Il masochismo geoeconomico dell’Unione europea

 Francesco Cappello: Il masochismo geoeconomico dell’Unione europea

Il masochismo geoeconomico dell’Unione europea

di Francesco Cappello

1536x864 cmsv2 3c2bc8fd 2f66 52d9 aa86 f51b0bbb6038 9331158 e1754219997463 998x641Il recente accordo commerciale tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, lungi dall’essere una paritaria stretta di mano, rappresenta la totale capitolazione europea nei confronti delle pretese statunitensi avanzate da Trump, dettata più da logiche geopolitiche che da interessi economici. Presentato dal mainstream con toni vaghi e concilianti, questo patto nasconde una serie di concessioni unilaterali che sollevano molti interrogativi sul futuro geoeconomico e politico del continente.

* * * *

Un Accordo Commerciale o un totale asservimento dell’Unione? Non Commercio, ma Geopolitica

L’obiettivo dichiarato dell’Unione Europea di utilizzare il proprio peso negoziale collettivo per ottenere accordi commerciali più favorevoli e stabilire una simmetria con gli Stati Uniti, pilastro dell’Occidente, si è rivelato pura finzione. L’intesa siglata è stata il frutto di una negoziazione condotta quasi esclusivamente dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, il cui obiettivo primario non è il benessere commerciale dei paesi dell’Unione, ma l’alimentazione della guerra fredda con la Russia. L’Ucrainizzazione dell’Europa avanza senza ostacoli bruciando le sue risorse a favore della finanza di guerra e per continuare a ingraziarsi masochisticamente gli USA. La Ue continua a sostenere una guerra di cui l’America si rifiuta ormai di pagare i costi, mentre intende riscuoterne i “benefici”.

I termini sono impietosi: i dazi statunitensi sui prodotti europei sono triplicati, passando da una media del 4,8% al 15%, con punte fino al 30% sulle auto e al 50% sui metalli industriali. In cambio, l’Europa ha abbandonato i suoi contro-dazi per oltre 90 miliardi di euro. Ma non è tutto.

L’UE si è impegnata a investire 600 miliardi di euro negli Stati Uniti, ad acquistare gas naturale liquefatto e altre fonti energetiche americane per 750 miliardi di dollari entro il 2028, in pratica 250 miliardi ogni anno, circa il triplo della spesa energetica sostenuta dall’Unione nel 2024 (75 miliardi) – una mossa che renderà l’Europa il maggiore sbocco per l’energia statunitense, nonostante i costi elevatissimi rispetto al gas russo. La spesa complessiva per energia dell’Unione si attesta, infatti, sui 400 miliardi di dollari, alla faccia della sicurezza energetica fondata sulla diversificazione delle fonti.

Inoltre, gli europei si sono vincolati all’acquisto di armamenti statunitensi, destinando alla spesa militare fino al 5% del PIL, come previsto dagli impegni NATO. Nel loro complesso si tratta di accordi impossibili da realizzare, del tutto insostenibili dal punto di vista economico. Essi rappresentano un tentativo disperato di mantenere gli Stati Uniti come alleato, concedendo a Trump di manipolare l’Europa per estrarne tributi.

 

Rafforzamento del dollaro – euro in calo

L’intesa che ha avrebbe “solamente” triplicato i dazi sulle importazioni statunitensi in cambio di investimenti massicci in energia e tecnologie statunitensi, ha rassicurato i mercati, spingendo capitali verso il dollaro come valuta rifugio. L’annuncio ha rafforzato la fiducia nella percepita stabilità economica USA, supportando l’idea che la Fed potesse ritardare il taglio dei tassi, rendendo il dollaro più appetibile. In pratica un processo di dollarizzazione a spese dell’Unione europea.

Queste scelte suicide stanno creando vincitori e vinti. Le aziende energetiche statunitensi, come Venture Globalhanno visto impennarsi le loro azioni, mentre i produttori automobilistici europei, come Mercedes, hanno registrato vistosi caliLe piccole e medie imprese europee sono destinate a subire ulteriori pesanti perdite.

