India, istinto suicida dell’Occidente
Fabrizio Casari: India, istinto suicida dell’Occidente
India, istinto suicida dell’Occidente
di Fabrizio Casari
Le sfuriate quotidiane di Trump contro le istituzioni statunitensi e gli avversari politici interni - ai quali assegna premi e castighi in maniera del tutto arbitraria - viaggiano in parallelo con la quotidiana individuazione di un nemico estero verso il quale minacciare sanzioni o guerre. In questo contesto, che serve al tycoon per distrarre gli statunitensi dai suoi scandali di natura sessuale, dal suo insider trading e dai tragici risultati dell’economia, s’inseriscono tanto le provocazioni aperte (come nel caso del Venezuela) quanto alcune decisioni di rottura che, per il loro impatto assumono natura globale. La rottura con l’India di Modi è una di queste e rappresenta uno dei peggiori autogol mai realizzati dagli Stati Uniti.
La natura delle sanzioni all’India è interamente politica: non riguarda infatti sbilanciamenti commerciali negli scambi bilaterali ma si argomenta con il commercio di Modi con Putin e Xi. In questo senso appare ulteriormente ricattatoria e grave rispetto ad altre verso altri paesi più squisitamente commerciali.
E’ evidente come l’introduzione dei dazi al 50% cerchi di colpire lo sviluppo poderoso dell’India che, da due anni a questa parte, conta sulla maggiore crescita del PIL nel globo. Una crescita anche demografica (ha superato la Cina in abitanti) che ha però un suo limite: Nuova Delhi non dispone delle risorse energetiche in grado di sostenere l’imperiosa crescita economica della quale è protagonista. In qualche modo è lo stesso handicap del quale ha sofferto lo sviluppo cinese. Non a caso, dal 2022 a oggi, indifferenti alle sanzioni occidentali, India e Cina hanno acquistato oltre il 50% delle esportazioni russe di gas e petrolio.
L’India ha trovato nella Russia la possibilità di coprire il gap energetico e nei BRICS (di cui è paese fondatore) la possibilità di ampliare il suo mercato e, con esso, la sua influenza politica globale. Che, sebbene sia una potenza nucleare, non l’ha ancora vista come protagonista nella governance mondiale, posizione alla quale aspira. In questi anni tra Cina e India gli attriti si sono ridotti considerevolmente e oggi, la presenza di Modi alle celebrazioni per la vittoria cinese nella Seconda Guerra Mondiale, segnalano un ulteriore avvicinamento tra i due giganti che è un bene per l’intero pianeta. A eccezione degli Stati Uniti, che hanno sempre usato Nuova Delhi come elemento di pressione su Pechino; strategia che ora, con queste sanzioni piratesche, appare come minimo azzoppata.
Non importa che le misure contro l’India siano pensate per danneggiare Russia e Cina e per tentare di mettere un intralcio forte allo sviluppo delle relazioni commerciali senza il Dollaro come valuta di riferimento: sono misure che, oggettivamente, favoriscono la crescita dell’integrazione dei paesi BRICS e l’aumento della quota di generazione del PIL globale che l’organismo nato per la multipolarità ottiene. Per l’India quasi nulla di quello che importa dagli USA non può essere importato dalla Cina e dalla Russia. Per questo la mossa si rivelerà il peggiore dei boomerang per la Casa Bianca, che scontrandosi con l’India rischia di perdere un alleato importante per contrastare l’influenza cinese ed un mercato importante per l’export USA, ammontante a 21.689 miliardi di Dollari.
Il governo Modi, che ha nel nazionalismo forte la sua cifra identitaria, risponderà con dazi reciproci alle merci USA, ma non è questo l’aspetto più importante. Che lo si trova invece nell’obbligato, ulteriore avvicinamento con Mosca e Pechino, con cui Nuova Delhi commercia positivamente, senza dazi e con una relazione commerciale equilibrata dalla comune appartenenza ai BRICS.
«Il mondo oggi è attraversato da trasformazioni che accadono una volta ogni secolo e la situazione internazionale è al tempo stesso fluida e caotica» ha detto Xi a Modi durante il loro incontro a Tianjin, aggiungendo che «la scelta giusta per entrambe le parti è essere amichevoli e avere buoni rapporti di vicinato, essere partner che favoriscono il successo reciproco e il far danzare insieme il drago e l'elefante».
Del possibile spostamento a Est dell’economia indiana se ne avrà ulteriore riscontro nei lavori della Shanghai Cooperation and Organization - SCO, della quale Mosca, Pechino e Nuova Delhi fanno parte.
