L'analisi di Sabino Cassese: Le metamorfosi interne dei regimi democratic
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Come cambiano le democrazie
Autore: Sabino Cassese
Fonte: Il Foglio Quotidiano, 6 luglio 2026
Nota editoriale: Include una selezione di scritti di Benedetto Croce a cura di Maurizio Tarantino (Perugia, Graphe, 2026).
I. L'analisi di Sabino Cassese: Le metamorfosi interne dei regimi democratici
Uno degli eventi che colpisce di più oggi è il cambiamento interno delle democrazie, a cominciare da quella bicentenaria americana, fino a quella più recente italiana. Ci si chiede di continuo se dobbiamo temere l'affermazione di un nuovo tipo di democrazia, se dobbiamo aspettarci nuovi ordinamenti oligarchici, se questi ultimi possono essere temperati da instabilità e insicurezza dei governanti, o se si sia giunti all'esito, previsto da Tocqueville, del dispotismo.
Le trasformazioni della democrazia americana
La democrazia americana sta subendo molte modificazioni: declino di importanza del parlamento nazionale, limitazione delle libertà, mancato rispetto della dignità umana, abbandono del principio del merito, ma principalmente la personalizzazione del potere.
Come è noto, per più di cinque secoli gli Stati moderni hanno intrapreso e percorso una strada che porta a distinguere tra ufficio pubblico e titolare dell'ufficio, garantendo l'impersonalità dell'esercizio del potere pubblico. Ora il presidente americano opera secondo canoni che mutano di giorno e giorno, rompe ogni principio di competenza all'interno della struttura del governo federale, valendosi a suo piacimento di familiari e imprenditori privati per l'esercizio di funzioni pubbliche, accentuando l'esercizio del potere personale.
Alcune di queste trasformazioni risalgono a un'epoca lontana, ma si sono ora accentuate. Ad esempio:
Già nel 1973 veniva segnalato dallo storico Schlesinger che la presidenza si era trasformata in una presidenza imperiale.
Quanto al ricorso a personale scelto in maniera discrezionale, i precedenti risalgono all'Ottocento, quando, specialmente ad opera del presidente Andrew Jackson, fu introdotto lo "spoils system".
Ulteriori trasformazioni vi sono state nel periodo del cosiddetto maccartismo.
Tuttavia, nessuna ha avuto la profondità delle trasformazioni operate dall'attuale presidente degli Stati Uniti, il quale è riuscito anche a varcare la tradizionale distinzione tra pubblico e privato, utilizzando privatamente poteri pubblici o gestendo questi ultimi per fini privati.
La crisi del sistema italiano: Il divario tra Paese Reale e Paese Legale
Quanto all'Italia, ci poniamo il problema del mutamento del regime politico per molti motivi: il declino della partecipazione e la perdita di iscritti da parte dei partiti, la dispersione dell'organizzazione sindacale, l'aumento del numero degli aventi diritto al voto a fronte di una contemporanea diminuzione dei votanti, e la sparizione dei media come intermediari della politica. Questo complesso di fattori ha aperto un profondo fossato tra paese reale e paese legale.
Il declino dei partiti: Il numero degli iscritti ai partiti oscillava storicamente intorno ai 4 milioni, mentre oggi supera di poco le 500 mila unità. I partiti hanno perso la caratteristica associativa e piramidale, verticizzandosi. Si è fortemente ridotta la loro capacità di formulare politiche che nascano dall'interno della struttura associativa, riducendosi a formule preparate a tavolino dagli esperti.
La frammentazione sindacale: Non sappiamo con esattezza quanti siano i sindacati (stimati intorno a 500), ma sappiamo che i contratti collettivi sono più di mille. Alla proliferazione della contrattazione si aggiunge la frammentazione della rappresentanza, con un impatto diretto sull'azione sindacale che sfocia nel fenomeno del cosiddetto "dumping retributivo". In generale, si verifica un fenomeno di disgregazione.
Le tendenze dell'affluenza alle urne: * Dal 1861 al 1913: Grazie a progressive conquiste legislative, gli aventi diritto al voto sono passati dal $2\%$ al $31\%$ della popolazione, con i votanti effettivi che raggiunsero il $58\%$ degli aventi diritto.
Dalla metà del secolo scorso al 2022: Si è registrato un trend opposto. Mentre gli aventi diritto sono saliti dal $61\%$ all' $86\%$ della popolazione, i votanti reali sono crollati – a causa dell'astensionismo – dal $93\%$ al $63\%$.
