Autore: Jan Toporowski Titolo: Kalecki y la visión estructuralista del desarrollo económico

 

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  • Scheda bibliografica

  • Punti focali

  • Abstract tradotto

  • Analisi per punti

  • Conclusione critica

Tutto ciò deriva direttamente dal testo che hai caricato, e ogni volta che cito o parafrasi contenuti del documento, includo la citazione richiesta.

📚 Scheda bibliografica

Autore: Jan Toporowski Titolo: Kalecki y la visión estructuralista del desarrollo económico Rivista: El Trimestre Económico, vol. XCIII (1), n. 369 Anno: gennaio–marzo 2026 Pagine: 7–26 DOI: 10.20430/ete.v93i369.3344 Lingua originale: Inglese (tradotto in spagnolo da Alejandra S. Ortiz García) Affiliazione autore: King’s College London; London School of Economics

https://www.eltrimestreeconomico.com.mx/index.php/te/article/view/3344

⭐ Punti focali dell’articolo

  1. Kalecki come precursore del pensiero sullo sviluppo: già negli anni ’20–’30 analizza materie prime, industria e rapporti di classe nei paesi periferici.

  1. Critica al protezionismo “semplicistico”: la sostituzione delle importazioni non basta senza riforma agraria e redistribuzione.

  1. Il nodo centrale: il finanziamento dello sviluppo come problema fiscale, non di “trovare capitali”.

  1. Inflazione primaria: quando l’offerta di beni essenziali non cresce quanto l’occupazione, i salari reali cadono.

  1. Critica al modello strutturalista: ignora la distribuzione del reddito e la circolazione monetaria tra classi.

  1. Il caso Cuba (1960–1962): scontro tra ottimismo strutturalista (CEPAL, Boti, Guevara) e realismo kaleckiano.

  1. Conclusione: Kalecki resta attuale perché individua limiti strutturali che né il keynesismo né lo strutturalismo risolvono.

📄 Abstract (traduzione italiana)

Questo articolo celebra il 70º anniversario della conferenza di Kalecki in Messico sul finanziamento dello sviluppo economico. La prima parte presenta il modello teorico che sostiene la sua visione del finanziamento dello sviluppo. La seconda riassume i fondamenti dello strutturalismo (Prebisch–Singer) e della strategia di sostituzione delle importazioni. La terza analizza il confronto tra Kalecki e lo strutturalismo attraverso il caso di Cuba, evidenziando divergenze teoriche e pratiche. La quarta parte riflette sulla rilevanza contemporanea del pensiero di Kalecki e dello strutturalismo.

🔍 Analisi per punti (con citazioni)

1. Origini del pensiero di Kalecki

Kalecki si forma negli anni ’20 studiando mercati delle materie prime e industria polacca, influenzato da Hilferding e Luxemburg, che analizzano l’esportazione di capitali verso paesi periferici.

Durante il periodo ONU (1945–1955) approfondisce i problemi dei paesi in via di sviluppo e poi, tornato in Polonia, organizza seminari e consulenze per India e Cuba.

2. Critica al protezionismo “meccanico”

Kalecki recensisce Manoilescu e critica l’idea che basti proteggere l’industria per sviluppare un paese: senza riforma agraria, la crescita industriale genera inflazione e rendite improduttive.

“Presentar el libre comercio como el único obstáculo [...] es desviar la atención de problemas sociales tan urgentes como la reforma agraria.”

3. Il problema del finanziamento dello sviluppo

Kalecki mostra che l’investimento si autofinanzia: ogni investimento genera il proprio risparmio.

“La inversión crea su contraparte de ahorro.”

Il vero limite non è finanziario, ma inflazionistico: se l’offerta di beni essenziali non cresce, i salari reali cadono.

4. Inflazione primaria

Quando l’occupazione cresce più rapidamente dell’offerta di alimenti e beni essenziali, i prezzi salgono e i salari reali scendono.

“La reacción de los trabajadores [...] iniciándose así una espiral de salarios y precios.”

5. Critica alla strategia strutturalista

Gli strutturalisti (Prebisch, CEPAL) puntano su:

  • sostituzione delle importazioni

  • protezionismo

  • pianificazione industriale

  • autonomia politica

Ma Kalecki osserva che ignorano la circolazione monetaria tra classi: nei paesi poveri, l’aumento della domanda finisce nelle mani di commercianti, latifondisti, prestatori, non nei produttori.

6. Il caso Cuba (1960–1962)

La CEPAL vede Cuba come laboratorio ideale. Regino Boti e Che Guevara guidano la pianificazione con entusiasmo.

Kalecki visita Cuba e redige un piano quinquennale “ipotetico”, dubitando dei dati disponibili.

Individua il nodo critico: l’agricoltura. Senza aumento dell’offerta alimentare, l’industrializzazione accelera l’inflazione e riduce i salari reali.

Il suo piano non viene discusso: il bloqueo USA del 1960–61 paralizza l’economia e cambia tutto.

7. Conclusione dell’articolo

Kalecki condivide con lo strutturalismo:

  • l’obiettivo dell’industrializzazione

  • la critica al sistema monetario internazionale

  • la restrizione esterna

Ma aggiunge un limite decisivo: la distribuzione del reddito e l’offerta di beni essenziali.

🧭 Conclusione critica (mia elaborazione)

L’articolo di Toporowski mostra che Kalecki anticipa un punto che oggi è centrale: lo sviluppo non è solo questione di investimenti, ma di struttura sociale. La sostituzione delle importazioni, senza riforma agraria e redistribuzione, genera inflazione e fuga di capitali. Il caso Cuba è emblematico: entusiasmo strutturalista, ma limiti materiali (agricoltura, salari reali, dati incompleti) e shock geopolitico (blocco USA) rendono impossibile la pianificazione ottimista.

Kalecki resta attuale perché:

  • vede il ruolo delle classi sociali nella dinamica inflazionaria

  • interpreta il finanziamento dello sviluppo come problema fiscale, non creditizio

  • anticipa i limiti del capitalismo globale per i paesi periferici

Toporowski dimostra che, nel confronto con lo strutturalismo, Kalecki è più realistico, più attento alla distribuzione e più consapevole dei vincoli materiali.

Se vuoi, posso anche:

  • preparare una versione ancora più sintetica

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Dimmi tu la direzione.

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CLAUDE 4-8-26

Ho letto l'articolo — è un testo lungo e denso (quasi 20 pagine), pubblicato su El Trimestre Económico (UNAM/FCE), protetto da copyright. Posso produrre la scheda analitica come sempre, ma non posso tradurre e riprodurre l'intero testo: una traduzione integrale equivarrebbe a riprodurre in altra lingua la totalità di un'opera coperta da diritto d'autore, cosa che non posso fare anche in un documento scaricabile. Se ti serve per il lavoro con Monthly Review Press ti consiglio di verificare prima i diritti di traduzione con l'editore (FCE/UNAM).

Quello che posso offrirti al posto della traduzione integrale:

  • una sintesi molto più estesa e dettagliata di quella della scheda, sezione per sezione, in italiano (parafrasi ampia, non traduzione letterale)
  • la traduzione di singole citazioni o passaggi specifici che mi indichi (entro i limiti d'uso corretto)

Intanto ecco la scheda completa.

