ma la ricerca di nuove forme di sviluppo socialista in condizioni eccezionali, determinate da un blocco economico che il presidente Miguel Díaz-Canel ha definito ancora una volta un “feroce blocco imperialista”.

Chi sperava di vedere la Rivoluzione piegarsi sotto il peso delle sanzioni si trova oggi di fronte a una realtà diversa. Cuba discute, innova, corregge errori, introduce trasformazioni profonde, ma continua a difendere la propria sovranità. È questo il significato politico delle dichiarazioni rese da Díaz-Canel e del Plenum straordinario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba.

Particolarmente significativa è la frase con cui il presidente cubano sintetizza la filosofia delle nuove misure economiche: “insieme possiamo promuovere produttivamente il Paese, creare ricchezza e distribuire tale ricchezza con giustizia sociale”. Non si tratta della ricerca del profitto come fine, ma della creazione di ricchezza per garantire equità, diritti sociali e protezione dei più deboli.

Qui emerge la differenza fondamentale tra il progetto socialista cubano e il modello neoliberista dominante. Mentre il capitalismo privatizza i profitti e socializza le perdite, Cuba afferma che la produzione deve essere al servizio della giustizia sociale. Non è casuale che Díaz-Canel abbia sottolineato: “se non abbiamo ricchezza è molto difficile poter avanzare”, soprattutto per affrontare “le disuguaglianze” e le vulnerabilità che la lunga guerra economica ha prodotto.

Le misure annunciate non rappresentano una rinuncia al socialismo, come alcuni osservatori occidentali si affrettano a sostenere. Al contrario, costituiscono un tentativo di renderlo più efficace. La lotta contro la burocrazia, la concessione di maggiori poteri ai municipi, l’autonomia delle imprese statali e il rafforzamento delle capacità produttive locali non sono concessioni al mercato, ma strumenti per liberare energie sociali e produttive oggi frenate da meccanismi amministrativi ormai superati.

Colpisce soprattutto il richiamo continuo a “rompere gli ostacoli”, abbattere vincoli inutili che impediscono la crescita della produzione nazionale. Non è la prima volta che una rivoluzione socialista affronta questo problema. Lo fecero la Cina e il Vietnam nelle loro specifiche condizioni storiche. Oggi Cuba cerca una propria strada, coerente con la sua storia e con la sua identità rivoluzionaria. Lo stesso Díaz-Canel ha ricordato che le nuove proposte sono state studiate confrontando anche le esperienze di Paesi socialisti come Cina e Vietnam.

Il Capo dello Stato ha dichiarato che questa politica “sta avendo un impatto che complica la vita quotidiana dei cubani”. E ha sottolineato: “In ogni dettaglio della vita dei cubani, in ogni dettaglio familiare, in ogni dettaglio della nostra economia, ci sono situazioni estremamente complesse che solo un popolo eroico come il nostro può affrontare”, e che “può sopravvivere e può avere la volontà di superare”.

Il presidente ha affermato che è proprio di questo che “dobbiamo parlare”: di come i cubani “li supereranno”; di come “li stiamo superando”. Ha poi sottolineato che “gli Stati Uniti non possono perdonarsi il fatto che, a questo punto, nonostante tutte le pressioni esercitate, la Rivoluzione continui ad esistere e il Paese continui a funzionare. E nemmeno loro stessi credono a ciò che continuano a dire e ripetere riguardo a uno Stato fallito”.

Il Presidente della Repubblica ha osservato che uno Stato fallito non sarebbe stato in grado di sopravvivere, nemmeno per settimane, a una situazione come quella attuale; e ha ricordato che, come “ci ha insegnato Fidel”, nei momenti complessi non possiamo fare a meno della passione per la creatività, che, “insieme all’unità del nostro popolo e alla nostra volontà, può aiutarci a superare tutte queste sfide”. Il dignitario ha ricordato l’idea di Fidel secondo cui “ogni opportunità nel mezzo di una crisi deve essere colta come un momento di decollo, come un momento di crescita. Pertanto, abbiamo stabilito una serie di priorità per affrontare l’intera situazione”.

Il primo punto, ha affermato, “è la preparazione alla difesa. E tutti voi conoscete l’intensità con cui viene preparato ogni elemento del sistema di difesa territoriale; come vengono utilizzate le giornate settimanali dedicate alla Difesa e tutto ciò che viene fatto per affinare i piani, adattandoli alle esperienze acquisite; ma anche cercando di ottimizzare ogni aspetto in termini di protezione della popolazione, della partecipazione della popolazione a una strategia di Guerra Popolare”.

