Il report sul Signalgate e la causa del New York Times contro il Pentagono
Il report sul Signalgate e la causa del New York Times contro il Pentagono
Il Foglio Quotidiano
5 Dec 2025
Marco Arvati Noah Robertson e Alex Horton © Washington Post
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il presidente Donald Trump a una riunione di gabinetto alla Casa Bianca il 2 dicembre scorso (Ap/julia Demaree Nikhinson)
In
un briefing classificato per i parlamentari che stanno esaminando l’uccisione, da parte dell’amministrazione Trump, di presunti trafficanti di droga in tutta l’america Latina, i repubblicani presenti nella stanza sono sembrati irritati.
Il Pentagono, chiamato a spiegare la base giuridica degli attacchi contro imbarcazioni civili, non ha inviato alcun legale: una scelta che diversi parlamentari hanno giudicato inspiegabile. I funzionari della Difesa che hanno partecipato all’incontro, hanno detto quelle persone, non sono stati in grado di chiarire la strategia e il perimetro della missione, mentre il presidente Donald Trump ventilava apertamente l’idea di estendere la campagna includendo obiettivi a terra all’interno del Venezuela.
Le critiche all’operazione del 2 settembre che ha ucciso undici persone con due bombardamenti diversi
Il deputato Mike D. Rogers (Alabama), presidente della commissione Forze Armate della Camera, ha condannato la segretezza, affermando che il Congresso aveva ricevuto più informazioni dal Pentagono durante l’amministrazione Biden, secondo due persone presenti. Come altri, hanno parlato a condizione di anonimato per descrivere conversazioni private o sensibili. Un portavoce di Rogers ha detto che sarebbe “inappropriato condividere dettagli da discussioni classificate”, aggiungendo che non avrebbero “risposto a affermazioni su ciò che è stato detto”. Da allora, l’esasperazione tra i parlamentari repubblicani è esplosa in pubblico. Figure chiave del partito hanno messo in dubbio la loro fiducia nel segretario alla Difesa Pete Hegseth, e le commissioni guidate dal Gop hanno avviato la più aggressiva campagna di supervisione dei dieci mesi turbolenti dell’ex conduttore di Fox News alla guida del Pentagono.
Nell’ultima settimana, le commissioni Forze armate di Camera e Senato hanno aperto due inchieste separate per determinare se Hegseth o un altro alto funzionario, l’ammiraglio Frank M. Bradley, possano essere responsabili degli ordini impartiti in un’operazione del 2 settembre che ha ucciso undici persone, inclusi due sopravvissuti al primo attacco missilistico statunitense contro la loro imbarcazione e poi morti in una seconda offensiva mentre si aggrappavano ai resti del relitto. Parlamentari ed esperti di diritto bellico hanno sollevato dubbi sul fatto che possa essere stato commesso un crimine di guerra. Bradley, che ha supervisionato quella missione, incontrerà i parlamentari oggi. Secondo una persona informata, dovrebbe dichiarare che considerava i due sopravvissuti obiettivi legittimi, non marinai naufraghi e indifesi.
Gli sforzi di supervisione spiccano in un momento in cui i repubblicani al Congresso hanno per lo più evitato critiche aperte al Pentagono, anche mentre alcune delle mosse più audaci di Hegseth – tra cui l’epurazione di alti ufficiali e un’indagine senza precedenti su un senatore in carica, Mark Kelly (Arizona) – hanno irritato privatamente parlamentari Gop che ne avevano sostenuto la nomina contro l’opposizione unanime dei democratici. Pur ribadendo questa settimana di avere fiducia nella leadership di Hegseth, diversi parlamentari e collaboratori hanno raccontato che il sostegno del Gop al segretario e ad altri vertici del Pentagono si è indebolito. Anche se il Congresso dovesse scagionarlo da responsabilità nell’attacco alla barca, la capacità di Hegseth di guidare il dipartimento potrebbe risultare compromessa. Un portavoce di Hegseth non ha risposto a una richiesta di commento. Negli ultimi giorni il segretario ha cercato di prendere le distanze dalla controversia, indicando invece Bradley come responsabile operativo, pur difendendo la seconda offensiva. “L’ammiraglio Bradley”, ha detto Hegseth accan
Nell’ultima settimana le commissioni del Congresso hanno aperto due inchieste sul “double tap”
to a Trump alla Casa Bianca martedì, “ha preso la decisione corretta di affondare definitivamente la barca ed eliminare la minaccia”. Il Washington Post ha rivelato venerdì che Hegseth aveva dato un ordine verbale di uccidere l’intero equipaggio dell’imbarcazione prima del primo attacco missilistico, il primo di quasi venti condotti
Milano. L’ispettore generale del Pentagono, agenzia indipendente che supervisiona le operazioni del dipartimento della Difesa americano, ha pubblicato ieri un report in cui conclude che l’utilizzo dell’app Signal da parte di membri dell’amministrazione Trump – in particolare da parte proprio del capo del Pentagono, Pete Hegseth, che ne fa un uso incauto – ha messo in pericolo i soldati americani. Si riferisce in particolare alla chat che riuniva i ministri e i consiglieri che si occupano di sicurezza e difesa – e anche il vicepresidente J. D. Vance –in cui si discuteva degli attacchi aerei sulle forze houthi in Yemen avvenuti a marzo avrebbe. Le app di terze parti, a differenza dei canali di comunicazione ufficiali del Pentagono, sono più semplici da hackerare da parte delle potenze straniere: se questo fosse accaduto, la vita di chi stava compiendo l’operazione sarebbe stata in pericolo.
