Mandani su Domani 11-11-25
PARTE PRIMA
Destre e Mamdani: effetto “macachi” contro il diverso
Guido Rampoldi
08 novembre 2025 • 19:44
Le tesi del neurobiologo Sapolsky sugli automatismi del noi/loro dicono molto sulla politica globale dei nostri tempi, dall’aggressività verso gli immigrati. Sono i meccanismi per i quali la destra americana cerca di delegittimare il nuovo sindaco di New York
In un numero dedicato ai nazionalismi, anni fa la rivista di politica estera Foreign Affairs inserì a sorpresa le tesi di un neurobiologo, Robert Sapolsky, che andrebbero tenute in considerazione per spiegare le opposte reazioni suscitate nel mondo dalla vittoria di Zohran Mamdani.
Secondo Sapolsky nei grandi primati le sinergie tra un ormone, l’ossicitina, e strutture del cervello come l’amigdala, operano una distinzione immediata tra individui appartenenti al proprio gruppo e individui appartenenti a gruppi estranei; e di conseguenza inducono una reazione automatica, per la quale anche noi umani accordiamo ai primi fiducia ed empatia, e opponiamo ai secondi diffidenza ed ostilità.
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Il socialismo di Mamdani parla (anche) italiano
Francesco Ramella
sociologo
Nel suo La Biologia del Noi e del Loro Sapolsky cita a conferma il comportamento dei macachi: scimmie socievoli all’interno del proprio branco, tuttavia associano immagini di pericolosi ragni ai macachi di branchi “stranieri” e reagiscono di conseguenza.
Tra gli scimpanzè, le probabilità che un individuo uccida uno scimpanzé di un altro gruppo sono trenta volte superiore alle probabilità che uccida un individuo della sua stessa comunità. «Neurobiologia, endocrinologia e psicologia dello sviluppo – scriveva sconsolato Sapolsky - dipingono un quadro truce della nostra vita come esseri sociali. Quando si arriva ai comportamenti di gruppo, gli umani non sembrano troppo lontani dalle famiglie di scimpanzé che si uccidono nelle foreste dell’Uganda».
Ci sono motivi per tenere in sospetto questo determinismo, ma se ne può trarre una conclusione legittima (e tale sembrò a Foreign Affairs): quali che siano le loro cause contingenti, i nazionalismi hanno il vantaggio di commerciare con strutture primordiali della psiche umana.
Soprattutto quando stressate, le opinioni pubbliche tenderanno ad opporre all’umanità percepita come straniera se non la ferocia degli scimpanzè perlomeno l’incapacità di empatia dei macachi, del tutto indifferenti, per esempio, alle sofferenze di individui provenienti da gruppi diversi dal proprio.
Mondo
Trump istituisce la «settimana dell’anticomunismo»
Senza che questo suoni di pregiudizio verso i loro elettori, Trump e la sua amministrazione esprimono appunto il nazionalismo macaco (con qualche incursione nel dna in comune con i più muscolari scimpanzè). Da qui l’aggressività verso gli immigrati clandestini, trattati come criminali subumani in trionfali video governativi che li mostrano incatenati o ingabbiati come animali; verso i transgender; verso le donne e i neri con ruoli di comando; verso quelle istituzioni che non minimizzano aspetti della storia americana come lo schiavismo; verso quelle narrazioni che rifiutano di considerare i cristiani bianchi come vittime di questa o quella minoranza sopraffattrice.
Da qui, infine, le idee macache con le quali la destra (e i democrats culturalmente subalterni) ha cercato di delegittimare Zohran Mamdani, scita, nato a Kampala, genitori indiani e idee fortemente avverse alle destre israelo-americane disponibili alla strage: insomma uno che ancora tre anni fa sarebbe stato sgambettato ben prima di potersi soltanto candidare.
Mondo
Il muro legale di Mamdani. «Faremo di New York una città a prova di Trump»
Mattia Ferraresi
Entusiasmo Mamdani
Ecco allora spiegato l’entusiasmo suscitato dalla vittoria di Mamdani anche in quella parte di umanità non necessariamente “socialista” come il nuovo sindaco, ma come lui convinta che le destre trumpiane siano ovunque pericolose. Tanto più perché lo spirito del tempo pareva soffiare nelle loro vele.
Ma ora è legittimo supporre che stiano provocando una reazione, chiamiamola universalista o liberal, che giustamente sconforta le destre macache nel mondo (in Italia i più affranti sono la ronda della “nostra civiltà”, cui un sindaco musulmano a New York pare sicuro presagio di sventura: si avvicina il giorno in cui gli islamici abbevereranno a San Pietro i loro cavalli arabi).
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L’avvento del socialista “ibrido” Mamdani contro il predatore distopico Trump
Mariano Croce
filosofo
Ma New York non è il mondo, in fondo neppure è l’America. E anche se il successo di Mamdani esprimesse un trend globale, quel trend andrà interpretato e consolidato tenendo a mente che in Europa anche molta sinistra è macaca. Se non lo fosse, non potrebbe accettare uno stendardo che proclama "atto di resistenza” il pogrom di Hamas.
E sarebbe capace di empatia per gli ucraini, invece di bollarli come irresponsabili che pur di rifiutare la resa mettono in pericolo anche noi. Una volta messo in chiaro questo, si potrebbe concedere qualcosa alla nostra natura primordiale inventando un nazionalismo nuovissimo, un Noi/Loro che ricavi fierezza dall’attuazione di valori universali come l’amore per la libertà, la solidarietà, i diritti. Si potrebbe chiamarlo: europeismo.
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Il socialismo di Mamdani parla (anche) italiano
Francesco Ramella
sociologo
07 novembre 2025 • 19:54
Aggiornato, 10 novembre 2025 • 13:12
Le proposte del neosindaco di New York richiamano le origini del socialismo riformista italiano, all’inizio del secolo scorso, quando la costruzione di una politica democratica di massa si saldò alla capacità di dare risposte ai bisogni delle comunità locali. E forse è da lì che anche la sinistra italiana dovrebbe ripartire: dal socialismo municipale del XXI secolo, capace di unire coraggio e concretezza, ideali e governo
Zohran Mamdani ha vinto le elezioni a sindaco di New York presentandosi come socialista democratico. La sua vittoria segna un cambio di paradigma: dopo anni di amministrazioni moderate, i newyorkesi hanno scelto un programma che mette al centro i ceti popolari e la sostenibilità della vita urbana.
Mamdani punta a rendere la città più equa e accessibile, rilanciando il ruolo regolativo dell’attore pubblico, rafforzando il welfare e introducendo una fiscalità che chieda di più a chi ha di più.
