Capitalismo politico (Savell)
Il “capitalismo politico”
CAP.8 DI Cleptocrazia: Il Meccanismo Unico Della Corruzione Tra Economia E Politica (idee/feltrinelli) (italian Edition)
Giangiacomo Feltrinelli Editore srl, Idee/Feltrinelli, 1. ed. in "Idee"., Milano, Italy, 1994Giulio Sapelli
8. Il “capitalismo politico” Questo è il processo instauratosi tra imprese e processi politici nelle moderne poliarchie. Ed è in questo contesto che va inserita ogni riflessione sul circuito della corruzione. Essa, se la si studia alla luce di quanto prima evocato, si configura come particolare declinazione della frammenta- zione del potere politico e delle relazioni di mercato, che da quel generale processo deriva. Ciò si reallizza in primo luo- go attraverso la cristallizzazione di relazioni sociali chiuse, che assicurano ai partecipanti della medesima forme di possesso esclusivo, poiché “chiusi su base razionale rispetto al- lo scopo sono tipicamente i gruppi economici a carattere monopolistico o plutocratico” (Weber 1964, p. 42). Purché s'intenda che in tale cristalizzazione interagiscono sia co- munità chiuse economiche sia comunità chiuse politiche. Le prime si costituiscono per garantirsi forme di acquisizio- ne mediante forniture a gruppi politici; le seconde rendono manifesto nell'azione un orientamento in vista della possi- bilità di acquisizione in forza di un potere garantito politi- camente. Si è dinanzi, insomma, a quel “capitalismo garan- tito politicamente” individuato da Weber (Weber 1964, p. 165) come una “deviazione” rispetto al capitalismo di mer- cato razionalmente orientato. Si tratta della cristalizzazione di “comunità di ceto”, che spezzano lo spazio del mercato perfetto e lo rendono discreto, discontinuo e incapace di funzionare in forma impersonale autoregolata. 55 I soggetti capitalisticamente interessati continuano a essere interessati al progressivo ampliamento del mercato libero fin- ché alcuni di essi riescono, per via di acquisto di privilegi dal potere politico oppure semplicemente grazie alla forza del lo- ro capitale, a conquistare monopoli per il loro smercio o an- che per l'acquisizione dei loro mezzi di produzione materiali, chiudendo così a loro volta il mercato. [...] I detentori di mo- nopoli di ceto affermano la loro forza contro il mercato, limi- tandolo; il detentore di un monopolio economico razionale domina attraverso il mercato. [...] Un mercato concreto può essere sottoposto a un ordinamento autonomamente pattuito dai partecipanti al mercato, oppure a un ordinamento impo- sto dalle più diverse comunità — specialmente da gruppi reli- giosi o politici. [...] Le tregue del Medioevo sono tutte poste al servizio di interessi di scambio; e l'appropriazione di beni mediante lo scambio libero, che obbedisca alla pura raziona- lità economica, rappresenta nella sua forma [...] l’antitesi concettuale dell’appropriazione di beni mediante coercizione di qualsiasi genere, specialmente mediante costrizione fisica, il cui esercizio regolato è costitutivo in particolare per la co- munità politica (Weber 1964, pp. 622-624). . Il pensiero di Weber è straordinariamente illuminante: la corruzione politico-economica è il frutto di un orienta- mento all’azione diretto a garantire ai singoli o al gruppo l'acquisizione di beni, creando un “capitalismo politico” che è la riproposizione del medioevale potere di ceto nella società moderna. Esso può garantire “paci di mercato”, ma lo fa attraverso l’interconnessione di elementi di regolazio- ne monopolistica o di monopolio congiunto (“ordinamento autonomamente pattuito dai partecipanti al mercato”) e di elementi di regolazione extraeconomica (“ordinamento im- posto dalle più diverse comunità”). Si tratta di un’econo- mia chiusa, regolata politicamente e pervasa dall’anomia ri- spetto alla credenza nella legalità, che è assente: gli “ordina- menti giuridici di fatto” sostituiscono quelli del centro isti- tuzionale del potere legale-razionale. Alberto Vannucci, tramite le sue ricerche sul campo, è giunto alla definizione più dettagliata ed esplicita del circui- 56 to corruttore instaurato da tali comunità chiuse, autorego- lantesi tra politica ed economia nell’assenza della cultura della legalità. Egli ha sottolineato la natura dello scambio in un mercato illegale che pervade il circuito della corruzione, avendo “per oggetto diritti di proprietà sui quali gli agenti pubblici (politici, burocrati) hanno potere allocativo. Que- sti diritti vengono venduti occultamente, anziché essere as- segnati seguendo procedure prestabilite o criteri politici” (Vannucci 1993a, p. 30). La natura problematica degli scambi, per il rischio crescente della caduta della segretezza e per il rischio della repressione, aumenta con l’aumentare del numero degli attori impegnati nella collusione monopo- listica e del loro grado di competizione sui mercati non chiusi. E quella problematica è accentuata, tanto più se lo scambio si prevede discreto, non continuato, dalla criticità della cooperazione tra coloro che corrispondono “premi” o pagano “obblighi” ai corrotti. La spartizione degli utili de‘ rivanti dalla corruzione è problematica quanto l’accordo per la ripartizione dei “premi” o degli “obblighi”, in una difficoltà informativa spesso accentuata dalla segretezza per l'illegalità. Questo perché, a differenza dell’estorsione, è fondamentale, nel monopolio collusivo, la fiducia tra i par- tecipanti, che è il solo modo per emancipare le parti dalla necessità di un garante esterno al contesto della transazione. Ma la “protezione” [virgolette mie], che può es- sere offerta attraverso sanzioni specifiche contro gli inadem- pienti, rende possibili scambi più interpersonali. La fiducia nel rispetto degli accordi non è più indispensabile, ma è co- munque necessaria una certa dose di fiducia nelle capacità del governante esterno di sanzionare lo scambio [solo] se l'interazione è ripetuta nel tempo, la formazione di accordi collusivi è possibile quando i profitti realizzabili nel lungo pe- riodo superano i vantaggi immediati di una defezione. La cooperazione può emergere spontaneamente, anche in assen- za di un garante esterno (Vannucci 1993a, p. 39). L’autoregolazione e l’autorganizzazione a livello micro- sociale confermano in questo modo una tendenza generale 57 all’autoreferenzialità degli attori preformanti i mercati, così come ho lungamente sottolineato prima, affrontando il te- ma delle imprese e delle poliarchie. Si tratta di un’autopoie- si vera e propria che, nella caduta della legalità, appieno si disvela (Luhman 1990).
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