Viceversa, le grandi imprese rappresentate da Confindustria, di fronte alla minaccia dei dazi di Trump, insieme ad altre associazioni di categoria, tramite il presidente Orsini, dichiarando un danno che stimano in 22-23 miliardi di euro, nonostante un surplus commerciale complessivo di 42 miliardi, utilizzano questa retorica per chiedere aiuti e un piano industriale da parte dello Stato [2] con allegate minacce di licenziamenti di massa e delocalizzazioni (sia verso paesi a basso costo di manodopera che negli Stati Uniti), sostenendo che le imprese italiane stanno trattenendo personale nonostante un forte calo di produttività. Ne approfittano, quindi, per chiedere che lo Stato eroghi sussidi significativi senza alcun tipo di politica industriale vincolante (si tenga presente che hanno ricevuto 55 miliardi di euro nel 2023), rivitalizzando programmi come Industria 4.0 e destinando risorse del PNRR a progetti decisi autonomamente dalle imprese. L’obiettivo sarebbe quello di mantenere il modello basato sulle esportazioni, intensificando la contrazione del costo del lavoro e le retribuzioni, minacciando delocalizzazioni in caso contrario. Oltretutto molte delle grandi imprese rappresentate da Confindustria come Barilla International (ha sede fiscale ad Amsterdam), Luxottica che versa gran parte dei profitti attraverso Delfin (Lussemburgo), Ferrero (sede fiscale in Lussemburgo), San Faustin (registrata in Paesi con “giurisdizione fiscale agevolata” non UE) , De Longhi (controllata per la maggioranza da una società lussemburghese, la De ’Longhi Soparfi S.A.), Stellantis (sede legale nei Paesi Bassi), San Pellegrino (sede fiscale in Svizzera) e gran parte del settore del lusso, che chiedono questi aiuti, hanno la sede fiscale all’estero, non in Italia.

I sindacati non sembrano avere nessuna intenzione di opporsi a queste richieste che consolidano un modello di capitalismo italiano caratterizzato da finanziarizzazione, contenimento del costo del lavoro ed evasione fiscale tramite sedi estere. La retorica bellicista e quella dei dazi servono a confezionare un ulteriore peggioramento di questo modello, con costi a carico della collettività.

La giustificazione di Trump, basata su un presunto deficit commerciale statunitense con l’Europasi rivela infondata quando si considerano anche i servizi, dove gli Stati Uniti godono di un notevole surplus sulla Ue che secondo le stime dell’Unione ammonta a 148 miliardi di euro, pari a quasi il 60% delle esportazioni dei servizi USA nel mondo, eppure l’Unione sta evitando di ricorrere a ritorsioni sotto forma di imposizioni fiscali alle Big Tech (BT) statunitensi [1]. I fatturati delle BT nei paesi dell’Unione sono spesso miliardari a fronte di utili assai modesti dell’ordine di qualche milione di euro. Le grosse società, infatti, spostano i profitti all’estero (nei paradisi fiscali di Lussemburgo e Irlanda) prima di tassarli in Italia. Pagano all’Italia solo gli utili residui, perché gran parte viene destinata a entità con tassazione molto bassa. Questo meccanismo permette di ridurre drasticamente le tasse nazionali, ma fa apparire gli utili italiani ben inferiori al reale valore dell’attività svolta. Per capire meglio immaginiamo che una società “big tech” in Italia, come Google o Apple, venda un servizio (tipo pubblicità o app). Tuttavia, ogni volta che guadagna 100 euro, deve “pagare” 90 euro a un’azienda del gruppo situata in Irlanda o Lussemburgo. Questo pagamento si chiama royalty o licenza per usare il marchio, il software o gli algoritmi. Si tratta di costi deducibili che abbassano l’imponibile. Con questa strategia in Italia resta quindi solo un utile di €10 su cui si paga l’imposta…

 

La mancata negoziazione e la fragilità europea

Se il mercato americano si fosse chiuso, l’Europa avrebbe potuto, infatti, minacciare di riorientare il proprio commercio verso i mercati in crescita della Russia e della Cina e in generale verso il complesso dei paesi BRICS che non impone vassallaggio e rinuncia all’esercizio della sovranità.

