Perché tassare i super ricchi è una questione di sopravvivenza Francesco Saraceno
Perché tassare i super ricchi è una questione di sopravvivenza
Senza giustizia fiscale il contratto sociale andrà definitivamente in pezzi, per questo molti economisti di solito moderati si sono iniziati a spendere in favore della “tassa Zucman”Senza giustizia fiscale il contratto sociale andrà definitivamente in pezzi, per questo molti economisti di solito moderati si sono iniziati a spendere in favore della “tassa Zucman”
La settimana scorsa il quotidiano Le Monde ha pubblicato una lettera firmata da sette premi Nobel americani a favore dell’introduzione in Francia della cosiddetta “Tassa Zucman”, sui grandi patrimoni. Questa segue di qualche giorno un editoriale dai toni simili di due economisti di primo piano molto attivi nel dibattito francese ed europeo, Jean Pisani-Ferry e Olivier Blanchard.
Si tratta di prese di posizione importanti perché, se alcuni dei firmatari (ad esempio Paul Krugman, Esther Duflo e Joe Stiglitz) sono noti anche al grande pubblico per aver in passato più volte militato a favore di una maggiore giustizia fiscale, altri come Acemoglu, Pisani-Ferry e Blanchard sono abitualmente molto più cauti nelle loro prese di posizione su temi politicamente sensibili.
Come molti loro colleghi, hanno a lungo sostenuto che l’economia dovesse occuparsi più di efficienza economica che di distribuzione; vederli prendere una posizione così netta testimonia della preoccupazione crescente per la tenuta del contratto sociale. Proprio il premio Nobel 2024 Daron Acemoglu, ad esempio, ha stupito molti con i suoi lavori più recenti nei quali si sottolinea come la regolazione, il sostegno alle classi medie, l’importanza di corpi intermedi come i sindacati, siano necessari per una “prosperità condivisa”.
Una tassa sui grandi patrimoni
Ma veniamo alla tassa Zucman. Nel rapporto preparato nel 2024 per il G20, l’economista di Berkeley propone l’introduzione di un’imposta minima globale sul patrimonio dei miliardari, fissata al 2 per cento. A differenza delle imposte sul reddito, la tassa Zucman si calcolerebbe direttamente sul valore del patrimonio detenuto, indipendentemente da quanto dichiarato o realizzato (ad esempio in dividendi) ogni anno. Questo meccanismo rende molto più difficile l’elusione, anche perché la ricchezza è molto più difficile del reddito da far sparire in società di comodo o in paradisi fiscali.
La misura riguarderebbe i circa 3.000 contribuenti in tutto il mondo che hanno un patrimonio superiore ad un miliardo di euro; gli introiti sono stimati in 250 miliardi l’anno a livello globale (50 per la sola Unione europea). Per dare un po’ di contesto ai lettori italiani, il tema è riemerso con prepotenza nel dibattito francese perché a febbraio l’Assemblée Nationale aveva approvato l’introduzione di una tassa Zucman, che nei giorni scorsi è stata invece affossata dal Senato, a maggioranza conservatrice. La misura discussa in Francia riguarderebbe i patrimoni superiori ai 100 milioni e frutterebbe 20 miliardi di entrate fiscali.
Super ricchi sempre più ricchi
Le lettere pubblicate da Le Monde partono da alcune constatazioni che è utile ricordare. In primo luogo, mai i ricchi sono stati tanto ricchi. Per esempio, in Francia, la quota dell’1 per cento più ricco della popolazione è quasi raddoppiata in quarant’anni, passando dal 7,3 per cento del 1981 al 12 per cento del 2023.
Ciononostante, i ricchi (e soprattutto i ricchissimi) contribuiscono molto meno degli altri al bene comune. Il gruppo che alla Paris School of Economics raccoglie e armonizza i dati delle amministrazioni fiscali sui redditi ha calcolato che l’aliquota fiscale effettiva, vale a dire la somma di tutti i tributi (imposte sul reddito e sulle società, contributi, tasse sui consumi) rapportata al reddito, è molto più bassa per i super ricchi che per gli altri.
Prendendo ancora l’esempio della Francia, il 50 per cento più povero, la classe media (il successivo 40 per cento), la classe medio-alta (il successivo 9 per cento) e persino la maggior parte dell’1 per cento più ricco hanno aliquote fiscali effettive vicine all’aliquota fiscale media, che è al 52 per cento.
