La lobby dei creditori prevale perchè non ha bisogno di pensare di comidad
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La lobby dei creditori prevale perchè non ha bisogno di pensare
di comidad
C’è una differenza notevole tra le attuali forme di divismo a destra e quelle di una decina di anni fa. Oggi la destra vende “identità”, cioè spaccia sfacciatamente fumo, come i pusher dentro le scuole. Risulta quindi evidente che la destra sta facendo puro intrattenimento e che si sta rivolgendo a un pubblico che non si attende esiti pratici, bensì soltanto una rivalsa in termini di orgoglio; insomma, un Macho Pride al posto del Gay Pride. Alle elezioni europee del 2024 Matteo Salvini ha venduto al suo elettorato un fantoccio identitario, e l’espediente gli ha fruttato al momento oltre mezzo milione di voti; poi il fantoccio gli si è rivoltato contro, ma questi sono cavoli suoi. Nel 2016 invece Salvini sembrava voler fare sul serio e, per capire che ci stava prendendo in giro, occorreva entrare nelle pieghe del suo discorso. Il Salvini di allora parlava infatti di un problema reale come l’euro, cioè di un veicolo di trasferimento di reddito dai poveri ai ricchi, e prometteva una uscita dell’Italia dalla moneta unica se la Lega fosse andata al governo.
L’inganno stava nel risvolto del discorso, cioè nel porre il problema in termini di sovranità, come se la moneta unica ci fosse stata imposta dal perfido straniero. Nel 2018 si è poi scoperto che l’alt a mettere in discussione l’appartenenza (e persino le semplici condizioni dell’appartenenza) dell’Italia alla moneta unica, non proveniva da Berlino, bensì direttamente dal Quirinale.
A quel punto la questione europea si riduceva ad un gioco delle parti con le sinistre (o sedicenti tali), che difendevano l’euro e l’UE per non cadere nell’orrido nazionalismo. Ma le nazioni, e persino gli Stati, sono delle astrazioni, mentre le lobby sono aggregati di interessi effettivi. Le lobby non si sentono legate alle proprie nazioni, bensì a lobby affini, e ciò spiega la tendenza autocoloniale che consiste nella ricerca di “vincoli esterni” con cui tenere a bada le classi subalterne. La lobby più potente in assoluto è quella dei creditori, perché ha il vantaggio di non dover pensare: il denaro segue il denaro, e perciò pensa già a tutto lui, e basta accodarsi a lui. Non è l’economia a comandare, ma il giro dei soldi; che, una volta avviato, non trova un decisore politico in grado di interromperlo. Lo si è visto con il flusso di finanziamenti all’Ucraina, della quale ci si racconta che è molto corrotta, come se non si sapesse che qualsiasi flusso di soldi implica inevitabilmente un feedback; perciò è ovvio che una gran parte dei soldi spediti in Ucraina ritorna al mittente per essere riciclata in conti bancari alle Isole Cayman.
La rendita di posizione del lobbying sulla politica consiste appunto in questo automatismo, mentre elaborare ed applicare strategie è un’arte. Il lobbying invece fa pubbliche relazioni, e quindi può propinare spot e slogan spacciandoli per strategie, come si è visto negli USA con la lobby delle armi e del riciclaggio nota come neocon.
Non è un caso che la reazione dei mitici “mercati” nostrani all’annuncio dell’ultimo aumento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea, sia stata una lievitazione del valore di tutti i titoli delle banche italiane. Tassi di interesse più alti significano più profitti per le banche, e ciò spiega l’euforia delle Borse per i loro titoli. Tra i maggiori azionisti delle banche italiane ed europee, ci sono ovviamente i soliti fondi di investimento, come Blackrock.
La cosa più interessante però è vedere come la BCE ha giustificato l’aumento dei tassi decorso dal 17 giugno. Si tratterebbe di una misura per tamponare gli effetti inflazionistici del blocco del Golfo Persico. In realtà non è affatto dimostrabile che l’aumento dei tassi possa contenere i prossimi effetti inflazionistici; quel che risulta certo, è che l’aumento dei tassi va a compensare la perdita del valore dei crediti che si era determinata a causa dell’inflazione passata. Che poi la decisione della BCE comporti un calo ulteriore della produzione e della occupazione, non appare rilevante, e non sembra turbare gli “esperti”.
