Il mito originario di una democrazia migliore
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Il mito originario di una democrazia migliore
di G. P.
Analisi a dir poco ingenue continuano ad aleggiare intorno al concetto di democrazia. Provengono, certo, da spiriti che potremmo definire critici, ma ciò non basta a garantire la giustezza del pensiero né la correttezza interpretativa. Le riflessioni che ho letto recentemente di figure come l’ambasciatrice Elena Basile o la filosofa Donatella Di Cesare muovono infatti sempre dal presupposto di un mito dell’origine, ci fu un tempo in cui la democrazia era se non perfetta almeno migliore. Non è così.
Secondo queste analisi, la democrazia sarebbe degenerata negli ultimi decenni a causa del neoliberismo o di altre forme di degradazione, anche tecnocratiche, che l’avrebbero avvicinata a una sorta di fascismo, o tecnofascismo, come lo chiama Di Cesare. In questa prospettiva, la colpa sarebbe sempre di un ritorno della mentalità fascista che oscurerebbe la presunta bontà e bellezza della democrazia originaria. Balle, il fascismo fu un movimento politico, non una categoria dello spirito che nasce e rinasce a piacimento sotto nuove forme.
Dunque, le cose non stanno come in questa narrazione. Lenin già definiva la democrazia “il miglior involucro per la dittatura”, e anche in letteratura autori attenti hanno descritto la democrazia come un “gioco da banditi”. Perorare oggi il mito di un’Arcadia democratica tradita lungo il percorso storico, che solo più o meno recentemente sarebbe degenerata, significa perdersi dietro un’illusione.
Qualche tempo fa scrissi che democratico è esattamente ciò che accade. La democrazia è il rumore delle bombe che cadono su Gaza, sono le guerre di aggressione americane e occidentali di ieri, di oggi e di domani, sono le oligarchie corrotte e parassitarie europee, è il nostro sistema politico servile e degradante. Democratico era il colonialismo e l’imperialismo, democratica è l’ingerenza umanitaria disumana. La democrazia è tutto questo, con piccole variazioni nel tempo. Osservavo che la democrazia ha sempre commesso gli stessi crimini di qualsiasi sistema forse mistificandoli meglio ma solo perché si è trovata dalla parte dei vincitori. Certi suoi meccanismi ideologici sono ben rodati perché creano maggiori credenze nel popolo, ma questo non cambia la sostanza.
Ecco cosa scrivevo: quando la democrazia censura un pensiero etichettandolo come fake news, e accade sempre più spesso, non è fascista, né nazista, né comunista, è semplicemente se stessa, democrazia pura. Gli scontenti gridano al fascismo, i soddisfatti si dicono immuni dalle dittature del passato, ma la verità è semplice, tutto ciò che accade in democrazia è democratico, anche i soprusi.
Gli americani e i loro servi occidentali “esportano la democrazia” democraticamente, cioè in modo criminale. Se la “più grande democrazia del Medio Oriente”, Israele, distrugge città e massacra civili, è democraticissima, perché la democrazia uccide, violenta, sevizia e stermina. Una democrazia non degenera nel fascismo, nel nazismo o nel comunismo, una democrazia degenera nella democrazia, mostrando il suo vero volto, al di là di moralismi, voti e procedure.
E la libertà di pensiero, di voto, di espressione? Non so che farmene di queste chiacchiere. Si può pensare liberamente anche in una dittatura, il pensiero non si vede e non si sente, e anche quando si imprime da qualche parte, finché non trasmuta in azione non esiste. Il problema nasce quando il pensiero smuove i corpi, allora ogni regime, democratico o meno, interviene.
Se il mio pensiero si traducesse in una forza collettiva che azionasse masse contro le roccaforti del servilismo nazionale, per esempio con sabotaggi contro le basi militari americane in Italia, la mia sorte sarebbe la prigione o la sparizione. Se cercassi di rovesciare il governo con metodi che l’Occidente ha usato in Venezuela o in Ucraina, appellandomi a servizi stranieri, subirei lo stesso trattamento dei traditori, solo che, nelle democrazie, i traditori sono già dentro lo Stato.
Smettiamola dunque di alimentare questo mito democratico, questa leggenda di un passato incorrotto che non è mai esistito. La democrazia è una forma di condizionamento straniero, culturale, militare e politico, forgiata dall’impero americano per tenerci in catene. O la critica si fa radicale e sensata, oppure resta solo romanticismo inutile. Non inventiamoci formule letterarie, usiamo il metodo galileiano, guardiamo alla “natura” sociale, è già davanti a noi. Dietro alla democrazia ci sono gruppi dominanti decadenti che per il nostro Paese sono devastanti, questo per quello che ci riguarda come italiani. Ma la tendenza dissolutiva sembra colpire tutto l’Occidente a gradi diversi.