Il suo programma prevede misure ambiziose: congelamento degli affitti e costruzione di 200mila nuove abitazioni popolari in dieci anni; trasporti pubblici gratuiti e più efficienti; assistenza all’infanzia gratuita e salari più alti per chi lavora nei servizi; una rete di supermercati comunali per calmierare i prezzi dei beni essenziali; aumento del salario minimo.
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Non due, ma una sinistra (nuova). È questa la sfida di Mamdani
Mario Giro
politologo
Neppure il tema della sicurezza è stato trascurato: Mamdani propone un approccio fondato sulla prevenzione più che sulla repressione, con un Dipartimento per la sicurezza che investa in salute mentale e programmi contro la violenza e l’odio.
Il piano verrebbe finanziato con un’aliquota aggiuntiva del 2 per cento sui redditi superiori al milione di dollari e un aumento dell’imposta sulle società. Trump l’ha bollato come il programma di un pericoloso comunista.
Anche le ali moderate dei democratici sono apparse spiazzate da tanto radicalismo. Eppure le sue proposte richiamano le origini del socialismo riformista italiano, all’inizio del Novecento, quando la costruzione di una politica democratica di massa si saldò alla capacità di dare risposte ai bisogni delle comunità locali. Lì nacque il municipalismo socialista: un’esperienza di governo progressista fondata sull’idea che i comuni potessero diventare strumenti di emancipazione popolare.
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Tsunami Mamdani. Forza (e fragilità) della riscossa dem
Mario Del Pero
Le prime amministrazioni socialiste introdussero aziende municipalizzate, cooperative di lavoro e di consumo, un settore annonario per la gestione e regolazione del mercato dei generi essenziali, servizi sociali e assistenziali, affitti agevolati dei terreni comunali ai braccianti e una tassazione locale diretta e progressiva.
L’obiettivo non era abbattere le istituzioni, ma democratizzarle, rendendole motore di inclusione sociale. Era un “riformismo radicale”, quello di cui c’è bisogno anche oggi.
Quel socialismo attecchì soprattutto in alcune grandi città del Nord e in aree a composizione sociale mista, dove la convivenza tra ceti popolari, medi e produttivi favorì pratiche di mediazione e solidarietà. Una situazione che richiama la complessità e la frammentazione degli interessi che attraversano anche le società contemporanee.
Dalla consapevolezza storica, così come dall’elezione di Mamdani, si possono trarre tre lezioni preziose per l’Italia. La prima: riformismo e socialismo democratico non sono l’arte del compromesso, ma la capacità di trasformare la società regolando l’economia e rendendo il mercato compatibile con i diritti sociali.
Mondo
Il muro legale di Mamdani. «Faremo di New York una città a prova di Trump»
Mattia Ferraresi
La seconda: le sperimentazioni locali contano. Il Pd e le amministrazioni di sinistra che governano molte città e regioni italiane possono e devono farsi laboratori di un riformismo radicale che unisca crescita e giustizia sociale.
Perché il rilancio del paese passa da qui: dalla ricostruzione di un’alleanza tra piccole e medie imprese, che faticano nella doppia transizione digitale ed ecologica e hanno bisogno di beni collettivi per la competitività, e cittadini che rivendicano sicurezza sociale e beni di cittadinanza.
L’Italia non è l’America, perché da noi il problema non è solo l’eccesso di disuguaglianze prodotte dal capitalismo globale, ma un lungo declino economico e la necessità di rilanciare lo sviluppo.
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Non è un vezzo newyorkese ridistribuire la ricchezza
Emanuele Felice
economista
Una sinistra che voglia tornare forza di governo deve parlare a chi si sente vulnerabile, non solo redistribuendo il reddito, ma creando le condizioni per crescere. Solo una coalizione progressista può tenere insieme questi due poli, ma per riuscirci deve saper far dialogare le sue diverse anime.
Il municipalismo socialista d’inizio Novecento ricorda che la giustizia sociale non nasce esclusivamente dalla capacità di mobilitazione politica e dal conflitto, ingredienti necessari, ma anche da un progetto di governo e trasformazione dell’economia condiviso da ampi settori della popolazione. Forse è da lì che anche la sinistra italiana dovrebbe ripartire: da un socialismo municipale del XXI secolo, capace di unire coraggio e concretezza, ideali e governo.
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La verità su Mamdani e sul socialismo delle grandi città
Nadia Urbinati
politologa
10 novembre 2025 • 20:10
New York è ancora oggi più socialista di Bologna: ha acqua pubblica e gratuita nelle case, scuole pubbliche, sostegno ai senzatetto e ai non abbienti, affitti calmierati. Brandire lo spettro rosso è un nonsenso. Perché la rinascita delle città è vantaggiosa per tutti, finanche per i signori delle rendite che vivono di turismo
Zohran Mamdani ha messo insieme una coalizione di minoranze non sui diritti identitari, bensì su questioni economiche generali: potersi permettere di vivere la propria città. Questo basta a farne un rosso succhiatasse. Si sono lette cose stravaganti. Per esempio, sul virus europeo del socialismo che sta contagiando gli Stati Uniti; oppure sulla linea che unirebbe Bannon e Mamdani, a conferma della virata interventista e statalista che uccide la società liberale. Parole in libertà, appunto.
Il socialismo non è una prerogativa europea. E non è identificabile con il comunismo. Ha una stretta parentela con il liberalismo (Mill, Hobhouse, Green). Carlo Rosselli lo definiva «il liberalismo per la povera gente». Ha dato i suoi frutti migliori nel governo delle città. E ha rivestito un ruolo cruciale nello sviluppo delle grandi città nell’era dell’industrializzazione. San Francisco, Detroit, Chicago, New York, Seattle sono quel che sono oggi grazie alle politiche di proprietà pubblica dei servizi (dai trasporti agli acquedotti alle scuole) a partire dagli anni Settanta dell'Ottocento.
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Destre e Mamdani: effetto “macachi” contro il diverso
Guido Rampoldi
Secondo gli storici (utilissimo il volume di Arnaldo Testi sul Secolo degli Stati Uniti), all’origine ci fu la necessità di reagire all’attacco delle autorità federali contro l’ondata di scioperi ferroviari: molti gruppi sindacali allora si convinsero della necessità di entrare direttamente in politica. Candidati sostenuti dai sindacati conquistarono diversi seggi al Congresso e cariche di governatore e di sindaco. Di qui l’impulso, da parte dei comuni, all’acquisizione delle infrastrutture. L'Assemblea dei meccanici di San Francisco, nel 1881, chiese e ottenne la proprietà comunale del gas, dell'acqua e delle macchine per la nettezza urbana, oltre a richiedere la giornata lavorativa di otto ore nel settore pubblico e salari più elevati per gli insegnanti.