Scheda bibliografica

Autore: Jan Toporowski Titolo (ES): Kalecki y la visión estructuralista del desarrollo económico Titolo (EN): Kalecki and the structuralist view of economic development Fonte: El Trimestre Económico, vol. XCIII (1), n. 369 (gennaio-marzo 2026), pp. 7-26 DOI: 10.20430/ete.v93i369.3344 Traduzione dall'inglese: Alejandra S. Ortiz García Nota sull'autore: Toporowski è al Dipartimento di Sviluppo Internazionale del King's College London e alla London School of Economics. Tipo di testo: Saggio storico-teorico di economia dello sviluppo, in forma commemorativa (70° anniversario della conferenza di Kalecki al CEMLA, Città del Messico, 1953), con ricostruzione d'archivio e caso di studio (Cuba, 1960-61).


Elenco punti focali

  • Il modello kalec­kiano del finanziamento dell'investimento in un'economia a due settori (beni di consumo/beni di investimento) e tre classi (capitalisti, lavoratori, piccoli proprietari)
  • La tesi per cui l'investimento "si finanzia da sé" tramite il meccanismo credito-risparmio, ma genera "inflazione primaria" quando l'offerta di beni di consumo è anelastica
  • La centralità della riforma agraria come condizione per uno sviluppo senza inflazione (l'offerta alimentare anelastica come vincolo strutturale)
  • Il confronto Kalecki/strutturalismo cepalino: entrambi scettici sul sistema monetario internazionale dominato dai paesi industrializzati, ma divergenti sul "keynesismo idraulico" che gli strutturalisti innestano sull'autonomia di policy
  • La critica di Kalecki alla scarsità di capitale come falso vincolo (Manoilescu) e alla sostituzione delle importazioni come condizione sufficiente
  • Il caso cubano (1960-61): il piano quinquennale "ipotetico" di Kalecki, lo scontro tra "pianificazione euforica" (Boti, Guevara) e il realismo kalec­kiano su agricoltura e industrializzazione accelerata
  • La funzione fiscale, non creditizia, del finanziamento dello sviluppo secondo Kalecki — in contrasto con l'enfasi attuale sui flussi di credito internazionale
  • L'attualità della tesi: la persistenza di un "bias" strutturale del sistema economico internazionale contro i paesi in via di sviluppo, oggi aggravato da guerre, pressioni deflazionistiche e protezionismo

Abstract

L'articolo commemora il settantesimo anniversario della conferenza tenuta da Michał Kalecki al CEMLA di Città del Messico nel 1953 sul finanziamento dello sviluppo economico. Toporowski ricostruisce il modello teorico kalec­kiano — un'economia a due settori e tre classi in cui l'investimento genera automaticamente il proprio risparmio, ma può produrre "inflazione primaria" quando l'offerta di beni-salario (soprattutto alimenti) è rigida — e lo mette a confronto con l'economia dello sviluppo strutturalista di ispirazione cepalina (Prebisch-Singer, sostituzione delle importazioni). Se Kalecki condivide con gli strutturalisti la diagnosi di un sistema monetario internazionale strutturalmente sfavorevole ai paesi periferici, se ne distacca per il rifiuto del "keynesismo idraulico" che ignora la distribuzione di classe del reddito monetario generato dall'investimento. Il nucleo storico dell'articolo è la missione di Kalecki a Cuba nel 1960, dove il suo scetticismo sull'industrializzazione accelerata e sulla riforma agraria voluta da Guevara si scontrò con l'euforia pianificatoria del governo rivoluzionario, poi smentita dal razionamento del 1962. La conclusione sostiene l'attualità della prospettiva kalec­kiana: il problema dello sviluppo resta anzitutto fiscale e distributivo, non creditizio, e il sistema internazionale continua a penalizzare i paesi poveri — oggi aggravato da guerre e protezionismo crescente.


Descrizione per punti

1. Introduzione — Kalecki come economista dello sviluppo Toporowski apre ricordando come, a differenza di Keynes, Kalecki abbia dedicato gran parte della propria opera ai problemi dei paesi in via di sviluppo, formandosi negli anni '20 sui dibattiti polacchi (Hilferding, Luxemburg) sull'esportazione di capitale, per poi lavorare all'ONU (1945-55) e infine consigliare i governi di India e Cuba.

2. La critica giovanile a Manoilescu La prima incursione di Kalecki nell'economia dello sviluppo (1938) è una recensione critica della tesi protezionistica di Manoilescu: pur riconoscendo il vantaggio della sostituzione delle importazioni sul piano della produttività, Kalecki respinge sia l'obiezione neoclassica sulla scarsità di capitale (superabile grazie alla disoccupazione rurale) sia l'idea che la sola protezione industriale basti allo sviluppo, in assenza di riforma agraria.

3. Riforma agraria e offerta anelastica di alimenti Punto teorico ricorrente: senza riforma agraria, l'eventuale surplus finanziario agricolo viene assorbito da rendite fondiarie e debito rurale, alimentando il consumo di lusso anziché l'investimento produttivo — anticipando così il vincolo dell'offerta anelastica di beni-salario, cardine della successiva teoria dell'inflazione.

4. Il modello del finanziamento dell'investimento (1954) Sezione centrale: in un'economia chiusa a due settori/tre classi, l'investimento genera sempre il proprio risparmio; non esiste dunque un limite "finanziario" in senso stretto. Il vero problema è se il finanziamento generi "inflazione primaria": se la capacità produttiva di beni di consumo è elastica, la domanda addizionale viene assorbita; se è rigida, si produce "risparmio forzato" tramite la caduta dei salari reali, con rischio di spirale salari-prezzi.

5. Investimento pubblico e imposizione fiscale Kalecki mostra che l'investimento pubblico finanziato a debito non è, in sé, più inflazionistico di quello privato — anzi, diventa essenziale quando l'iniziativa privata resta bassa. Raccomanda tassazione dei consumi capitalistici, restrizioni creditizie selettive e indicizzazione del credito bancario (esempio della Cina popolare) per contenere l'accumulazione speculativa, pur ribadendo che questi strumenti non risolvono l'"inflazione primaria", di natura strutturale.

6. Il capitale estero: critica anticipata ai "prezzi di transferenza" Analizzando l'economia aperta, Kalecki distingue tra sovvenzioni, prestiti e investimento diretto estero, segnalando per primo (secondo l'autore) il rischio di abuso dei "prezzi di transferenza" da parte delle corporation internazionali — nota storiografica di rilievo di Toporowski.

7. Kalecki e Sachs (1966): il limite dei prestiti in valuta estera Sviluppo successivo: Kalecki e Sachs sostengono che i prestiti in valuta estera non risolvono ma rinviano i problemi di bilancia commerciale, e privilegiano il rimborso in moneta locale o in beni prodotti dal paese ricevente (sul modello del blocco socialista).

8. Il confronto con lo strutturalismo cepalino Toporowski contrappone il modello kalec­kiano al paradigma strutturalista (Prebisch-Singer, sostituzione delle importazioni, controlli di capitale): entrambi condividono la diagnosi di un sistema commerciale-finanziario dominato dai paesi industrializzati, ma Kalecki rifiuta l'assunto "idraulico" secondo cui l'eccedenza di manodopera assorbirebbe automaticamente la domanda senza pressioni inflazionistiche, insistendo invece sulla struttura di classe che intercetta il flusso monetario generato dall'investimento (commercianti, latifondisti, prestatori, imprese estere).

9. Il caso Cuba (1960-61) Sezione narrativa: la CEPAL, guidata da Prebisch, fornisce il quadro teorico e il personale tecnico (Regino Boti, altri economisti CEPAL) al nuovo governo cubano, mentre Che Guevara dirige la Banca centrale con entusiasmo rivoluzionario. Kalecki viene invitato a redigere un piano quinquennale "ipotetico" (1960): sostiene la piena occupazione entro il 1965 e un aumento dei consumi del 30%, ma è scettico sia sull'espropriazione dei latifondi (mancanza di personale tecnico) sia sulla distribuzione ai contadini locali, e giudica prematura l'industrializzazione accelerata voluta dal governo, temendo inflazione da eccesso di domanda su offerta alimentare rigida. Il piano non viene mai discusso ufficialmente a causa della crisi politica (rottura diplomatica USA-Cuba, Baia dei Porci). L'"euforia pianificatoria" denunciata da Dudley Seers culmina nella previsione (poi smentita) di Boti di un Cile... anzi di una Cuba al livello di vita europeo entro dieci anni; nel 1962 il governo è costretto al razionamento.

