Franco Bortolotti Facebook 3-7-26 economia “war-led”
Franco Bortolotti Facebook 3-7-26
la lettura consecutiva di sette sintetiche note stampa dell’agenzia Reuters sul settore “Aereospazio Difesa” di ieri/l’altroieri, se lette attentamente, dà una idea delle trasformazioni che si stanno producendo. Sintetizzando, emerge la costruzione di una economia “war-led”, che non definirei “economia di guerra”, per un motivo molto semplice: il rafforzamento delle imprese belliche non è strettamente funzionale a “vincere una guerra”, ma è la “preparazione della guerra attraverso le industrie” ricercata come motore dell’economia. A mio avviso, almeno in questa fase, “l’economia di guerra” è incompatibile con il funzionamento attuale del complesso militare industriale. Nel corso della seconda guerra mondiale, negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, i funzionari militari si presentavano alle industrie belliche, portavano la lista degli ordini, esigevano che questi fossero soddisfatti, discutevano il come e il perché con i dirigenti di impresa. I problemi economici venivano regolati a valle, lo Stato era in grado di garantire una remunerazione adeguata, con grandi quantità; credo che anche oggi, più o meno, l’approvvigionamento militare russo (e magari anche quello cinese) funzioni così. “Da noi” nelle imprese è ormai penetrata l’ideologia del minor costo, il personale politico è spesso sull’orlo del macchiettistico (si pensi al “segretario alla guerra” statunitense), la complessità tecnologica rafforza il peso delle imprese, le imprese si guardano in cagnesco, il controllo delle catene produttive non va oltre i primi livelli, non ci sono mezzi per porre le imprese sotto il bastone del comando della politica, non c’è la volontà politica di retrocedere il ruolo del profitto e della valorizzazione dei valori di borsa. Sono ipotesi che avanzo, sarebbe utile verificarle.
Reuters è una agenzia americana, questo ovviamente va considerato, e spiega forse il ricorrere di una narrativa (che avrà elementi di verità) che vede contrapposte le “vecchie glorie” dell’industria militare europea ai giovani “capitani coraggiosi” della Silicon Valley che potrebbero far di meglio e sopratutto sono più efficienti.
Ma vediamo le notizie:
1. Il Belgio si sta orientando a spendere 3 miliardi per sistemi missilistici (norvegesi) e antiaerei (tedeschi, Rheinmetall) “utilizzando contratti quadro olandesi”, per fare prima; concorrenza sulle regole, è notorio che quelle olandesi sono più “snelle”
2. KNDS, impresa trans-europea franco-tedesca traccheggia nella sua ristrutturazione perché la previsione di IPO (offerta iniziale di azioni) è valutata per valori eccessivi (15 miliardi di dollari) per le condizioni di mercato. Dentro ci sta il non nuovo problema di conciliare gli interessi dei proprietari francesi (lo Stato, sostanzialmente) e tedeschi (familiari); questi ultimi non vogliono acconciarsi alla valutazione del “mercato” (cioè il Financial Times britannico) di non più di 12,5 miliardi (già il “mercato” negli ultimi giorni ha rifilato una sberla al concorrente tedesco di Knds, Rheinmetall (e ai cechi di CSG). Un problema sottostante è che non si è tanto sicuri che la merca carro armato (faro dell’industria tedesca) porti a qualcosa nelle future guerre di droni.
3. La tedesca Quantum Systems, media azienda produttrice di droni, ha raccolto risorse per 1,2 miliardi (di euro), la sua quotazione si è moltiplicata per otto nell’ultimo anno ; il suo caso, come altri, è ritenuto esemplare della crescita di nuovi produttori che non hanno i vincoli di Leonardo-Thales-Rheinmetall, attardati in grandi programmi multinazionali come FCAS e MGCS. Comunque Airbus, principale azienda aerospaziale europea, è fra i finanziatori di Quantum.
4. Questa notizia non è strettamente riguardante il militare, anche se come si vedrà vi si raccorda. Nel deserto di Mojave (Usa) la startup americana Jetzero sta sperimentando un nuovo velivolo che si propone in concorrenza nientemeno che con Airbus e Boeing (i due oligopolisti dominanti nell’aviazione civile). Nelle intenzioni, entro il 2027 Jetzero dovrebbe sperimentare “il primo jet commerciale ad ala mista, in cui fusoliera e ali si fondono in un'unica superficie di sollevamento.