Nata nel 2001 come un gruppo per la cooperazione in materia di sicurezza dei Paesi dell’Asia centrale, la SCO è andata man mano allargandosi, fino ad arrivare a 26 paesi tra membri e osservatori e a comprendere Paesi dal Caucaso, dal Medio Oriente e dal Nord Africa e rappresenta oggi il 40% della popolazione globale e il 26% del PIL planetario.
Si tratta di un progetto di cooperazione economica, scambi e collaborazione militare nell’ottica di una efficace governance regionale. Si ispira a un ordine mondiale diverso, un modello alternativo alle organizzazioni a trazione occidentale come G20 o NATO e promuove “nuove relazioni internazionali e cooperazione regionale”, come indica il giornale del Partito Comunista Cinese alla vigilia del Forum di Pechino.
D’altra parte che l’impero sia in preda a convulsioni appare innegabile. Oltre all’incapacità di risolvere con autorevolezza che si auto-propaganda le peggiori crisi regionale e le 26 guerre in giro per il mondo, l’impero a trazione anglosassone sferra calci nel vuoto, pensando di dominare ogni angolo dello scacchiere planetario con la forza e i ricatti. Soprattutto ostinandosi a non voler considerare la forza delle economie emergenti parallelamente alla sua crisi di influenza economica, politica, militare, commerciale e tecnologica alla quale pensa di rispondere con la Dottrina Monroe applicata all’intero pianeta.
L’ostinazione monroista vige ovviamente anche nel continente americano. Le minacce e le sanzioni al Venezuela, come anche, su un piano diverso ma non meno ostile, a Messico e Brasile, producono effetti devastanti per gli stessi USA. Per inciso, Venezuela, Brasile e Messico sono le potenze petrolifere sudamericane. Il Venezuela non è Grenada o Panama e il rafforzamento della cooperazione in commercio, salute, agricoltura ed energia tra Brasilia e Città del Messico (i due giganti latinoamericani, insieme hanno dimensioni e demografia di un continente) indica il crescente aumento della cooperazione economica e commerciale libera dall’influenza statunitense e, in prospettiva, dal Dollaro. Il che, per Trump, è una pessima notizia.
Ma la follia sanzionatoria verso l’India ha anche un altro obiettivo, ancora più ampio, perché la decisione di imporre dazi diretti e secondari all’India determina anche il colpo finale all’Unione Europea. Infatti, come dimostrato dalla questione dazi, dal genocidio dei palestinesi e dal recente rottura dell’accordo con l’Iran, la UE è un vassallo statunitense con la stessa autonomia di un qualunque protettorato. Quindi, nello specifico delle sanzioni all’India, è ovvio che mai e poi mai la UE si porrebbe in un atteggiamento pragmatico e non ideologico, approfittando della crepa apertasi tra Washington e Nuova Delhi. E’ invece da attendersi - per convinzione o per ricatto - una adesione europea anche a questa ennesima follia statunitense che presenta ormai gli USA un paese in guerra commerciale con la stragrande maggioranza del pianeta.
La UE si trova dunque dinanzi a una condizione quasi drammatica. Dopo averle impedito di commerciare con Russia e Cina, porre ora sanzioni così pesanti anche agli scambi con l’India significherebbe costringere la UE a commerciare solo con paesi dal peso residuale in termini demografici, territoriali, politici e militari. Paesi che non incidono profondamente negli equilibri globali, di scarso peso politico (al massimo per contesti regionali) e con una limitata possibilità di interlocuzione e verso i quali i livelli di profitto sono ridotti dal peso degli asset assicurativi e anche una eventuale esposizione debitoria ha margini di rischio superiori rispetto a quelli con le grandi potenze. Significherebbe cioè porre le condizioni per una UE abilitata ad un mercato di serie B, che veda accordi che per loro stessa natura siano limitati nelle proporzioni e, dunque, non in grado di condizionare i flussi del commercio globale. Nonostante sia l’area più ricca del pianeta dal punto di vista del Pil complessivo, in questo modo la UE perde ogni velleità di potenza per diventare, nel migliore dei casi, il più grande dei piccoli.
IRAN
La UE ha reintrodotto le sanzioni all’Iran, accusandolo di non consentire ogni tipo di ispezione alla AIEA, facendo finta di non sapere che i tecnici AIEA siano membri delle agenzie spionistiche occidentali. La decisione europea è stata presa dietro ordine dell’amministrazione Trump, che ha chiesto la supplenza europea di fronte all’impossibilità USA di invocare la riattivazione delle sanzioni in quanto usciti dal JCPOA nel 2018.