La Ue avrebbe potuto imporre tasse minime globali sulle aziende internet americane o bloccare le esportazioni statunitensi. Invece, c’è stata una resa quasi totale, con una sottovalutazione del potere negoziale proprio e una scarsa attitudine a contrattare.

Lo stile di negoziazione del presidente Trump, che impone prezzi inizialmente esorbitanti per poi ridurli leggermente, creando l’illusione di una vittoria, si è rivelato in parte efficace. Egli vede la diplomazia come un gioco a somma zero, dove c’è sempre un vincitore e un perdente, e l’America deve sempre vincere. La stabilità e l’affidabilità, promesse dai vertici europei, sono illusorie in un contesto dove gli accordi possono essere modificati unilateralmente.

 

L’Illusione della sicurezza e la militarizzazione

La Commissione Europea, una propaggine della NATO, ha subordinato gli interessi economici dei paesi membri e dei loro elettori alla nuova guerra fredda contro la Russia. In questa logica, la dipendenza europea dalla sicurezza statunitense viene sfruttata per imporre fedeltà politiche ed economiche. L’idea di una garanzia di sicurezza incondizionata dagli Stati Uniti è pura illusione. Le nazioni hanno solo interessi permanenti. Se l’Europa dovesse attaccare la Russia con missili a lungo raggio, la risposta russa sarebbe diretta contro il paese fornitore, non solo l’Ucraina, e nessuno sa se gli Stati Uniti interverrebbero militarmente per “difendere” l’Europa, a meno che non vengano colpite direttamente le forze USA sul territorio europeo.

Il racconto della minaccia di una potenziale invasione russa dell’Europa, che richiederebbe milioni di soldati è un concetto bellico obsoleto di pura propaganda, un tentativo di creare una psicosi di guerra per giustificare la crescente militarizzazione del continente. Questa retorica è funzionale a spingere l’Europa a spendere ingenti somme in armamenti, spesso inefficaci (come i sistemi missilistici Patriot o i carri armati contro i droni), a beneficio dell’industria militare statunitense ed europea. La Germania sta discutendo il ritorno alla leva obbligatoria, la Francia e il Regno Unito firmano patti nucleari, e la NATO rafforza la sua postura digitale: tutti segnali di una spirale militarista.

 

Un futuro incerto e la crisi democratica

Mentre l’Europa si lega sempre più a un mercato statunitense che si sta contraendo a causa dell’indebitamento dei consumatori (a eccezione del settore militare), le aziende europee, in particolare quelle automobilistiche in parte si orientano verso la conversione militare perché soffrono il crescente calo della produzione industriale delle vendite dovuto a costi energetici assai elevati e progressivo calo della competitività rispetto a quelle cinesi, in grado di offrire qualità alta e lowcost.

L’intera struttura degli accordi con gli Stati Uniti appare economicamente insostenibile e irrealizzabile.

La sottomissione dell’Europa al bullismo americano è in netto contrasto con la capacità di altri paesi come Canada, Messico, Brasile e Cina di riorientare i propri commerci e opporsi alle richieste di Washington. Questa incapacità europea di agire nel proprio interesse nazionale, subordinando la propria politica estera e commerciale agli Stati Uniti, sta portando a una deindustrializzazione e a una crescente instabilità politica.

Lo scollamento tra i governi europei attuali, la Commissione Von der Leyen, e le volontà dei cittadini si ingigantisce. Il dibattito è spesso ridotto a una dicotomia semplicistica “pro-russo o anti-russo”, impedendo una discussione reale sugli interessi nazionali. Questa situazione, unita alla percezione di una rinascita di vecchi sogni nazisti di smembrare la Russia, sta portando l’Europa verso un caos senza precedenti.