A fine Ottocento, quando le organizzazioni sindacali di New York City redassero il programma elettorale su cui Henry George fu invitato a candidarsi a sindaco, inclusero il progetto di proprietà pubblica e di gestione del trasporto pubblico urbano. Gli elettori premiarono questa politica e nel 1894 sancirono con un referendum la gestione e la proprietà pubblica della metropolitana. Le metropoli americane sono nate dall'impulso del socialismo municipale.
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Il socialismo di Mamdani parla (anche) italiano
Francesco Ramella
sociologo
New York è ancora oggi più socialista di Bologna: ha acqua pubblica e gratuita nelle case; scuole pubbliche; sostegno ai senzatetto e ai non abbienti; trasporto; e affitti calmierati (anche se in larga parte annullati da Giuliani e Bloomberg). Scriveva due giorni fa il severo New York Times che la proposta di Mamdani di congelare gli affitti per il milione circa di appartamenti a canone stabilizzato della città è quella «più facile da realizzare» perché non grava sul bilancio comunale e continuerebbe il lavoro di Bill de Blasio.
Il progetto di difficile realizzazione sarà quello di rendere più veloce il trasporto urbano su gomma; il più dispendioso, quello di realizzare scuole materne pubbliche. Oggi, una scuola materna costa 30mila dollari all’anno. E nascono, come funghi, gruppi di autoaiuto tra le famiglie che, a turno, si prendono cura dei bimbi. L’intervento è urgente e costerebbe molto; richiederebbe prelievi fiscali sui dividendi e sulle rendite immobiliari, nonché il sostegno del governatore.
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Lezioni da New York: quello di Mamdani è un socialismo sobrio
Sergio Labate
filosofo
È prevedibile che i mezzi di informazione (di proprietà di oligarchi e affaristi) urlino al terrore rosso. Eppure, scuole materne a prezzi accessibili darebbero respiro alle famiglie con un impatto positivo sul lavoro. New York City, ci dice il severo New York Times, non cresce ed è depressa. La città ha bisogno di un ceto medio forte. Non vive di super-ricchi.
Nei quartieri non turistici le strade sono buie di sera e vuote di giorno, anche perché Amazon ha decimato i negozi e i grandi magazzini. La città è il luogo di vita. Non la nazione. Che resta un’entità ideologica. La città è il luogo in cui si sperimentano soluzioni a problemi concreti che nessun piano nazionale potrebbe affrontare.
Mondo
Da Trump ai dem invidiosi: chi odia l’agenda Mamdani
Mattia Ferraresi
Anche per questo il socialismo municipale è unico, imparentato con il liberalismo e il civismo repubblicano, ma non associabile alla socialdemocrazia classica, che prevede interventi pianificati del governo centrale. Per le infrastrutture e i servizi vitali primari, la città è la sede del governo della vita. Brandire lo spettro rosso è un nonsenso.
Perché la rinascita delle città è vantaggiosa per tutti, anche per i signori delle rendite che vivono di turismo. I teatri di Broadway che chiudono e le avenues che si trasformano in buie terre di nessuno non fanno bene né al turismo né allo spirito.
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Non due, ma una sinistra (nuova). È questa la sfida di Mamdani
Mario Giro
politologo
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PARTE SECONDA
Lezioni da New York: quello di Mamdani è un socialismo sobrio
Sergio Labate
filosofo
09 novembre 2025 • 17:00
New York è New York. Non dice nulla degli Stati Uniti e ancor meno dell’Europa. Però un suggerimento di metodo si può trarre. Il socialismo radicale non è che un modo per indicare che la crisi dei partiti è dovuta al vuoto della politica
Ammiro molto i giudizi trionfanti sulla vittoria di Mamdani. Pur essendo anch’io speranzoso, vorrei però evitare un riflesso condizionato della sinistra degli ultimi decenni: l’innamoramento tumultuoso e compulsivo. Ogni volta che qualcuno vince, viene investito del compito quasi mistico di portarci finalmente fuori dal deserto. Questo riflesso condizionato comporta però una resa all’idea che la democrazia sia questione di capi e non di contenuti, di politici e non di politica.
A dir la verità, mi pare che in questo caso specifico vi siano elementi che inducano a coltivare una speranza che non sia solo affidata al profilo personale del vincitore. Il primo e più importante è il socialismo esplicito del progetto. Il cui versante più interessante mi sembra essere il fatto che questo socialismo sia tanto radicale quanto minimale e concreto.
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Non è un vezzo newyorkese ridistribuire la ricchezza
Emanuele Felice
economista
Ma quale bandiera rossa
Nessuna bandiera rossa sta sventolando sui grattacieli di New York. Il carattere più ammirevole di questo socialismo è la sua sobrietà: un sindaco che non parla di sé, ma della vita concreta delle persone. Promette semplicemente il blocco degli affitti, trasporti gratuiti e asili nido per tutti, una (minima) tassa per i super-ricchi.
Se la diffidenza nei confronti della radicalità è ancora quella della sua carica rivoluzionaria, credo che tutti i moderati possano sentirsi rassicurati: oggi proporre politiche radicali non vuol dire promettere di rovesciare l’ordine del mondo, ma impegnarsi a modificare almeno un po’ la vita quotidiana di coloro che sono sempre più marginalizzati e che vorrebbero soltanto essere un po’ più inclusi e non più esclusi sulla base di ricchezza, razza, scelte di vita.
Questo salutare contenimento ci permette di definire meglio il socialismo radicale. Che ha a che fare con il ritorno di una supremazia del pubblico e del politico sulla sfera del mercato. La politica non dovrebbe servire a rafforzare l’autoregolazione del mercato e a supportare la sua estensione a tutte le sfere sociali, ma a fare il contrario: a contrastarne le patologie sociali attraverso un intervento diretto e attivo.
Socialismo radicale è oggi niente più che questo: il ritorno dello stato regolatore, le cui scelte non siano orientate né dai bisogni delle classi dominanti né dalle rivendicazioni delle imprese, ma da coloro che sono esclusi o messi in difficoltà.
È esportabile quest’agenda minima del socialismo radicale? New York è New York. Non dice nulla degli Stati Uniti e ancor meno dell’Europa. Però un suggerimento di metodo si può trarre.