10. Conclusione Toporowski conclude che la prospettiva kalec­kiana resta valida: il principale mutamento dal 1970 (anno della morte di Kalecki) è la crescita colossale del credito internazionale, che ha prodotto crisi debitorie cicliche legate al superciclo dei prezzi delle materie prime, senza risolvere il vincolo dell'offerta di beni di prima necessità nei paesi poveri. Anche gli obiettivi di sviluppo sostenibile, pur ampliando i progetti di investimento, non superano questo collo di bottiglia. La chiusura, in tono esplicitamente engagé, lega l'analisi storica all'attualità: guerre, deflazione e protezionismo minacciano di aggravare ulteriormente le condizioni dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo.


Conclusione critica

Il saggio di Toporowski si distingue nel corpus già schedato per il suo carattere insieme storiografico e teorico: non si limita a esporre le tesi di Kalecki sul finanziamento dello sviluppo, ma le colloca criticamente rispetto al paradigma strutturalista cepalino, individuando con precisione il punto di frizione teorica — il rifiuto kalec­kiano del "keynesismo idraulico" che astrae la domanda aggregata dalla circolazione monetaria fra classi sociali. Questo è precisamente il tipo di distinzione strutturale/causale (rapporti di classe, distribuzione del reddito monetario) contro l'analisi tecnico-aggregata che il metodo di lettura adottato in questo lavoro privilegia: il saggio supera nettamente il livello della semplice "correzione tecnica" per ancorarsi a un'analisi di potere e di classe.

Il caso cubano funziona come banco di prova empirico particolarmente efficace, perché mostra la tesi teorica all'opera in una situazione politica concreta — e Toporowski ha il merito di non edulcorare l'episodio: il realismo kalec­kiano si rivela corretto nella sostanza (l'inflazione e il razionamento arrivano puntualmente), ma l'articolo lascia opportunamente aperta un'ambiguità di fondo, esplicitamente segnalata dall'autore: Kalecki "sembra aver ignorato" il deterioramento della posizione internazionale di Cuba (nazionalizzazioni, embargo statunitense) che di per sé, indipendentemente dai difetti della pianificazione interna, avrebbe reso qualunque piano difficilmente praticabile. Questo è un limite reale dell'articolo più che di Kalecki: Toporowski registra il punto ma non lo sviluppa in un'analisi del rapporto fra vincolo esterno imposto dal blocco imperialista e vincoli interni di struttura produttiva — una distinzione che sarebbe stata utile approfondire, dato che l'intero impianto dell'articolo insiste altrove proprio sul "sistema internazionale" come struttura di potere.

Un secondo limite riguarda la sezione conclusiva: il passaggio dall'analisi storica all'attualità (credito internazionale, superciclo delle materie prime, obiettivi di sviluppo sostenibile) resta piuttosto compresso, quasi un poscritto, e meriterebbe un aggancio più esplicito alla letteratura più recente sul debito sovrano dei paesi del Sud globale — un limite simile, per genere di argomentazione asserita più che sviluppata, a quello già rilevato nel testo di Toporowski su politica monetaria e capitalismo schedato in precedenza, il che suggerisce un tratto ricorrente nello stile dell'autore quando si sposta dal registro storico-analitico a quello di attualità politica.

Rispetto al corpus complessivo, questo saggio si colloca tra i testi a più alto tasso di ricostruzione storiografica (uso di fonti d'archivio, corrispondenza, cronologia degli eventi cubani), distinguendosi sia dai pezzi di congiuntura sia dai testi di pura teoria astratta, e risultando per questo un tassello particolarmente utile per la comprensione del rapporto tra kaleckismo e strutturalismo cepalino nella storia del pensiero economico eterodosso latinoamericano.

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TRADUZIONE DEEPSEEK

10.20430/ete.v93i369.3344

Kalecki e la visione strutturalista dello sviluppo economico*

Jan Toporowski**

ABSTRACT

Questo articolo commemora il 70º anniversario della storica conferenza di Kalecki in Messico sul finanziamento dello sviluppo economico. La prima parte delinea il modello teorico alla base della visione di Kalecki sul finanziamento dello sviluppo. La seconda parte riassume i fondamenti dell'economia strutturalista dello sviluppo nell'approccio di Prebisch-Singer al commercio internazionale e alle strategie di sviluppo basate sulla sostituzione delle importazioni. La terza parte esamina il confronto tra la visione di Kalecki sulla strategia di sviluppo economico e l'approccio strutturalista nel caso di Cuba, evidenziando le differenze tra entrambe le prospettive. La quarta parte conclude con alcune riflessioni sull'attuale rilevanza dello strutturalismo e della visione di Kalecki sullo sviluppo economico.

Parole chiave: Kalecki; strutturalismo; sviluppo economico; finanziamento dello sviluppo. Codici JEL: B27, E11, E12, F4, O11.

RIASSUNTO

Questo articolo commemora il 70º anniversario della storica conferenza di Kalecki in Messico sul finanziamento dello sviluppo economico. La prima parte delinea il modello teorico alla base della visione di Kalecki sul finanziamento dello sviluppo. La seconda parte riassume i fondamenti dell'economia strutturalista dello sviluppo nell'approccio di Prebisch-Singer al commercio internazionale e alle strategie di sviluppo basate sulla sostituzione delle importazioni. La terza parte esamina il confronto tra la visione di Kalecki sulla strategia di sviluppo economico e l'approccio strutturalista nel caso di Cuba, evidenziando le differenze tra entrambe le prospettive. La quarta parte conclude con alcune riflessioni sull'attuale rilevanza dello strutturalismo e della visione di Kalecki sullo sviluppo economico.

Parole chiave: Kalecki; strutturalismo; sviluppo economico; finanziamento dello sviluppo. Codici JEL: B27, E11, E12, F4, O11.

INTRODUZIONE

L'economista polacco Michal Kalecki è famoso per aver anticipato caratteristiche essenziali della Teoria generale di Keynes prima della sua pubblicazione. Sia l'importanza di quel libro che l'anticipazione di Kalecki continuano ad essere oggetto di dibattito; ciò che è certo è che c'è poco nella Teoria generale – o negli scritti di Keynes – che possa essere applicato ai paesi in via di sviluppo, al di là di questioni generali sulla stabilizzazione finanziaria e i prezzi delle materie prime. Al contrario, Kalecki dedicò gran parte della sua opera ai problemi di questi paesi e conta ancora oggi un piccolo ma importante gruppo di seguaci tra gli economisti dello sviluppo. Questo fa sì che la commemorazione della sua storica conferenza in Messico sul finanziamento dello sviluppo economico sia un'occasione opportuna per riflettere sulla sua eredità e sulla sua attuale importanza.