La chat era diventata di dominio pubblico giorni dopo l’attacco, perché vi era stato inavvertitamente inserito Jeffrey Goldberg, il direttore dell’atlantic che ha pubblicato le conversazioni. Il report rivela anche che, nel corso dell’indagine, Hegseth dall’amministrazione finora. Quando sono stati individuati due sopravvissuti, Bradley ha ordinato un secondo attacco per eseguire l’ordine di Hegseth secondo cui nessuno doveva rimanere vivo, hanno riferito persone con conoscenza diretta dell’operazione.
Negli attacchi successivi, i militari statunitensi hanno invece soccorso i sopravvissuti o collaborato con altri paesi per farlo. Bradley potrebbe dire ai parlamentari che il personale americano che osservava l’operazione del 2 settembre riteneva che i sopravvissuti disponessero di apparecchiature di comunicazione e potessero essere in grado di chiamare altri trafficanti per recuperare il carico, anche se non è chiaro se abbiano effettivamente contattato qualcuno, ha detto la persona informata. La stessa fonte ha affermato che i sopravvissuti erano stati visti trascinare panetti di narcotici a bordo di ciò che restava dell’imbarcazione. si è rifiutato di farsi interrogare. Quali possano essere le ripercussioni è meno chiaro, perché le informazioni condivise erano sì riservate, ma il titolare della Difesa ha la facoltà di declassificarle, e Hegseth ha affermato di averlo fatto scegliendo di condividerle: non esiste, però, nessuna prova scritta di questa decisione. Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha affermato che il report scagionerebbe Hegseth, perché prova che il ministro non ha mai condiviso informazioni top secret.
Ma nessuno sente nell’aria un’assoluzione, anzi. Il New York Times ha deciso di citare in giudizio il Pentagono per violazione dei diritti costituzionali garantiti dal Primo emendamento, che tutela la libertà di stampa, per via dell’imposizione di una nuova serie di restrizioni ai giornalisti per poter ottenere l’accredito che consente l’accesso negli edifici governativi. Nella causa, che oltre al Pentagono vede citati personalmente sia Hegseth sia Parnell, il quotidiano afferma che sarebbe in corso un tentativo di “restringere la possibilità dei giornalisti di svolgere il loro mestiere, quello di chiedere conto ai funzionari del governo delle loro azioni e di ottenere
La valutazione dei militari, ha spiegato la fonte, era che i sopravvissuti apparissero concentrati esclusivamente sul loro obiettivo – trasportare droga – anche pochi minuti dopo che la barca era esplosa, uccidendo altri occupanti. I parlamentari probabilmente analizzeranno a fondo questa ricostruzione, insieme al ruolo di Hegseth e alla priorità tra gli obiettivi centrali dell’operazione – uccidere i sospetti, distruggere la barca e affondarla – quando Bradley ha deciso come procedere dopo avere scoperto che qualcuno era sopravvissuto al primo attacco. Si prevede che il briefing includerà video di sorveglianza prolungati dell’operazione, compreso il secondo attacco. Alcuni di questi dettagli erano stati anticipati dal Wall Street Journal. I portavoce del Comando Operazioni Speciali degli Stati Uniti, che Bradley guida, non hanno commentato pubblicamente. informazioni”.
