La matrice di Carlo Maria Cipolla
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Ciao vorrei sviluppare una presentazione dell'articolo che segue.
Il tono dovrebbe essere giornalistico e non accademico.
Dovresti inoltre creare ina serie di soggetti che identifichino semanticamente l'articolo.
Quindi dovresti preparare nell'ordine
Titolo: Ma ci sono o ci fanno?
Occhiello: l'articolo su Domani di Innocenzo Cipolletta affronta il tema del ruolo del capo nel processo decisionale. E quando il capo è un capo di Stato di una nazione molto potente ed è scemo, il risultato è una sciagura per tutti, a livello planetario.
Molto divertente il richiamo alle leggi del Cipolla (Adagio ma non troppo).
Un appunto da fare: i capi non sono mai soli, ma esprimono un blocco sociale di cui rappresentano gli interessi che difficilmente coincidono con quelli della nazione di cio sono alla guida; l'interesse personale non coincide con quello pubblico (il caso Trump è eclatante al riguardo: arricchimento personale con danni agli Usa); la matrice del Cipolla quindi risulta valida sempre: : si tratta solo di individuare volta volta il soggetto adatto: Persna, Stato, Nazione, Blocco sociale..
Segue La sintesi per punti dell'articolo di Cipolletta
Soggetti focali
POI dovresti realizzare una immagine 16:9 per Stoccafissi
ARTICOLO di Cipolletta da Analizzare per Punti logici articolati
contro i nazionalismi
Da Trump a Putin, la stupidità dei leader fa danni agli altri e a sé
Innocenzo Cipolletta
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04 settembre 2026 • 19:46
I due presidenti rientrano nella definizione di stupidità dello storico dell’economia Carlo Cipolla: «Causa danno a un’altra persona o gruppo senza ricavare alcun vantaggio per sé». Alla radice sta «l’ideologia nazionalista» di chi crede che fare gli interessi del proprio paese consista nel creare danni ad altri paesi
Mezzo secolo fa, nel suo Le leggi fondamentali della stupidità umana, lo storico dell’economia Carlo Cipolla così definiva lo stupido: un individuo che causa danno a un’altra persona o gruppo senza ricavare alcun vantaggio per sé, o addirittura subendo una perdita. In tale definizione rientrano, purtroppo per noi, i governanti di Russia e Usa.
Non v’è dubbio che la decisione di Vladimir Putin di scatenare la guerra contro l’Ucraina per favorire un cambio di regime a lui favorevole sia stata un’azione stupida che ha creato danni enormi all’Ucraina e al mondo intero, ma danni consistenti anche e soprattutto alla Russia che non potranno mai essere ripagati dal magro bottino che riuscirà (se riuscirà) a conseguire in Ucraina. La Russia, dopo gli anni tumultuosi di Boris Eltsin, si era avviata a integrarsi nel mondo occidentale sia economicamente che culturalmente e beneficiava della possibilità di esportare materie prime ed energia verso il resto del mondo, mentre il turismo rivitalizzava le sue città. Con l’invasione della Crimea (2014), e poi la guerra contro l’Ucraina (2022), Putin ha finito per isolare la Russia dalle relazioni col mondo occidentale, ha perso oltre un milione di persone tra morti e feriti nella guerra, ha impoverito il paese, che si è dovuto riconvertire a un’economia di guerra, ha visto fuggire all’estero centinaia di migliaia di giovani e famiglie, ha finito per rendere la Russia dipendente e vassalla della Cina, solo per citare i più evidenti danni derivanti da tale decisione. Non v’è dubbio che la scelta di Putin ricada bene nella definizione di stupidità fatta da Cipolla.
Ma anche il suo collega americano, Donald Trump, vi rientra in pieno. Dalla guerra dei dazi – che sta generando più danni agli americani che ai paesi esportatori – fino all’attacco all’Iran, anche qui nella speranza poi andata delusa di provocare un cambio di regime, Trump ha generato danni ingenti al mondo intero, ma anche danni consistenti agli Usa, senza nessun vantaggio.
L’America, dalla fine della Seconda guerra mondiale, aveva dominato il mondo intero imponendo regole di comportamento che hanno finito per costituire una sorta di diritto internazionale a tutto vantaggio degli Usa ma anche della comunità internazionale. Trump ha distrutto tutte queste regole, imponendo comportamenti volti a conseguire specifici interessi nazionali (“America first”), con il risultato di aver perso reputazione e ogni capacità di guida del mondo. La guerra scatenata in Iran (2026) ha portato a spese colossali da parte degli Usa, il cui debito pubblico cresce a dismisura, senza conseguire alcuno degli obiettivi presunti, determinando una perdita di reputazione anche sul piano militare, instabilità mondiale, oltre ad aver generato una nuova ondata inflazionistica di cui anche gli Usa sono vittima.
Alla radice di questa stupidità sta l’ideologia nazionalista di chi crede che fare gli interessi del proprio paese consista nel difendersi da presunti svantaggi generati da altri paesi e nel creare danni ad altri paesi per ricavarne presunti vantaggi: una somma di azioni il cui risultato è ritenuto pari a zero, ma che nel complesso è sempre decisamente negativo sia per il paese che provoca danni che per quello che subisce.
Viviamo un’epoca di bizzarro ritorno dei nazionalismi, in America, Europa e altrove, proprio quando stiamo affrontando problemi che richiedono invece un approccio internazionale che prescinda da specifici interessi nazionali. Il cambiamento climatico, di cui questa estate abbiamo avuto un segno tangibile, il rischio di nuove pandemie, l’emergere di tecnologie che travalicano i confini nazionali, il riarmo di molti paesi e l’estendersi del rischio nucleare, le migrazioni internazionali sono tutti elementi che dovrebbero presupporre una intensa collaborazione tra i paesi per dare una qualche possibilità di risposta.
In questa situazione, l’Europa, in virtù della sua storia e della capacità di superare (finora) i nazionalismi con la creazione di un’area sovranazionale, sarebbe l’attore ideale per rilanciare forme di collaborazione internazionale. Si spera che dalle elezioni del 2027 in Francia, Spagna e Italia nessuno di questi paesi finisca per essere governato da partiti nazionalisti: il che, purtroppo, non è affatto scontato.
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