Kalecki entrò in contatto con l'economia politica dello sviluppo durante i suoi anni di formazione come economista negli anni Venti. I suoi primi scritti di economia analizzarono i mercati delle materie prime e lo sviluppo industriale in Polonia, basandosi sui dibattiti politici che si svolgevano in quel paese intorno alle opere di Rudolf Hilferding e Rosa Luxemburg, i quali attribuivano un ruolo importante all'esportazione di capitale verso i paesi in via di sviluppo nelle loro analisi del capitalismo. Durante il decennio in cui lavorò presso le Nazioni Unite, dal 1945 al 1955, Kalecki esaminò in dettaglio i problemi dei paesi in via di sviluppo; dopo il suo ritorno in Polonia nel 1955, organizzò seminari e progetti di ricerca su tali paesi e consigliò i governi di India e Cuba. Dagli anni Novanta, gli scritti di Kalecki sui paesi in via di sviluppo sono accessibili ai lettori di lingua inglese come parte delle sue Opere complete (Osiatyński, 1993a).

La prima pubblicazione di Kalecki nell'area dell'economia dello sviluppo fu una recensione del libro Le forze produttive nazionali e il commercio estero di Mihail Manoilescu, il quale aveva presentato una versione anticipata dell'argomento a favore del protezionismo nei paesi in via di sviluppo sul versante della sostituzione delle importazioni: poiché la produttività industriale dei paesi in via di sviluppo è maggiore di quella agricola, pur essendo inferiore a quella dei paesi industrializzati, l'efficienza può essere migliorata espandendo l'industria sotto la protezione di barriere tariffarie protezionistiche. Il conseguente progresso generale della produttività può tradursi in una maggiore produzione disponibile rispetto a quella che si sarebbe ottenuta affidandosi alle esportazioni agricole a bassa produttività per pagare le importazioni industriali. Kalecki criticò una possibile obiezione neoclassica a questa teoria: che i paesi in via di sviluppo sperimentano scarsità di capitale e che le forze di mercato tenderebbero "naturalmente" a eguagliare la produttività marginale del capitale o del lavoro nel settore industriale o agricolo. Sostenne che la scarsità di capitale non era necessariamente un limite nei paesi agricoli, poiché la disoccupazione o la sottoccupazione rurale consentiva di investire senza restrizioni sull'"offerta di nuovo risparmio" fino al punto di piena occupazione. Allo stesso tempo, criticò l'idea che la protezione delle nuove industrie fosse una condizione sufficiente per lo sviluppo economico: "Presentare il libero scambio come l'unico ostacolo al progresso economico dei paesi arretrati significa distogliere l'attenzione da problemi sociali altrettanto urgenti come la riforma agraria e altri" (Kalecki, 1938).

Nei suoi studi del dopoguerra, Kalecki continuò a sottolineare la necessità di una riforma agraria, poiché da essa dipendeva la capacità del settore agricolo di fornire cibo a un settore industriale in crescita, i cui lavoratori mantenevano ancora un'elevata elasticità della domanda di cibo rispetto al reddito, a causa dei bassi salari e dell'elevata disoccupazione urbana. In caso contrario, i salari reali sarebbero diminuiti o le importazioni di cibo sarebbero aumentate, forse attenuate dal cibo proveniente dalle eccedenze agricole dei paesi industrializzati. Senza una riforma agraria, l'accumulazione finanziaria derivante dall'aumento della produzione o dei prezzi agricoli sarebbe stata assorbita dal servizio del debito rurale o dalle rendite fondiarie, che avrebbero poi finanziato il consumo di beni di lusso invece di essere investite nell'espansione della produzione agricola. Questa comprensione dell'offerta anelastica di prodotti di base divenne uno dei fondamenti della sua analisi del finanziamento degli investimenti.

I vincoli valutari (Kalecki e Sachs, 1966) e alcune considerazioni di economia nazionale portarono Kalecki a essere scettico riguardo ai benefici dell'installazione, in certi progetti di investimento, di opzioni a più alta intensità di capitale (con maggiore produttività del lavoro). Tali progetti sono spesso favoriti dalla possibilità di saltare fasi di innovazione tecnologica per installare direttamente le tecnologie più avanzate dei paesi in cui è emersa manodopera qualificata. Maurice Dobb e Amartya Sen ne erano sostenitori, a condizione che si mantenesse il livello dei salari reali. Kalecki sosteneva che la scelta tra diverse opzioni in determinate industrie non era difficile, poiché aumentare i requisiti di capitale incrementava la domanda di beni salario di prima necessità o le importazioni in un momento in cui tale domanda era probabilmente già alta (Kalecki, 1972: cap. 10).

I. IL PROBLEMA DEL FINANZIAMENTO DEGLI INVESTIMENTI

Il 12 ottobre 1952, Javier Márquez, direttore del Centro de Estudios Monetarios Latinoamericanos (CEMLA) a Città del Messico, scrisse a Kalecki per invitarlo a tenere una conferenza all'interno di un ciclo di conferenze. Gli altri relatori sarebbero stati l'economista cubano Felipe Pazos, che avrebbe parlato dei problemi della bilancia dei pagamenti; Paul Rosenstein-Rodan, che, nel mezzo del suo lavoro presso la Banca Mondiale e di una prestigiosa posizione al Massachusetts Institute of Technology (MIT), avrebbe discusso l'impatto degli investimenti sulla bilancia dei pagamenti; e D. Larsen, che avrebbe parlato dell'ottimizzazione degli investimenti (Osiatyński, 1993b).

Kalecki arrivò a Città del Messico alla fine di agosto del 1953; le sue conferenze furono pubblicate, dopo la loro revisione, l'anno successivo in una traduzione spagnola su El Trimestre Económico come "Il problema del finanziamento dello sviluppo economico" (Kalecki, 1954), e in inglese sulla rivista Indian Economic Review un anno dopo (Kalecki, 1955). L'articolo inizia presentando un'economia chiusa a due settori che producono rispettivamente beni di consumo e beni di investimento, in una società composta da tre classi sociali: capitalisti, lavoratori e piccoli proprietari. Quest'ultimo gruppo include i contadini più poveri, gli artigiani, i piccoli commercianti e simili. Si suppone che entrambi i settori siano integrati verticalmente, cioè che producano i propri input. Come negli schemi di riproduzione allargata di Marx, il surplus prodotto nel settore dei beni di consumo viene venduto ai lavoratori e ai capitalisti del settore che produce beni di investimento. In un sistema del genere, l'investimento totale è sempre uguale al risparmio totale di quell'economia.

Questa equazione dimostra che, in un certo senso, l'investimento si finanzia da solo. Immaginiamo infatti che l'investimento sia finanziato con credito bancario o con le riserve liquide di alcune imprese; si vedrà che, una volta realizzato, l'investimento crea la sua controparte di risparmio […] Questi risparmi che realizzano gli imprenditori favoriti dalla domanda aggiuntiva generata da un investimento maggiore si accumulano come depositi. Se l'investimento è finanziato con le riserve liquide degli imprenditori in questione, il processo si tradurrà in uno spostamento dei depositi di questi imprenditori verso altri capitalisti. Se l'investimento è finanziato con crediti bancari a breve termine, i risparmi che si accumulano sotto forma di depositi renderanno possibile l'assorbimento delle obbligazioni e delle azioni emesse dagli imprenditori che stanno espandendo la loro produzione. In questo modo è possibile per tali imprenditori pagare i crediti bancari contratti. Infine, se l'investimento è finanziato per mezzo di crediti bancari a lungo termine, il risparmio, che è la controparte del maggiore investimento, aumenterà i depositi o sarà utilizzato per ammortizzare i crediti bancari. In senso formale, non esiste alcun limite finanziario al volume degli investimenti. Il problema reale sta nel fatto che il finanziamento degli investimenti crei o meno pressioni inflazionistiche [Kalecki, 1954: 383].

