Brancaccio Le condizioni economiche per la pace BVD
Le condizioni economiche per la pace di Emiliano Brancaccio
di Pasquale Vecchiarelli
Il libro affronta la tematica cruciale della guerra e delle sue radici economiche, molto scorrevole e valido si presenta come una raccolta di articoli scritti dal prof. Brancaccio insieme ad altri professori e suoi collaboratori offrendo un punto di vista alternativo rispetto alla narrazione dominante
Dall’inizio della guerra in Ucraina, che possiamo definire come uno scontro imperialista tra la NATO e la Russia per interposta nazione, molti tabù sono stati infranti. Tra questi, la possibilità di una guerra mondiale che coinvolga direttamente l’Europa, con il rischio addirittura di un conflitto nucleare. Se solo pochi anni fa parlare di tali scenari avrebbe potuto attirare l’attenzione dei servizi sanitari per un eventuale TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), oggi, dopo tre anni dall’invasione russa, sono i leader europei stessi a parlare apertamente di riarmo, economia di guerra e della necessità di un riequilibrio globale tra le grandi potenze economiche.
In questo contesto, diventa urgente affrontare la questione della pace. Tuttavia, come giustamente sottolinea Brancaccio, per farlo è necessario comprendere le cause materiali alla base di questi conflitti, che definiamo di stampo imperialista. Il suo libro si distingue proprio per questa capacità di analisi, inquadrando le dinamiche della guerra attraverso le leggi di tendenza del capitalismo, che, seppur complesse e dialettiche, rappresentano le radici profonde dei conflitti attuali.
Questo approccio si contrappone nettamente al racconto mainstream, che spesso attribuisce le cause delle guerre a fattori sociologici, psicologici o persino razziali, tralasciando completamente gli aspetti economici, che sono invece la sostanza del problema. Il libro di Brancaccio merita dunque elogi e diffusione, non solo perché affronta le cause materiali della guerra, ma anche perché tenta di generalizzare queste dinamiche, distinguendo tra aspetti locali e globali.
Tra gli aspetti locali, troviamo il controllo dell’Ucraina, con le sue immense pianure di terra nera (tra le più fertili al mondo), le miniere e le terre rare. Queste risorse, se sfruttate con tecniche avanzate, potrebbero valere molto più dell’attuale PIL del paese. Tra gli aspetti globali, invece, emerge il rapporto tra paesi creditori e paesi debitori, che Brancaccio e i suoi collaboratori identificano come l’aspetto principale e il nucleo centrale della crisi attuale. Secondo questa analisi, tutte le guerre in corso, compresa la tendenza verso una guerra mondiale, hanno un responsabile preciso: il grande squilibrio tra paesi creditori (principalmente la Cina) e paesi debitori (soprattutto gli USA).
La Cina, in quanto principale creditore mondiale, sarebbe ormai pronta ad acquisire capitali occidentali secondo il modello liberale classico, in cui il più forte "mangia" il più debole. Questo processo rientra in una delle leggi di tendenza del capitalismo: la centralizzazione dei capitali. Fino a oggi, questa legge marxiana è rimasta prevalentemente teorica, ma gli autori sostengono che ora sia possibile dimostrarla empiricamente, grazie a strumenti di calcolo avanzati come la network analysis, che permettono di elaborare grandi moli di dati.
Storicamente, la centralizzazione dei capitali è stata guidata dalle potenze occidentali, ma oggi è un processo conteso, con la Cina che potrebbe assumerne il controllo. È proprio in risposta a questa minaccia che gli USA hanno innalzato barriere doganali e adottato politiche protezioniste, come il cosiddetto friend-shoring, che esclude i capitali cinesi e russi dalla spartizione del mercato globale. Questo scontro tra capitali, nel contesto della centralizzazione, rappresenterebbe la base materiale delle guerre in corso.
A questo proposito, sarebbe utile approfondire il tema del multipolarismo e chiedersi se questa sia la forma assunta dall’imperialismo nella fase attuale. La centralizzazione dei capitali, infatti, non avviene in modo lineare, ma in correlazione con un’altra legge del capitalismo: lo sviluppo diseguale. In archi temporali lunghi, le dinamiche economiche si evolvono in modo contraddittorio, portando al declino di alcune potenze e all’ascesa di altre. Contrariamente alle teorie ultraimperialiste, che immaginano il dominio pacifico dell’unico grande capitale al comando, la realtà storica mostra un continuo sorgere e perire di poli economici in conflitto tra loro.