Al contrario, la BCE è stata molto lodata per aver agito ”tempestivamente” in questa circostanza, cioè di non aver aspettato troppo, come nel 2022; quando, per reagire al blocco delle materie prime russe imposto dalle sanzioni USA-UE, la BCE aveva atteso qualche mese per decidersi ad alzare i tassi di interesse. Ci narrano che esiste uno strumento infallibile per contrastare gli effetti negativi delle guerre, e lo strumento è quello di fare l’interesse delle banche. Viene il sospetto che anche gli “esperti” abbiano delegato il pensiero al denaro. Le multinazionali del credito e le banche in genere non sono “amate” dal pubblico, ma ciò che conta è che non si esca mai dalla loro narrativa. Il superbonus fiscale è stato criminalizzato perché permetteva alle imprese di creare circuiti di autofinanziamento, e alla fine tutta la pubblica opinione ha accettato la versione favorevole alla lobby dei creditori. Contrariamente ai sogni interclassisti, gli imprenditori non reagiscono facendo coalizione con i lavoratori, bensì tendono a rivalersi su di loro abbassando i salari; il che va bene alle banche, dato che i lavoratori sono costretti a chiedere prestiti per effettuare qualsiasi acquisto di rilievo.
I bassi salari deprimono la domanda e generano altra disoccupazione, determinando una spirale di deindustrializzazione; la stessa impresa “privata” si è strutturata come fenomeno assistito dai governi con sovvenzioni e sussidi. In una economia organicamente depressa dal suprematismo del credito, si rivela irrealistica e fiabesca l’idea che l’impresa possa sopravvivere nel mitico “mercato”. Il cosiddetto capitalismo è basato non solo sul denaro pubblico, ma anche sulle informazioni che i funzionari pubblici passano agli operatori di Borsa per manipolare le transazioni finanziarie. Chi ha saputo in anticipo dell’aumento dei tassi da parte della BCE, ha potuto speculare sui titoli bancari in base alla certezza che il loro valore sarebbe aumentato di lì a poco.
Il politicamente corretto era nato come una igiene del linguaggio; è stato però ristrutturato in una tecnica di intossicazione comunicativa per non affrontare la questione degli effetti depressivi del suprematismo del credito. Senza lo sviluppo economico, ed il conseguente ascensore sociale, è impossibile integrare gli immigrati; il politicorretto invece finge che si possa risolvere il problema con l’accoglienza e con il contrasto alla xenofobia. I falsi avversari del politicorretto, cioè quelli della “destra identitaria”, la mettono sul piano delle identità etniche che non possono mescolarsi. In realtà la disintegrazione sociale non riguarda solo i migranti, ed era cominciata almeno un decennio prima delle grandi ondate migratorie, per cui già dagli anni ‘80 dei quartieri con popolazioni di puro ceppo italico si erano costituiti di fatto in enclave.
Mentre impedisce l’integrazione dei migranti, il suprematismo del credito alimenta anche la spinta migratoria. Alle monetine nazionali, la lobby dei creditori preferisce le monetone sovranazionali, quelle che non perdono mai di valore e quindi non rischiano di compromettere il valore dei crediti. Per lo stesso motivo, i debitori trovano nelle monetone un moltiplicatore dei loro problemi. La cosa strana è che le destre non hanno mai parlato degli effetti del sovra-indebitamento sulla spinta migratoria. Per le destre la soluzione per contenere la spinta migratoria sarebbe sempre quella violenta, cioè la deportazione. Negli USA si effettuano deportazioni di massa dagli anni ’30 del secolo scorso, il che non ha mai allentato la pressione migratoria; però i safari anti-immigrati erano divertenti, almeno per gli psicopatici. Più interessante sarebbe parlare di monetone, che infatti sono indirettamente un fattore essenziale per aumentare la spinta migratoria. Risulta infatti da molti studi scientifici che i migranti sono dei sovra-indebitati, e che tale condizione di sovra-indebitamento si riscontra in ogni fase; prima di partire, durante il viaggio, e dopo l’arrivo a destinazione. La meta obbligata del migrante è sempre un paese dotato di monetona, una valuta che consenta con il cambio di far aumentare il valore dei magri guadagni allorché li si spedisce al paese di origine.
CLAUDE
Parole chiave
Lobby dei creditori – Suprematismo del credito – Destra identitaria – Vincolo esterno – BCE e tassi di interesse – Sovra-indebitamento – Politicamente corretto come intossicazione comunicativa – Monetone vs monetone nazionali – Spinta migratoria e debito – Deindustrializzazione
Abstract
L'articolo, firmato con lo pseudonimo "comidad", sviluppa una critica della destra identitaria contemporanea (con riferimento a Salvini, dal sovranismo anti-euro del 2016 alla "vendita di identità" del 2024) per poi spostare il fuoco analitico sulla "lobby dei creditori", definita come la forma di potere più efficace perché automatica e non bisognosa di elaborazione strategica: il denaro "segue il denaro". L'autore usa come caso di studio l'aumento dei tassi BCE deciso dal 17 giugno (collegato dichiaratamente al blocco del Golfo Persico) per mostrare come le decisioni di politica monetaria, presentate come neutrali strumenti anti-inflazione, servano in realtà a compensare le banche della perdita di valore dei crediti causata dall'inflazione precedente, a scapito di produzione e occupazione. Il testo collega poi questo "suprematismo del credito" a fenomeni più ampi: la criminalizzazione del superbonus, la compressione salariale come reazione imprenditoriale ai costi del credito, la deindustrializzazione, la funzione del politicamente corretto come dispositivo che maschera gli effetti depressivi del sistema creditizio, e infine il rapporto tra sovra-indebitamento dei migranti e scelta delle valute forti ("monetone") come meta migratoria. La tesi di fondo è che esista un'architettura di potere — quella dei flussi finanziari e creditizi — che precede e sovradetermina sia le destre identitarie sia le sinistre "europeiste", entrambe presentate come prigioniere (consapevoli o non) della stessa narrativa creditizia.