Di particolare interesse è l’idea di rafforzare il ruolo dei municipi, permettendo loro di valorizzare le risorse endogene, attrarre investimenti, sviluppare progetti produttivi e persino gestire attività di importazione ed esportazione. È una concezione dinamica del socialismo che parte dai territori e dalle comunità, senza rinunciare alla pianificazione strategica nazionale. Come ha spiegato il presidente cubano, queste misure non “sono in contraddizione con le priorità nazionali; al contrario: si rafforzano reciprocamente”.

L’Occidente parla di “liberalizzazione”. In realtà siamo davanti a qualcosa di molto diverso. Siamo di fronte al tentativo di difendere le conquiste sociali della Rivoluzione in un contesto internazionale sempre più aggressivo. Persino analisti non certo favorevoli al governo cubano riconoscono che queste trasformazioni avvengono sotto la pressione di un embargo statunitense ulteriormente irrigidito e di un vero e proprio strangolamento finanziario ed energetico.

In questa cornice di riforme economiche e di ridefinizione del modello socialista cubano, le parole del Capo dello Stato assumono un valore che va oltre il piano tecnico-amministrativo e si colloca dentro una visione strategica di lungo periodo. L’apertura alla possibilità per l’Impresa Socialista Statale e per tutti i settori produttivi di “aprire conti correnti reali in valuta estera presso le banche”, così come la spinta verso la semplificazione delle procedure per la creazione d’impresa e lo sviluppo agricolo, indicano la volontà di accelerare i processi produttivi riducendo rigidità burocratiche e ritardi, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere la sovranità alimentare e l’autosufficienza.

In questa direzione si inserisce anche il riconoscimento della pluralità degli attori economici, inclusi i cubani residenti all’estero e quelli che vivono nell’Isola, chiamati a partecipare “in condizioni di parità come attori economici”, accanto agli investimenti diretti esteri, alle imprese statali, agli enti non statali e alle cooperative. Il tutto dentro un quadro giuridico stabile, “rispettoso, sicuro e, soprattutto, che incentivi e incoraggi la partecipazione di questi attori”, rafforzando così la tenuta e la pianificazione del sistema economico nazionale.

Particolarmente rilevante è anche l’indirizzo strategico sul fronte energetico, dove viene ribadita la priorità delle fonti rinnovabili e della progressiva riduzione della dipendenza dai combustibili fossili importati, in un contesto segnato dagli effetti pesanti del blocco economico e dalla cronica scarsità di approvvigionamenti energetici. Come è stato sottolineato, si punta ad “aumentare la mobilità elettrica”, sia attraverso l’importazione di tecnologie sia attraverso l’assemblaggio e la produzione interna di mezzi e infrastrutture energetiche. Parallelamente, si delinea una riforma del sistema di welfare con la graduale trasformazione dei sussidi ai prodotti in sussidi alla persona, “con un sostegno differenziato per chi ne ha più bisogno”, rafforzando la responsabilità sociale degli attori economici a tutti i livelli.

Ma è sul piano politico e simbolico che emerge con maggiore forza la dimensione della resistenza cubana. Il Presidente ha richiamato la necessità di “avere fiducia”, ribadendo che “il Paese non è in una situazione di stallo”, ma sta affrontando con consapevolezza e intelligenza una fase complessa, nella quale non tutto può essere esplicitato apertamente “perché il nemico si annida in ogni nostra azione”. Da qui l’appello all’unità e al confronto aperto: “la nostra risposta deve essere unitaria”, e ogni proposta alternativa deve poter essere discussa e valorizzata.

Nel denunciare la pressione costante esercitata sull’Isola, è stato ricordato come “ogni giorno” vengano introdotte nuove misure coercitive, accompagnate da una strategia di isolamento e di logoramento. Una vera e propria “guerra psicologica per intimidirci, per spaventarci, per costringerci alla resa”. Tuttavia, a fronte di questa offensiva, emerge con chiarezza un elemento decisivo: la consapevolezza che esiste “un popolo, per la maggior parte, disposto a non arrendersi, a non essere umiliato e a non perdere ciò che può essere migliorato”.

È proprio in questa tensione tra riforma economica, resistenza politica e autodeterminazione nazionale che si colloca la traiettoria attuale di Cuba: un processo complesso, non lineare, ma attraversato dalla volontà di coniugare trasformazione e sovranità, apertura e difesa dell’indipendenza. Una traiettoria che, al di là delle difficoltà, continua a rappresentare un punto di riferimento nel dibattito globale sulle alternative al modello neoliberale e sulle possibilità concrete di costruzione di un’economia orientata alla giustizia sociale e alla dignità dei popoli.

È qui che emerge la grandezza della resistenza cubana. Dopo oltre sessant’anni di blocco, Cuba continua a discutere del proprio futuro senza rinunciare alla propria indipendenza. Continua a cercare soluzioni senza accettare imposizioni esterne. Continua a difendere il diritto di un popolo a scegliere autonomamente il proprio destino.