In questa fase, il multipolarismo non rappresenta uno scontro tra capitalismo e socialismo, ma piuttosto un aspetto della putrefazione del capitalismo nella sua fase monopolistica. La ricerca della pace, secondo gli autori, richiederebbe un equilibrio tra questi poli, attraverso un piano keynesiano che gestisca la conflittualità.
Nel capitolo “Dalla competizione economica allo scontro militare”, Brancaccio risponde alla domanda su come sia possibile pacificare i rapporti internazionali. La sua proposta è quella di recuperare la logica del piano Keynes del 1943, che ispirò gli accordi di Bretton Woods e i controlli sui movimenti di capitale del dopoguerra. Secondo lui, servirebbe un piano di “gestione politica coordinata degli squilibri economici e finanziari globali, che non può essere lasciato né alle forze anarchiche del mercato né a politiche protezionistiche non concordate”.
Tuttavia, Brancaccio riconosce che questa proposta potrebbe risultare astratta e difficilmente realizzabile. In un altro passaggio del libro, apre la discussione su un’altra possibilità: la “soluzione leniniana”, che punta alla rivoluzione. Questo dualismo tra riforma e rivoluzione rappresenta forse l’unico punto debole del libro. Come già sottolineato da Rosa Luxemburg, le grandi riforme non sono concessioni spontanee delle borghesie illuminate, ma il risultato di una pressione rivoluzionaria.
Un paese imperialista, infatti, non può che perseguire politiche imperialiste, indipendentemente dal partito borghese al governo. Porre come alternativa la soluzione keynesiana a quella leniniana appare dunque un errore. Lo stesso Brancaccio riconosce che le politiche keynesiane del dopoguerra furono possibili solo grazie al contesto straordinario delle due guerre mondiali e alla presenza del “pungolo comunista” rappresentato dall’Unione Sovietica.
Riprendere la categoria della centralizzazione dei capitali è uno dei meriti principali di questo libro. Tuttavia, è importante notare che questa legge può (o forse deve) essere intesa come una “contro-tendenza” alla crisi da sovrapproduzione. Se da un lato la centralizzazione cerca di contrastare la caduta del saggio di profitto, dall’altro, nel lungo periodo, acuisce le contraddizioni del sistema.
Marx, nel secondo volume de Il Capitale, affronta questo tema attraverso l’analisi dell’accumulazione su scala allargata, mentre Rosa Luxemburg e Lenin lo sviluppano ulteriormente, rispettivamente sul piano teorico ed empirico [1]. La centralizzazione dei capitali, quindi, può essere compresa appieno solo se collegata al processo più generale dell’accumulazione e alla caduta tendenziale del saggio di profitto.
In conclusione, questo libro rappresenta un faro in tempi bui, offrendo una chiave di lettura materialista delle dinamiche economiche e politiche che stanno dietro ai conflitti attuali. La sua lettura è non solo consigliata, ma necessaria per chiunque voglia comprendere le radici profonde della crisi globale e immaginare una via d’uscita.
Note
[1]La Luxemburg affronta il problema dell’accumulazione allargata sul piano teorico e la espone nel testo L’accumulazione del capitale, mentre Lenin affronta la tematica dell’imperialismo più da un punto di vista sperimentale cioè a stretto contatto con i dati reali.
SCHDA EDITORE
Le condizioni economiche per la pace 🔍Mimesis, Eterotopie 946, 2024Emiliano Brancaccio 🔍descriptionDopo il successo di "La guerra capitalista", in questo nuovo progetto Emiliano Brancaccio sviluppa ulteriormente le sue tesi sulle guerre in corso e sulle loro cause sotterranee: dagli squilibri economici maturati negli anni del globalismo incontrollato alla reazione protezionistica americana. Innovatore del pensiero economico critico e ispiratore di un noto appello sottoscritto da vari esponenti della comunità accademica internazionale, Brancaccio indica una via per l’allentamento delle tensioni militari. Dall’Europa al Medio Oriente e oltre, i venti di guerra si propagano e la lezione da trarre dovrebbe essere chiara: in assenza di “condizioni economiche per la pace”, le contraddizioni capitalistiche mondiali ci sospingono verso il buio di una guerra su larga scala.
ESTRATTO CHATGPT
Ecco un estratto della recensione:
Le condizioni economiche per la pace di Emiliano Brancaccio è un’analisi approfondita delle cause economiche dietro i conflitti globali, offrendo un’alternativa alla narrazione dominante. Il libro sostiene che la guerra in Ucraina rappresenti uno scontro imperialista tra NATO e Russia, inserito in un più ampio squilibrio economico globale tra paesi creditori (Cina) e debitori (USA).