La realtà economica e geopolitica dell’Unione, nella sua configurazione di crescente subordinazione alla NATO e ai neoconservatori statunitensi, viene ignorata. A fronte dei crescenti problemi economici che si stanno già traducendo in instabilità politica, l’Unione Europea non sembra in grado di sopravvivere a lungo. I tentativi di marginalizzare l’opposizione politica potrebbero portare a derive autoritarie, spingendo il continente verso un futuro incerto e autodistruttivo.

[1] In Europa, le Big Tech statunitensi dominano i servizi digitali in quasi ogni ambito: dall’infrastruttura cloud alla produttività, alla presenza sulle app consumer, alla pubblicità digitale, fino ai pagamenti digitali. Viceversa l’orientamento verso alternative sovrane europee (ad es. Gaia‑X, ecosistemi SaaS locali), app store alternativi è per ora del tutto insufficiente e poco incentivata.

[2] Confindustria ha chiesto aiuti pubblici al governo (sussidi o incentivi fiscali) nella forma di un “pacchetto di sostegno economico urgente” per aiutare le imprese a gestire gli effetti potenziali di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Unione europea in due occasioni ufficiali.

Presso la Assemblea annuale di Confindustria del 27 maggio 2025 a Bologna, il presidente Emanuele Orsini, intervenendo alla riunione, ha espresso un appello esplicito: servono 8 miliardi di euro in incentivi fiscali o finanziamenti pubblici agevolati da erogare in 3–5 anni, per contrasto ai dazi USA e ai costi energetici insostenibili. Ha indicato che le risorse potenziali potrebbero derivare dal PNRR, dai fondi di coesione o dalla dotazione inutilizzata della Transizione 5.0. L’idea era di riprendere meccanismi già utilizzati durante la fase Covid. L’obiettivo dichiarato era di «consentire alle imprese di aumentare gli investimenti e fronteggiare l’incertezza dovuta alla politica commerciale statunitense».

In un’intervista, apparsa su Il Corriere della Sera – 8 aprile 2025, concessa dopo il congresso della Lega, Orsini ha rilanciato la proposta di “sussidiare le imprese colpite dai dazi” con una misura simile a quella utilizzata durante la pandemia (bonus, credito d’imposta, prestiti agevolati). Ha suggerito di utilizzare risorse come il capitolo “Transizione 5.0” non ancora dispiegato, i fondi del PNRR e quelli di coesione, e ha citato il modello spagnolo, che nei giorni precedenti aveva stanziato oltre 14 miliardi per supportare le imprese, anche tramite incentivi al 30%. La sua dichiarazione era un chiaro invito a considerare l’impatto dei dazi come una “nuova emergenza economica” da affrontare tempestivamente.

Orsini ha ribadito la richiesta di sussidi presso il Forum italo‑francese Confindustria–Medef dello scorso 10 luglio e più recentemente a seguito dell’intesa USA–UE sui dazi al 15 % ha chiesto “sostegni e compensazioni“, e un vero “piano industriale straordinario” anche sforando il Patto di Stabilità e ha stimato perdite per l’export tra 8 e 22,6 miliardi di euro (tg24.sky).

ChatGPT

Ecco anche per questo testo la versione strutturata come le altre:


Occhiello

Un accordo sbilanciato che, sotto la retorica della cooperazione transatlantica, rivela la resa dell’Europa alle pretese di Washington.

Abstract

L’articolo di Francesco Cappello analizza l’accordo commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti, denunciandone l’impianto profondamente asimmetrico. Presentato come un passo di cooperazione, esso comporta per l’Europa un aumento dei dazi americani fino al 30–50%, l’impegno a enormi acquisti energetici dagli USA e l’aumento della spesa militare al 5% del PIL. Ne derivano un rafforzamento del dollaro, una penalizzazione delle imprese europee e un ulteriore vincolo di subordinazione geopolitica alla NATO. Cappello descrive questo processo come un “masochismo geoeconomico” che espone il continente a deindustrializzazione, instabilità politica e deriva autoritaria.