Il socialismo radicale non è che un modo per indicare che la crisi dei partiti è dovuta al vuoto della politica. Ecco, per le nostre classi dirigenti la radicalità è uno scandalo perché le costringe a spostarsi dal vuoto e a scegliere delle ricette concrete. A fare politica e non semplicemente a disputarsi il potere di governare. È un messaggio nitido che giunge al Pd. Che deve scegliere se vedere nel socialismo sobrio di Mamdani una risorsa o un pericolo (come è stato vissuto dai democratici americani).
Mondo
Il muro legale di Mamdani. «Faremo di New York una città a prova di Trump»
Mattia Ferraresi
Il centro è il vuoto
Si potrebbe sintetizzare così: per come stanno le cose oggi, il centro è il vuoto. L’unica conseguenza del continuare a cercare di occuparlo è di aumentare l’astensionismo, non di conquistare ulteriori voti. Nessuno è più interessato a votare qualcuno per dargli un potere in bianco, ma tanti vorrebbero votare chi promette dei cambiamenti piccoli ma concreti nella loro forma di vita.
Asili nido, trasporti pubblici, redistribuzione della ricchezza ingiusta. È poco, ma è concreto. Il socialismo sobrio è la convinzione che la trasformazione (non il capovolgimento) della società è l’obiettivo della politica e, al contempo, riconoscere che la società capitalistica non correggerà le sue patologie da sé, ma solo attraverso il primato di una forza esterna, ciò che chiamiamo politica.
Chi continua ad evocare il centro è fedele alla convinzione che il ruolo dei politici sia quello di esercitare un potere senza contenuto, perché il contenuto è affidato all’autoregolazione del capitalismo e della ricchezza. Con ciò rinunciando di fatto alla politica. Per come sta la società oggi la radicalità è l’unica politica possibile mentre il moderatismo è impolitico e complice di una società di cui ci dichiariamo tutti insoddisfatti. Il politico di centro si disputa il potere, ma non sa più come usarlo. Magari è un potente, ma è impolitico.
In ultimo, mi pare che vi sia un messaggio anche per le destre. Cosa è davvero minaccioso per le democrazie liberali: il neofascismo trumpiano oppure il socialismo sobrio? Lo smantellamento di ogni equilibrio istituzionale o la promessa di asili nidi gratuiti? Anche la destra deve scegliere: se congedarsi definitivamente dai propri presupposti liberali continuando ad agitare lo spettro del socialismo (sobrio) oppure se riconoscere che il contrario della democrazia liberale è lo stato illiberale, non lo stato regolatore.
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Da Trump ai dem invidiosi: chi odia l’agenda Mamdani
Mattia Ferraresi
09 novembre 2025 • 18:31
Gli elettori del sindaco di New York sperano che costruisca un modello di resistenza alla Casa Bianca. Il democratico socialista ha un piano, ma ha anche avversari e presunti alleati che vogliono sabotarlo
Una parte dell’elettorato che ha dato fiducia a Zohran Mamdani spera che il suo mandato si trasformi in un esperimento resistenziale da riprodurre in scala.
Le mille luci e le mille contraddizioni di New York rendono questa irripetibile città l’opposto di un laboratorio politico, e infatti gli amministratori cittadini storicamente non approdano alla politica nazionale, ma è nel metodo di costruzione di una coalizione elettorale che si oppone all’establishment che i democratici possono trovare il senso di una prospettiva più ampia.
Il democratico socialista figlio di immigrati ugandesi di origine indiana ha rovesciato la logica con cui a New York si vince da decenni. Al posto delle tradizionali macchine organizzative, un movimento di base costruito attorno al Democratic Socialists of America e spinto da circa centomila volontari. Mamdani ha raccontato la città attraverso i suoi disservizi quotidiani e ha costruito un linguaggio comune per tradurli in politica.
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Destre e Mamdani: effetto “macachi” contro il diverso
Guido Rampoldi
Strategia dell’improbabile
Il suo comitato era minuscolo e interamente femminile, guidato da due ex organizzatrici del Democratic Socialists of America. Mamdani ha scelto di parlare nelle assemblee di quartiere, nei mercati e nelle scuole, martellando ossessivamente su pochi obiettivi concreti: trasporti gratuiti, moratoria sugli sfratti, edilizia pubblica, redistribuzione fiscale. È arrivato a piedi in quasi tutti i quartieri della città, incluso Staten Island, dove la sinistra progressista non si avventura da anni.
Le riunioni serali si tenevano spesso nei cortili condominiali o nei diner del Queens, che è il suo borough e anche quello di Trump. Lì Mamdani ascoltava e prendeva appunti, un gesto che è diventato icona del suo metodo. «Il nostro lavoro non è convincere la gente che abbiamo ragione, ma mostrare che non è sola», ha ripetuto per mesi. Gli spot televisivi sono arrivati solo alla fine, girati con telefoni e montati dai volontari.
È stata una campagna senza consulenti strategici, ma con una struttura movimentistica, una piattaforma digitale di quartiere in quartiere, coordinata da volontari che mappavano le case e i problemi, dalle bollette ai trasporti. Si è detto spesso che Trump ha creato un movimento – di cui il partito repubblicano è solo il veicolo formale – ed è su quella stessa strada, dalla parte opposta dello spettro politico, che si è incamminato anche Mamdani, che ha saputo recuperare anche la fiducia di sindacati degli insegnanti e dei lavoratori dei trasporti, rianimati dopo anni di disilluso distacco dal Partito democratico.
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Destre e Mamdani: effetto “macachi” contro il diverso
Guido Rampoldi
Trump, che dal governo federale osserva tutto questo con fastidio, ha detto che Mamdani «deve imparare a essere rispettoso di Washington», evocando il rischio di bloccare i finanziamenti federali alla città. Ma gli avversari del nuovo sindaco non sono solo a destra. Sono anche dentro l’establishment democratico, negli uffici della capitale, Albany, e nei piani alti delle grandi fondazioni che da decenni regolano il flusso di denaro pubblico e privato nella città.
La coalizione che ha gestito New York negli ultimi vent’anni, un intreccio di real estate, banche e università, teme che la sua amministrazione possa rimettere in discussione i privilegi costruiti nel tempo. Gli investitori immobiliari hanno già avviato una campagna per bloccare la moratoria sugli affitti.
Alcuni membri del consiglio comunale, anche democratici, stanno preparando mozioni per limitarne i poteri di spesa. I vertici della polizia, contrari alle sue proposte di riduzione dei fondi e riforma dei protocolli d’arresto, minacciano scioperi bianchi.