La disintermediazione dei media: Oltre ai partiti, sono spariti altri intermediari nello spazio pubblico tra società e Stato: i media. Grazie alla diffusione della comunicazione "many to many", assistiamo a una privatizzazione della sfera pubblica dovuta al declino della stampa, della radio e della televisione come strumenti di comunicazione politica. Manca ormai la figura del giornalista che sceglie e interpreta le notizie, determinando un declino del pluralismo, un aumento dell'individualismo, una forte polarizzazione e un antagonismo strutturale nelle comunicazioni da tutti a tutti.
Il declino della classe dirigente: L'abbandono del suffragio capacitario ha portato a un declino della qualità degli eletti, un fenomeno peraltro già notato da Tocqueville nel 1835.
Messi in una prospettiva storica, tutti questi elementi fanno capire che si è creato un divario tra paese reale e paese legale lungo una direzione opposta a quella della fase storica precedente, quando gli allargamenti del suffragio erano diretti allo scopo inverso. A tutto questo si aggiungono la fuga dalle decisioni nazionali verso quelle sovranazionali e globali e la ricostituzione di imperi mondiali.
I limiti della scienza politica e la lezione della storia
Gli studi di scienza politica e di diritto sembrano in difficoltà nel comprendere questi mutamenti perché, prigionieri della tipologia dei regimi politici, non hanno prestato sufficiente attenzione ai cambiamenti interni ai tipi stessi. Si indagano gli stereotipi e non le deviazioni, le tipologie e non le mutazioni. Ovidio e il suo "omnia mutantur" sono lontani.
Per rispondere alle urgenze odierne, è necessario ripercorrere i quesiti sollevati dai grandi pensatori della storia lungo un arco di quasi 2200 anni:
Aristotele (nato nel 384 a.C.): All'inizio del libro quinto della Politica, espone domande fondamentali: "da che cosa dipendono i cambiamenti delle costituzioni e quante e quali ne sono le cause; da che cosa e in che cosa si trasformano", nonché quali fattori ne assicurino la sopravvivenza o il buon mantenimento.
Polibio (nato nel 206 a.C.): Considera le mutazioni interne dei sistemi politici che danno luogo all'anaciclosi (il ciclo chiuso che si sposta dal regime monarchico a quello tirannico, aristocratico, oligarchico, democratico, autocratico, per poi ritornare a quello monarchico).
Bartolo da Sassoferrato (nato nel 1313): Nel De regimine civitatis classifica le costituzioni per ordini di grandezza in relazione al territorio e alla popolazione, ma non risponde alla domanda sul mutamento, rimanendo vincolato a tipologie astratte e privo di un'impostazione storicistica.
Alexis de Tocqueville (nato nel 1805): Con lui si ritorna all'analisi del cambiamento. Espone le tre possibili deviazioni del modello democratico:
La tirannide della maggioranza: L'onnipotenza che l'elezione conferisce al popolo.
L'affermazione di un despota (Cesarismo): Il governo di un solo uomo in un dominio rigidamente verticale.
Il dispotismo mite (Stato leviatano e tutore): L'amministrazione totale delle condotte di vita da parte di un potere immenso e tutelare che si incarica di vigilare sulla sorte dei singoli.
Nonostante l'insegnamento di Aristotele, gli studi sui regimi politici sono stati a lungo dominati dall'astoricismo: le forme di governo vengono studiate fuori dalla storia, nella loro staticità e non nella loro evoluzione.
Ai giorni nostri, persino la lezione della trasformazione in senso autoritario del regime liberal-democratico italiano sembra dimenticata. Su di essa è fondamentale rileggere le pagine istruttive di Benedetto Croce raccolte da Maurizio Tarantino, direttore della biblioteca dell'istituto fondato a Napoli dallo stesso filosofo. Esse insegnano molto più di molte teorie contemporanee del cosiddetto "regime change". Il grande tema da studiare rimane questo: quali sono le derive delle democrazie moderne, quali i fattori di crisi e quali i modi per prevenirne l'affermazione.
II. Focus teorico: L'impersonalità del potere pubblico
L'impersonalità del potere pubblico costituisce uno dei caratteri essenziali dello Stato moderno. Essa implica che l'autorità non appartenga alla persona che la esercita, ma all'istituzione, all'ufficio e all'ordinamento giuridico. Il governante, il magistrato o il funzionario sono titolari temporanei di competenze che sopravvivono alla loro persona fisica.
La dottrina dei "Due Corpi del Re" (Kantorowicz)
Questo principio è il risultato di una lunga evoluzione concettuale ricostruita dallo storico Ernst H. Kantorowicz nel celebre saggio The King's Two Bodies (1957). Analizzando la teologia politica medievale della regalità, Kantorowicz mostra come il diritto inglese attribuisse al sovrano due corpi:
Il corpo naturale: Soggetto a malattie, vecchiaia e morte.