I ricchissimi (lo 0,01 per cento più ricco, i miliardari insomma), al contrario, grazie a tecniche elusive sempre più sofisticate, pagano solo il 27 per cento del loro reddito complessivo. Zucman nota nel suo rapporto che i due fenomeni si alimentano, dato che la bassa tassazione alimenta un’accumulazione di ricchezza più rapida che per il resto dei contribuenti.
Il sistema regressivo italiano
In Italia come stanno le cose? Anche da noi l’1 per cento più ricco della popolazione si è arricchito a dismisura, passando dal 6,2% del 1981 al 12,3 per cento del reddito nazionale nel 2023. E anche da noi i redditi molto elevati sostanzialmente sfuggono all’imposta. In un articolo uscito sul Journal of the European Economic Association nell’autunno scorso, un gruppo di economisti del Sant’Anna di Pisa e della Bicocca di Milano ha stimato i tassi effettivi per l’Italia, e trova un quadro simile a quello degli altri paesi, sia pure con qualche differenza. In Italia, il sistema è molto debolmente progressivo per gran parte della distribuzione del reddito. Il tasso medio di imposizione va da circa il 40 per cento per i redditi più bassi a circa il 50 per cento per il novantesimo percentile (vale a dire coloro che guadagnano più del 90 per cento della popolazione).
Questo leggerissimo aumento è spiegato dal fatto che la regressività dell’Iva attenua (ma non elimina) la progressività dell’imposta sul reddito. Sopra agli 80mila euro di reddito (il 5 per cento più ricco della popolazione) il sistema diventa profondamente regressivo.
Questo gruppo di contribuenti ottiene quasi il 50 per cento del proprio reddito dal capitale, visto che riesce ad abbattere i propri redditi da lavoro sfruttando incongruenze del sistema fiscale. Il risultato è che per lo 0,01 per cento dei contribuenti italiani il tasso effettivo si riduce al 36 per cento; molto più basso non solo della media (46,3 per cento), ma anche della parte più povera della popolazione (40 per cento, come abbiamo detto sopra).
Insomma, chi più ha meno paga, in barba all’articolo 53 della Costituzione che recita: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività».
La tassa Zucman consentirebbe di risolvere almeno in parte questa stortura. Ovviamente, un accordo internazionale sarebbe auspicabile. Alcuni paesi nei giorni scorsi hanno annunciato di volerla introdurre insieme, e c’è da sperare che altri seguano.
Ma è importante rimarcare che, come stanno provando a fare i legislatori in Francia, nulla impedisce a un paese di introdurre una tassa Zucman da solo; occorrerebbe solo proteggersi dal rischio di fuga, assoggettando chi espatria all’imposta per qualche tempo dopo il cambio di residenza fiscale (in Francia si parla di 5 o 10 anni). Da qui l’importanza del dibattito di queste settimane in Francia.
Che sia chiaro: la giustizia fiscale oggi non è un lusso, un tema di discussione per élite woke annoiate che sorseggiano lo spritz in una sera di mezza estate. È una questione di sopravvivenza. Se non si affrontano le sfide di oggi chiamando a contribuire chi finora è stato di fatto esentato dal contribuire al bene pubblico, il contratto sociale andrà definitivamente in pezzi e rischiamo che tra i governanti tra qualche anno Donald Trump sia ricordato come un moderato. È per questo che anche economisti di solito molto cauti oggi si schierano senza esitare.
================================
COPILOT
Perfetto Gian — ti preparo una scheda completa, strutturata, editoriale, con:
- Parole chiave per l’occhiello
- Analisi del testo per punti
- Analisi critica
Tutto basato sul contenuto della pagina che stai leggendo, con citazioni puntuali dalle sezioni del testo.
🟦 PAROLE CHIAVE PER L’OCCHIELLO
(10 proposte, tono giornalistico–editoriale)
- “Giustizia fiscale o collasso del contratto sociale”
- “La tassa Zucman divide l’Europa, ma unisce gli economisti”
- “Super-ricchi sempre più ricchi, Stati sempre più deboli”
- “Il paradosso: chi ha di più contribuisce di meno”
- “La regressività fiscale come minaccia democratica”
- “Perché i miliardari pagano meno della classe media”
- “Il nodo politico che nessuno vuole sciogliere”
- “La patrimoniale come ultima difesa della democrazia”
- “La ricchezza cresce, il patto sociale si sgretola”
- “La tassa Zucman come test di sopravvivenza democratica”
🟦 ANALISI DEL TESTO PER PUNTI
(con citazioni puntuali)
1. Il contesto politico e accademico
- Sette premi Nobel americani sostengono la tassa Zucman in Francia Pagina corrente.