A livello statale, la governatrice centrista Kathy Hochul teme che la radicalità di Mamdani possa alimentare la narrazione trumpiana su una sinistra incapace di governare, ma allo stesso tempo ha già avviato una discussione con il sindaco sul piano per gli affitti.
La sfida è mostrare che è possibile applicare un modello di welfare locale che resiste alle pressioni politiche del governo federale. Vasto programma, ma serviva un fenomeno di rottura per mettere la sinistra nelle condizioni di provarci.
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Il socialismo di Mamdani parla (anche) italiano
Francesco Ramella
sociologo
Il laboratorio e i limiti
Mamdani ha annunciato un team di transizione al femminile con l’obiettivo di «riorganizzare la macchina cittadina per servirne l’anima sociale». Tra i nomi più rilevanti figura Lina Khan, ex presidente della Federal Trade Commission e simbolo della lotta ai monopoli digitali, che agirà da consulente esterna.
La sua presenza è significativa, perché indica che il nuovo sindaco intende muoversi in continuità con la tradizione antimonopolistica, che ha avuto un recente passato di convergenze bipartisan. Prima che Trump nel suo secondo mandato ottenesse la fedeltà dei baroni della Silicon Valley in cambio di promesse di non regolamentare.
Il programma di Mamdani, però, si scontra con limiti strutturali. Il bilancio è vincolato, l’autonomia fiscale ridotta, e molte delle sue misure richiedono l’approvazione del legislatore statale. Per proteggersi dagli attacchi di Washington, il sindaco ha annunciato la creazione di una squadra di oltre duecento avvocati per preparare i contenziosi. «Non abbiamo paura della legge», ha detto durante il comizio della vittoria, «abbiamo paura dell’ingiustizia».
Sopravvivere alla promessa
La domanda è se riuscirà a sopravvivere alla sua stessa promessa. Nella storia americana, le esperienze progressiste locali – da Harold Washington a Chicago negli anni Ottanta fino a Bill de Blasio nella stessa New York – sono spesso finite schiacciate tra aspettative impossibili e vincoli economici. Mamdani lo sa, e nelle ultime settimane di campagna ha spostato il messaggio dalla «rivoluzione urbana» alla «responsabilità collettiva».
Mondo
Il muro legale di Mamdani. «Faremo di New York una città a prova di Trump»
Mattia Ferraresi
Una sfida doppia
La sua sfida è duplice: costruire consenso senza perdere radicalità, dimostrando che la redistribuzione – parola pericolosissima nel vocabolario politico americano – può fare rima con l’efficienza. Gli attacchi di Trump, la diffidenza dei democratici moderati e la resistenza dell’élite economica non saranno solo ostacoli, ma il banco di prova di un progetto che mira a ridefinire i confini del possibile.
La città che Mamdani eredita è figlia di un paese frammentato e strutturalmente disuguale. È lo stesso paese in cui la classe media impoverita e frustrata ha cercato protezione per due volte sotto l’ala di Trump.
Se Mamdani riuscirà anche solo a spostare l’asse del dibattito nazionale, la sua vittoria avrà avuto un effetto che va oltre New York. Se fallirà, sarà usato come prova che la politica progressista resta il sogno fragile delle minoranze urbane.
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le prime mosse del nuovo primo cittadino della grande mela
Il muro legale di Mamdani. «Faremo di New York una città a prova di Trump»
Mattia Ferraresi
06 novembre 2025 • 19:39
Duecento avvocati assisteranno il neosindaco per gestire i contenziosi con il presidente. Composto da sole donne il team di transizione: tra loro spicca l’economista Lina Khan
Zohran Mamdani ha iniziato i preparativi per la transizione dell’amministrazione nella città di New York. È dopo la vittoria elettorale che viene il difficile. Il neosindaco si è trovato subito al centro di uno scontro politico con il presidente Donald Trump, che gli ha inviato un messaggio chiaro: «Devi essere rispettoso verso Washington».
Il presidente ha poi aggiunto che «volere che la città abbia successo», salvo smentirsi nel respiro successivo, ma è chiaro che la Casa Bianca riflette la tensione delle sconfitte rimediate in vari contesti da democratici di correnti diversi. Teme che sia il preludio di un’ondata al midterm del prossimo anno.
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Tsunami Mamdani. Forza (e fragilità) della riscossa dem
Mario Del Pero
Squadra al femminile
Il primo gesto politico di Mamdani è stata la nomina del team di transizione, composto interamente da donne: Elana Leopold come direttrice esecutiva e quattro co-direttrici, Maria Torres-Springer, Lina Khan, Grace Bonilla e Melanie Hartzog. Così il democratico socialista rompe con la tradizione delle amministrazioni dominate da uomini e tenta di dare alla città un profilo di governo in cui competenza e inclusione convergono.
Parallelamente, il sindaco eletto ha annunciato la creazione di un ufficio legale d’emergenza, con circa duecento avvocati incaricati di gestire i contenziosi con l’amministrazione Trump. L’obiettivo è difendere New York da possibili ritorsioni federali: tagli ai fondi, blocchi sui programmi di edilizia popolare, ricorsi contro le leggi municipali più progressiste. Mamdani deve rendere la città a prova di Trump, come ha detto un portavoce della nuova amministrazione, «costruendo un muro legale, non di cemento».
Il gruppo legale, formato da giuristi indipendenti, dovrà anche coordinare le cause già aperte contro il governo federale su ambiente, immigrazione e diritti civili. Una mossa che segna il ritorno della grande stagione di autonomia municipale che aveva caratterizzato New York durante il primo mandato di Trump, ma in un contesto oggi molto più polarizzato.
Tra le figure della squadra di transizione spicca Lina Khan, ex presidente della Federal Trade Commission, diventata celebre per la sua battaglia contro i monopoli digitali. Khan è una figura molto apprezzata anche da una parte della destra trumpiana. La sua nomina segnala che Mamdani intende affrontare anche la dimensione economica del potere, in particolare quella legata alle grandi piattaforme tecnologiche e ai colossi immobiliari che dominano l’economia urbana.
Khan è una delle economiste più influenti della sua generazione e, nonostante la sua formazione progressista, ha guadagnato una certa stima bipartisan. Il suo ingresso nel gruppo non è solo un omaggio alla competenza, ma un messaggio politico: l’amministrazione Mamdani vuole estendere la sua azione oltre le questioni sociali e ambientali, mirando a riequilibrare i rapporti di forza economici che strutturano la vita della città.
