La "transizione" verso un nuovo ordine mondiale è al di là delle possibilità della maggior parte degli occidentali
La "transizione" verso un nuovo ordine mondiale è al di là delle possibilità della maggior parte degli occidentali
di Alastair Crooke
Sinistrainrete
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/30519-alastair-crooke-la-transizione-verso-un-nuovo-ordine-mondiale-e-al-di-la-delle-possibilita-della-maggior-parte-degli-occidentali.html
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Certo! Ecco una presentazione e una sintesi analitica dell’articolo “La transizione verso un nuovo ordine mondiale è al di là delle possibilità della maggior parte degli occidentali” di Alastair Crooke, pubblicato su Substack e tradotto da Old Hunter.
📘 Presentazione dell’articolo
Alastair Crooke, ex diplomatico britannico ed esperto di geopolitica, propone in questo saggio una riflessione radicale sulla crisi sistemica dell’Occidente, leggendo l’ascesa del “trumpismo” non come aberrazione ma come sintomo di una realtà strutturale: il fallimento del paradigma globalista-liberale e dell’economia finanziarizzata su cui si reggeva l’egemonia statunitense. Con un ampio ricorso a fonti critiche – da Varoufakis a Volcker, da Pilkington a Hayek – Crooke costruisce una genealogia ideologica della crisi attuale e ne mette in discussione le fondamenta culturali e teoriche, suggerendo che l’Occidente sia ormai prigioniero della propria ideologia. L’articolo non risparmia critiche né alla sinistra né alla destra mainstream e conclude che siamo alle soglie di un nuovo mondo politico, ancora indistinto ma inevitabile.
🧠 Sintesi analitica
1. Il paradigma in crisi: fine di un’illusione confortevole
Crooke parte da una constatazione: gran parte dell’élite occidentale fatica a concepire la necessità di una transizione strutturale. L’idea che l’economia americana potesse prosperare su un modello di consumismo alimentato dal debito – mantenuto in vita da un massiccio afflusso di capitali esteri – era già stata denunciata da Paul Volcker nel 2005 come insostenibile. Questo modello ha generato benefici diffusi ma illusori: tassi d’interesse bassi, merci a buon mercato, dollaro forte. Ma non poteva durare.
2. Trump come detonatore, non come ideologo
Secondo Crooke, Donald Trump – lungi dall’essere un folle isolato – ha riconosciuto questa verità basilare: il sistema è alla fine. La sua risposta (protezionismo, riequilibrio commerciale, attacco alla globalizzazione) può essere sbagliata o inefficace, ma parte da un’intuizione corretta. L’ostilità cieca delle élite economiche e intellettuali verso Trump è sintomo di paralisi ideologica più che di lucidità analitica.
3. La trappola ideologica dell’Occidente
La crisi non è solo materiale, ma ideologica. Il pensiero economico dominante – dal neoliberismo hayekiano al monetarismo friedmaniano – ha saturato il dibattito pubblico. L’idea che libertà significhi assenza di intervento statale e che i mercati siano strumenti di progresso universale è divenuta un dogma. Questo dogma ha impedito lo sviluppo di alternative teoriche: la celebre formula “TINA” (“There is no alternative”) è diventata prigione.
4. Fallimento dell’economia e delle élite
Il sistema basato sulla finanziarizzazione ha costruito castelli di carta (derivati, asset tossici) scollegati dall’economia reale. Ma il collasso non è solo economico: le élite occidentali sono paralizzate e prive di strumenti culturali per interpretare il cambiamento. Le istituzioni europee, secondo Crooke, sono impegnate a sopravvivere, più che a guidare una nuova visione.
5. Il mito dell’individualismo utilitarista
Crooke attacca anche il fondamento antropologico del liberalismo economico: l’uomo come massimizzatore razionale della propria utilità, fedele al principio della “mano invisibile” di Adam Smith. Questa visione – oggi screditata anche a livello epistemologico – non regge l’urto della realtà, e ha fallito come bussola sociale. Ma è ancora alla base del rifiuto occidentale di ripensare i propri sistemi economici.
6. L’Occidente prigioniero di sé stesso
In sintesi, l’Occidente è incapace di cambiare perché culturalmente e ideologicamente investito in ciò che dovrebbe abbandonare. Passare a un’economia più chiusa, centrata sul mercato interno o sulla sovranità produttiva, significherebbe per l’Occidente rinnegare la propria “religione”: il liberalismo individualista figlio della Rivoluzione francese.
7. Un mondo che cambia: fine della vecchia politica
La conclusione è disillusa ma lucida: l’Occidente non guiderà il cambiamento globale. Non ne ha la capacità né la volontà. Le etichette politiche tradizionali (destra/sinistra) stanno perdendo significato e nuove forme politiche e identitarie stanno emergendo, ancora informe ma inevitabili. Siamo nella fase finale di un ordine, non all’inizio di una transizione pianificata.
✍️ Considerazioni conclusive
L’articolo di Crooke si inserisce nel filone del pensiero critico post-liberale e post-globalista. È un testo che non offre soluzioni, ma sottolinea l’urgenza di ripensare radicalmente le premesse teoriche del sistema occidentale. Il tono è provocatorio, ma sorretto da argomentazioni robuste e riferimenti autorevoli. Il valore del saggio sta nel mostrare che la vera crisi non è (solo) economica, ma epistemica e politica.
Se vuoi, posso aiutarti anche a integrare questa analisi in un saggio più ampio o a collegarla ad altri autori e temi che stai sviluppando. Fammi sapere!
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