Elena Basile
“Le democrazie liberali del secondo dopoguerra si sono trasformate in oligarchie che tendono all’autoritarismo. Come nel lager descritto da Primo Levi, in una struttura piramidale, di assoluto conformismo e allineamento al potere, ciascun gruppo sociale cerca di sopraffare quello appena inferiore e si identica con l’altro appena superiore. La dimensione collettiva è stata cancellata. Prevalgono la giungla e la competizione in un individualismo sfrenato. Le nostre invisibili SS sono i potentati economici, che includono la lobby delle armi e di Israele. La nostra realtà è più complessa e meno nitida del lager. L’essenza spirituale tuttavia è già presente.”
Donatella Di Cesare
“L’erosione della democrazia non fa anche solo dissimulare, il processo in corso da tempo. C’è chi allude a un ultimo atto, quasi fosse inevitabile prenderne congedo, e chi avanza invece l’esigenza di rafforzare l’impalcatura, il fondamento interno (regole e procedure) e la corazza esterna (attrezzature militari). Ma la democrazia non è un regime, non è basata su un pilastro stabile. Proprio la sua flessibilità e la sua apertura sono invece baluardi contro ogni violenza che, dentro come fuori, potrebbe svuotarla ed esautorarla. (…) Per indicare questa sospensione tecnica della democrazia, che si coniuga con un rilancio della sovranità in chiave etnica, si potrebbe parlare di tecnofascismo.”
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Deepseek
Hmm, l'utente chiede una sintesi di un testo complesso e polemico sulla democrazia. Il testo originale è fortemente critico verso le visioni idealizzate della democrazia e attacca specificamente le posizioni di due studiose (Basile e Di Cesare).
Devo cogliere i punti chiave: la confutazione del "mito dell'origine" democratica, l'identificazione della democrazia con violenze storiche (colonialismo, guerre), il rifiuto dell'idea di degenerazione verso fascismo, e la tesi che la democrazia mostri semplicemente la sua vera natura attraverso questi fenomeni.
La sfida è mantenere il tono polemico dell'originale senza diventare troppo prolisso. Meglio strutturare la sintesi in pochi paragrafi densi: prima il nucleo della critica alle posizioni di Basile/Di Cesare, poi la contro-tesi dell'autore con gli esempi concreti, infine la conclusione provocatoria sull'essenza della democrazia.
Attenzione a non aggiungere interpretazioni personali, limitandomi a comprimere il testo mantenendone la carica polemica. L'ultima parte sulle due studiose citate va inclusa come esempi delle posizioni che l'autore contesta.
Certamente. Ecco una sintesi del testo di G. P.:
L'autore contesta in modo radicale e polemico l'idea, sostenuta secondo lui da critici come Elena Basile e Donatella Di Cesare, che esista un "mito originario" di una democrazia pura e incorrotta, che sarebbe solo recentemente degenerata a causa di neoliberismo o "tecnofascismo".
La tesi centrale di G. P. è che la democrazia non è mai stata migliore in passato e non sta "degenerando" in altro, ma sta semplicemente mostrando la sua vera natura.
Ecco i punti chiave della sua argomentazione:
Rifiuto del "Mito dell'Origine": L'idea di un'epoca d'oro della democrazia è una "balla". Il fascismo, ad esempio, non è uno "spirito" che riemerge, ma un movimento storico preciso.
La Democrazia è Violenza e Sopruso: L'autore afferma che la democrazia non è solo voto e libertà, ma è storicamente anche colonialismo, imperialismo, guerre di aggressione (come quelle americane), il massacro di civili a Gaza e l'oppressione. Questi non sono una corruzione della democrazia, ma la sua essenza stessa quando è al potere.
La Democrazia non Degenera, si Rivela: Censura, repressione e crimini non sono segni di una deriva fascista o comunista. Sono "semplicemente se stessa, democrazia pura". Una democrazia, quando degenera, degenera in una democrazia più intensa e violenta, mostrando il suo volto autentico.
Critica della Libertà Formale: Le libertà di pensiero e di voto sono considerate "chiacchiere" finché il pensiero non si traduce in azione concreta. A quel punto, ogni regime, democratico o meno, reprime.
Conclusione Radicale: La democrazia è presentata come uno strumento di condizionamento e dominio, forgiato dall'impero americano, che maschera la sua violenza dietro un velo di moralismo e procedure. Smantellare questo mito è, per l'autore, il primo passo per una critica sensata.
In sintesi: Per G. P., la democrazia non è la vittima di forze esterne che la stanno corrompendo, ma è essa stessa un sistema di potere che, fin dalle origini, perpetra crimini e soprusi, mascherandoli semplicemente in modo più efficace. Le analisi di Basile e Di Cesare sono quindi, ai suoi occhi, ingenue perché partono da un presupposto mitologico e non dalla "natura" violenta e oppressiva che la democrazia ha storicamente dimostrato.
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