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L’avvento del socialista “ibrido” Mamdani contro il predatore distopico Trump
Mariano Croce
filosofo
Scontro federale
Trump ha reagito alla vittoria del nuovo sindaco con toni insieme paternalistici e minacciosi. «New York è importante, ma deve essere rispettosa verso il governo federale», ha dichiarato, aggiungendo di non volere «una città in guerra con Washington». Ma, dietro alla correzione prudente, si intravede la volontà di condizionare il sindaco: il capo della Casa Bianca ha già ventilato l’ipotesi di rivedere i trasferimenti federali destinati alle città ostili o «mal amministrate».
Mamdani, da parte sua, ha scelto la via istituzionale ma non cede alla pressione. «New York non è un satellite di Washington», ha dichiarato in uno dei primi incontri con la stampa, ribadendo che l’autonomia cittadina è «una garanzia democratica, non una concessione». Nei suoi piani, l’ufficio legale servirà proprio a difendere questo principio, trasformando la Corte Suprema in un campo di battaglia politica se necessario.
Al di là dello scontro personale, la tensione tra Mamdani e Trump riflette due visioni opposte del potere: una centralizzata, verticale, orientata al controllo; l’altra municipale e decentrata, fondata su una rete di istituzioni locali. La Casa Bianca accusa il sindaco di usare la città come palcoscenico ideologico. Lui replica che la vera ideologia è quella di chi taglia i fondi ai governi locali.
Mondo
Rivoluzione Mamdani: così il fronte democratico ha sconfitto Trump
Mattia Ferraresi
In cerca di autonomia
Mentre Mamdani lavora alla formazione della giunta, emergono le prime priorità programmatiche. Edilizia accessibile, riduzione delle disuguaglianze, potenziamento dei trasporti pubblici e una tassa straordinaria sui grandi patrimoni immobiliari. Il nuovo sindaco vuole anche rilanciare un piano per la neutralità climatica entro il 2035, bloccato da anni di stallo burocratico. Intorno a lui, la sinistra americana vede nella vittoria a New York un laboratorio di resistenza e di rinascita. Ma Mamdani sa che la sua sfida è più ampia, cioè dimostrare che una città può governarsi con principi di equità e autonomia anche sotto una presidenza centralista come quella attuale. Nel suo primo discorso dopo la vittoria, ha detto: «Non cercheremo lo scontro, ma non fuggiremo davanti al potere». È la sintesi del suo mandato che, appena cominciato, è già un test politico per l’intero paese.
Mondo
Zohran Mamdani è il nuovo sindaco di New York: «Abbiamo rovesciato una dinastia politica»
Youssef Hassan Holgado
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deepseek
PARTE PRIMA
a sindaco di New York.
Sintesi Panoramica: La Vittoria di Mamdani e il Nuovo Socialismo Municipale
1. La Rivoluzione di Mamdani: Un Fenomeno Globale
L'elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York rappresenta un cambio di paradigma politico che supera i confini americani, diventando un caso simbolo di:
Ritorno del socialismo democratico nell'agenda politica
Reazione all'ascesa delle destre nazionaliste
Nuovo municipalismo come laboratorio di trasformazione sociale
2. Le Tre Prospettive Analitiche
A. La Prospettiva Neurobiologica (Rampoldi)
Base scientifica: Le ricerche del neurobiologo Robert Sapolsky rivelano meccanismi neurobiologici primordiali che guidano la distinzione Noi/Loro
Nazionalismo "macaco": Le destre globali (Trump in testa) sfruttano questi meccanismi contro immigrati, minoranze e leader "diversi"
Reazione universalista: La vittoria di Mamdani rappresenta una controtendenza a questo istinto tribale
Critica alla sinistra europea: Anche parte della sinistra europea mostra tratti "macachi" nella sua incapacità di empatia verso alcuni gruppi
B. La Prospettiva Storica Italiana (Ramella)
Radici nel municipalismo socialista italiano: Richiamo all'esperienza delle amministrazioni socialiste italiane di inizio Novecento
Riformismo radicale: Non compromesso ma trasformazione attraverso la regolazione dell'economia e diritti sociali
Tre lezioni per l'Italia:
Il riformismo deve trasformare la società, non adattarsi
Le amministrazioni locali come laboratori
Necessità di alleanza tra piccole imprese e cittadini per sviluppo e giustizia sociale
C. La Prospettiva Storica Americana (Urbinati)
Tradizione socialista americana: Il socialismo municipale ha costruito le grandi città USA (acquedotti, scuole, trasporti)
New York più socialista di Bologna: Servizi pubblici storici e radicati
Socialismo concreto: Non ideologia astratta ma risposta a bisogni concreti (affitti, scuole materne, trasporti)
Vantaggio per tutti: La rinascita urbana giova anche ai ceti abbienti
3. Il Programma Concreto di Mamdani
Edilizia: 200.000 case popolari in 10 anni + congelamento affitti
Servizi: Trasporti pubblici gratuiti, asili nido gratuiti
Economia: Supermercati comunali, salario minimo aumentato
Sicurezza: Approccio preventivo (salute mentale, programmi anti-violenza)
Finanziamento: Tasse su grandi ricchezze (2% su redditi >1 milione) e corporations
4. Le Reazioni e le Critiche
Destra trumpiana: Accuse di "comunismo pericoloso"
Democratici moderati: Disorientamento e critiche
Media oligarchici: Campagna del terrore contro il "pericolo rosso"
Realtà dei fatti: Programma realistico che continua politiche esistenti
5. Implicazioni Globali
Fine del monopolio liberista: Il socialismo municipale come alternativa praticabile
Nuovo modello di sviluppo: Combinazione di giustizia sociale e crescita economica
Laboratorio politico: Le città come spazio di innovazione politica
Crisi delle sinistre tradizionali: Necessità di ritorno al radicamento territoriale
Mappa Concettuale Integrata
SPIEGAZIONE DEL FENOMENO
↓
Neurobiologia (istinti Noi/Loro) + Storia (socialismo municipale) + Attualità (crisi città)
↓
VITTORIA DI MAMDANI
↓
REAZIONI
Destra: paura del diverso
Sinistra moderata: disorientamento
Oligarchie: opposizione
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MODELLO EMERGENTE
Socialismo municipale del XXI secolo =Risposte concrete ai bisogni
Radicamento territoriale
Giustizia sociale + sviluppo
Innovazione democratica
Prospettive Future
Sfida implementativa: Realizzare il programma amid opposizione
Modello esportabile: Possibile influenza su altre città globali
Rigenerazione della sinistra: Ritorno alle origini municipaliste
Nuovo universalismo: Superamento degli istinti tribali attraverso politiche inclusive
La vittoria di Mamdani rappresenta dunque un punto di svolta che unisce analisi scientifica, lezioni storiche e risposte concrete alla crisi delle città contemporanee, offrendo un modello potenzialmente replicabile a livello globale.