Brancaccio individua nella centralizzazione dei capitali una delle dinamiche chiave del capitalismo, ora contesa tra potenze occidentali e la Cina emergente. Gli Stati Uniti, temendo una perdita di egemonia, hanno risposto con barriere doganali e protezionismo, alimentando tensioni geopolitiche. L’autore propone due possibili soluzioni: una gestione politica coordinata degli squilibri globali, ispirata al piano Keynes del 1943, oppure una prospettiva rivoluzionaria, in linea con la tradizione marxista-leninista.
Il libro, con una solida base teorica ed empirica, si distingue per la sua capacità di collegare le leggi economiche del capitalismo con l’attuale instabilità mondiale. Una lettura essenziale per comprendere le radici materiali della crisi globale e le possibili vie d’uscita.
Se vuoi un'ulteriore sintesi o modifiche, fammelo sapere!
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Deepseek
### Estratto dell'articolo **"Le condizioni economiche per la pace di Emiliano Brancaccio"** di Pasquale Vecchiarelli:
#### **Contesto e tematica centrale**
- **Guerra in Ucraina**: Il conflitto è descritto come uno scontro imperialista tra la NATO e la Russia, con il rischio di un’escalation globale, incluso il pericolo di un conflitto nucleare.
- **Narrazione dominante vs. analisi materialista**: Mentre il racconto mainstream attribuisce le guerre a fattori sociologici o psicologici, Brancaccio ne individua le radici nelle **dinamiche economiche del capitalismo**, in particolare negli squilibri tra paesi creditori e debitori.
#### **Analisi delle cause economiche della guerra**
- **Squilibri globali**: Il libro evidenzia come il grande squilibrio tra paesi creditori (principalmente la Cina) e paesi debitori (soprattutto gli USA) sia alla base delle tensioni geopolitiche attuali.
- **Centralizzazione dei capitali**: Una delle leggi di tendenza del capitalismo, la centralizzazione dei capitali, è oggi contesa tra potenze occidentali e la Cina. Questo processo, storicamente guidato dall’Occidente, potrebbe ora essere dominato dalla Cina, minacciando l’egemonia statunitense.
- **Protezionismo e friend-shoring**: Gli USA hanno risposto alla minaccia cinese con politiche protezioniste, escludendo capitali cinesi e russi dal mercato globale, alimentando ulteriori tensioni.
#### **Proposte per la pace**
- **Piano keynesiano**: Brancaccio propone un ritorno a un sistema di gestione coordinata degli squilibri economici globali, ispirato al piano Keynes del 1943, che portò agli accordi di Bretton Woods. Questo approccio mirerebbe a ridurre la conflittualità attraverso una gestione politica degli squilibri.
- **Soluzione leniniana**: Alternativamente, si apre la discussione su una soluzione rivoluzionaria, riconoscendo che le grandi riforme sono spesso il risultato di pressioni rivoluzionarie, come dimostrato dal contesto post-bellico del dopoguerra.
#### **Critica e prospettive**
- **Dualismo riforma-rivoluzione**: Il libro oscilla tra la proposta riformista keynesiana e quella rivoluzionaria leniniana, evidenziando come le politiche keynesiane del dopoguerra siano state possibili solo grazie al contesto straordinario delle guerre mondiali e alla presenza dell’URSS come “pungolo comunista”.
- **Centralizzazione dei capitali e crisi**: La centralizzazione dei capitali è vista come una contro-tendenza alla crisi da sovrapproduzione, ma nel lungo periodo acuisce le contraddizioni del sistema capitalistico, portando a ulteriori conflitti.
#### **Conclusione**
- **Un faro in tempi bui**: Il libro di Brancaccio offre una chiave di lettura materialista delle guerre contemporanee, evidenziando le radici economiche dei conflitti e proponendo soluzioni sia riformiste che rivoluzionarie.
- **Necessità di una visione alternativa**: Per evitare una guerra su larga scala, è essenziale comprendere e affrontare le **condizioni economiche per la pace**, superando le dinamiche anarchiche del mercato e le politiche protezioniste non concordate.
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### **Punti chiave**:
- **Guerra come prodotto del capitalismo**: Le tensioni geopolitiche sono radicate negli squilibri economici globali e nella competizione per la centralizzazione dei capitali.
- **Proposte per la pace**: Un piano keynesiano di gestione coordinata degli squilibri o una soluzione rivoluzionaria leniniana.
