LO STALLO - ANTONIO FLORIDIA 5 Luglio 2026

 

FONTE ytali. - Lo stallo 

https://ytali.com/2026/07/05/lo-stallo/

Lo stallo

I numeri non raccontano una travolgente avanzata della destra né una debacle della sinistra. Raccontano piuttosto un quadro statico, nel quale il blocco sociale che sostiene il governo tiene, mentre il campo progressista continua a mostrare una scarsa capacità espansiva.

ANTONIO FLORIDIA 5 Luglio 2026

L’articolo di Stefano Fassina si propone un obiettivo meritorio: quello di non sottacere le “verità scomode”, che riguardano lo stato effettivo dei rapporti di forza politici ed elettorali in Italia, le condizioni della sinistra e il raffronto tra gli ultimi sondaggi e i risultati delle elezioni del 2022. Diciamo subito che la sostanza politica del discorso di Fassina rimane la stessa, la condivido e su di essa dirò qualcosa, ma i dati da cui partire forse hanno bisogno di alcune precisazioni.

Se prendiamo il nucleo più ristretto del centrosinistra (Pd+Avs+Più Europa) si passa dal 26,1 per cento del 2022 al 28,2 attuale. Il M5S passa dal 15,4 al 14,3. In totale, dal 41,6 al 42,5, grazie soprattutto all’avanzata di Avs (quasi tre punti, dal 3,6 al 6,2).

Un discorso a parte merita l’area centrista che nel 2022 correva autonomamente, e quindi giovandosi di questa collocazione fuori dalle due maggiori coalizioni, con una sola lista, IV/Azione, che ottenne il 7,8 per cento. Oggi le due liste separate otterrebbero rispettivamente il 2 per cento e il 3 per cento. Se sommiamo solo il 2 per cento di Renzi al resto del “campo largo”, si giunge alla percentuale del 44,5.

E veniamo alla destra: nel complesso, le quattro componenti della coalizione avevano il 43,8 per cento. Oggi hanno il 41,7 per cento, a cui però va aggiunto il 6 per cento attribuito oggi a Vannacci, toccando il 47,7 per cento. Quindi un’espansione dell’area della destra: ma a spesa di chi? Non a danno della sinistra che, come abbiamo detto, guadagna poco, ma guadagna qualcosa, circa un punto. L’area della destra, dunque, si allarga probabilmente grazie all’acquisizione di elettori di area centrista, che perde quasi tre punti, e soprattutto all’ingresso di elettori di altre liste che avevano ottenuto il 7 per cento e ora sono date solo al 4,5. Tra queste liste, ricordiamo, ce n’era una sola di sinistra, l’Unione Popolare di De Magistris, con l’1,4 per cento, ma c’erano soprattutto liste di carattere “sovranista”: Italexit, con un notevole 1,9, e Italia Sovrana e Popolare, con l’1,2. In genere, nei confronti correnti, si sottovaluta il peso, ridotto ma significativo, di queste forze.

Perché la destra tiene senza avanzare davvero

Dunque, si può dire che vi sia un consolidamento dell’area elettorale di destra, con l’arrivo di ex elettori centristi e di voto “disperso”, e forse anche dall’astensione. Ma non si può dire che vi sia stata una “travolgente” avanzata della destra, o una completa debacle della sinistra: è una situazione statica, poco mobile, ma è proprio questo che ci deve preoccupare. Come mai, si chiede Fassina, dopo quattro anni di governo, il consenso alla destra non si è intaccato? È questo un punto su cui l’analisi e la discussione a sinistra sono piuttosto latitanti.