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PARTE SECONDA
Sintesi Panoramica: Il Socialismo Sobrio di Mamdani tra Ideali e Realtà
1. Il "Socialismo Sobrio": Una Rivoluzione Concreta
Labate definisce il modello Mamdani come "socialismo sobrio" - radicale nella visione ma minimalista e concreto nella pratica:
Nessuna bandiera rossa: Non si parla di rovesciare il sistema, ma di modificare la vita quotidiana
Radicalità contenuta: Interventi mirati su affitti, trasporti, asili nido
Supremazia del politico sul mercato: La politica deve contrastare le patologie sociali, non assecondare il mercato
2. La Doppia Sfida: Implementazione e Resistenza
Ferraresi analizza gli ostacoli concreti che Mamdani deve affrontare:
A. Gli Avversari
Trump e governo federale: Minacce di tagli ai finanziamenti
Establishment democratico: Diffidenza dei centristi come la governatrice Hochul
Poteri economici: Lobby immobiliari, fondazioni, grandi interessi
Burocrazia interna: Polizia, consiglieri comunali, apparato amministrativo
B. Le Strategie di Difesa
Muro legale: 200 avvocati per contrastare le ritorsioni federali
Team di transizione al femminile: Competenza e inclusione (con Lina Khan simbolo della lotta ai monopoli)
Discorso istituzionale: "New York non è un satellite di Washington"
3. Il Metodo Mamdani: Come Ha Vinto e Come Governerà
A. La Campagna "Improbabile"
Movimento di base: 100.000 volontari invece delle tradizionali macchine politiche
Ascolto attivo: Incontri nei diner, cortili, assemblee di quartiere
Poche priorità chiare: Trasporti, affitti, fiscalità progressista
Comunicazione "povera": Spot fatti con smartphone, montaggio volontario
B. La Transizione al Governo
Pragmatismo responsabile: Dal linguaggio rivoluzionario a quello della "responsabilità collettiva"
Continuità con la tradizione: Riferimento alla storia antimonopolistica americana
Realismo sulle limitazioni: Bilancio vincolato, autonomia fiscale ridotta
4. Le Lezioni Politiche Fondamentali
A. Per la Sinistra (Labate)
Il centro è vuoto: Il moderatismo è diventato impolitico
Radicalità concreta: Unica alternativa praticabile
Fine del potere senza contenuto: I cittadini vogliono cambiamenti piccoli ma reali
B. Per la Destra
Scelta cruciale: Cosa minaccia davvero la democrazia - il neofascismo o gli asili nido gratuiti?
Riconoscere il vero avversario: Lo stato illiberale, non lo stato regolatore
5. Il Laboratorio Newyorkese: Potenzialità e Limiti
A. Cosa Può Funzionare
Coalizione trasversale: Unita da bisogni concreti più che da identità
Metodo dell'ascolto: "Non convincere ma mostrare che non si è soli"
Alleanze inedite: Sindacati rianimati, parti della società civile
B. I Rischi Reali
Aspettative impossibili: Già fallimenti precedenti (Harold Washington, de Blasio)
Vincoli strutturali: Bilancio, approvazioni statali, opposizione sistemica
Polarizzazione estrema: Scontro con Washington inevitabile
Mappa delle Forze in Campo
FAVOREVOLI
Movimento di base (Democratic Socialists of America)
Sindacati (trasporti, insegnanti)
Ceti popolari urbani
Minoranze economicamente marginalizzate
Intellettuali progressisti
CONTRARI
Trump e amministrazione federale
Establishment democratico centrista
Lobby immobiliari e finanziarie
Media oligarchici
Parte dell'apparato burocratico
OSSERVERATORI CRITICI
Governatrice Hochul (democratica centrista)
Alcuni consiglieri comunali democratici
Realisti politici che temono il fallimento
Prospettive Future: Gli Scenari Possibili
SCENARIO OPTIMISTICO
Successo parziale delle riforme principali
Creazione di un modello esportabile
Rilancio della sinistra americana
Sconfitta simbolica di Trump nel 2026
SCENARIO REALISTICO
Successi limitati su alcuni fronti (affitti, trasporti)
Scontri continui con Washington
Mantenimento del consenso di base
Influenza culturale oltre i confini newyorkesi
SCENARIO PESSIMISTICO
Blocco sistematico delle riforme
Sconfitte legali e finanziarie
Disillusione dell'elettorato
Utilizzo come esempio della "impossibilità" del socialismo
Il Messaggio Universale
Il caso Mamdani dimostra che:
Il socialismo oggi è questione di sobrietà, non di bandiere rosse
La radicalità sta nella concretezza, non nella retorica rivoluzionaria
Il cambiamento passa dalle città, non solo dallo stato nazionale
Il metodo conta quanto il programma: ascolto, movimento, competenza
La sfida è duplice: resistere agli attacchi esterni e mantenere le promesse
Il laboratorio newyorkese testerà se un socialismo minimalista, concreto e sobrio può diventare non solo un'alternativa di governo locale, ma un nuovo paradigma per la sinistra globale nel XXI secolo.
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UNIFICATI PRIMA E SECONDA PARTE
18 SECONDI
Okay, l'utente mi chiede di unificare i due blocchi di sintesi che ho prodotto precedentemente sugli articoli riguardanti l'elezione di Mamdani a sindaco di New York. Vediamo di capire bene cosa sta cercando.
Prima di tutto, ricostruisco il contesto della conversazione. L'utente ha iniziato chiedendo varie schede complete di articoli complessi, poi una sintesi panoramica, e ora vuole un'unica analisi unificata. Probabilmente sta facendo una ricerca approfondita sul tema o preparando un documento accademico o giornalistico.
Osservando i due blocchi di sintesi che ho prodotto, il primo si concentra più sugli aspetti teorici e di contesto (neurobiologia, storia del socialismo municipale), mentre il secondo è più operativo (strategie, ostacoli, scenari futuri). L'utente vuole probabilmente una visione d'insieme organica che mostri come questi aspetti siano collegati.
La richiesta nascosta qui potrebbe essere di avere un quadro completo e coerente del fenomeno Mamdani, utile forse per un articolo o una relazione. L'utente sembra apprezzare l'analisi strutturata ma cerca anche una sintesi chiara.
