Economia occidentale: un castello di carte su cui si sta levando un forte vento di Francesco Cappello

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Economia occidentale: un castello di carte su cui si sta levando un forte vento

di Francesco Cappello

Gemini Generated Image b0pppub0pppub0pp 1140x641.pngL’economia occidentale, in questa metà del 2026, assomiglia a un castello di carte su cui si sta levando un forte vento. Gli indici azionari corrono apparentemente inconsapevoli del rischio incombente di disastro finanziario. Siamo davanti a un rischio di rottura sistemica del sistema monetario che tiene in piedi il commercio mondiale, quello che tecnicamente chiamiamo sistema degli eurodollari.

Questo sistema ovvero il cosiddetto Shadow Banking, o sistema bancario ombra, è un universo parallelo di crediti e prestiti che opera lontano dal controllo delle istituzioni ufficiali [1]. È qui, in questo vasto oceano di denaro privato creato dalle banche commerciali internazionali, che nasce la vera liquidità che fa funzionare le navi, le fabbriche e le rotte commerciali. Non si tratta di banconote stampate dalle banche centrali; la linfa vitale del mondo moderno nasce da una stretta di mano tra banchieri. Ricordiamo che le banche hanno bisogno di prestarsi soldi a vicenda principalmente perché, ogni giorno, i flussi di denaro in entrata e in uscita non sono mai perfettamente bilanciati. A fine giornata, una banca potrebbe trovarsi con un surplus di liquidità, mentre un’altra ha un temporaneo bisogno di contanti per far fronte ai prelievi dei clienti o per rispettare le soglie di riserva imposte dalle autorità di vigilanza. Invece di vendere asset o bloccare operazioni, le banche preferiscono prestarsi denaro tra loro per poche ore o giorni: è il modo più rapido ed efficiente per mantenere i conti in ordine e garantire che il sistema finanziario resti fluido e operativo senza intoppi.

Tuttavia, questo fiume invisibile non scorre sulla fiducia astratta, ma su garanzie concrete: il collaterale. Immaginate il mercato Repo [2], che è il vero “banco dei pegni” del sistema finanziario globale. Ogni giorno, le banche si scambiano migliaia di miliardi di dollari dandosi in pegno dei titoli, i collaterali, come garanzia per la notte… Se la Banca A presta denaro alla Banca B, vuole in cambio un titolo di Stato di qualità eccelsa. Finché il mercato si fida della qualità di quel titolo, l’ingranaggio gira.

Qui nasce la patologia. Quando il sistema entra in crisi, accade una reazione a catena definita “scarsità di collaterale“. Succede che i titoli considerati “sicuri” iniziano a perdere di valore o diventano difficili da scambiare. Improvvisamente, la Banca A guarda al collaterale offerto dalla Banca B e dice: “Non mi fido più di questo titolo, temo che domani valga meno”. A quel punto la Banca A rifiuta il prestito. La Banca B, non ricevendo il credito, non può finanziare i propri clienti. Il “fiume” degli eurodollari si interrompe. Non è una scelta politica o un piano deliberato: è un blocco meccanico. Il denaro sparisce non per cattiva volontà delle banche ma perché il loro “collante”, la fiducia nella garanzia, è evaporato. Un segnale molto preoccupante verificatosi nella settimana del 18 marzo era stata l’impennata dei “Repo Fails” (mancate consegne nel mercato dei pronti contro termine), che avevano raggiunto i 379 miliardi di dollari, un blocco nel flusso del collaterale che aveva provocato una forte e sintomatica tensione monetaria ora solo parzialmente rientrata.

È qui che l’errore delle banche centrali diventa fatale. La Federal Reserve e i suoi pari continuano a pensare di poter governare la situazione alzando o abbassando i tassi di interesse, convinti di combattere l’inflazione. Ma stanno combattendo la guerra sbagliata basandosi su una mappa vecchia di cinquant’anni. Credono che il problema sia il “costo” del denaro, quando in realtà il problema è la “disponibilità” del credito garantito. È come cercare di curare un malato di idropisia, ovvero un accumulo di liquidi nel corpo, cercando di pompare sangue fresco in un sistema dove le arterie ossia le banche, sono indurite e ostruite dal dubbio. Inutile abbassare i tassi se il meccanismo dei Repo è intasato perché nessuno si fida più dei collaterali.