Il design a forma di manta potrebbe ridurre il consumo di carburante fino alla metà”. Se tutto va bene i finanziatori (essenzialmente imprese americane, fra cui rilevante l’americana Grunmann, che attraverso una sua controllata, Scaling Composite, sta sviluppando alcune parti strategiche) potrebbero vedere l’ingresso sul mercato nel 2030. Il progetto si basa su studi Nasa, e non è detto che riesca, ma potrebbe rivoluzionare alcuni ambiti tecnici. Il progetto è stato promosso dall’aviazione militare americana, ma ha già raccolto finanziamenti da parte di alcune compagnie aeree (anche se secondo alcuni esperti è più utile per usi militari). Tutto ora dipende dal volo di prova.
5. Gli aerei spia AWACS, utilizzatissimi dal 1982 (e fra i mezzi più interoperabili della Nato), sono ormai invecchiati. Potrebbero essere sostituiti da un nuovo a aereo progettato dalla svedese SAAB, il “Global eye”, basato su mezzi canadesi della Bombardier. Trump non sembra entusiasta, ovviamente vuole imporre come successore dell’Awacs un aereo Boeing (che precedenti amministrazioni americane avevano deciso di non finanziare perché troppo costoso, e da sostituirsi con sistemi basati su satellite), promosso da Hegseth. Mi sembra di capire che il GlobalEye npn abbia però capacità di rifornimento in volo (costa di più).
6. “Il primo ministro canadese Mark Carney sta promuovendo la Defence, Security and Resilience Bank” (DSRB), un’ iniziativa che sta dentro una prospettiva di rapporti più stretti con gli alleati europei ma non con gli Usa. Per questo la vedo un po’ difficile. La banca dovrebbe intermediare un centinaio di miliardi euro per l’industria della difesa. I canadesi puntano a raccogliere una decina di promotori, per ora si sono aggregati lussemburghesi (importanti per il lato finanziario), sudcoreani (“al 50%), Gran Bretagna, Paesi Bassi e Finlandia si sono sfilati anche perché hanno un proprio programma di finanziamento del militare (ma hanno anche detto che i due progetti potrebbero poi convergere). Germania, Italia, Spagna, Turchia, Belgio, Ucraina, ci pensano sopra. Nulla si dice della Francia, e questo mi fa pensare che potrebbe essere l’architetto ombra). Il gruppo delle banche promotrici potrebbe invece essere notevole ( JPMorgan, Deutsche Bank, Commerzbank, ING e molte banche canadesi).
7. Le ultime guerre hanno “consumato” 50mila vettori, missili, droni, etc. “Alla ricerca di grandi ritorni, le startup in stile Silicon Valley stanno ora affrontando le aziende della difesa che hanno a lungo dominato il settore, attratte dalla concorrenza, dalla necessità di velocità di produzione, di volumi elevati e costi inferiori, secondo dieci dirigenti del settore, esperti e funzionari statunitensi intervistati da Reuters. … Gli amministratori delegati di Lockheed, Boeing, e RTX, società madre di Raytheon, tra i maggiori appaltatori militari, hanno avvertito che la carenza di motori a razzo a propellente solido stava danneggiando la produzione missilistica. ... Soddisfare il Pentagono porta enormi vantaggi, tra cui contratti con un'agenzia governativa che ha un budget annuale di oltre mille miliardi di dollari e un sigillo di approvazione che altri governi vogliono vedere prima di acquistare da nuovi appaltatori.” Si apre così un mercato in cui, accanto ai big del settore, stanno provando ad entrare produttori di altri rami, anche perché i big non sono stati capaci di aumentare significativamente la produzione in termini quantititativi.
La californiana Castelion, “che produce motori a razzo a propellente solido e armi ipersoniche, si è rivolta all'industria automobilistica per componenti elettronici utilizzati nei sistemi avanzati di assistenza alla guida e nei veicoli elettrici per aiutare a guidare i suoi missili verso i bersagli.” Sempre questa azienda, “invece di rifornirsi di tubi metallici ad alta pressione da fornitori aerospaziali con tempi di consegna lunghi, l'azienda utilizza tubi lavorati con precisione ad alta temperatura e sottoposti a stress, utilizzati per aiutare a rompere le rocce nel processo di fracking.” La startup Andoril “tra i recenti entranti di maggior successo nel settore della difesa con diversi miliardi di dollari di contratti al suo attivo, sta utilizzando una tecnica dell'industria farmaceutica per miscelare le sostanze chimiche utilizzate nei motori dei razzi.”