Sintesi per punti
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La destra identitaria, ieri e oggi. L'autore distingue il sovranismo "di sostanza" del Salvini 2016 (centrato sulla critica all'euro come meccanismo di trasferimento di reddito dai poveri ai ricchi) dal divismo identitario del Salvini 2024, ridotto a intrattenimento orientato all'orgoglio di parte ("Macho Pride") senza attese di esiti pratici.
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L'inganno sovranista del 2016. Il problema reale (l'euro) viene posto in termini di sovranità nazionale, come se fosse imposto dall'estero; nel 2018 si scopre invece che il freno a mettere in discussione l'euro proveniva dal Quirinale, non da attori esteri.
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Nazioni vs lobby. Nazioni e Stati sono astrazioni; le lobby sono invece aggregati di interessi reali, non legati alla nazione ma ad altre lobby affini — da cui la tendenza "autocoloniale" a cercare vincoli esterni per disciplinare le classi subalterne.
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La lobby dei creditori come potere supremo. È la più forte perché non necessita di pensiero strategico: il denaro "pensa già a tutto lui". Esempio: i finanziamenti all'Ucraina, di cui una parte rifluirebbe come riciclaggio verso paradisi fiscali, secondo l'autore.
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Lobbying come pubbliche relazioni, non strategia. Il lobbying produce slogan spacciati per strategie (esempio citato: lobby delle armi/riciclaggio "neocon" negli USA).
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Caso BCE, aumento tassi dal 17 giugno. I mercati reagiscono con euforia sui titoli bancari italiani; tra gli azionisti maggiori delle banche, fondi come Blackrock. La motivazione ufficiale (contenimento inflazione da blocco del Golfo Persico) è giudicata non dimostrabile dall'autore; l'effetto certo sarebbe invece la compensazione della perdita di valore dei crediti.
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Asimmetria negli effetti. L'eventuale calo di produzione e occupazione causato dall'aumento dei tassi non viene considerato rilevante dagli "esperti", che lodano la BCE per la tempestività (a differenza del 2022, quando la reazione al blocco delle materie prime russe fu più lenta).
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Superbonus come banco di prova. Il superbonus fiscale, che permetteva autofinanziamento alle imprese, viene "criminalizzato" nel discorso pubblico, che finisce per accogliere la versione favorevole alla lobby creditizia.
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Reazione imprenditoriale ai costi del credito. Contro l'ipotesi di una coalizione interclassista capitale-lavoro, l'autore osserva che gli imprenditori tendono a comprimere i salari, condizione che favorisce le banche perché spinge i lavoratori a indebitarsi per consumi rilevanti.
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Spirale di deindustrializzazione. Bassi salari → minore domanda → disoccupazione → deindustrializzazione; l'impresa "privata" risulta già strutturalmente dipendente da sussidi pubblici, rendendo fiabesca l'idea di un mercato autosufficiente.
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Capitalismo e informazione privilegiata. L'autore sostiene che il sistema si basi anche su asimmetrie informative tra funzionari pubblici e operatori di Borsa, che permetterebbero speculazioni anticipate (es. su titoli bancari prima dell'annuncio BCE).
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Funzione del politicamente corretto. Nato come "igiene del linguaggio", sarebbe stato trasformato in dispositivo di "intossicazione comunicativa" che distoglie dagli effetti depressivi del suprematismo del credito, illudendo che accoglienza e contrasto alla xenofobia bastino a risolvere la disintegrazione sociale (che secondo l'autore precede le grandi ondate migratorie, risalendo già agli anni '80).
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Identitarismo come falso bersaglio. I critici "identitari" del politicamente corretto pongono la questione in termini etnico-identitari, mancando la causa più profonda: il suprematismo del credito, che danneggia integrazione e coesione sociale indipendentemente dalla componente migratoria.