Kalecki chiamò "inflazione primaria" il processo inflazionistico causato dall'equilibrio che oscilla tra l'offerta e la domanda di entrambi i settori. Nella situazione descritta, esistono due possibili "casi estremi". Una possibilità è che si generi un eccesso di capacità nella produzione di beni di consumo; in tal caso, l'offerta di beni di consumo aumenta per soddisfare la maggiore domanda dei capitalisti e dei lavoratori del settore dei beni di investimento. L'altra possibilità è che non vi sia capacità disponibile per produrre più beni di consumo; allora, i prezzi di questi ultimi saliranno fino al punto in cui il risparmio in quel settore sarà uguale alla spesa aggiuntiva in investimenti, così che i salari reali diminuiranno. "Questo è ciò che nella letteratura economica viene talvolta chiamato 'risparmio forzato'. La reazione dei lavoratori alla riduzione dei salari reali sarà quella di chiedere salari monetari più alti, innescando così una spirale di salari e prezzi" (Kalecki, 1954: 384).

In seguito, Kalecki considerò la possibilità di finanziare interamente l'investimento pubblico con prestiti:

Gli investimenti pubblici, se finanziati per mezzo di prestiti, genereranno, al pari degli investimenti privati, la loro controparte di risparmi. Supponiamo che inizialmente il governo finanzi gli investimenti per mezzo di prestiti del sistema bancario. L'erogazione delle somme rispettive creerà una quantità uguale di risparmi liquidi che potranno essere utilizzati per acquistare obbligazioni governative, rendendo possibile in questo modo il consolidamento del credito. Tuttavia, se tali obbligazioni non vengono emesse, i risparmi si tradurranno in un incremento dei depositi o saranno utilizzati per pagare i crediti bancari privati. Come nel caso precedente, il problema della pressione inflazionistica dipenderà dalle condizioni dell'offerta di beni di consumo [Kalecki, 1954: 385].

Sottolineò anche che il "problema dell'investimento" potrebbe non sorgere affatto, poiché l'investimento privato tende a essere basso:

Gli investimenti possono essere limitati, non da difficoltà nel finanziare il loro aumento senza causare inflazione, ma dalla mancanza di desiderio da parte degli imprenditori di aumentare le loro spese in conto capitale. In tal caso, l'investimento pubblico acquisisce un'importanza vitale per il processo di rapido sviluppo economico ed è molto significativo il fatto che, anche quando è finanziato per mezzo di prestiti, non generi maggiori pressioni inflazionistiche rispetto agli investimenti privati [Kalecki, 1954: 385].

Kalecki ammise che sia l'eccesso di capacità nella produzione di beni di consumo che l'inelasticità totale dell'offerta erano casi troppo estremi, e sostenne che, di fatto, alcuni beni hanno un'offerta elastica, mentre altri la hanno meno. Questo è particolarmente vero per l'offerta di cibo, perché "nelle condizioni prevalenti in tali paesi [paesi insufficientemente sviluppati], la produzione di cibo si espande in misura minore in reazione alla domanda che nei paesi sviluppati" (Kalecki, 1954: 386). Riguardo alla migrazione dalle campagne all'impiego urbano, dubitava che lasciasse "un surplus di cibo che rimarrebbe disponibile per i mercati urbani", poiché gran parte di questo "surplus" verrebbe consumato nelle aree rurali e, in ogni caso, il tenore di vita dei lavoratori urbani è superiore a quello dei rurali. Sebbene sia possibile espandere la produzione industriale di beni di consumo, non altrettanto avviene per la produzione di cibo: "in alcuni casi, la rigidità dell'offerta di cibo può dar luogo a un sottoutilizzo della capacità produttiva di beni di consumo non alimentari". Se gli agricoltori ottenessero maggiori redditi a causa dell'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, potrebbero acquistare più beni di consumo manifatturieri.

Tuttavia, se i proprietari terrieri, i commercianti e i prestatori ricevono il beneficio dell'aumento del prezzo del cibo, la riduzione dei salari reali, prodotta da questo aumento del prezzo del cibo, non sarà compensata dall'aumento della domanda contadina di beni di consumo generale, poiché i maggiori profitti dei capitalisti non saranno spesi, o saranno spesi in articoli di lusso [Kalecki, 1954: 386-387].

L'elevata domanda trainata da investimenti su larga scala non creerebbe un mercato per i beni di consumo di massa perché l'offerta anelastica di cibo contribuirebbe a un calo dei salari reali e i prezzi più alti del cibo avvantaggerebbero non i "piccoli proprietari", ma i capitalisti. Kalecki concluse che la soluzione al problema dello sviluppo economico senza inflazione risiedeva nell'espandere la produzione agricola a breve termine, e che ciò poteva essere ottenuto mediante una riforma agraria, prestiti accessibili agli agricoltori per migliorare le tecniche di produzione, irrigazione su piccola scala e fertilizzanti a buon mercato. In una nota a piè di pagina, contemplò la relazione tra i prezzi del cibo e dei beni manifatturieri:

se l'aumento del prezzo del cibo è accompagnato da uno spostamento della distribuzione del reddito verso i grandi proprietari terrieri, i prestatori e i commercianti, l'evitare tale aumento di prezzo tenderà ad aumentare la domanda di beni industriali di consumo generale. Questo è un caso speciale della legge economica: l'eliminazione dei prezzi di scarsità in un settore attraverso una maggiore offerta aumenta la probabilità che sorgano prezzi di scarsità in un altro settore [Kalecki, 1954: 388n].

La crescita della produttività del lavoro tenderebbe a ridurre le pressioni inflazionistiche, ma modererebbe anche qualsiasi diminuzione della "disoccupazione occulta" della massa della forza lavoro sottoccupata, una caratteristica comune dei paesi in via di sviluppo – si vedano Robinson (1936/1973) e Toporowski (2013: 86).

Se lo sviluppo industriale è accompagnato da investimenti esteri diretti (IED) e da una crescente concentrazione industriale, i prezzi tenderanno a salire in relazione ai salari, riducendo così la capacità utilizzata nell'industria.

Il risultato finale sarà un cambiamento nella distribuzione del reddito a scapito dei salariati e degli agricoltori e a favore dei capitalisti industriali. Questo caso mostra una certa analogia con uno considerato in precedenza, in cui i salari reali cadevano a causa dell'aumento del prezzo del cibo e il beneficio di questo aumento di prezzo andava ai commercianti, ai proprietari terrieri e ai prestatori. In entrambi i casi, il processo tende a mantenere bassa la domanda di beni industriali di consumo generale, come risultato di uno spostamento verso i profitti nella distribuzione del reddito. Tuttavia, nel caso che esaminiamo ora sono gli industriali monopolisti a ottenere il beneficio [Kalecki, 1954: 390].

Subito dopo, Kalecki analizzò come tutto ciò avrebbe funzionato in un'economia in via di sviluppo con commercio estero. In questo caso, lo sviluppo economico tende a un rapido aumento delle importazioni, poiché i beni di investimento devono essere acquistati all'estero; la produzione industriale richiederà maggiori importazioni di materie prime e prodotti semilavorati; inoltre, potrebbero essere necessarie importazioni di cibo per compensare l'inelasticità della produzione alimentare nazionale. Espandere le esportazioni per coprire il costo delle importazioni aggiuntive consumerà risorse di capitale, il che frenerà lo sviluppo orientato al mercato interno; inoltre, l'ingresso in mercati esteri su scala significativa potrebbe non essere possibile senza un deterioramento delle ragioni di scambio, che ridurrebbe i prezzi all'esportazione in relazione ai costi di importazione.