Il corpo politico: "Invisible and immortal", composto di "Policy and Government".
La celebre formula "the king never dies" indica che la continuità dell'autorità non è compromessa dalla morte fisica del sovrano: il corpo politico passa immediatamente al successore. L'importanza di questa costruzione consiste nell'aver distinto la persona dalla funzione: l'ufficio prevale sulla persona.
L'istituzionalizzazione e il dominio legale-razionale (Hintze e Weber)
Il passaggio dalla Corona all'ufficio amministrativo moderno è stato delineato da altri due grandi pensatori:
Otto Hintze (Staat und Verfassung, 1962): Mostra come la formazione dello Stato moderno coincida con la progressiva istituzionalizzazione dell'amministrazione e con la sostituzione dei rapporti personali di fedeltà mediante uffici permanenti e organizzazioni stabili.
Max Weber (Wirtschaft und Gesellschaft): Rappresenta il punto di arrivo di questa trasformazione. Nel dominio legale-razionale si obbedisce non alla persona del superiore, ma alle norme impersonali che fondano la sua competenza. L'autorità deriva dalla validità dell'ordinamento e non dalle qualità personali del titolare dell'ufficio. Nella burocrazia moderna, l'ufficio (Amt) è rigidamente separato dalla persona del funzionario: i mezzi dell'amministrazione non gli appartengono, le competenze sono determinate dal diritto e l'incarico non è un patrimonio privato né può essere trasmesso ereditariamente. L'organizzazione permane mentre i suoi titolari passano.
III. Testimonianze storiche: Pagine scelte di Benedetto Croce (1923-1926)
A cura di Maurizio Tarantino
6 giugno 1923
"A me sembra che il fascismo abbia reso un gran servizio chiarendo col fatto la sterilità o nullità del socialismo, e riportando il sentimento politico alla coscienza nazionale. Non che io sia nazionalista nel senso angusto e fanatico: vorrei anzi non essere italiano ma europeo [sottolineato nel manoscritto]. Senonché, aspettando che una coscienza europea si formi, e contribuendo anche come minimo elemento a formarla, per l'intanto non mi sembra prudente lasciar cader la carne per l'ombra. Inoltre il fascismo ha dato una forte scossa al degenere liberalismo; ed io spero che, dopo questo periodo di sospensione delle libertà, e attraverso esso, si ripristini un più sano liberalismo, che abbia per centro l'interesse dello stato. Credo anche io che l'Italia non possa non essere democratica."
27 ottobre 1923
"Non esiste ora una questione di liberalismo e di fascismo, ma solo una questione di forze politiche. Dove sono le forze che possono, ora, fronteggiare o prendere la successione del governo presente? Io non le vedo [...] se i liberali non hanno avuto la forza e la virtù di salvare l'Italia dall'anarchia in cui si dibatteva, debbono dolersi di sé medesimi, recitare il mea culpa, e intanto accettare e riconoscere il bene da qualunque parte sia sorto, e prepararsi per l'avvenire".
1° febbraio 1924
"Il governo presente, col fatto, come i precedenti col desiderio e col lamento, fa intendere che non si può governare senza una maggioranza, e chiede che il paese gli dia una compatta maggioranza. Bisogna procurare di dargliela".
8 luglio 1924
"[Il fascismo] non poteva e non doveva essere altro, a mio parere, che un ponte di passaggio per la restaurazione di un più severo regime liberale, nel quadro di uno Stato più forte. Doveva rinunziare a inaugurare una nuova epoca storica, conforme ai suoi vanti; ma poteva ben soddisfarsi della non piccola gloria di ridare tono e vigore alla vita politica italiana [...] Quel che non era stato possibile iniziare con savia preveggenza e dando prova di moderazione, è stato imposto da una sollevazione della pubblica coscienza innanzi a un orribile delitto".
28 giugno 1925
"Il regime liberale era, prima della guerra, in grandi difficoltà per l'enorme accrescimento delle forze che lo contrastavano: soprattutto per l'effetto del socialismo e dell'antisocialismo, delle tendenze antiliberali che erano negli ideali e nella pratica del socialismo, e per quelle antiliberali delle nuove forze e dei nuovi raggruppamenti degli interessi capitalistici, per l'antiliberalismo dell'offesa e per quello della difesa".
13 ottobre 1925
"Il 'fascismo' è stato un moto in difesa dell'ordine sociale, patrocinato in prima linea dagli industriali e agrari, e, come tale, esso non solo è indifferente alla letteratura e alla cultura, ma intimamente ostile, sentendo che dalla cultura e dal pensiero sono venuti i pericoli".