Come da tempo ripete Teheran, l’invocazione dello “snapback” determinerà la rottura definitiva dei rapporti con l’AIEA e l’uscita dal Trattato di Non Proliferazione, cosicché il programma nucleare iraniano avanzerà senza controllo internazionale. Anche perché le ispezioni e le trattative le trattative non hanno fermato l’attacco a tradimento degli USA, benché i report delle agenzie affermassero l’assenza del rischio di sviluppare armi nucleari a breve e medio termine.
Russia e Cina sono fermamente contrarie alle sanzioni e ne ignoreranno la reintroduzione e si consoliderà ancor più lo spostamento dell’Iran verso l’orbita sino-russa nel quadro globale. La UE, che pretende un Iran senza nucleare, otterrà l’esatto contrario e scriverà così una nuova pagina del libro sulla sua irrilevanza con note a margine sulla sua servitù. In cerca del grande nemico viene colpita sempre dal “fuoco amico”.
Si compie la chiusura del cerchio di una aggregazione come la UE, nata male e finita peggio, affetta dalla tipica sindrome di Peter Pan, che fa sì che il bambino diventi vecchio senza mai essere stato adulto.
Deepseek
Occhiello
La decisione di Trump di imporre sanzioni all'India per punirne i rapporti con Russia e Cina è un autogol strategico per gli USA. Questo atto, dettato da calcoli politici miopi, rischia di spingere definitivamente Nuova Delhi nell'orbita sino-russa, accelerare la fine del dollaro come valuta di riferimento e ridurre l'Unione Europea, complice suo malgrado, a un mercato di serie B, sancendone l'irrilevanza geopolitica.
Focus
Il focus dell'articolo è dimostrare come la politica sanzionatoria unilaterale degli USA (in questo caso contro l'India) sia un'arma spuntata e controproducente. Questo approccio, definito "istinto suicida", non solo fallisce nel suo intento di isolare Russia e Cina, ma accelera involontariamente tre processi:
L'integrazione dei BRICS e lo spostamento dell'India verso il blocco orientale.
Il declino dell'egemonia del dollaro.
L'irrilevanza strategica dell'Unione Europea, costretta a seguire Washington in una guerra commerciale che la isola dal resto del mondo.
Abstract
Fabrizio Casari analizza le sanzioni statunitensi all'India come un atto di pura politica di forza, privo di reali giustificazioni commerciali, volto a punire Nuova Delhi per i suoi rapporti energetici e strategici con Mosca e Pechino. Questa mossa, però, ignora completamente la realtà geopolitica: l'India, in piena crescita ma bisognosa di energia, ha nella Russia un fornitore cruciale e nei BRICS e nello SCO (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai) le piattaforme per la sua ascesa globale.
La reazione del nazionalista Modi non si limiterà a dazi reciproci, ma comporterà un inevitabile e più stretto avvicinamento a Russia e Cina, danneggiando gli stessi interessi USA che volevano usare l'India come contrappeso alla Cina.
L'articolo estende poi la critica all'Unione Europea, descritta come un "vassallo" incapace di autonomia. Seguendo ciecamente le sanzioni USA contro Russia, Cina e ora anche l'India, la UE si condanna all'isolamento, costringendo la propria economia a commerciare solo con partner "minori" e rinunciando a qualsiasi ambizione di potenza globale. L'esempio parallelo delle sanzioni all'Iran, che otterranno l'effetto contrario di spingere Teheran fuori dal TNP e verso l'orbita sino-russa, è portato a prova della miopia e della servitù della politica estera occidentale.