In un modello semplice di crescita vincolata dalla bilancia dei pagamenti, Kalecki dimostrò come il capitale estero tenda ad alleviare le pressioni inflazionistiche quando si ha un certo livello di investimento, poiché consente un'espansione più rapida della capacità produttiva e alleggerisce la pressione sulle valute estere. Questo deve essere ponderato rispetto al peso futuro del servizio degli obblighi finanziari contratti con i fornitori di capitale estero, il quale può presentarsi in tre forme: sovvenzioni, prestiti e investimenti diretti. Ovviamente, le sovvenzioni sono preferibili, ma di solito sono soggette a condizioni politiche; i prestiti implicano normalmente impegni di interessi fissi, mentre i prestiti più flessibili sono concessi su base commerciale con tassi di interesse molto più elevati.

Dal canto suo, l'IED offre termini di rimborso più flessibili, solo che di solito è destinata a settori industriali, come le materie prime, "il cui sviluppo potrebbe non coincidere con un piano ragionevole per lo sviluppo delle risorse di un paese". A ciò si aggiunge il fatto che l'influenza politica delle "grandi corporation che realizzano l'investimento" può facilmente corrompere il processo di sviluppo economico. Kalecki considerò che l'IED poteva assicurare l'espansione della capacità produttiva e, allo stesso tempo, alleviare la scarsità di valuta, a condizione che procurasse attrezzature di capitale e fosse rimborsata con i proventi della vendita dei beni prodotti con esse. Ammise che bloccare i trasferimenti di profitti all'estero poteva anche contribuire al risparmio di valuta, sebbene forse avrebbe scoraggiato l'investimento diretto; tuttavia, dalla sua prospettiva, questo argomento perde forza una volta che siano stati adeguatamente ponderati gli svantaggi dell'IED. In ogni caso, il capitale estero potrebbe essere ottenuto soggetto a controlli più rigorosi per evitare la fuga di capitali e l'abuso dei "prezzi di trasferimento" da parte delle imprese internazionali. Questa è forse la prima menzione dei prezzi di trasferimento nella letteratura economica.

In ambito fiscale, Kalecki raccomandò che l'investimento pubblico fosse finanziato mediante tasse sui capitalisti, in particolare sul loro consumo, il che avrebbe limitato la pressione inflazionistica interna, la domanda di beni di lusso importati e l'accumulo di attività liquide che stimolano l'accaparramento speculativo. Le pressioni inflazionistiche possono essere ulteriormente ridotte mediante restrizioni al credito e sottoponendo l'investimento privato a un sistema di licenze o permessi preventivi. Raccomandò anche l'indicizzazione del credito bancario, guidato dall'esempio della Repubblica Popolare Cinese nei suoi primi anni, quando fermò l'iperinflazione ereditata dal regime precedente sottoponendo il valore nominale dei depositi bancari, del credito e delle obbligazioni governative all'indice dei prezzi dei beni. "Questo elimina la tendenza a convertire il denaro e altre riserve liquide in merci e, allo stesso tempo, scoraggia i prestiti con scopi speculativi." In una nota a piè di pagina, osservò che questa misura avrebbe provocato un calo nella quotazione dei valori privati che non sarebbero stati indicizzati. Tuttavia, questa è "una caratteristica di tutte le misure monetarie volte a combattere l'accumulo speculativo di scorte. Infatti, la restrizione del credito provoca un calo nella quotazione sia dei valori pubblici che di quelli privati". E concluse:

Naturalmente, né questo metodo né quello delle restrizioni selettive del credito servono a combattere il fenomeno che abbiamo chiamato in precedenza "inflazione primaria". Il loro unico scopo è quello di evitare l'aggravarsi di questa inflazione primaria, a causa dell'accumulo speculativo.

Le pressioni inflazionistiche primarie che l'economia di un paese sperimenta nel corso di un rapido sviluppo economico originano, come abbiamo detto prima, da squilibri di base nelle relazioni di produzione. Di conseguenza, queste pressioni non possono essere evitate o neutralizzate con mezzi puramente finanziari, ma con misure di politica economica che abbraccino l'intero processo di sviluppo [Kalecki, 1954: 401].

È degna di nota la mancanza di discussione dei crediti esteri in un documento sul finanziamento dello sviluppo, in particolare sugli aiuti in condizioni favorevoli che ora caratterizzano tale finanziamento, ad esempio, la combinazione di donazioni e prestiti o i crediti con periodi di grazia estesi e tassi di interesse sovvenzionati. Questa omissione conferisce al documento di Kalecki del 1954 un carattere distintivo: il "problema del finanziamento dello sviluppo economico" risulta una questione fiscale, piuttosto che la difficoltà di trovare fonti di finanziamento, che è l'alfa e l'omega dei dibattiti sul finanziamento dello sviluppo nel XXI secolo.

Solo in un secondo momento Kalecki espose le sue idee sui crediti per lo sviluppo in un articolo congiunto con Ignacy Sachs intitolato "Forme dell'aiuto estero: un'analisi economica", pubblicato nel 1966. Kalecki e Sachs non consideravano che i prestiti in valuta estera fossero efficaci per il finanziamento dello sviluppo, poiché questi esigono che i governi ottengano reddito con l'esportazione di più valuta di quella necessaria per pagare il debito, rifinanziarlo o ridurre le importazioni: "un prestito non risolve i problemi del commercio estero, li pospone soltanto. Senza una soluzione duratura in ambito commerciale estero, l'unica alternativa economicamente valida (sebbene in nessun modo politicamente) è un flusso continuo di sovvenzioni!". Kalecki e Sachs (1966) erano a favore dei prestiti rimborsabili in valuta locale, ma vedevano i prestiti rimborsabili in beni prodotti dal paese ricevente come la migliore alternativa, un sistema abituale in quello che era il blocco socialista dei paesi comunisti.

II. KALECKI E I LIMITI DELLO SVILUPPO ECONOMICO STRUTTURALISTA

Le conferenze di Kalecki in Messico furono pubblicate nel 1954, lo stesso anno in cui W. Arthur Lewis pubblicò il suo influente articolo "Sviluppo economico con offerta illimitata di manodopera". Lewis (1954/2024) presentò questo lavoro come un modello "classico", cioè uno in cui non ci sono restrizioni per domanda aggregata o commercio estero né finanziamento, così che lo sviluppo economico consiste nel trasferire la forza lavoro eccedente in attività a bassa o nulla produttività verso impieghi di maggiore produttività nell'industria. A suo modo, il modello di Lewis spinse l'argomento analitico a favore dello sviluppo economico intensivo in capitale, che in seguito sarebbe stato associato alle strategie di industrializzazione di Dobb-Sen per le economie socialiste e che Kalecki criticò anche per ragioni simili a quelle delle sue critiche alle strategie strutturaliste di sviluppo.

Tali strategie si basano sull'analisi della posizione che i paesi in via di sviluppo occupano nell'economia mondiale e si fondano su due elementi fondamentali. Il primo è la preponderanza dei paesi industrializzati capitalisti del Nord America e dell'Europa (possibilmente anche dell'Asia orientale) nel commercio e negli investimenti globali. Questi paesi dominano i mercati finanziari e monetari internazionali e utilizzano le regioni geografiche più povere dell'Africa, dell'Asia, dell'America Latina e dei Caraibi, soprattutto, come fonti di materie prime. Il secondo elemento dell'analisi: l'ipotesi di Prebisch-Singer, che sostiene che i prezzi delle materie prime esportate dai paesi in via di sviluppo verso i paesi industrializzati non aumentano alla stessa velocità dei prezzi dei beni manifatturieri che questi ultimi esportano (Toye e Toye, 2003). Pertanto, le risorse finanziarie per l'investimento si accumulano lentamente nei paesi in via di sviluppo rispetto ai paesi industrializzati, dove i monopoli e la concorrenza imperfetta avvantaggiano i loro produttori. Per i paesi in via di sviluppo è molto difficile entrare nei mercati controllati dai produttori dei paesi industrializzati e gli sforzi dei paesi poveri per sviluppare la propria industria o semplicemente ampliare la domanda interna sono presto ostacolati dalle restrizioni del commercio estero (Thirlwall, 2003).