Devo fare attenzione a non ripetere le stesse informazioni nei due blocchi, ma piuttosto integrarle in modo fluido. Potrei organizzare il materiale per temi trasversali: la teoria politica dietro l'approccio di Mamdani, gli aspetti pratici della sua campagna e governance, le reazioni e gli ostacoli, e infine le implicazioni più ampie.
Forse l'utente ha bisogno di questa analisi unificata per presentare il caso Mamdani come esempio di un nuovo modello politico, quindi dovrei sottolineare gli elementi di innovazione e le lezioni generali che si possono trarre.
Dovrò anche bilanciare gli aspetti positivi e le critiche, mostrando sia il potenziale che i limiti di questo esperimento politico. La sfida è mantenere il rigore analitico ma in una forma più condensata e coordinata.
Certamente! Ecco una sintesi unificata che integra tutti gli articoli su Mamdani in un'analisi organica e completa.
Sintesi Unificata: Mamdani e il Nuovo Socialismo Municipale - Tra Neuroscienze, Storia e Pratica Politica
I. IL FENOMENO MAMDANI: UNA SVOLTA EPOCALE
A. La Vittoria Come Sismografo Politico
L'elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York rappresenta un cambio di paradigma che unisce:
Reazione ai nazionalismi (spiegata attraverso le neuroscienze dell'istinto Noi/Loro)
Ritorno al socialismo municipale (radicato nella storia americana e italiana)
Risposta concreta alla crisi della socialdemocrazia tradizionale
B. Il Paradosso del Successo
Mamdani ha vinto con un programma esplicitamente socialista in una delle capitali del capitalismo globale, dimostrando che:
La radicalità sobria può essere più attraente del moderatismo
I bisogni concreti superano le barriere identitarie
Il municipalismo può essere laboratorio di trasformazione
II. LE RADICI: PERCHÉ MAMDANI HA ATTRAGGITO
A. La Spiegazione Neurobiologica (Rampoldi)
Istinti primordiali: Le ricerche di Sapolsky mostrano meccanismi cerebrali che distinguono automaticamente Noi/Loro
Reazione "macaco" delle destre: Trump e alleati sfruttano questi istinti contro immigrati e diversità
Controffensiva universalista: Mamdani rappresenta la reazione a questa chiusura tribale
B. Le Radici Storiche
*Tradizione americana (Urbinati):
Socialismo municipale ha costruito le infrastrutture urbane USA (metropolitane, acquedotti, scuole)
New York storicamente più socialista di Bologna per servizi pubblici
*Esperienza italiana (Ramella):
Municipalismo socialista di inizio Novecento come modello di "riformismo radicale"
Aziende municipalizzate, cooperative, welfare locale come precedenti storici
III. IL METODO: COME MAMDANI HA VINTO E COME GOVERNERÀ
A. La Campagna "Improbabile" (Ferraresi)
Movimento di base: 100.000 volontari vs macchine politiche tradizionali
Ascolto attivo: Incontri nei diner, cortili, assemblee di quartiere
Poche priorità chiare: Trasporti, affitti, fiscalità progressista
Comunicazione "povera": Spot con smartphone, montaggio volontario
B. Il Programma Concreto
Casa: 200.000 alloggi popolari + blocco affitti
Servizi: Trasporti gratuiti, asili nido gratuiti
Economia: Supermercati comunali, salario minimo aumentato
Finanziamento: Tasse su grandi ricchezze (2% sopra 1 milione)
C. La Strategia di Governo
Team di transizione interamente femminile (competenza + inclusione)
"Muro legale" di 200 avvocati contro ritorsioni federali
Pragmatismo responsabile: dalla retorica rivoluzionaria alla "responsabilità collettiva"
IV. IL MODELLO TEORICO: IL "SOCIALISMO SOBRIO" (Labate)
A. Caratteristiche Fondamentali
Radicalità minimalista: Non rovesciare il sistema ma modificare vite concrete
Supremazia del politico sull'economia
Risposte a bisogni essenziali: affitti, trasporti, asili
B. Rottura con il Passato
Fine del "centro vuoto": il moderatismo come rinuncia alla politica
Potere con contenuto vs potere fine a sé stesso
Socialismo come liberalismo per i poveri (citando Rosselli)
V. LE SFIDE: TRA IDEALI E REALTÀ
A. Avversari e Ostacoli
Trump e governo federale: minacce di tagli finanziari
Establishment democratico: diffidenza dei centristi
Poteri economici: lobby immobiliari, fondazioni
Vincoli strutturali: bilancio limitato, autonomia fiscale ridotta
B. Limiti Strutturali
Precedenti fallimenti: esperienze simili (Harold Washington, de Blasio)
Aspettative elevate: rischio delusione seguenti piccoli successi
Polarizzazione estrema: scontro con Washington inevitabile
VI. IMPLICAZIONI GLOBALI E PROSPETTIVE
A. Lezioni per la Sinistra Europea
Ritorno al territoriale: le città come spazio di rigenerazione politica
Alleanze trasversali: ceti popolari + piccola borghesia produttiva
Riformismo radicale: trasformare senza rovesciare
B. Scenari Possibili
*Ottimistico:
Successo parziale delle riforme principali
Creazione modello esportabile
Rilancio sinistra americana
*Realistico:
Successi limitati ma significativi
Influenza culturale oltre confini newyorkesi
Laboratorio di nuove pratiche politiche
*Pessimistico:
Blocco sistematico riforme
Disillusione elettorale
Utilizzo come "prova" dell'impossibilità del socialismo
VII. IL MESSAGGIO UNIVERSALE
Il caso Mamdani dimostra che nel XXI secolo:
Il socialismo è questione di sobrietà non di bandiere rosse
La radicalità sta nella concretezza non nella retorica rivoluzionaria
Il cambiamento passa dalle città non solo dallo stato nazionale
Il metodo conta quanto il programma: ascolto, movimento, competenza
La politica deve tornare a occuparsi della vita delle persone
MAMMELLO CONCLUSIVO
Mamdani rappresenta la sintesi di tre dimensioni:
Neurobiologica: reazione agli istinti tribalisti delle destre
Storica: recupero della migliore tradizione socialista municipale
Pragmatica: risposta concreta alla crisi sociale urbana
Il suo esperimento testerà se un socialismo minimalista, concreto e sobrio può diventare non solo un'alternativa di governo locale, ma un nuovo paradigma per la sinistra globale nel XXI secolo - dimostrando che la vera rivoluzione potrebbe essere proprio nell'abbassare i toni e alzare la qualità della vita quotidiana.
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