I segnali di questo disastro incombente sono già evidenti, ma vengono ignorati. Basti guardare a cosa succede al mercato obbligazionario svizzero: i rendimenti dei titoli a breve termine sono tornati a scendere verso lo zero, e in alcuni casi minacciano di tornare negativi. Perché succede? Non perché la Svizzera sia diventata il motore del mondo, ma perché gli investitori, spaventati, stanno fuggendo verso l’unico porto che considerano ancora sicuro, svendendo tutto il resto. Questa è una “fuga verso la qualità” che dice quanto sia fragile il resto del sistema.

Siamo di fronte a una divergenza pericolosa: da un lato, i mercati azionari continuano a sognare un futuro radioso, comportandosi come un maratoneta che corre un’ultima gara ignorando di avere un infarto in corso. Dall’altro, il mercato obbligazionario e le tensioni nel credito privato ci avvertono che la tempesta è in corso. Il sistema bancario privato, stretto tra la scarsità di collaterale e il timore di un crollo, sta operando una contrazione involontaria: sta chiudendo i rubinetti del credito globale nonostante le rassicurazioni delle autorità.

Il castello di carte continua a crescere in altezza e fragilità. Quando la realtà del blocco del credito dovesse scontrarsi con la percezione di ricchezza delle borse il castello di carte potrebbe essere spazzato via. Chi oggi ignora questi segnali, convinto che la banca centrale possa stampare la soluzione, si troverà a navigare in mezzo alla tempesta con una cartina stradale che non descrive più il territorio. La vera domanda, non è cosa farà il politico di turno, ma quanta fiducia è rimasta nei circuiti bancari privati. Perché se quella fiducia dovesse evaporare definitivamente, il castello di carte non avrà alcuna speranza di restare in piedi.

Il nuovo mondo dei BRICS non è ancora del tutto immune rispetto al mercato dei Repo statunitense e, più in generale, al sistema basato sul dollaro. Sebbene sia in corso un rapido processo di de-dollarizzazione, la realtà operativa descrive piuttosto un percorso di diversificazione, non di isolamento.

Il mercato dei Repo è il sistema nervoso centrale della liquidità globale e, finché il dollaro rimane la valuta di riserva dominante e il collaterale preferito per le transazioni internazionali, è pressoché impossibile per qualsiasi economia globalizzata dirsi totalmente immune dai suoi sussulti. Quando si verificano tensioni nel mercato dei Repo americano, come l’aumento delle mancate consegne o la contrazione della liquidità, l’effetto non si ferma ai confini degli Stati Uniti. Si propaga attraverso i tassi di cambio, i flussi di capitale e il costo del credito globale. Anche le istituzioni finanziarie dei paesi BRICS, pur potenziando le loro infrastrutture alternative come i circuiti di pagamento basati su valute nazionali o l’esplorazione di ponti tra le rispettive valute digitali delle banche centrali (CBDC), continuano a operare all’interno di un ecosistema dove il dollaro funge ancora da “asset di ultima istanza”.

Ciò che stiamo osservando in questo momento è la costruzione di “binari paralleli”. I paesi del blocco stanno sperimentando sistemi di regolamento che bypassano i circuiti tradizionali come lo SWIFT, cercando di ridurre la dipendenza dal greenback (dollaro statunitense) per proteggersi dal rischio di sanzioni o da shock esogeni legati alla politica monetaria americana. Tuttavia, questi sforzi sono ancora nella fase di sperimentazione controllata e/o di integrazione regionale. Le banche centrali dei paesi BRICS mantengono ancora enormi riserve in titoli del Tesoro USA, rendendo la loro stabilità finanziaria intrinsecamente legata alla salute e alla profondità del mercato dei Treasury.

Quindi, non siamo di fronte a una separazione, ma a una sorta di “copertura assicurativa”. I paesi BRICS non cercano di ignorare il mercato dei Repo, ma cercano di creare dei compartimenti stagni che permettano loro di continuare a operare anche qualora il sistema principale dovesse subire gravi inefficienze o venire utilizzato come leva di pressione geopolitica. Il paradosso è che, nel tentativo di rendersi immuni, queste nazioni continuano a monitorare il mercato dei Repo con la stessa ansia di un operatore di Wall Street: perché se il mercato del collaterale americano dovesse bloccarsi, l’onda d’urto finanziaria colpirebbe inevitabilmente anche le loro economie, indipendentemente dai nuovi circuiti digitali che stanno cercando di implementare. La vera protezione che stanno cercando di costruire non è contro il mercato in sé, ma contro la vulnerabilità che deriva dall’avere un’unica, incontestata porta d’uscita per la propria liquidità internazionale.

L’unica vera via di uscita sarebbe l’implementazione della moneta internazionale come proposta da J.L.M. Keynes a Bretton Woods nel 1944.