Forse bisogna tornare a ragionare su ciò che un tempo si chiamavano “i blocchi sociali”, le coalizioni di interessi, la “composizione di classe” della società italiana. Qui si possono dare solo alcuni spunti di riflessione. In primo luogo, la destra al governo si è caratterizzata in questi anni, dietro l’apparente immobilismo, per la cura meticolosa, la protezione e la manutenzione degli interessi sociali della propria base elettorale. Non ha senso rimproverare al governo che “non ha fatto nulla”. È proprio questo che mantiene il consenso: ovvero, la difesa di quella galassia corporativa e micro-corporativa che sta trascinando sempre più in basso la società e l’economia italiana, in una spirale perversa di scarsa produttività e di bassi salari, con una pletora di piccole imprese e lavoratori autonomi, o pseudo tali, che sopravvivono ai margini solo grazie all’evasione e ai regimi fiscali di favore. Una trappola in cui economia e politica si paralizzano a vicenda: piccoli e grandi interessi “bloccano” possibili innovazioni, esercitano poteri di veto, interessati solo alla conservazione dello status quo. E tutto ciò si riflette negli equilibri politici ed elettorali.

La sinistra e il nodo della rappresentanza sociale

Afronte di tutto ciò, la staticità della sinistra, e del Pd in particolare, nasce da un progressivo restringimento delle sue basi sociali di rappresentanza, che purtroppo ha origini ormai lontane nel tempo e non è facile ora contrastare nel breve periodo: solo il M5S, in parte, riesce a intercettare un elettorato di disoccupati e lavoratori precari, e non sappiamo fino a quando riuscirà ancora a farlo, mentre il resto della sinistra si fonda su un consenso imperniato soprattutto su orientamenti culturali, etici e valoriali e su elettori di reddito medio-alto. Sappiamo, da tempo, che la collocazione “oggettiva” di classe non comporta in alcun modo, automaticamente, una coscienza collettiva rivolta al cambiamento – la “coscienza di classe” portata “dall’esterno”: vi ricorda qualcosa? – ma oggi questo divario è ancora più vero e ancora più stridente, dato il quadro di frammentazione e individualizzazione che caratterizza la società contemporanea. Solo la politica, una politica degna di questo nome, potrebbe combatterlo, ma in questo momento la sinistra non sembra avere una visione con il respiro necessario, in grado di invertire questa tendenza, ed è anche per questo che non mostra alcuna capacità espansiva: non si riesce più ad andare oltre i confini dell’area di consenso sociale già acquisito.

Soprattutto, la sinistra non sta prospettando una visione di governo che si ponga l’obiettivo di scomporre e disarticolare il blocco degli interessi che sostengono la destra: è una classica lezione quella per cui bisogna innanzitutto disaggregare il fronte avversario, isolando gli interessi da colpire e recuperando a una prospettiva diversa interessi che non sono incompatibili con la tua prospettiva di cambiamento. Di fronte a una società segnata dall’incertezza, una strategia di cambiamento può avere successo solo se riesce a incunearsi nella costellazione dei piccoli interessi che fanno da base di consenso alla destra; ma questo può accadere solo se rendi credibili e tangibili i vantaggi del cambiamento, e nello stesso tempo riesci a essere rassicurante: nel dubbio, la gente, anche chi avrebbe molto poco da difendere, si tiene stretto quello che ha.

Si prenda il caso della “patrimoniale”: ottima questione, un tema che occorrerà affrontare nei modi e nei tempi dovuti, ma che, come parola d’ordine, non sposta alcun voto, anzi rischia di farli perdere. Perché? Perché non basta annunciare una singola proposta, più o meno apprezzabile: in materia fiscale devi fare una proposta complessiva, che si ispiri al principio costituzionale della progressività, fondata sulla riduzione e sul riequilibrio fiscale a favore delle fasce medio-piccole di reddito, e quindi evitando di parlare, in modo isolato, fuori da questo contesto, di “patrimoniale” come misura-bandiera, che convince solo chi è già convinto.