Scheda Sintetico-Analitica
| Concetto Chiave | Descrizione | Meccanismo/Esempio |
|---|---|---|
| Sanzioni come Autogol USA | Le sanzioni all'India sono politiche, non commerciali. Sono un errore strategico che accelera la fine dell'egemonia USA. | Colpiscono un alleato cruciale per controbilanciare la Cina in Asia. Spingono l'India verso Russia e Cina, danneggiano l'export USA (21.6 mld $) e favoriscono i BRICS. |
| Interessi Nazionali Indiani | L'India ha bisogno di energia per sostenere la sua crescita. La Russia è un fornitore fondamentale e i BRICS/SCO sono la sua piattaforma di ascesa globale. | Acquista oltre il 50% del petrolio e gas esportati dalla Russia. La sua partecipazione allo SCO e il disgelo con la Cina servono ai suoi interessi di potenza. |
| Avvicinamento India-Cina-Russia | Le sanzioni producono l'effetto opposto a quello desiderato: invece di dividere, uniscono i giganti eurasiatici. | L'incontro Modi-Xi e la comune partecipazione a BRICS e SCO segnalano un riavvicinamento strategico favorito involontariamente dalla pressione USA. |
| Il Declino dell'UE | L'Unione Europea, mancando di autonomia, segue obbedientemente le sanzioni USA, condannandosi all'irrilevanza geopolitica. | Commerciando solo con partner minori (esclusi Russia, Cina, India, Iran), la UE diventa "il più grande dei piccoli", un mercato ricco ma senza peso politico globale. |
| Caso Studio: Iran | Le sanzioni all'Iran produrranno l'effetto contrario: invece di fermarlo, lo spingeranno a uscire dal TNP e ad avvicinarsi a Russia e Cina. | La UE, agendo da "supplente" degli USA (usciti dall'accordo nel 2018), dimostra servitù e ottiene il risultato opposto a quello dichiarato. |
| Critica alla Strategia USA | La politica estera USA è descritta come miope e "monroista", basata sulla forza e sul ricatto senza comprendere le trasformazioni globali. | Pensa di dominare con la forza un mondo multipolare, ma in realtà sferra "calci nel vuoto" e accelera la propria perdita di influenza. |
| La Sindrome di Peter Pan dell'UE | L'Unione Europea è affetta da una immaturità cronica: è "diventata vecchia senza essere mai stata adulta" in politica estera. | Manca di sovranità e pragmatismo, seguendo ideologicamente gli USA anche quando ciò va contro i suoi stessi interessi economici e strategici. |
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Certamente. Ecco una sintesi strutturata dell'articolo "India, istinto suicida dell’Occidente" di Fabrizio Casari.
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### **Occhiello**
La decisione di Trump di imporre sanzioni all'India per punirne i rapporti con Russia e Cina è un autogol strategico per gli USA. Questo atto, dettato da calcoli politici miopi, rischia di spingere definitivamente Nuova Delhi nell'orbita sino-russa, accelerare la fine del dollaro come valuta di riferimento e ridurre l'Unione Europea, complice suo malgrado, a un mercato di serie B, sancendone l'irrilevanza geopolitica.
### **Focus**
Il focus dell'articolo è dimostrare come la **politica sanzionatoria unilaterale degli USA** (in questo caso contro l'India) sia un'arma spuntata e controproducente. Questo approccio, definito "istinto suicida", non solo fallisce nel suo intento di isolare Russia e Cina, ma accelera involontariamente tre processi:
1. **L'integrazione dei BRICS** e lo spostamento dell'India verso il blocco orientale.
2. **Il declino dell'egemonia del dollaro**.
3. **L'irrilevanza strategica dell'Unione Europea**, costretta a seguire Washington in una guerra commerciale che la isola dal resto del mondo.
### **Abstract**
Fabrizio Casari analizza le sanzioni statunitensi all'India come un atto di pura politica di forza, privo di reali giustificazioni commerciali, volto a punire Nuova Delhi per i suoi rapporti energetici e strategici con Mosca e Pechino. Questa mossa, però, ignora completamente la realtà geopolitica: l'India, in piena crescita ma bisognosa di energia, ha nella Russia un fornitore cruciale e nei BRICS e nello SCO (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai) le piattaforme per la sua ascesa globale.
La reazione del nazionalista Modi non si limiterà a dazi reciproci, ma comporterà un inevitabile e più stretto avvicinamento a Russia e Cina, danneggiando gli stessi interessi USA che volevano usare l'India come contrappeso alla Cina.
L'articolo estende poi la critica all'Unione Europea, descritta come un "vassallo" incapace di autonomia. Seguendo ciecamente le sanzioni USA contro Russia, Cina e ora anche l'India, la UE si condanna all'isolamento, costringendo la propria economia a commerciare solo con partner "minori" e rinunciando a qualsiasi ambizione di potenza globale. L'esempio parallelo delle sanzioni all'Iran, che otterranno l'effetto contrario di spingere Teheran fuori dal TNP e verso l'orbita sino-russa, è portato a prova della miopia e della servitù della politica estera occidentale.