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Monete forti e migrazione. La lobby creditizia preferisce valute sovranazionali forti ("monetone") perché non perdono valore; per i debitori, però, queste stesse valute moltiplicano i problemi. L'autore collega il sovra-indebitamento dei migranti (prima, durante e dopo il viaggio) alla scelta del paese di destinazione in base alla convenienza di cambio.
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Critica alle destre sul tema migratorio. Le destre non affrontano il nesso indebitamento-migrazione, proponendo come unica soluzione la deportazione di massa — pratica, nota l'autore, in uso negli USA dagli anni '30 senza risultati nel contenere la pressione migratoria.
Elenco concetti-soggetti chiave
- Lobby dei creditori – concetto cardine del testo: potere che agisce per automatismo monetario, non per elaborazione strategica
- Suprematismo del credito – termine coniato/usato dall'autore per la subordinazione sistemica dell'economia reale alla logica creditizia
- Vincolo esterno – meccanismo con cui le lobby disciplinano le classi subalterne tramite istituzioni sovranazionali
- Matteo Salvini – caso di studio per il passaggio da sovranismo "di sostanza" a divismo identitario
- BCE (Banca Centrale Europea) – istituzione analizzata nella decisione di aumento tassi del 17 giugno
- Blackrock – citato come esempio di fondo di investimento azionista delle banche europee
- Superbonus fiscale – caso studio di conflitto tra autofinanziamento d'impresa e narrativa creditizia dominante
- Politicamente corretto – categoria critica, letta come dispositivo di "intossicazione comunicativa"
- Monetone / monete sovranazionali forti – fattore di attrazione migratoria legato al sovra-indebitamento
- Destra identitaria – oggetto della critica iniziale, contrapposta al sovranismo "di sostanza" di matrice anti-euro
Giudizio critico conclusivo
Il testo di "comidad" propone una lettura provocatoria e per molti versi eterodossa rispetto sia alla destra sovranista sia alla sinistra "europeista", individuando nella lobby creditizia un soggetto di potere che attraverserebbe e sovradeterminerebbe entrambi gli schieramenti. Questa operazione ha il merito di spostare l'attenzione da una lettura puramente identitaria o geopolitica dei conflitti politici contemporanei (euro vs sovranità nazionale, destra vs sinistra sul tema migratorio) a una lettura centrata sui rapporti di potere materiali legati al credito e al debito — un'angolazione che dialoga con la tradizione di critica dell'economia politica, sebbene con un linguaggio più pamphlettistico che analitico.
Tuttavia, l'articolo presenta diverse criticità metodologiche che vanno segnalate. In primo luogo, diverse affermazioni fattuali vengono presentate come acquisite senza fonti verificabili: il rifluire dei finanziamenti all'Ucraina verso conti alle Isole Cayman, l'uso di informazioni privilegiate da parte di funzionari pubblici per favorire operatori di Borsa, e l'attribuzione al Quirinale (piuttosto che a Berlino) del veto sull'uscita dall'euro nel 2018 sono tutte affermazioni gravi che, nel testo, non sono accompagnate da riferimenti documentali o bibliografici. Si tratta di un limite significativo per un testo che si propone di fare critica sistemica: l'assenza di fonti rende difficile distinguere l'analisi strutturale (la logica di funzionamento del credito, plausibile e in linea con letteratura post-keynesiana e marxista sulla finanziarizzazione) dalle affermazioni più speculative o cospirazioniste.
In secondo luogo, il nesso causale tra sovra-indebitamento dei migranti e scelta del paese di destinazione in base alla forza valutaria, sebbene suggestivo, viene presentato come "risultante da molti studi scientifici" senza che questi vengano citati: un'affermazione che meriterebbe verifica empirica indipendente prima di essere assunta come premessa analitica.
In terzo luogo, lo stile argomentativo procede per accumulazione di esempi eterogenei (Ucraina, superbonus, BCE, politicamente corretto, migrazioni) tenuti insieme dal concetto-ombrello di "suprematismo del credito", il che produce un effetto di forza retorica ma rischia di appiattire differenze importanti tra i fenomeni citati — ad esempio, equiparare la dinamica dei tassi BCE alla dinamica del sovra-indebitamento migratorio richiede passaggi logici che il testo lascia impliciti.
Detto ciò, l'intuizione di fondo — che tanto la destra identitaria quanto il discorso "anti-sovranista" della sinistra liberale condividano una cecità rispetto al ruolo strutturante della finanza creditizia — resta un punto di discussione legittimo e ricorrente nel dibattito della sinistra radicale italiana (è un tema affine, ad esempio, alle analisi di Brancaccio o Bagnai sul vincolo esterno, sebbene con conclusioni politiche divergenti). Il testo va quindi letto come un intervento polemico e di easy reading militante, utile per la rete di riferimenti tematici della sinistra radicale, ma da trattare con cautela editoriale per le affermazioni non documentate che contiene.
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