- **Critica al sistema**: La centralizzazione dei capitali, sebbene contrasti la caduta del saggio di profitto, acuisce le contraddizioni del capitalismo, portando a conflitti sempre più gravi.
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Ecco un estratto del testo riguardante **"Le condizioni economiche per la pace" di Emiliano Brancaccio**, scritto da Pasquale Vecchiarelli:
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**Estratto:**
Il libro di Emiliano Brancaccio affronta le complesse radici economiche delle guerre moderne, analizzando in particolare il conflitto in Ucraina, che viene descritto come uno scontro imperialista tra la NATO e la Russia. Brancaccio, insieme ad altri accademici, propone una lettura alternativa all’approccio mainstream, ritenendo che le cause dei conflitti siano radicate in dinamiche economiche piuttosto che in fattori sociologici o psicologici.
Nel contesto attuale, caratterizzato da un riarmo e da discorsi di conflitto globale, diventa cruciale esplorare le ragioni materiali alla base delle guerre. Il libro evidenzia in particolare il controllo delle risorse, come le terre fertili e le miniere in Ucraina, e il rapporto tra paesi creditori e debitori, con la Cina come attore principale nella strategia economica globale.
Brancaccio discute delle leggi fondamentali del capitalismo, come la centralizzazione dei capitali, e della necessità di un piano di gestione economica in grado di affrontare gli squilibri globali, contrapponendo la logica del piano Keynes del 1943 alle alternative rivoluzionarie. Tuttavia, il testo non sfugge a critiche, in particolare riguardo alla dicotomia tra riforma e rivoluzione, suggerendo che un paese imperialista continuerà a perseguire politiche imperialiste indipendentemente dal governo in carica.
Il libro si propone come una risorsa fondamentale per la comprensione delle dinamiche economiche e politiche che sottendono i conflitti attuali, sottolineando l’urgenza di creare "condizioni economiche per la pace" per evitare scenari di escalation bellica.
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Questo estratto sintetizza le principali tematiche del libro e il senso dell'analisi di Brancaccio, ponendo in evidenza le sue argomentazioni economiche e politiche senza perdere di vista le contraddizioni intrinseche del sistema capitalistico.
ESTRATTO CHATGPT
Ecco un estratto della recensione:
Le condizioni economiche per la pace di Emiliano Brancaccio è un’analisi approfondita delle cause economiche dietro i conflitti globali, offrendo un’alternativa alla narrazione dominante. Il libro sostiene che la guerra in Ucraina rappresenti uno scontro imperialista tra NATO e Russia, inserito in un più ampio squilibrio economico globale tra paesi creditori (Cina) e debitori (USA).
Brancaccio individua nella centralizzazione dei capitali una delle dinamiche chiave del capitalismo, ora contesa tra potenze occidentali e la Cina emergente. Gli Stati Uniti, temendo una perdita di egemonia, hanno risposto con barriere doganali e protezionismo, alimentando tensioni geopolitiche. L’autore propone due possibili soluzioni: una gestione politica coordinata degli squilibri globali, ispirata al piano Keynes del 1943, oppure una prospettiva rivoluzionaria, in linea con la tradizione marxista-leninista.
Il libro, con una solida base teorica ed empirica, si distingue per la sua capacità di collegare le leggi economiche del capitalismo con l’attuale instabilità mondiale. Una lettura essenziale per comprendere le radici materiali della crisi globale e le possibili vie d’uscita.
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### Estratto dell'articolo **"Le condizioni economiche per la pace di Emiliano Brancaccio"** di Pasquale Vecchiarelli:
#### **Contesto e tematica centrale**
- **Guerra in Ucraina**: Il conflitto è descritto come uno scontro imperialista tra la NATO e la Russia, con il rischio di un’escalation globale, incluso il pericolo di un conflitto nucleare.
- **Narrazione dominante vs. analisi materialista**: Mentre il racconto mainstream attribuisce le guerre a fattori sociologici o psicologici, Brancaccio ne individua le radici nelle **dinamiche economiche del capitalismo**, in particolare negli squilibri tra paesi creditori e debitori.
#### **Analisi delle cause economiche della guerra**
- **Squilibri globali**: Il libro evidenzia come il grande squilibrio tra paesi creditori (principalmente la Cina) e paesi debitori (soprattutto gli USA) sia alla base delle tensioni geopolitiche attuali.
- **Centralizzazione dei capitali**: Una delle leggi di tendenza del capitalismo, la centralizzazione dei capitali, è oggi contesa tra potenze occidentali e la Cina. Questo processo, storicamente guidato dall’Occidente, potrebbe ora essere dominato dalla Cina, minacciando l’egemonia statunitense.