### **Scheda Sintetico-Analitica**
| **Concetto Chiave** | **Descrizione** | **Meccanismo/Esempio** |
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| **Sanzioni come Autogol USA** | Le sanzioni all'India sono **politiche, non commerciali**. Sono un errore strategico che accelera la fine dell'egemonia USA. | Colpiscono un alleato cruciale per controbilanciare la Cina in Asia. Spingono l'India verso Russia e Cina, danneggiano l'export USA (21.6 mld $) e favoriscono i BRICS. |
| **Interessi Nazionali Indiani** | L'India ha **bisogno di energia** per sostenere la sua crescita. La Russia è un fornitore fondamentale e i BRICS/SCO sono la sua piattaforma di ascesa globale. | Acquista oltre il 50% del petrolio e gas esportati dalla Russia. La sua partecipazione allo SCO e il disgelo con la Cina servono ai suoi interessi di potenza. |
| **Avvicinamento India-Cina-Russia** | Le sanzioni producono l'**effetto opposto** a quello desiderato: invece di dividere, uniscono i giganti eurasiatici. | L'incontro Modi-Xi e la comune partecipazione a BRICS e SCO segnalano un riavvicinamento strategico favorito involontariamente dalla pressione USA. |
| **Il Declino dell'UE** | L'Unione Europea, **mancando di autonomia**, segue obbedientemente le sanzioni USA, condannandosi all'**irrilevanza geopolitica**. | Commerciando solo con partner minori (esclusi Russia, Cina, India, Iran), la UE diventa "il più grande dei piccoli", un mercato ricco ma senza peso politico globale. |
| **Caso Studio: Iran** | Le sanzioni all'Iran **produrranno l'effetto contrario**: invece di fermarlo, lo spingeranno a uscire dal TNP e ad avvicinarsi a Russia e Cina. | La UE, agendo da "supplente" degli USA (usciti dall'accordo nel 2018), dimostra servitù e ottiene il risultato opposto a quello dichiarato. |
| **Critica alla Strategia USA** | La politica estera USA è descritta come **miope e "monroista"**, basata sulla forza e sul ricatto senza comprendere le trasformazioni globali. | Pensa di dominare con la forza un mondo multipolare, ma in realtà sferra "calci nel vuoto" e accelera la propria perdita di influenza. |
| **La Sindrome di Peter Pan dell'UE** | L'Unione Europea è affetta da una **immaturità cronica**: è "diventata vecchia senza essere mai stata adulta" in politica estera. | Manca di sovranità e pragmatismo, seguendo ideologicamente gli USA anche quando ciò va contro i suoi stessi interessi economici e strategici. |
ChatGPT
Ecco la versione strutturata anche per questo articolo di Fabrizio Casari – India, istinto suicida dell’Occidente:
📰 Occhiello
Le sanzioni USA contro l’India rivelano la crisi strategica dell’Occidente e rafforzano l’asse euroasiatico.
📑 Abstract
Trump ha scelto di imporre dazi punitivi all’India di Modi non per ragioni commerciali, ma per punire i suoi legami con Russia e Cina. Una mossa che rischia di trasformarsi in un boomerang: invece di isolare Nuova Delhi, accelera l’integrazione dei BRICS e spinge l’India verso Est. La scelta rivela la natura ricattatoria della politica estera americana e la subalternità europea, destinata a pagare il prezzo più alto di un Occidente sempre più prigioniero della propria follia sanzionatoria.
📊 Scheda analitico-sintetica
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Tema centrale: Le sanzioni USA all’India come suicidio strategico dell’Occidente.
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Contesto: Trump usa minacce e guerre commerciali per distrarre dall’instabilità interna.
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India: crescita economica e demografica impetuosa; dipendenza energetica colmata da Russia e Cina; ruolo crescente nei BRICS e nello SCO.
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Errore USA: trattare l’India come pedina anti-cinese, colpendola invece di valorizzarla come partner.
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Effetto: avvicinamento strategico India-Russia-Cina; rafforzamento dei BRICS; erosione dell’egemonia del dollaro.
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Europa: costretta a seguire Washington, anche a costo di ridursi a un mercato “di serie B” e perdere rilevanza globale.
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Iran: il caso dimostra ancora la sudditanza UE e il rafforzamento dell’asse Teheran-Mosca-Pechino.
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Critica all’Occidente: ossessione sanzionatoria, dottrina Monroe applicata al mondo intero, crisi strutturale di influenza.
🗂️ Apparato critico
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Classi concettuali: geopolitica multipolare, crisi dell’egemonia USA, subalternità europea, resistenza del Sud Globale.
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Tag: India, USA, BRICS, SCO, Russia, Cina, sanzioni, geopolitica, multipolarismo, UE.
Vuoi che ti prepari anche la versione ridotta per post/opinione (titolo breve + sottotitolo + tagline)?
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