Scheda analitico-sintetica

Autore: Francesco Cappello
Titolo: Il masochismo geoeconomico dell’Unione europea
Tema centrale: L’accordo commerciale UE–USA come forma di sottomissione politica ed economica dell’Europa a Washington.
Contenuti principali:

  • Natura dell’accordo: non scambio economico paritario, ma atto geopolitico dettato da logiche di guerra fredda e dalla subordinazione a NATO/USA.

  • Dazi e concessioni: aumento dei dazi americani (fino al 30–50%) e rinuncia europea a contro-dazi per 90 miliardi.

  • Energia e spese militari: acquisti forzati di LNG USA per 750 miliardi entro il 2028; aumento della spesa militare fino al 5% del PIL.

  • Effetti economici: rafforzamento del dollaro, crollo della competitività europea, crisi di PMI e settore auto, richiesta di aiuti pubblici da parte di Confindustria (spesso con sedi fiscali all’estero).

  • Critica alla governance UE: incapacità di sfruttare il potere negoziale, sottomissione totale, incapacità di sviluppare politiche industriali autonome.

  • Militarizzazione e crisi democratica: spinta bellicista, illusione di sicurezza NATO, rischio di derive autoritarie per gestire il crescente scollamento tra istituzioni e cittadini.

Apparato critico:

  • L’autore utilizza una chiave di lettura critica della subordinazione europea, inquadrandola nel contesto della crisi di sovranità e dell’erosione del potere industriale.

  • La prospettiva è marcatamente antiatlantista, con forte attenzione alle contraddizioni interne tra dichiarazioni ufficiali e costi effettivi per cittadini e imprese.

  • Viene sottolineata l’asimmetria con altri paesi (Canada, Messico, Brasile, Cina) capaci di negoziare o resistere meglio.

Classi: geopolitica, geoeconomia, relazioni transatlantiche, crisi UE, militarizzazione, capitalismo europeo.
Tag: UE–USA, dazi, LNG, NATO, dollaro, deindustrializzazione, Confindustria, PNRR, Von der Leyen, subordinazione, crisi democratica.


Vuoi che ti prepari anche la versione ridotta per post d’opinione come per gli altri due?

Deepseek

Certamente. Ecco una sintesi strutturata dell'articolo "Il masochismo geoeconomico dell’Unione europea" di Francesco Cappello.


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### **Occhiello**

L'accordo commerciale UE-USA siglato sotto la minaccia dei dazi di Trump non è una partnership paritaria, ma una capitolazione unilaterale europea. In cambio di un aumento dei dazi americani, l'UE ha rinunciato a miliardi in contro-dazi, si è impegnata in acquisti energetici e militari insostenibili e ha sacrificato la sua sovranità economica sull'altare della "ucrainizzazione" e della subordinazione atlantica, accelerando la propria deindustrializzazione e crisi democratica.


### **Focus**

Il focus dell'articolo è denunciare la natura **masochistica e suicida della politica geoeconomica dell'Unione Europea**. L'autore argomenta che la classe dirigente UE, guidata da von der Leyen, ha volontariamente subordinato gli interessi economici e strategici del continente a quelli degli USA e della NATO, firmando un accordo commerciale svantaggioso e insostenibile che non ha alcuna giustificazione economica ma è dettato esclusivamente da obbedienza geopolitica.


### **Abstract**

Francesco Cappello analizza il recente accordo commerciale UE-USA come un atto di totale **asservimento geoeconomico** dell'Europa. I termini sono impietosi: i dazi USA sui prodotti europei sono triplicati (fino al 50% su alcuni beni), mentre l'UE ha rinunciato a contro-dazi per 90 miliardi di euro. In più, Bruxelles si è impegnata ad acquistare energia USA per 750 miliardi di dollari e ad investire 600 miliardi nell'economia americana, vincolandosi anche a massicci acquisti di armamenti.

Questo accordo, economicamente insostenibile, è giustificato solo dalla volontà di alimentare la guerra fredda con la Russia ("ucrainizzazione dell'Europa") e ingraziarsi Trump. Il risultato è un rafforzamento del dollaro a spese dell'euro e un trasferimento di ricchezza dalle imprese europee (specie PMI) a quelle americane.