- **Protezionismo e friend-shoring**: Gli USA hanno risposto alla minaccia cinese con politiche protezioniste, escludendo capitali cinesi e russi dal mercato globale, alimentando ulteriori tensioni.
#### **Proposte per la pace**
- **Piano keynesiano**: Brancaccio propone un ritorno a un sistema di gestione coordinata degli squilibri economici globali, ispirato al piano Keynes del 1943, che portò agli accordi di Bretton Woods. Questo approccio mirerebbe a ridurre la conflittualità attraverso una gestione politica degli squilibri.
- **Soluzione leniniana**: Alternativamente, si apre la discussione su una soluzione rivoluzionaria, riconoscendo che le grandi riforme sono spesso il risultato di pressioni rivoluzionarie, come dimostrato dal contesto post-bellico del dopoguerra.
#### **Critica e prospettive**
- **Dualismo riforma-rivoluzione**: Il libro oscilla tra la proposta riformista keynesiana e quella rivoluzionaria leniniana, evidenziando come le politiche keynesiane del dopoguerra siano state possibili solo grazie al contesto straordinario delle guerre mondiali e alla presenza dell’URSS come “pungolo comunista”.
- **Centralizzazione dei capitali e crisi**: La centralizzazione dei capitali è vista come una contro-tendenza alla crisi da sovrapproduzione, ma nel lungo periodo acuisce le contraddizioni del sistema capitalistico, portando a ulteriori conflitti.
#### **Conclusione**
- **Un faro in tempi bui**: Il libro di Brancaccio offre una chiave di lettura materialista delle guerre contemporanee, evidenziando le radici economiche dei conflitti e proponendo soluzioni sia riformiste che rivoluzionarie.
- **Necessità di una visione alternativa**: Per evitare una guerra su larga scala, è essenziale comprendere e affrontare le **condizioni economiche per la pace**, superando le dinamiche anarchiche del mercato e le politiche protezioniste non concordate.
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### **Punti chiave**:
- **Guerra come prodotto del capitalismo**: Le tensioni geopolitiche sono radicate negli squilibri economici globali e nella competizione per la centralizzazione dei capitali.
- **Proposte per la pace**: Un piano keynesiano di gestione coordinata degli squilibri o una soluzione rivoluzionaria leniniana.
- **Critica al sistema**: La centralizzazione dei capitali, sebbene contrasti la caduta del saggio di profitto, acuisce le contraddizioni del capitalismo, portando a conflitti sempre più gravi.
DeepAI
Ecco un estratto del testo riguardante **"Le condizioni economiche per la pace" di Emiliano Brancaccio**, scritto da Pasquale Vecchiarelli:
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**Estratto:**
Il libro di Emiliano Brancaccio affronta le complesse radici economiche delle guerre moderne, analizzando in particolare il conflitto in Ucraina, che viene descritto come uno scontro imperialista tra la NATO e la Russia. Brancaccio, insieme ad altri accademici, propone una lettura alternativa all’approccio mainstream, ritenendo che le cause dei conflitti siano radicate in dinamiche economiche piuttosto che in fattori sociologici o psicologici.
Nel contesto attuale, caratterizzato da un riarmo e da discorsi di conflitto globale, diventa cruciale esplorare le ragioni materiali alla base delle guerre. Il libro evidenzia in particolare il controllo delle risorse, come le terre fertili e le miniere in Ucraina, e il rapporto tra paesi creditori e debitori, con la Cina come attore principale nella strategia economica globale.
Brancaccio discute delle leggi fondamentali del capitalismo, come la centralizzazione dei capitali, e della necessità di un piano di gestione economica in grado di affrontare gli squilibri globali, contrapponendo la logica del piano Keynes del 1943 alle alternative rivoluzionarie. Tuttavia, il testo non sfugge a critiche, in particolare riguardo alla dicotomia tra riforma e rivoluzione, suggerendo che un paese imperialista continuerà a perseguire politiche imperialiste indipendentemente dal governo in carica.
Il libro si propone come una risorsa fondamentale per la comprensione delle dinamiche economiche e politiche che sottendono i conflitti attuali, sottolineando l’urgenza di creare "condizioni economiche per la pace" per evitare scenari di escalation bellica.
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Questo estratto sintetizza le principali tematiche del libro e il senso dell'analisi di Brancaccio, ponendo in evidenza le sue argomentazioni economiche e politiche senza perdere di vista le contraddizioni intrinseche del sistema capitalistico.
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