Fassina conclude il suo intervento dicendo che forse siamo ancora in tempo. Ci sarà un lavoro di lunga lena, ma nell’immediato, in vista delle elezioni del 2027, io mi accontenterei di una coalizione progressista che lanci alcuni messaggi chiari e forti su alcune questioni-chiave, e sappia mobilitare anche sul piano democratico le energie che sono emerse in occasione del referendum. Se è vero che “non paga” un generico appello antifascista, non bisogna sottovalutare la potenzialità che oggi esprime la difesa della Costituzione, a fronte delle pulsioni autoritarie e plebiscitarie di cui la destra si alimenta.

Sono ancora molte le incognite, a cui è legato l’esito delle elezioni, a cominciare dagli sviluppi della vicenda di Vannacci. La partita è aperta, quale che sia il sistema elettorale con cui si voterà, ma la sinistra ha  il dovere di giocarla al meglio, pur appesantita dagli errori che si porta dietro da decenni. .

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Gemini


Ecco un'esposizione sintetica per punti delle principali argomentazioni contenute nell'articolo di Antonio Floridia su ytali.:

1. Il quadro elettorale: stasi anziché svolta

Nessun trionfo né débâcle: I dati elettorali e i sondaggi attuali, messi a confronto con le elezioni del 2022, non descrivono un'avanzata travolgente della destra né un crollo della sinistra, bensì un quadro politico fortemente statico.

Lo spostamento dei voti a destra: L'allargamento della destra (dovuto anche al peso del generale Vannacci) non avviene a scapito della sinistra, che anzi guadagna circa un punto percentuale (trainata soprattutto da Avs). La destra cresce drenando consensi dall'area centrista e da formazioni minori (come le liste sovraniste del 2022).

2. Perché la destra mantiene il consenso

La manutenzione degli interessi di base: Il consenso della destra non si è intaccato in quattro anni di governo perché l'esecutivo ha protetto meticolosamente i piccoli e grandi interessi della propria base elettorale.

La trappola del blocco sociale corporativo: La destra tutela una galassia corporativa e micro-corporativa (piccole imprese, lavoratori autonomi e pseudo tali) legata a regimi fiscali di favore e tolleranza verso l'evasione. Questa difesa dello status quo paralizza l'innovazione e l'economia (bassa produttività, bassi salari), ma garantisce stabilità politica al governo.

3. I limiti strutturali della sinistra

Restringimento della rappresentanza: La sinistra e il Pd faticano a espandersi perché la loro base sociale si è ridotta: oggi raccolgono consensi principalmente tra i ceti a reddito medio-alto e su basi prettamente culturali ed etiche. Solo il M5S intercetta, in parte, il disagio di disoccupati e precari.

Mancanza di una visione per disarticolare l'avversario: Alla sinistra manca una strategia capace di incunearsi nel blocco sociale della destra. Per vincere, dovrebbe isolare gli interessi da colpire e rassicurare quella parte di elettorato che, pur non avendo molto da difendere, nel dubbio sceglie di conservare ciò che ha per paura dell'incertezza.

4. Errori comunicativi e proposte isolate (Il caso "patrimoniale")

L'errore delle misure-bandiera: Lanciare singole proposte isolate (come la tassa patrimoniale) non sposta voti e rischia di essere controproducente, poiché convince solo chi è già convinto.

La necessità di riforme complessive: Qualsiasi intervento fiscale deve essere inserito in una riforma complessiva basata sulla progressività costituzionale e sulla riduzione palpabile delle tasse per i redditi medio-bassi.

5. Prospettive in vista delle elezioni 2027

Messaggi chiari e mobilitazione sulla Costituzione: Per le elezioni politiche del 2027, la coalizione progressista non deve limitarsi a un generico appello antifascista, ma deve puntare sulla difesa attiva della Costituzione contro le pulsioni autoritarie della destra, sfruttando l'energia democratica già emersa durante la campagna referendaria.

La partita per il 2027 resta aperta e legata a diverse incognite politiche, ma richiede alla sinistra un cambio di passo nella comprensione e nella scomposizione dei blocchi sociali del Paese.



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