In tali circostanze, la soluzione offerta dagli economisti dello strutturalismo è la strategia di sostituzione delle importazioni: espandere la domanda interna sotto la protezione di barriere tariffarie protezionistiche che impediscano l'accesso ai beni manifatturieri dei paesi industrializzati. Man mano che la domanda cresce, i produttori nazionali aumenteranno la produzione sfruttando il grande surplus di manodopera che esiste nei paesi in via di sviluppo. Gli strutturalisti raccomandarono anche di stabilire, allo stesso tempo, controlli di capitale che consentissero ai governi dei paesi in via di sviluppo di fissare il tasso di cambio e razionare le valute estere. Alcune versioni più recenti dello strutturalismo sono ferme fautrici della pianificazione industriale e dell'orientamento del credito verso la modernizzazione dei settori industriali (Ocampo, Rada e Taylor, 2009). Ancor prima che il Consenso di Washington dominasse le politiche delle istituzioni di Bretton Woods, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale erano già costituzionalmente impegnati nel libero scambio e molto propensi a criticare le strategie di sostituzione delle importazioni e le politiche industriali per essere inefficienti e propizie alla corruzione e all'arretratezza tecnologica – si veda, ad esempio, Cherif e Hasanov (2024).

Fin dai suoi inizi, nell'opera di Raúl Prebisch, gli strutturalisti hanno sottolineato la necessità dell'autonomia politica affinché le politiche fiscali e monetarie funzionassero efficacemente e raggiungessero gli obiettivi dell'industrializzazione. Prebisch (1944) si concentrò sull'autonomia della politica monetaria. Con l'affermarsi dell'opera di Keynes, i successivi strutturalisti aggiunsero un elemento di keynesismo "idraulico" alla combinazione di autonomia politica, secondo il quale le elevate riserve di manodopera possono assorbire aumenti della domanda interna con un impatto minimo sui salari nominali e, quindi, con un effetto limitato sull'inflazione.

Per Kalecki, l'autonomia delle politiche non era sufficiente; piuttosto, la loro efficacia era condizionata dalla struttura di classe dell'economia in via di sviluppo, così come emerge dalla dominazione delle classi dirigenti tradizionali; dal modo in cui il denaro liberato nei mercati dall'investimento industriale circola nell'economia e si accumula, sia come tradizionalmente fa, nelle tasche di commercianti, proprietari terrieri e prestatori, o nei conti di imprese straniere, e dall'impatto di ciò sui salari reali a causa dell'inelasticità dell'offerta di beni di prima necessità. Anche con salari nominali costanti, qualsiasi aumento dell'occupazione incrementa la massa salariale totale dell'economia e, di conseguenza, la spesa totale in beni di prima necessità (nei paesi in via di sviluppo, principalmente cibo e alloggio). Se la loro offerta non può espandersi nella stessa proporzione, i loro prezzi salgono e i salari reali scendono. Allora, le rendite più elevate catturano l'incremento del denaro in circolazione, invece che questo affluisca alle risorse finanziarie dei produttori. Con l'inflazione nei mercati interni, il denaro accumulato tramite l'aumento delle rendite viene incanalato nel mercato valutario e sorge la fuga di capitali, formalmente o informalmente, a scapito del tasso di cambio o che spinge la domanda di beni di lusso importati. Per questa ragione, Kalecki favorì maggiori tasse alle classi alte e la riforma agraria per garantire che l'incremento dei prezzi del cibo, e non quello delle rendite, spingesse i miglioramenti agricoli.

III. IL CONFRONTO DI CUBA

L'approccio strutturalista dello sviluppo economico maturò dopo lo scioglimento del gruppo di ricerca di Kalecki sui paesi in via di sviluppo e la sua scomparsa nel 1970. Pertanto, non fu effettuata una rivalutazione comparativa fondamentale di entrambi gli approcci. Invece, i teorici continuarono a mescolare elementi delle due prospettive al ritmo delle controversie in corso: la critica al Consenso di Washington negli anni Ottanta e la crescita economica sostenibile a partire dagli anni Novanta (Ocampo, Rada e Taylor, 2009). Il contrasto tra le due impostazioni, almeno per quanto riguarda il loro impatto sui salari, si manifestò a Cuba nel 1960, il cui carattere politico ed economico fu inusuale.

La Rivoluzione cubana attirò il sostegno di tutta l'America Latina, in particolare della Commissione Economica per l'America Latina (CEPAL) dell'ONU, alla quale il nuovo governo cubano chiese aiuto. La scelta della CEPAL fu significativa, poiché il suo leader, l'argentino Raúl Prebisch, sosteneva la cooperazione internazionale in America Latina per promuovere lo sviluppo economico. I suoi seguaci più radicali promuovevano la "sostituzione delle importazioni" per consentire una rapida crescita del mercato interno senza la restrizione dovuta alla scarsità di valuta, che comunemente frena l'espansione economica nei paesi in via di sviluppo. Gli economisti della CEPAL si dedicarono con entusiasmo alla causa dello sviluppo economico cubano, in particolare Regino Boti, che assunse la direzione della Junta Central de Planificación (JUCEPLAN) come ministro dell'Economia. Altri economisti della CEPAL occuparono posizioni di alto livello presso la Banca Nazionale di Cuba (predecessore dell'attuale Banca Centrale di Cuba) e nei ministeri chiave del Commercio Estero, dell'Industria e dell'Economia. Eccitati finalmente dalla prospettiva di guidare un paese latinoamericano che potesse essere esibito come modello di sviluppo economico senza dipendenza dai mercati e dagli investimenti statunitensi, i radicali economici trovarono la loro ispirazione ed entusiasmo nel nuovo direttore della banca centrale, Ernesto "Che" Guevara. Nel luglio del 1960, Regino Boti inviò a Kalecki una lettera formale, in termini generali, perché visitasse Cuba "come ospite ufficiale" e preparasse un rapporto sullo sviluppo economico cubano.

Kalecki (1960) intitolò il suo rapporto Una bozza ipotetica del piano quinquennale 1961-1965 per l'economia cubana. Era "ipotetico" a causa dei dubbi di Kalecki sulla veridicità delle statistiche economiche che gli erano state fornite; per questo motivo, il rapporto si distingue meno per la precisione dei suoi dati o le previsioni su un paese che si trovava in una grave crisi politica che per il modo in cui Kalecki identificò le priorità nello sviluppo economico socialista: "In queste circostanze, l'obiettivo della presente ricerca è semplicemente quello di verificare la fattibilità, in determinate condizioni, di un alto tasso di aumento della produzione e del consumo, che porterà all'eliminazione della disoccupazione esistente nel periodo quinquennale considerato, nonché indicare i cambiamenti nella struttura economica che si intende realizzare" (Kalecki, 1960).

Si prevedeva di raggiungere la piena occupazione cinque anni dopo, nel 1965, e di aumentare l'occupazione femminile per assicurare l'indipendenza economica delle donne, così come il reddito agricolo. Di conseguenza, il consumo domestico sarebbe aumentato del 30%. Tuttavia, egli osservò che ciò sarebbe stato ottenuto "eliminando la disoccupazione, il che politicamente non equivale affatto a un aumento diretto del 30% dei salari reali". L'incremento del consumo avrebbe potuto essere realizzato in una certa misura risparmiando sugli investimenti tramite riparazioni e una maggiore efficienza nell'uso della capacità installata, con investimenti significativi in alloggi, scuole e strade.