15 dicembre 1925
"Ora non è più possibile lotta di opposizione, per la soppressione dei giornali. Al Senato, darò voto contrario alle leggi testé presentate; e sarà tutto. Ma non è possibile nemmeno accettare la situazione; e non è dato morire, pei doveri che legano alla famiglia, agli studi, alla società. Dunque, bisogna vivere: vivere come se il mondo andasse o si avviasse ad andare conforme ai nostri ideali. Ricordarsi di quel trattatello secentesco, da me scoperto, Della dissimulazione onesta: dell'inganno che si ha il diritto e il dovere di fare a sé stessi per sostenere la vita. Così si dà un certo assetto alla vita interiore. Restano le difficoltà e i rischi della vita esteriore".
1° novembre 1926
"T'informo che stanotte, alle 4, mentre dormivamo profondamente siamo stati svegliati da un gran fracasso di vetri rotti e rovinanti e di passi affrettati. Gettatici di letto ed aperta la porta della nostra camera, abbiamo trovato una dozzina di persone, intente a rompere tutto ciò che era nella parte della casa che percorrevano. Si sono dichiarati fascisti, avevano tra loro dei decurioni o altri che fossero; ed hanno gridato qualche parolaccia, ma non troppo ferocemente, al mio indirizzo.
Poi hanno spenta la luce e si sono dileguati. Avevano aria di gente che ubbidisce a ordini. Potevano malmenarmi (ero scalzo e in camicia), e non l'hanno fatto: dunque, questo non era tra gli ordini. Mi sono consolato nell'allegra idea che finalmente ho avuto l'onore di ricevere una visita dello Stato Etico, di quello buono, che risolve in sé la religione, ed è la morale in atto, ecc. ecc. La casa è mezzo devastata, ma Adelina e le bambine (e persino le donne di servizio) sono state all'altezza della situazione, cioè più filosofe di me o quanto me".
GEMINI 6-7-26
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1. Informazioni sulla fonte e sull'autore
Fonte: Il Foglio Quotidiano, consultabile tramite la piattaforma PressReader.
Data di pubblicazione: 6 luglio 2026.
Autore principale: Sabino Cassese, noto giurista e accademico italiano.
Autore dei testi storici citati: Benedetto Croce. L'articolo riporta ampi stralci tratti da un volume curato da Maurizio Tarantino (direttore della biblioteca dell'istituto fondato a Napoli da Croce), pubblicato da Graphe nel 2026.
2. Analisi per punti
La crisi interna delle democrazie moderne: Cassese evidenzia come sia in atto un profondo mutamento interno sia nelle democrazie più antiche (quella statunitense) sia in quelle più recenti (quella italiana). La scienza politica e il diritto faticano a comprendere tali fenomeni poiché restano ancorati a tipologie e stereotipi astratti, anziché studiare le mutazioni reali all'interno dei regimi.
La "presidenza imperiale" e personale negli USA: La democrazia americana sta subendo una forte personalizzazione del potere. Il presidente in carica scavalca la tradizionale distinzione tra pubblico e privato (utilizzando poteri pubblici per fini privati), rompe i principi di competenza strutturale e si avvale a piacimento di familiari e imprenditori privati. Questo fenomeno aggredisce il principio cardine dello Stato moderno: l'impersonalità dell'esercizio del potere. Sebbene elementi come lo spoils system o la tendenza alla "presidenza imperiale" abbiano radici storiche lontane (da Andrew Jackson al Maccartismo), la presidenza attuale ha accentuato e approfondito queste trasformazioni in modo inedito.
La crisi della rappresentanza in Italia: In Italia si è aperto un profondo fossato tra il "paese reale" e il "paese legale". Questo è dovuto a diversi fattori concorrenti:
Un crollo verticale della partecipazione ai partiti (passati da circa 4 milioni di iscritti a poco più di 500 mila), con una forte verticizzazione e una perdita della capacità associativa.
La frammentazione e disgregazione sindacale (si stimano circa 500 sindacati e oltre 1000 contratti collettivi), che genera fenomeni di "dumping retributivo".
Un'inversione storica del rapporto tra aventi diritto al voto e votanti effettivi: tra il 1861 e il 1913 l'allargamento del suffragio aveva portato a un aumento dei votanti; dalla metà del secolo scorso al 2022, invece, a fronte di un aumento degli aventi diritto (dall'61% all'86% della popolazione), i votanti effettivi sono scesi dal 93% al 63% a causa dell'astensionismo.