La vera notizia, che molti giornali europei e nordamericani preferiscono ignorare, è che la Rivoluzione cubana non è immobile. Si trasforma, si adatta, sperimenta. Ma lo fa mantenendo fermo un principio che oggi appare rivoluzionario più che mai: l’economia deve essere al servizio dell’essere umano e non il contrario.

Per questo motivo il dibattito aperto a Cuba non riguarda soltanto i cubani. Riguarda tutti coloro che nel mondo cercano un’alternativa alla barbarie del neoliberismo, alla dittatura della finanza e alla logica della guerra permanente. In un tempo segnato da conflitti, disuguaglianze e nuove forme di colonialismo economico, la piccola isola dei Caraibi continua a ricordare che la sovranità, la dignità e la giustizia sociale non sono merci da mettere sul mercato.

Ed è proprio questa la ragione per cui, nonostante tutto, Cuba continua a dare fastidio ai potenti del mondo.

CLAUDE 24-6-26

Scheda

  • Autore: Luciano Vasapollo
  • Titolo: Cuba socialista risponde all'assedio con una moderna pianificazione
  • Fonte: Sinistrainrete, sezione "Articoli brevi" — Pubblicato: 24 giugno 2026; ripreso da Contropiano.org, creato il 24 giugno 2026
  • URL: https://sinistrainrete.info/articoli-brevi/33224-luciano-vasapollo-cuba-socialista-risponde-all-assedio-con-una-moderna-pianificazione.html

1. Occhiello/KW

Cuba, blocco imperialista, pianificazione socialista, riforma economica cubana, Díaz-Canel, sovranità nazionale, modello cinese/vietnamita, descentralizzazione municipale, embargo statunitense


2. Abstract

Vasapollo riporta e commenta le dichiarazioni del presidente cubano Miguel Díaz-Canel al Plenum straordinario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, presentandole come prova che la Rivoluzione cubana non sta collassando né "liberalizzandosi" verso il mercato, come vorrebbe la narrazione mediatica occidentale, ma sta riorganizzando la propria pianificazione socialista per rispondere al "feroce blocco imperialista". Le misure annunciate — maggiore autonomia ai municipi, autonomia delle imprese statali, conti correnti in valuta estera per l'Impresa Socialista Statale, semplificazione burocratica, riforma del welfare (da sussidi al prodotto a sussidi alla persona), priorità alle rinnovabili — vengono presentate non come concessioni al mercato ma come strumenti per liberare energie produttive frenate da meccanismi amministrativi superati, sul modello già sperimentato da Cina e Vietnam. L'articolo intreccia il piano economico-tecnico con quello politico-simbolico: difesa territoriale, guerra psicologica del "nemico", unità popolare, eredità di Fidel Castro sulla creatività nelle crisi. La tesi di fondo è che la sovranità, la dignità e la giustizia sociale "non sono merci da mettere sul mercato" e che il caso cubano resti un riferimento per il dibattito globale sulle alternative al neoliberismo.


3. Analisi sintetica per punti

  1. Cornice polemica iniziale: contrapposizione netta fra narrazione mediatica occidentale (Cuba come "Stato fallito" in collasso) e la lettura dell'autore (Cuba che "discute, innova, corregge errori" senza abbandonare i principi rivoluzionari).

  2. Filosofia delle riforme: la frase-chiave di Díaz-Canel — creare ricchezza e distribuirla con giustizia sociale — viene letta come differenza di fondo col modello neoliberista ("privatizza i profitti e socializza le perdite").

  3. Le misure concrete elencate: lotta alla burocrazia, maggiori poteri ai municipi (gestione di risorse endogene, investimenti, import-export), autonomia delle imprese statali, conti in valuta estera per l'Impresa Socialista Statale, semplificazione per la creazione d'impresa e lo sviluppo agricolo, riconoscimento di pluralità di attori economici (cubani residenti all'estero, IDE, enti non statali, cooperative) "in condizioni di parità".

  4. Riferimento comparativo esplicito: le riforme sono presentate come studiate confrontando le esperienze di Cina e Vietnam — analogia che l'autore registra senza approfondire le implicazioni.

  5. Doppio registro retorico di Díaz-Canel riportato: da un lato il linguaggio tecnico-amministrativo delle riforme, dall'altro il registro epico-resistenziale (popolo eroico, guerra psicologica, "il nemico si annida in ogni nostra azione", eredità di Fidel sulla creatività nelle crisi, priorità alla difesa territoriale e alla Guerra Popolare).

  6. Politica energetica e sociale: priorità alle rinnovabili e riduzione della dipendenza da combustibili fossili importati; riforma del welfare da sussidio al prodotto a sussidio alla persona "differenziato per chi ne ha più bisogno".

  7. Insistenza sulla continuità, non rottura: le riforme vengono presentate ripetutamente come rafforzamento reciproco con le priorità nazionali, non come liberalizzazione — l'autore riprende e fa proprio questo framing presidenziale quasi senza distanza critica.