Un ostacolo particolare all'espansione economica risiedeva nell'agricoltura. Guevara stava promuovendo attivamente la riforma agraria nelle campagne, che includeva l'espropriazione di grandi latifondi e la loro conversione in "fattorie del popolo" (fattorie statali). Kalecki riteneva che non si potesse sperare in un notevole miglioramento della produttività dei latifondi a causa della mancanza di personale tecnico tra i loro lavoratori e di personale qualificato per la loro amministrazione; in ogni caso, la loro coltura principale era la canna da zucchero, il cui mercato più importante erano gli Stati Uniti. Tuttavia, non approvava nemmeno la distribuzione della terra ai contadini locali, che considerava ancora meno capaci di produrre eccedenze commerciabili. Per questa ragione, Kalecki giudicava inappropriato che il governo cubano tentasse un'industrializzazione accelerata; con bassi livelli di consumo in tutta l'economia, qualsiasi aumento notevole dell'occupazione che non fosse accompagnato da un aumento dell'offerta di cibo avrebbe provocato immediatamente inflazione e un calo dei salari reali.

Nonostante la sua prospettiva critica, Kalecki sembra anche aver ignorato il dibattito tra economisti a Cuba e come questo fosse istigato dal deterioramento della posizione internazionale di quel paese. Non menzionò l'espropriazione di imprese statunitensi da parte dei rivoluzionari né la nazionalizzazione delle banche statunitensi che operavano a Cuba da parte di Guevara. La soppressione delle imprese del paese nordamericano aumentò le tensioni nello Stretto della Florida e, nel novembre 1960, il governo statunitense impose un embargo economico all'isola, paralizzando l'economia quando separò Cuba dal suo mercato di zucchero più importante e dalle sue principali fonti di materie prime e prodotti manifatturieri. L'emergenza politica inghiottì Cuba quando il governo statunitense ruppe le relazioni diplomatiche il 3 gennaio 1961, casualmente lo stesso giorno in cui la Junta de Planificación avrebbe dovuto discutere il piano di Kalecki. Venuto a conoscenza dell'allarme armato degli esuli politici cubani in Guatemala e Nicaragua, Guevara lasciò L'Avana per organizzare milizie locali e respingere qualsiasi attacco. Forse è difficile immaginare un direttore di banca centrale che organizzi truppe territoriali in questo modo, ma Guevara non era un banchiere centrale comune. La prevista invasione della Baia dei Porci da parte degli esuli cubani avvenne il 17 aprile, e il piano di Kalecki non fu mai discusso formalmente.

La tensione politica esacerbò il dibattito economico nell'isola. Durante una visita al paese, il illustre economista specializzato in sviluppo, Dudley Seers, che condivideva i dubbi di Kalecki sulla priorità attribuita all'industria, descrisse che nella Junta de Planificación e nei ministeri si respirava una "pianificazione euforica". Al centro dell'euforia si trovava Regino Boti, il quale dichiarò nell'agosto del 1961, quando il cibo cominciava a scarseggiare, che l'economia avrebbe presto raggiunto un tasso di crescita del 10%: "Cuba, entro 10 anni [...] raggiungerà il più alto tenore di vita dell'America Latina con un ampio margine, un tenore di vita così alto come quello di quasi qualsiasi paese europeo" (Seers, 1964: 46 e 395; citato in Gott, 2004: 187). Nel marzo del 1962, il governo rivoluzionario fu costretto a introdurre il razionamento.

IV. CONCLUSIONE

Kalecki condivideva con lo strutturalismo un ideale di sviluppo economico che avrebbe elevato il tenore di vita della popolazione e la produttività del lavoro mediante l'industrializzazione. Concordava anche con lo scetticismo degli strutturalisti sul potenziale di sviluppo economico in un sistema monetario e finanziario internazionale dominato dalle economie capitaliste industrializzate, così come con il vincolo valutario alla crescita delle economie povere. Tuttavia, rifiutava la visione keynesiana "idraulica" di molti strutturalisti, la quale concepisce che la domanda aggregata sia isolata dalla circolazione monetaria tra le classi sociali. Nelle economie preindustriali, questa circolazione concentra l'accumulazione di capitale (denaro) nelle classi tradizionali benestanti – commercianti, proprietari terrieri e prestatori – e nelle imprese internazionali, a scapito degli agricoltori e dei produttori locali. Oltre al vincolo valutario alla crescita economica, Kalecki identificò un'altra limitazione all'aumento dell'occupazione: l'offerta di beni di prima necessità, come il cibo e l'alloggio, potrebbe non aumentare al pari dei redditi salariali. L'effetto inflazionistico di una crescita economica superiore all'offerta di questi beni comporta conseguenze distributive significative, poiché riduce i salari reali, anche in presenza di espansione dell'occupazione.

Le prospettive di Kalecki sullo sviluppo economico rimangono valide. Il principale cambiamento dalla sua scomparsa è stato il notevole aumento del credito internazionale, che ha causato periodiche crisi del debito man mano che le fluttuazioni cicliche dei prezzi internazionali delle materie prime (il superciclo dei prezzi) interagiscono con il ciclo monetario internazionale (Toporowski, 2024). Per quanto riguarda lo sviluppo economico dei paesi più poveri e meno sviluppati, questa espansione dei flussi di capitale di portafoglio ha portato pochi benefici. In tal senso, l'orientamento di Kalecki verso il finanziamento interno dello sviluppo economico e la sua interpretazione come un problema fiscale più che creditizio continuano a essere validi.

Un altro cambiamento è stata l'adozione, dall'inizio del secolo, di ambiziosi obiettivi di sviluppo sostenibile. Ciò ha incrementato notevolmente il numero di progetti di investimento utile nei paesi in via di sviluppo, sebbene abbia fatto poco per superare il collo di bottiglia nell'offerta di beni di prima necessità in tali paesi. Il finanziamento di tali progetti può attenuare alcune delle restrizioni valutarie croniche che influenzano la crescita economica; tuttavia, assomigliano ai progetti di aiuto internazionale nel loro limitato supporto affinché lo sviluppo economico sia autosostenibile, cioè indipendente dalla crescita delle economie industrializzate. Come sostengono gli strutturalisti e Kalecki, persiste nelle strutture dell'economia internazionale un pregiudizio contro i paesi in via di sviluppo.

Al momento di scrivere queste righe, le guerre, le pressioni deflazionistiche e il protezionismo minacciano di ridurre le scarse opportunità che rimangono per i paesi in via di sviluppo. Gli scritti di Kalecki sul finanziamento dello sviluppo economico ci ricordano che questa riduzione ricadrà con maggiore forza sui lavoratori, impiegati e disoccupati, e le loro famiglie in quei paesi.

Ringraziamenti

Questo articolo si basa sul mio capitolo su Kalecki nell'Elgar Companion to Development Studies, curato da David Clarke nel 2006, e sulla mia biografia di Kalecki del 2013. Ringrazio Malcolm Sawyer, Julia Juárez García, Manuel Valencia e altri partecipanti alla Conferenza sul Finanziamento dello Sviluppo Economico e le Restrizioni della Crescita: 70 anni dell'influenza di Michal Kalecki sullo strutturalismo, tenutasi presso l'Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM), Città del Messico. Avevo discusso in precedenza i temi chiave dell'articolo con Noemi Levy e Arturo O'Connell, il cui contributo positivo alla mia comprensione dell'economia dello sviluppo di Kalecki fa sì che gli errori rimanenti siano esclusivamente di mia responsabilità.

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