L'autore critica ferocemente la miopia della classe dirigente europea, che ha rinunciato a usare il suo potere negoziale (ad esempio minacciando tasse sulle Big Tech o riorientando i commerci verso i BRICS) preferendo una resa incondizionata. Questo "masochismo" sta portando a una spirale di deindustrializzazione, instabilità politica e deriva autoritaria, mentre il divario tra gli interessi dei cittadini europei e le decisioni della Commissione UE si allarga sempre più.


### **Scheda Sintetico-Analitica**


| **Concetto Chiave** | **Descrizione** | **Meccanismo/Esempio** |

| :--- | :--- | :--- |

| **Capitolazione Commerciale** | L'accordo UE-USA è **unilaterale e svantaggioso** per l'Europa. Non c'è parità, ma resa. | Dazi USA triplicati (dal 4.8% al 15%, con picchi del 50%). UE rinuncia a contro-dazi per **90 mld €**. |

| **Tributo Energetico e Militare** | L'UE si impegna ad **acquistare massicciamente** prodotti USA, vincolandosi economicamente. | Acquisto di energia USA per **750 mld $** entro il 2028. Investimenti per **600 mld €**. Acquisto di armamenti USA. |

| **Giustificazione Geopolitica** | La resa economica è dettata da **obbedienza atlantica** e dalla volontà di proseguire la guerra per procura in Ucraina. | La Commissione von der Leyen subordina l'economia europea agli interessi della NATO e alla "ucrainizzazione" dell'Europa. |

| **Rafforzamento del Dollaro** | L'accordo, percepito come stabilizzante, **avvantaggia il dollaro** come valuta rifugio, a danno dell'euro. | I capitali fluiscono verso gli USA, supportando la Fed e il dollaro, in un processo di "dollarizzazione a spese dell'UE". |

| **Doppio Gioco delle Lobby** | Le **grandi imprese** (Confindustria) usano la retorica dei dazi per **chiedere aiuti di Stato** senza vincoli, minacciando delocalizzazioni. | Chiedono sussidi (es. 8 mld €) dopo aver già ricevuto 55 mld nel 2023. Molte di esse hanno sede fiscale all'estero (Lussemburgo, Olanda). |

| **Mancato uso del Potere Negoziale** | L'UE ha **rinunciato a contrattare** da una posizione di forza, che avrebbe potuto esprimere minacciando di riorientarsi verso i BRICS. | Avrebbe potuto tassare le Big Tech USA o bloccare export americani. Invece, ha sottovalutato il suo potere e ha ceduto. |

| **Insicurezza e Militarizzazione** | La **retorica della minaccia russa** (invasione improbabile) è usata per giustificare la spirale militarista e gli acquisti di armi. | Si spinge l'Europa a spendere il 5% del PIL in difesa, a beneficio dell'industria militare USA ed europea. |

| **Crisi Democratica e Futuro Incerto** | Esiste un **enorme scollamento** tra le decisioni della Commissione UE e gli interessi dei cittadini europei. | Il dibattito è ridotto a "pro o anti russo". La subordinazione agli USA sta portando a deindustrializzazione, instabilità politica e derive autoritarie. |

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Occhiello

L'accordo commerciale UE-USA siglato sotto la minaccia dei dazi di Trump non è una partnership paritaria, ma una capitolazione unilaterale europea. In cambio di un aumento dei dazi americani, l'UE ha rinunciato a miliardi in contro-dazi, si è impegnata in acquisti energetici e militari insostenibili e ha sacrificato la sua sovranità economica sull'altare della "ucrainizzazione" e della subordinazione atlantica, accelerando la propria deindustrializzazione e crisi democratica.

Focus

Il focus dell'articolo è denunciare la natura masochistica e suicida della politica geoeconomica dell'Unione Europea. L'autore argomenta che la classe dirigente UE, guidata da von der Leyen, ha volontariamente subordinato gli interessi economici e strategici del continente a quelli degli USA e della NATO, firmando un accordo commerciale svantaggioso e insostenibile che non ha alcuna giustificazione economica ma è dettato esclusivamente da obbedienza geopolitica.