L'abbandono del suffragio capacitario, che ha comportato un declino qualitativo della classe politica eletta.
La sparizione dei media come intermediari: L'avvento della comunicazione "many to many" ha portato al declino della stampa, della radio e della televisione come filtri della comunicazione politica. Senza la mediazione del giornalista (che seleziona e interpreta le notizie), la sfera pubblica si è privatizzata, aumentando l'individualismo, l'antagonismo e la forte polarizzazione delle opinioni.
L'evoluzione storica dell'impersonalità del potere: Lo Stato moderno si fonda sulla distinzione tra ufficio pubblico e titolare dello stesso. Cassese ripercorre questa evoluzione attraverso tre autori:
Kantorowicz (The King's Two Bodies): mostra come il diritto inglese medievale attribuisse al sovrano due corpi (quello naturale, mortale, e quello politico, immortale), gettando le basi per la separazione tra persona e funzione.
Otto Hintze: evidenzia come la nascita dello Stato moderno coincida con la stabilità degli uffici a discapito dei rapporti personali di fedeltà.
Max Weber: definisce il dominio "legale-razionale", in cui l'obbedienza è rivolta a norme impersonali e l'ufficio è nettamente separato dalla persona del funzionario, senza poter essere trasmesso per via privata o ereditaria.
La lezione dimenticata del passato (La testimonianza di Croce): Attraverso la pubblicazione dei diari e delle lettere di Benedetto Croce comprese tra il 1923 e il 1926, l'articolo mostra la concreta transizione dal regime liberale a quello autoritario in Italia:
Inizialmente (1923), Croce guardò al fascismo con una certa indulgenza, ritenendolo un "gran servizio" contro il socialismo e una scossa a un liberalismo degenerato, sperando potesse fare da "ponte di passaggio" verso uno Stato liberale più forte.
Successivamente, a fronte delle leggi liberticide e della soppressione della stampa (1925), Croce registrò l'impossibilità dell'opposizione attiva e teorizzò la necessità della "dissimulazione onesta" e del rifugio negli studi per poter sopravvivere interiormente.
L'epilogo è segnato dal contatto fisico con la violenza di regime (novembre 1926), quando la sua casa venne devastata da una squadra di fascisti, evento commentato da Croce con amara ironia come la "visita dello Stato Etico".
3. Elenco focus
La personalizzazione del potere politico contemporaneo (con il superamento della distinzione tra sfera pubblica e privata).
Il divario tra paese reale e paese legale (causato da astensionismo, crisi dei partiti e frammentazione sindacale).
La disintermediazione informativa (la transizione dai media tradizionali e dal ruolo del giornalista alla comunicazione frammentata e polarizzata "many to many").
L'astoricismo della scienza politica attuale, incapace di leggere le metamorfosi interne ai regimi politici esistenti.
I tre rischi di deviazione democratica individuati da Tocqueville: la tirannide della maggioranza, il cesarismo/despota verticale e lo Stato tutore/Leviatano (dispotismo mite).
Il contrasto tra la teoria weberiana del dominio legale-razionale (fondato sull'ufficio impersonale) e le prassi politiche attuali.
Conclusione critica
Dall'analisi di Sabino Cassese emerge un quadro preoccupante in cui le democrazie occidentali non crollano necessariamente sotto i colpi di colpi di stato tradizionali, ma si svuotano e si corrompono dall'interno. Il fulcro del problema risiede nel progressivo smantellamento delle istituzioni impersonali a favore di una gestione privatistica e fortemente personalizzata del potere politico (evidente nel caso della presidenza Trump).
Parallelamente, la democrazia italiana soffre di una crisi di partecipazione e di una scomparsa dei corpi intermedi — partiti, sindacati e media tradizionali — che storicamente facevano da ponte tra la società e le istituzioni. Questa "disintermediazione" non ha liberato il cittadino, ma lo ha atomizzato, creando un'arena pubblica polarizzata e priva di una classe dirigente selezionata per competenze.
La parte finale dell'articolo, dedicata a Benedetto Croce, funge da severo monito storico. La parabola del filosofo — che inizialmente tollerò il fascismo considerandolo una parentesi temporanea per ristabilire l'ordine, per poi ritrovarsi la casa devastata dalle camicie nere — dimostra la pericolosità delle sottovalutazioni intellettuali e politiche di fronte alle prime derive autoritarie. L'invito finale di Cassese è chiaro: per evitare il compiersi del "dispotismo" preconizzato da Tocqueville, è indispensabile che la dottrina giuridica e politica torni a studiare la storia e le mutazioni interne dei regimi, individuando i fattori di crisi prima che le derive diventino irreversibili.
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