La guerra in Iran ha un vincitore inatteso: la Cina -Il punto e

 

INTERNAZIONALE

🛢️ La guerra in Iran ha un vincitore inatteso: la Cina

La guerra in Iran e la quasi chiusura dello Stretto di Hormuz hanno scosso l’economia globale. I prezzi di energia, fertilizzanti e prodotti chimici sono saliti rapidamente, mettendo sotto pressione interi settori industriali. Eppure, in questo scenario di crisi diffusa, c’è un Paese che potrebbe uscirne rafforzato: la Cina.

È la conclusione di un’analisi dell’Asia Group, società di consulenza con sede a Washington. Ma com’è possibile?

Uno shock che va oltre il petrolio

L'Asia dipende dal Medio Oriente più di chiunque altro: da Hormuz passa l'80% del suo petrolio e il 90% del suo gas naturale. Ma il conflitto ha bloccato anche prodotti meno noti e cruciali per l'industria:

  • ⚗️ La nafta, per plastica e prodotti chimici

  • 🔬 L'elio, usato nei chip e nelle macchine per la risonanza magnetica

  • ⛏️ Lo zolfo, necessario per raffinare rame, nichel e i minerali delle batterie

Il risultato è stato un effetto domino sulle catene di approvvigionamento di tutta l’Asia.

Perché la Cina ha retto meglio degli altri Paesi

A differenza di molti altri Paesi, la Cina ha evitato l'impennata dell'inflazione e gli effetti a catena, economici e politici, che hanno travolto altri Paesi.

Il merito, secondo il report, sta in due fattori:

  • 🛢️le enormi riserve di petrolio e gas 

  • ⚡️il forte vantaggio nell'energia pulita

A questo si aggiunge una capacità di intervento statale che pochi altri paesi hanno: controllo dei prezzi, sussidi, restrizioni all’export e gestione della valuta.

Il vantaggio delle scorte

La Cina si era preparata. Nei mesi precedenti alla guerra aveva fatto incetta di petrolio a basso prezzo, riempiendo magazzini e riserve strategiche. Il risultato:

  • 🛢️ Riserve strategiche stimate tra 1,2 e 1,4 miliardi di barili, pari a circa 115 giorni di importazioni via mare

  • 📦 Depositi delle raffinerie pieni

  • 📉 Importazioni crollate da circa 11,6 milioni di barili al giorno prima della guerra a meno di 8 milioni a maggio, fino a circa 6,4 milioni a giugno (il minimo dal 2016)

Mentre molti Paesi erano costretti a inseguire prezzi sempre più alti, la Cina poteva semplicemente aspettare.

La Cina come stabilizzatore invisibile del mercato

La scelta della Cina di accumulare grandi scorte di petrolio e gas ha avuto un impatto significativo sui prezzi globali dell’energia.

Il motivo è semplice: la Cina è uno dei maggiori importatori di petrolio al mondo. Quando riduce gli acquisti, la domanda globale cala e, di conseguenza, anche la pressione sui prezzi si allenta.

Per questo, senza il rallentamento degli acquisti cinesi, il prezzo del petrolio sarebbe probabilmente salito ancora di più.

Il vero vantaggio: l’energia pulita

Il punto di forza più importante per la Cina, però, è un altro: il dominio nelle tecnologie green.

Di fronte al caro energia, molti Paesi del Sud-est asiatico stanno accelerando la transizione energetica acquistando pannelli solari, sistemi di accumulo e veicoli elettrici. E gran parte di queste tecnologie arriva proprio dalla Cina.

Risultato: le esportazioni cinesi stanno crescendo, rafforzando ulteriormente la sua posizione.

Il resto dell’Asia paga il conto

Mentre la Cina regge, gli altri Paesi asiatici sono in difficoltà.

  • 🇮🇳 In India il rincaro di carburante, cibo e fertilizzanti alimenta la protesta politica, in un Paese dove oltre il 40% della forza lavoro è nell'agricoltura

  • 🇯🇵 In Giappone i sussidi energetici pesano sempre di più sui conti pubblici e rallentano l’industria

  • 🇵🇭 Le Filippine hanno dichiarato l'emergenza energetica nazionale

  • 🇮🇩 In Indonesia la carenza di materie prime ha ridotto la produzione industriale e colpito anche il turismo

E adesso che lo Stretto riapre?

Qui arriva l'aggiornamento più recente. Il 17 giugno Stati Uniti e Iran hanno firmato un memorandum d'intesa che apre una finestra di 60 giorni di negoziati e ha avviato la riapertura dello Stretto. I risultati si vedono:

  • 🚢 Dal 18 giugno oltre 280 navi hanno attraversato Hormuz (ancora sotto le ~138 al giorno di prima della guerra)

  • 📊 Il Brent è tornato ai livelli pre-conflitto, sotto i $73 al barile, dopo aver toccato oltre $120 durante la crisi

Ma la tregua resta fragile. Attacchi nel Golfo dell’Oman e restrizioni imposte dall’Iran mantengono alta l’incertezza.

Insomma…

La guerra in Iran è stata una catastrofe per molti, ma per la Cina è stata anche un'occasione.

Senza muovere un soldato, Pechino ne esce con i serbatoi pieni, un export di tecnologie verdi in pieno boom e l'immagine del partner affidabile in un mondo nel caos.

In geopolitica, a volte, non vince chi si muove di più. Vince chi riesce a restare in piedi mentre gli altri inciampano.

Chi esce davvero rafforzato dalla crisi di Hormuz?


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