  8. Chiusura tesi generale: il caso cubano come paradigma globale di alternativa al neoliberismo, alla "dittatura della finanza" e a "nuove forme di colonialismo economico"; Cuba "continua a dare fastidio ai potenti del mondo".


4. Elenco concetti-soggetti chiave

  • Blocco/embargo statunitense ("feroce blocco imperialista")
  • Pianificazione socialista vs liberalizzazione di mercato
  • Autonomia municipale e delle imprese statali
  • Modello comparativo Cina/Vietnam
  • Riforma del welfare: da sussidio al prodotto a sussidio alla persona
  • Sovranità energetica e alimentare
  • Eredità politica di Fidel Castro
  • Guerra psicologica / unità popolare / Guerra Popolare (difesa territoriale)
  • Sovranità nazionale come alternativa al neoliberismo globale

5. Conclusione critica

Il testo di Vasapollo si situa in modo netto nel genere della cronaca politica militante più che dell'analisi critica indipendente — è importante segnalarlo perché lo distingue strutturalmente dagli altri testi da Lei finora trattati (Brancaccio, Formenti/Visalli, Munzi, Demichelis), che mantengono quasi sempre una distanza analitica dall'oggetto studiato anche quando ne condividono l'impianto teorico. Qui invece l'autore aderisce integralmente al framing offerto dalla fonte primaria (il discorso di Díaz-Canel), riproducendone acriticamente sia i contenuti che la cornice interpretativa, senza introdurre alcuna mediazione valutativa indipendente.

Tre nodi critici da segnalare, proprio applicando il criterio analitico che Lei utilizza ricorrentemente (distinguere chi tratta i fenomeni come rapporti di potere/classe da chi li riduce a "errori tecnici" risolvibili in continuità di sistema):

  1. L'articolo non applica alla "narrazione" cubana lo stesso scrutinio critico che applicherebbe (giustamente) alla narrazione neoliberale. Le misure annunciate — autonomia delle imprese statali, conti in valuta estera, pluralità di attori economici inclusi investimenti diretti esteri e "enti non statali" in "condizioni di parità" — sono esattamente il tipo di riforme di mercato (sia pure regolate dallo Stato) che, se proposte da un governo non socialista, l'autore stesso etichetterebbe probabilmente come liberalizzazione. Il testo si limita a riportare la negazione presidenziale di questa lettura ("L'Occidente parla di liberalizzazione. In realtà siamo davanti a qualcosa di molto diverso") senza argomentare perché le stesse misure produrrebbero effetti sociali diversi nel contesto cubano — un punto che meriterebbe un'analisi comparata con le riforme di mercato socialista già avviate da Cina e Vietnam (richiamate nel testo stesso) e con la letteratura critica su quei processi, ad esempio sul tema della stratificazione sociale generata da analoghe apertures.

  2. L'assenza quasi totale di fonti indipendenti o di voci critiche interne a Cuba. L'unico cenno a posizioni diverse è il riferimento generico ad "analisti non certo favorevoli al governo cubano" che pure riconoscerebbero la pressione del blocco — usato però solo per rafforzare la tesi dell'autore, non per articolare un confronto. Mancano riferimenti a dibattiti interni cubani su dissenso economico, migrazione, crisi energetica vissuta dalla popolazione, o a fonti accademiche indipendenti sulla situazione economica reale dell'isola.

  3. Il nesso fra retorica della "guerra" e riforme di mercato resta non problematizzato. Il continuo slittamento tra registro economico-tecnico (sussidi, conti bancari, IDE) e registro bellico-identitario (Guerra Popolare, nemico che si annida, popolo eroico) è retoricamente efficace ma teoricamente sottodeterminato: l'articolo non chiarisce se le riforme di mercato siano presentate come necessità imposta dall'emergenza (blocco) e quindi temporanee/reversibili, o come evoluzione permanente del modello di pianificazione cubana — ambiguità che il testo eredita direttamente dal discorso presidenziale senza risolverla.

In sintesi, è un testo utile come fonte primaria di parte sul dibattito interno cubano attuale (dichiarazioni ufficiali di Díaz-Canel), ma va trattato — diversamente dagli altri testi analizzati nella Sua rassegna — come materiale che richiede un vaglio critico ulteriore prima di essere collocato nella stessa cornice di "critica di political economy" applicata, per esempio, a Brancaccio o Formenti: qui la critica strutturale al neoliberismo globale è condivisibile nell'impianto generale, ma la lettura delle riforme cubane specifiche resta apologetica più che analitica.


Commenti

Post popolari in questo blog

Intorno a Emiliano Brancaccio e il “Libercomunismo” di Alessandro Visalli

La fragile democrazia europea di Jürgen Habermas

"La pelle", di Maurizio Ferraris