Abstract

Francesco Cappello analizza il recente accordo commerciale UE-USA come un atto di totale asservimento geoeconomico dell'Europa. I termini sono impietosi: i dazi USA sui prodotti europei sono triplicati (fino al 50% su alcuni beni), mentre l'UE ha rinunciato a contro-dazi per 90 miliardi di euro. In più, Bruxelles si è impegnata ad acquistare energia USA per 750 miliardi di dollari e ad investire 600 miliardi nell'economia americana, vincolandosi anche a massicci acquisti di armamenti.
Questo accordo, economicamente insostenibile, è giustificato solo dalla volontà di alimentare la guerra fredda con la Russia ("ucrainizzazione dell'Europa") e ingraziarsi Trump. Il risultato è un rafforzamento del dollaro a spese dell'euro e un trasferimento di ricchezza dalle imprese europee (specie PMI) a quelle americane.
L'autore critica ferocemente la miopia della classe dirigente europea, che ha rinunciato a usare il suo potere negoziale (ad esempio minacciando tasse sulle Big Tech o riorientando i commerci verso i BRICS) preferendo una resa incondizionata. Questo "masochismo" sta portando a una spirale di deindustrializzazione, instabilità politica e deriva autoritaria, mentre il divario tra gli interessi dei cittadini europei e le decisioni della Commissione UE si allarga sempre più.

Scheda Sintetico-Analitica

Concetto ChiaveDescrizioneMeccanismo/Esempio
Capitolazione CommercialeL'accordo UE-USA è unilaterale e svantaggioso per l'Europa. Non c'è parità, ma resa.Dazi USA triplicati (dal 4.8% al 15%, con picchi del 50%). UE rinuncia a contro-dazi per 90 mld €.
Tributo Energetico e MilitareL'UE si impegna ad acquistare massicciamente prodotti USA, vincolandosi economicamente.Acquisto di energia USA per 750 mld $ entro il 2028. Investimenti per 600 mld €. Acquisto di armamenti USA.
Giustificazione GeopoliticaLa resa economica è dettata da obbedienza atlantica e dalla volontà di proseguire la guerra per procura in Ucraina.La Commissione von der Leyen subordina l'economia europea agli interessi della NATO e alla "ucrainizzazione" dell'Europa.
Rafforzamento del DollaroL'accordo, percepito come stabilizzante, avvantaggia il dollaro come valuta rifugio, a danno dell'euro.I capitali fluiscono verso gli USA, supportando la Fed e il dollaro, in un processo di "dollarizzazione a spese dell'UE".
Doppio Gioco delle LobbyLe grandi imprese (Confindustria) usano la retorica dei dazi per chiedere aiuti di Stato senza vincoli, minacciando delocalizzazioni.Chiedono sussidi (es. 8 mld €) dopo aver già ricevuto 55 mld nel 2023. Molte di esse hanno sede fiscale all'estero (Lussemburgo, Olanda).
Mancato uso del Potere NegozialeL'UE ha rinunciato a contrattare da una posizione di forza, che avrebbe potuto esprimere minacciando di riorientarsi verso i BRICS.Avrebbe potuto tassare le Big Tech USA o bloccare export americani. Invece, ha sottovalutato il suo potere e ha ceduto.
Insicurezza e MilitarizzazioneLa retorica della minaccia russa (invasione improbabile) è usata per giustificare la spirale militarista e gli acquisti di armi.Si spinge l'Europa a spendere il 5% del PIL in difesa, a beneficio dell'industria militare USA ed europea.
Crisi Democratica e Futuro IncertoEsiste un enorme scollamento tra le decisioni della Commissione UE e gli interessi dei cittadini europei.Il dibattito è ridotto a "pro o anti russo". La subordinazione agli USA sta portando a deindustrializzazione, instabilità politica e derive autoritarie.


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