Note
[1] Il rapporto tra il sistema degli eurodollari e lo Shadow Banking, ovvero il sistema bancario ombra, è così profondo da rendere i due elementi inseparabili: se immaginiamo l’economia globale come una macchina finanziaria, l’eurodollaro rappresenta il carburante necessario per il movimento, mentre lo Shadow Banking è il motore invisibile che brucia questo carburante per far avanzare l’intero sistema. Non sono due entità distinte che interagiscono, ma due lati della stessa medaglia finanziaria.
Per comprendere questa unione bisogna prima sfatare il mito che il denaro sia creato solo dalle banche centrali. Le banche commerciali tradizionali, quelle che conosciamo e che offrono tutela ai nostri depositi, rappresentano solo la facciata illuminata del sistema finanziario. Lo Shadow Banking, al contrario, è costituito da una vasta rete di istituzioni come hedge fund, società finanziarie specializzate e filiali estere di grandi gruppi che svolgono funzioni bancarie (prestano denaro e creano liquidità) pur non essendo banche nel senso stretto del termine. All’interno di questo universo parallelo, il “prodotto” che viene costantemente generato e scambiato è proprio l’eurodollaro. Ogni volta che un intermediario finanziario al di fuori degli Stati Uniti crea un prestito o un contratto in dollari, sta dando vita a un eurodollaro. È un atto di creazione di credito privato che avviene interamente lontano dagli occhi dei regolatori.
Il termine “ombra” non indica necessariamente qualcosa di illegale, ma descrive la natura di questo sistema che opera fuori dal raggio d’azione delle banche centrali. Mentre la Federal Reserve supervisiona le banche nazionali, non ha un controllo diretto su questa enorme rete di scambi internazionali. Possiamo immaginare la Federal Reserve come un vigile urbano che controlla il traffico sulla strada principale, ignaro però del fatto che il vero movimento di merci e capitali mondiali avviene su un’autostrada sotterranea privata, gestita da attori che rispondono solo alle leggi della domanda, dell’offerta e della fiducia reciproca.
È proprio in questa autostrada sotterranea che la relazione diventa critica, attraverso il cosiddetto mercato Repo [2]. In questo meccanismo, le banche e gli istituti dello Shadow Banking si scambiano continuamente contanti, ovvero eurodollari, usando titoli di Stato come garanzia, chiamata tecnicamente collaterale. Questo è il punto di giuntura fondamentale: finché il sistema ha piena fiducia nella qualità dei titoli offerti come garanzia, l’ingranaggio gira fluidamente. Gli eurodollari circolano e l’economia cresce. La patologia sorge quando questa fiducia viene meno. Se il sistema dello Shadow Banking inizia a dubitare della validità di quel collaterale – temendo che il titolo dato in pegno possa perdere valore o non essere più scambiabile – il meccanismo si blocca rapidamente.
Siamo quindi di fronte a un paradosso strutturale. L’intera economia globale dipende da questo sistema di credito privato, che però è intrinsecamente instabile poiché non può contare sul supporto ufficiale di una banca centrale in caso di emergenza. Quando leggiamo sui giornali che le banche centrali alzano o abbassano i tassi di interesse, stiamo osservando manovre che influenzano solo la superficie del sistema bancario tradizionale. Il vero terremoto finanziario, quello che minaccia la stabilità globale, avviene invece nel buio dei circuiti dello Shadow Banking, dove gli eurodollari si prosciugano non per scarsità di moneta stampata, ma per una crisi di fiducia nelle garanzie che sostengono il sistema. Stiamo cercando di pilotare un’astronave con i comandi di una vecchia automobile: finché il sistema dello Shadow Banking è lubrificato dalla fiducia e dal buon collaterale, tutto sembra funzionare, ma nel momento in cui il dubbio blocca le “tubature” di questo credito privato, la banca centrale si ritrova incapace di intervenire, perché non possiede gli strumenti per riparare un motore che opera interamente fuori dalla sua portata.
[2] Il mercato Repo – abbreviazione di Repurchase Agreement, ovvero accordo di riacquisto, può essere descritto, senza troppi giri di parole, come il banco dei pegni del sistema finanziario globale. È il luogo invisibile, ma fondamentale, dove banche, fondi speculativi e grandi istituzioni finanziarie si scambiano ogni giorno migliaia di miliardi di dollari per gestire le proprie necessità di liquidità a brevissimo termine, spesso da un giorno all’altro.
Funziona in modo estremamente lineare, almeno in teoria. Un partecipante ha bisogno di contanti immediati e offre in garanzia un titolo, solitamente un titolo di Stato di alta qualità, come una sorta di pegno. L’altro partecipante accetta di prestare il denaro in cambio di quel titolo, ma con un impegno scritto: chi ha ricevuto il denaro promette di ricomprare lo stesso titolo il giorno successivo o dopo un breve periodo concordato a un prezzo leggermente superiore. Questa piccola differenza di prezzo rappresenta l’interesse che viene pagato per il prestito. In questo gioco, il titolo consegnato è quello che chiamiamo collaterale, e rappresenta la chiave di volta di tutta l’operazione.
Il motivo per cui il mercato Repo è considerato il tubo principale dell’economia mondiale è che esso permette a chi ha troppa liquidità di farla fruttare e a chi ne ha bisogno di ottenerla in totale sicurezza. Se un grande istituto finanziario si sveglia la mattina e scopre di avere un buco di cassa dovuto alle operazioni quotidiane, non chiede un prestito a lungo termine, ma va sul mercato Repo e impegna i propri titoli di Stato per ottenere i dollari necessari. Senza questo meccanismo, le banche non potrebbero gestire le proprie posizioni giornaliere e il flusso di credito necessario per sostenere il commercio globale si paralizzerebbe istantaneamente.
Il problema sorge quando questo ingranaggio, che dovrebbe essere un perfetto meccanismo di oliatura, inizia a incepparsi. Poiché il mercato Repo si basa interamente sulla qualità del collaterale, basta un soffio di incertezza per trasformare quello che era un sistema fluido in un campo minato. Se i prestatori iniziano a dubitare che il titolo ricevuto in pegno manterrà il suo valore, o se semplicemente temono che il mercato sia troppo instabile, iniziano a chiedere garanzie più forti o, peggio ancora, si rifiutano di prestare denaro a prescindere dal titolo offerto. È proprio questa la cosiddetta “scarsità di collaterale” che stiamo osservando in questa fase economica: quando la fiducia vacilla, il banco dei pegni chiude le porte. E quando il mercato Repo si blocca, la crisi di liquidità si propaga in pochi minuti a tutto il resto del sistema economico, dimostrando come un meccanismo nato per dare sicurezza possa diventare, nel momento della crisi, il punto in cui tutto l’edificio finanziario rischia di implodere per mancanza di lubrificante.
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SCHEDA DESCRITTIVA