- Economisti solitamente moderati (Pisani-Ferry, Blanchard, Acemoglu) assumono posizioni insolitamente nette sulla giustizia fiscale Pagina corrente.
- Questo cambio di tono segnala una crescente preoccupazione per la tenuta del contratto sociale Pagina corrente.
2. Cos’è la tassa Zucman
- Imposta minima globale del 2% sui patrimoni dei miliardari Pagina corrente.
- Si applica sul patrimonio, non sul reddito: molto più difficile da eludere Pagina corrente.
- Platea: circa 3.000 miliardari nel mondo; gettito stimato 250 miliardi l’anno (50 in UE) Pagina corrente.
- In Francia la proposta riguardava patrimoni sopra i 100 milioni, con un gettito di 20 miliardi, ma è stata bloccata dal Senato conservatore Pagina corrente.
3. La crescita esplosiva della ricchezza dei più ricchi
- In Francia l’1% più ricco è passato dal 7,3% al 12% del reddito nazionale in 40 anni Pagina corrente.
- I super-ricchi pagano solo il 27% di aliquota effettiva, contro una media del 52% per quasi tutti gli altri gruppi sociali Pagina corrente.
- La bassa tassazione accelera ulteriormente l’accumulazione di ricchezza dei miliardari Pagina corrente.
4. Il caso italiano
- Anche in Italia l’1% più ricco raddoppia la propria quota di reddito: dal 6,2% al 12,3% tra 1981 e 2023 Pagina corrente.
- Il sistema è solo debolmente progressivo fino al 90° percentile, poi diventa regressivo sopra gli 80.000 euro Pagina corrente.
- Lo 0,01% più ricco paga un’aliquota effettiva del 36%, meno della media e meno dei poveri (40%) Pagina corrente.
- Violazione evidente dell’articolo 53 della Costituzione sulla progressività fiscale Pagina corrente.
5. Perché la tassa Zucman è considerata urgente
- Senza giustizia fiscale, il contratto sociale rischia di “andare in pezzi” Pagina corrente.
- Il rischio evocato: un futuro politico in cui Trump sembri “un moderato” rispetto a ciò che potrebbe emergere da un sistema sociale disgregato Pagina corrente.
- La giustizia fiscale non è un tema da élite, ma una questione di sopravvivenza democratica Pagina corrente.
🟦 ANALISI CRITICA DEL TESTO
1. La forza del pezzo
Il testo di Saraceno è costruito come un allarme argomentato:
- parte da un fatto politico (la lettera dei Nobel),
- lo collega a una tendenza strutturale (la regressività fiscale),
- e lo chiude con una tesi forte: senza tassazione dei super-ricchi, la democrazia rischia di collassare.
La struttura è lineare, efficace, e sostenuta da dati comparativi Francia–Italia.
2. Il punto politico implicito
Pur non facendo propaganda, il testo suggerisce che:
- la mancata tassazione dei super-ricchi non è un incidente tecnico,
- ma un fallimento politico deliberato, sostenuto da élite economiche e da una parte del sistema istituzionale (es. il Senato francese che blocca la misura).
3. Il nodo democratico
La tesi centrale è che la disuguaglianza fiscale non è solo ingiusta:
è pericolosa, perché alimenta sfiducia, polarizzazione, populismi estremi.
Il riferimento a Trump come “moderato” nel futuro è volutamente provocatorio:
serve a mostrare quanto possa degenerare il quadro politico se il patto sociale si rompe.
4. Il limite del testo
Il pezzo non affronta due questioni cruciali:
- la fattibilità tecnica della valutazione dei patrimoni globali (tema complesso).
- la reazione dei mercati e dei grandi capitali, che potrebbero esercitare pressioni o minacce di delocalizzazione.
Questi elementi sono evocati solo marginalmente (exit tax), ma non approfonditi.
5. La forza retorica
Il testo usa una retorica sobria ma incisiva:
- dati puntuali,
- esempi comparativi,
- un crescendo finale che trasforma un tema fiscale in un tema di sopravvivenza democratica.
È un editoriale che mira a spostare il frame:
non “tassa sì/tassa no”, ma “contratto sociale sì/contratto sociale no”.





Commenti
Posta un commento