“I forni di polimerizzazione e le apparecchiature a raggi X continuano a rappresentare un collo di bottiglia per il settore”
Secondo Northop Grunman, “la sostituzione di utensili metallici lavorati in modo convenzionale con utensili in polimero stampati in 3D riduce il tempo necessario per creare una linea di produzione da circa un anno a circa sei settimane, consentendo di sviluppare da zero un nuovo motore per razzi molto più rapidamente.” A tal fine utilizza le competenze do X-Bow Systems e
Firehawk Aerospace. Un problema però segnalato della imprese è che si rendono dipendenti dai mutevoli umori delle varie amministrazioni presidenziali.
E’ tradizione della ricerca filomilitare e filomilitarista affermare che la ricerca militare incoraggia conoscenze che poi possono essere travasate in settori civili. I processi in atto mi sembra però che segnalino piuttosto il rischio opposto, la diversione di competenze e capacità produttive verso il settore militare, grazie all’uso di risorse che avrebbero potuto più utilmente essere direttamente applicate in ambito civile.
Certamente. Ecco una sintesi puntuale del post di Franco Bortolotti, seguita da un commento critico.
### Sintesi per punti
1. **Tesi di fondo**: L'insieme delle notizie racconta la nascita di un'economia **"war-led"** (guidata dalla guerra), diversa da un'economia di guerra classica. Non si produce per vincere un conflitto imminente, ma si usa la preparazione bellica come **motore permanente dell'economia**, spinta dalle industrie più che dallo Stato.
2. **Differenza storica**: Nella Seconda Guerra Mondiale, lo Stato (USA/UK) comandava l'industria, dettando ordini e garantendo remunerazioni. Oggi, in Occidente, l'ideologia del profitto, del minor costo e la complessità tecnologica hanno reso le imprese più forti della politica, rendendo impossibile un controllo statale rigido.
3. **Notizia 1 (Belgio)**: Il Belgio vuole spendere 3 miliardi per missili e anti-aerei usando contratti "olandesi" per essere più veloce, aggirando le burocrazie nazionali.
4. **Notizia 2 (KNDS)**: La fusione franco-tedesca KNDS (carri armati) è in crisi. I proprietari non trovano un accordo sul valore di IPO (15 vs 12,5 miliardi). Sottotesto: il carro armato potrebbe essere obsoleto nelle future guerre di droni.
5. **Notizia 3 (Quantum Systems)**: Startup tedesca di droni cresce enormemente (valutazione x8). Rappresenta i "nuovi" produttori, più agili dei colossi (Leonardo, Thales) impantanati in grandi programmi come l'FCAS (caccia del futuro).
6. **Notizia 4 (Jetzero)**: Startup USA nel deserto del Mojave sta sperimentando un aereo "ad ala mista" (manta) per l'aviazione civile, che consuma il 50% di carburante in meno. Progetto nato dalla NASA e sostenuto dall'esercito USA, in sfida a Boeing e Airbus.
7. **Notizia 5 (AWACS)**: Il sostituto degli aerei spia Nato (AWACS) è conteso: la Svezia (SAAB) offre il GlobalEye, ma Trump spinge per un Boeing americano, nonostante i costi proibitivi e i dubbi sulla tecnologia.
8. **Notizia 6 (Banca Canadese)**: Il Canada propone una banca per la difesa (DSRB) da 100 miliardi per avvicinarsi all'Europa e allontanarsi dagli USA. Coinvolge Lussemburgo e Sudcorea, ma UK e Olanda si sono tirate indietro per conflitti con i propri programmi.
9. **Notizia 7 (Startup vs Big)**: Le guerre recenti hanno consumato 50.000 vettori (missili/droni). I grandi produttori (Lockheed, Boeing) non riescono ad aumentare la produzione. Le startup californiane (es. Castelion) rivoluzionano la produzione usando componenti per auto o tecniche del *fracking* e della farmaceutica, riducendo i tempi di produzione da anni a settimane.
10. **Conclusione personale dell'autore**: Contrariamente al mito che la tecnologia militare aiuti quella civile, Bortolotti teme che stia avvenendo il contrario: **risorse e competenze vengono dirottate dal civile al militare** (visto l'enorme flusso di denaro), impoverendo l'economia reale.