Autore: Francesco Cappello Titolo: Economia occidentale: un castello di carte su cui si sta levando un forte vento Fonte: Sinistrainrete.info (sezione "Crisi mondiale"), originariamente su Seminare Domande Data pubblicazione: 1 luglio 2026 URL: https://www.sinistrainrete.info/crisi-mondiale/33266-francesco-cappello-economia-occidentale-un-castello-di-carte-su-cui-si-sta-levando-un-forte-vento.html Tipologia testuale: Articolo di analisi finanziaria divulgativa


SCHEDA ANALITICA

Occhiello / parole chiave: Sistema degli eurodollari — Shadow Banking — Mercato Repo e scarsità di collaterale — Instabilità finanziaria sistemica — De-dollarizzazione BRICS — Bancor keynesiano come soluzione

Analisi per punti:

  1. Tesi centrale — un sistema costruito sulla fiducia nel collaterale, non sulla moneta delle banche centrali: Cappello sostiene che la liquidità che fa funzionare il commercio mondiale non è creata dalle banche centrali ma dal sistema degli eurodollari e dallo Shadow Banking — un universo parallelo di crediti privati operante fuori dal controllo regolatorio — il cui meccanismo di funzionamento è il mercato Repo: prestiti interbancari a brevissimo termine garantiti da titoli di Stato ("collaterali") considerati privi di rischio.

  2. Meccanismo di crisi — la "scarsità di collaterale": quando i titoli usati come garanzia perdono valore o affidabilità, il prestatore rifiuta il pegno, il debitore non ottiene liquidità e la catena si blocca meccanicamente — non per scelta politica ma per evaporazione della fiducia. Cappello segnala come sintomo concreto l'impennata dei "Repo Fails" nella settimana del 18 marzo (379 miliardi di dollari di mancate consegne), giudicata "solo parzialmente rientrata".

  3. Errore diagnostico delle banche centrali: la Fed e le altre banche centrali opererebbero con una "mappa vecchia di cinquant'anni", concentrandosi sul costo del denaro (tassi di interesse) quando il problema reale è la disponibilità del credito garantito. La metafora usata è quella del medico che pompa sangue in un paziente con le arterie ostruite: abbassare i tassi non serve se il meccanismo Repo è bloccato per crisi di fiducia nel collaterale.

