La guerra in Iran ha un vincitore inatteso: la Cina -Il punto e
INTERNAZIONALE | |
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La guerra in Iran e la quasi chiusura dello Stretto di Hormuz hanno scosso l’economia globale. I prezzi di energia, fertilizzanti e prodotti chimici sono saliti rapidamente, mettendo sotto pressione interi settori industriali. Eppure, in questo scenario di crisi diffusa, c’è un Paese che potrebbe uscirne rafforzato: la Cina. | |
È la conclusione di un’analisi dell’Asia Group, società di consulenza con sede a Washington. Ma com’è possibile? | |
Uno shock che va oltre il petrolio | |
L'Asia dipende dal Medio Oriente più di chiunque altro: da Hormuz passa l'80% del suo petrolio e il 90% del suo gas naturale. Ma il conflitto ha bloccato anche prodotti meno noti e cruciali per l'industria: | |
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Il risultato è stato un effetto domino sulle catene di approvvigionamento di tutta l’Asia. | |
Perché la Cina ha retto meglio degli altri Paesi | |
A differenza di molti altri Paesi, la Cina ha evitato l'impennata dell'inflazione e gli effetti a catena, economici e politici, che hanno travolto altri Paesi. | |
Il merito, secondo il report, sta in due fattori: | |
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A questo si aggiunge una capacità di intervento statale che pochi altri paesi hanno: controllo dei prezzi, sussidi, restrizioni all’export e gestione della valuta. | |
Il vantaggio delle scorte | |
La Cina si era preparata. Nei mesi precedenti alla guerra aveva fatto incetta di petrolio a basso prezzo, riempiendo magazzini e riserve strategiche. Il risultato: | |
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Mentre molti Paesi erano costretti a inseguire prezzi sempre più alti, la Cina poteva semplicemente aspettare. | |
La Cina come stabilizzatore invisibile del mercato | |
La scelta della Cina di accumulare grandi scorte di petrolio e gas ha avuto un impatto significativo sui prezzi globali dell’energia. | |
Il motivo è semplice: la Cina è uno dei maggiori importatori di petrolio al mondo. Quando riduce gli acquisti, la domanda globale cala e, di conseguenza, anche la pressione sui prezzi si allenta. | |
Per questo, senza il rallentamento degli acquisti cinesi, il prezzo del petrolio sarebbe probabilmente salito ancora di più. | |
Il vero vantaggio: l’energia pulita | |
Il punto di forza più importante per la Cina, però, è un altro: il dominio nelle tecnologie green. | |
Di fronte al caro energia, molti Paesi del Sud-est asiatico stanno accelerando la transizione energetica acquistando pannelli solari, sistemi di accumulo e veicoli elettrici. E gran parte di queste tecnologie arriva proprio dalla Cina. | |
Risultato: le esportazioni cinesi stanno crescendo, rafforzando ulteriormente la sua posizione. | |
Il resto dell’Asia paga il conto | |
Mentre la Cina regge, gli altri Paesi asiatici sono in difficoltà. | |
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E adesso che lo Stretto riapre? | |
Qui arriva l'aggiornamento più recente. Il 17 giugno Stati Uniti e Iran hanno firmato un memorandum d'intesa che apre una finestra di 60 giorni di negoziati e ha avviato la riapertura dello Stretto. I risultati si vedono: | |
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Ma la tregua resta fragile. Attacchi nel Golfo dell’Oman e restrizioni imposte dall’Iran mantengono alta l’incertezza. | |
Insomma… | |
La guerra in Iran è stata una catastrofe per molti, ma per la Cina è stata anche un'occasione. | |
Senza muovere un soldato, Pechino ne esce con i serbatoi pieni, un export di tecnologie verdi in pieno boom e l'immagine del partner affidabile in un mondo nel caos. | |
In geopolitica, a volte, non vince chi si muove di più. Vince chi riesce a restare in piedi mentre gli altri inciampano. | |
Chi esce davvero rafforzato dalla crisi di Hormuz? |
La guerra in Iran ha un vincitore inatteso: la Cina
La nafta, per plastica e prodotti chimici
L'elio, usato nei chip e nelle macchine per la risonanza magnetica
Lo zolfo, necessario per raffinare rame, nichel e i minerali delle batterie
️il forte vantaggio nell'energia pulita
Depositi delle raffinerie pieni
Importazioni crollate da circa 11,6 milioni di barili al giorno prima della guerra a meno di 8 milioni a maggio, fino a circa 6,4 milioni a giugno (il minimo dal 2016)
In India il rincaro di carburante, cibo e fertilizzanti alimenta la protesta politica, in un Paese dove oltre il 40% della forza lavoro è nell'agricoltura
In Giappone i sussidi energetici pesano sempre di più sui conti pubblici e rallentano l’industria
Le Filippine hanno dichiarato l'emergenza energetica nazionale
In Indonesia la carenza di materie prime ha ridotto la produzione industriale e colpito anche il turismo
Dal 18 giugno oltre 280 navi hanno attraversato Hormuz (ancora sotto le ~138 al giorno di prima della guerra)
Il Brent è tornato ai livelli pre-conflitto, sotto i $73 al barile, dopo aver toccato oltre $120 durante la crisi
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