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### Commento Critico
Il post di Franco Bortolotti è un ottimo esempio di **analisi geopolitica ed economica "dal basso"**, che parte da dati concreti (le notizie Reuters) per costruire una narrazione interpretativa. La forza del pezzo risiede nella capacità di leggere tra le righe delle singole notizie per cogliere un **cambiamento di paradigma epocale**.
**Punti di forza dell'analisi:**
1. **La distinzione "war-led" vs "economia di guerra"** è concettualmente brillante. Spiega efficacemente perché, nonostante gli enormi budget militari, i governi occidentali sembrano impotenti di fronte ai rincari e ai ritardi delle industrie. Non c'è un "piano" centrale, ma una **direzione dettata dal mercato finanziario** e dall'innovazione tecnologica spinta.
2. **Il focus sul conflitto generazionale (Big vs Startup)** è lucido. La notizia di Quantum Systems e Castelion mostra che il cuore del problema non è solo "produrre di più", ma **cambiare il paradigma produttivo**. I colossi europei (KNDS) sembrano dinosauri che costruiscono mezzi del XX secolo, mentre le startup americane pensano già alla produzione di massa di componenti per droni e ipersonici, rubando idee all'auto e al petrolio.
3. **La visione "glocal"**: L'autore intreccia perfettamente il livello micro (la crisi di una singola azienda tedesca, i contratti belgi) con il macro (il ruolo di Trump, la contrapposizione Canada-USA, il riarmo europeo).
**Critiche e possibili obiezioni al ragionamento:**
1. **Eurocentrismo e "americanata"**: L'analisi cade in parte nel luogo comune che vede l'Europa "burocratica" e gli USA "innovativi". Se è vero che Rheinmetall e KNDS sono in difficoltà, è altrettanto vero che negli USA i big (Lockheed, RTX) hanno gli stessi identici problemi di costi e lentezza. La Silicon Valley è agguerrita, ma spesso le sue promesse (come il "volo di prova" di Jetzero) sono ancora solo prototipi. **Il commento sottovaluta la capacità di resistenza delle lobby dei grandi produttori**, che hanno il potere di bloccare le startup quando queste diventano troppo scomode.
2. **La "diversione di risorse" è un'opinione, non un dato**: La conclusione finale dell'autore è suggestiva ma **fortemente ideologica**. L'autore dà per scontato che le risorse dirottate sul militare "avrebbero potuto più utilmente essere applicate in ambito civile". In realtà, la storia insegna che internet, il GPS e i materiali compositi sono nati proprio dalla spinta militare (che l'autore cita come "tradizione"). L'innovazione nel *fracking* o nell'elettronica automobilistica usata per i missili potrebbe poi tornare al civile in forme migliorate. **Il post confonde l'allocazione di risorse (che è discutibile) con l'innovazione tecnologica (che spesso è neutra e travasabile)**.
3. **La questione politica**: L'autore lamenta che "la politica non comanda" più l'industria bellica. Tuttavia, se si guarda alla notizia 5 (AWACS) o alla 6 (Banca canadese), si vede che **la politica sta cercando di riprendersi il controllo**, sia attraverso barriere protezionistiche (Trump vuole Boeing) sia attraverso nuovi strumenti finanziari pubblici (la banca canadese). Forse, più che una "scomparsa" della politica, stiamo assistendo a un suo **riposizionamento**: non più "comando" diretto, ma "finanziamento selettivo" e "creazione di mercato".
**Conclusione del commento:**
Il post è un **formidabile strumento di lettura della contemporaneità**. L'analisi di Bortolotti è più acuta quando descrive il *presente* (la frammentazione, la lentezza europea, l'ascesa delle startup) che quando formula previsioni sul *futuro* (la morte del carro armato, l'inutilità della spesa). La sua preoccupazione finale sul "dirottamento" di risorse è legittima, ma forse pecca di pessimismo, ignorando che **la sfida attuale è proprio riuscire a governare questa transizione**, facendo sì che la corsa al riarmo non distrugga il tessuto civile, ma lo trasformi. Il vero pericolo, semmai, è che questa economia "war-led" diventi l'unica ancora di salvezza per un capitalismo occidentale in crisi di crescita, trasformando la guerra da evenienza eccezionale a **paradigma economico permanente**. E su questo, il post ha il merito di accendere un faro.
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