  4. Divergenza azionario-obbligazionario come segnale di sistema: il testo individua una "divergenza pericolosa" fra mercati azionari (che continuano a salire "come un maratoneta che ignora di avere un infarto") e mercato obbligazionario (dove la fuga verso titoli svizzeri, con rendimenti a breve che tornano a zero o negativi, segnala paura sistemica). Questa divergenza è letta come anticamera di una rottura brusca.

  5. BRICS e de-dollarizzazione — "binari paralleli", non immunità: Cappello esclude che i paesi BRICS siano già immuni dalla crisi del sistema Repo dollaro-centrico. Il processo in corso è descritto come "diversificazione, non isolamento": le banche centrali BRICS mantengono ancora enormi riserve in Treasury USA; i circuiti alternativi (pagamenti in valute nazionali, CBDC) sono in fase di "sperimentazione controllata"; il blocco del mercato Repo americano propagherebbe comunque la propria onda d'urto attraverso tassi di cambio e flussi di capitale. La vera protezione ricercata è contro la "vulnerabilità da porta d'uscita unica", non contro il sistema in sé.

  6. Proposta risolutiva — il Bancor di Keynes: la sola via d'uscita strutturale indicata è "l'implementazione della moneta internazionale come proposta da J.L.M. Keynes a Bretton Woods nel 1944" — il Bancor, unità di conto sovranazionale senza signoraggio nazionale — citato senza sviluppo argomentativo, come formula conclusiva.

  7. Valore delle note esplicative: le due note a piè di testo (Shadow Banking come "autostrada sotterranea"; mercato Repo come "banco dei pegni globale") costituiscono la parte didatticamente più riuscita del testo, con spiegazioni accessibili dei meccanismi tecnici sottostanti alla tesi.

Elenco concetti-soggetti chiave:

  • Sistema degli eurodollari
  • Shadow Banking (sistema bancario ombra)
  • Mercato Repo (Repurchase Agreement) / collaterale
  • Scarsità di collaterale come meccanismo di crisi
  • Repo Fails (mancate consegne interbancarie)
  • Federal Reserve e limiti della politica dei tassi
  • Fuga verso la qualità (titoli svizzeri a rendimento zero/negativo)
  • Divergenza azionario-obbligazionario
  • De-dollarizzazione BRICS / CBDC / SWIFT alternativo
  • Treasury USA come "asset di ultima istanza" globale
  • Bancor keynesiano (Bretton Woods 1944) come soluzione strutturale

Conclusione critica: Il testo si colloca a un livello divulgativo medio-alto — superiore all'articolo di Blanco per rigore tecnico, inferiore ai testi economici del tuo corpus centrale (Bonciani-Bazzichi, Cecchi) per profondità analitica. Il merito principale è la spiegazione accessibile e non semplificante dei meccanismi del mercato Repo e dello Shadow Banking, con una tesi centrale (il problema è la disponibilità del credito garantito, non il costo del denaro) che è teoricamente fondata e dialoga bene con la letteratura sull'instabilità finanziaria endogena — senza nominarla, la diagnosi di Cappello è strutturalmente minskyiana, come lo era quella di Sweezy-Magdoff nelle tue schede precedenti. Il segnale empirico citato (Repo Fails a 379 miliardi nella settimana del 18 marzo 2026) è specifico e verificabile, il che distingue positivamente il testo dalla pubblicistica impressionistica. I limiti sono tre: primo, la proposta del Bancor keynesiano viene enunciata come unica soluzione senza alcun sviluppo — chi la proporrebbe, attraverso quale processo politico, con quale governance — riducendola a formula retorica di chiusura; secondo, la diagnosi sulla cecità delle banche centrali ("mappa vecchia di cinquant'anni") non distingue fra incapacità tecnica e vincoli politici strutturali, perdendo la dimensione di classe dell'analisi; terzo, la sezione sui BRICS, pur corretta nell'escludere l'immunità, resta descrittiva e non problematizza la contraddizione centrale — i paesi BRICS cercano di sganciarsi dal dollaro mentre continuano a detenere Treasury USA, il che non è solo un problema tecnico-finanziario ma politico-strategico che il testo non affronta. Per il tuo corpus, il testo è utile come analisi congiunturale del rischio sistemico 2026, da leggere in parallelo con la tua scheda su Sweezy-Magdoff (1986-1988) sul medesimo meccanismo di instabilità finanziaria endogena diagnosticato quarant'anni prima — il confronto mostra sia la continuità strutturale del problema sia l'assenza, nel testo di Cappello, di una cornice teorica che lo spieghi sistemicamente.


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