Tutto è iniziato a ottobre, quando il Pentagono ha comunicato che per mantenere l’accesso agli edifici della Difesa i giornalisti avrebbero dovuto firmare delle nuove regole d’ingaggio. Il nuovo documento, lungo 21 pagine e ideato per “prevenire le fughe di notizie”, è molto specifico nel definire ciò che i giornalisti possono e non possono fare: una rottura radicale rispetto alle prassi consolidate, quando bastava firmare un documento di poche righe per essere accreditati. All’interno, si legge che i media non devono “incoraggiare i dipendenti a condividere informazioni che non sono pubbliche”, e nemmeno “sollecitarli a fornire informazioni confidenziali”. Inoltre, i giornalisti dovrebbero muoversi con badge di colore rosso molto visibili: fino a ora, i badge erano uguali a quelli di tutti gli altri dipendenti, distinti solo dalla scritta Press in basso.
Hegseth ha affermato che la possibilità per i giornalisti di accedere agli edifici del Pentagono non è un diritto, ma un privilegio, e che bisogna sottostare alle regole: il Times contesta questa imposizione perché, anche se è vero che non è codificato il diritto di
Il senatore Roger Wicker (Mississippi), presidente della commissione Forze armate del Senato, ha dichiarato ai giornalisti questa settimana che le accuse relative all’incidente sono “molto serie”. Ha chiesto video, registrazioni audio e altro materiale documentale
Gli incontri di Bradley a Capitol Hill potrebbero essere il primo passo verso un’indagine più formale
su questo e altri attacchi. Finora, hanno detto i parlamentari, il Pentagono non ha soddisfatto la richiesta. Trump, interrogato mercoledì sui filmati, ha detto di sostenere la diffusione di “qualsiasi cosa abbiano”. Gli incontri di Bradley a Capitol Hill potrebbero essere il primo passo verso un’indagine più formale, hanno detto paraccesso dei giornalisti ai palazzi del governo, una volta che questo è stato concesso non potrebbe essere rimosso arbitrariamente. Quasi tutte le principali aziende editoriali si sono rifiutate di firmare il documento, compresa l’emittente trumpiana Fox News, per cui tra l’altro Hegseth lavorava prima di essere selezionato da Trump. Ha invece acconsentito sin da subito ai cambiamenti l’ultraconservatrice One America News, che ha accreditato il controverso ex deputato repubblicano Matt Gaetz. Non avendo firmato, molti giornalisti hanno abbandonato le loro postazioni nell’edificio, e sono stati rimpiazzati da content creator conservatori, giornali di destra e personalità molto vicine al mondo trumpiano. Tra i nuovi accreditati, infatti, ci sono il sito conservatore The Federalist e l’influencer trumpiana Laura Loomer: il team di comunicazione di Hegseth li ha definiti “i nuovi giornalisti del Pentagono” e Parnell, parlando di chi si è rifiutato di firmare, ha affermato che “non mancheranno a nessuno”. Nel frattempo, anche altre testate meditano di unirsi al Times nel fare causa alla Difesa. lamentari e collaboratori. Anche il generale Dan Caine, capo degli stati maggiori riuniti, dovrebbe partecipare, secondo due persone informate.
Martedì alla Casa Bianca, Hegseth ha detto di voler “assumersi quella responsabilità” all’avvio della campagna militare a settembre, ma di avere smesso di guardare le immagini in diretta dell’operazione del 2 settembre e di essersi spostato a un’altra riunione quando Bradley ha deciso di colpire di nuovo. “Ho detto: ‘Sarò io a prendere la decisione dopo avere raccolto tutte le informazioni e assicurarmi che sia l’attacco giusto’”, ha raccontato Hegseth ai giornalisti nella Sala del gabinetto, affermando che erano passate “un paio d’ore” prima che venisse informato della seconda offensiva. “Non
I parlamentari lamentano che, sotto Hegseth, il Pentagono li ha esclusi da decisioni cruciali
ho visto personalmente sopravvissuti” dopo il primo attacco, ha detto, citando “fuoco, fumo” e quella che ha definito “la nebbia della guerra”.
I parlamentari, inclusi molti repubblicani, si sono detti allarmati dall’episodio. “Non serve avere servito nelle Forze armate per capire che quella è stata una violazione del codice etico, morale e legale”, ha detto ai giornalisti il senatore Thom Tillis (Carolina del Nord). Alcuni membri del Congresso hanno anche messo in dubbio che l’attacco rientrasse persino nella difesa giuridica, già controversa, dell’amministrazione Trump. L’argomentazione legale dell’amministrazione, relativa agli attacchi in corso, non si concentra sulle persone sospettate di trasportare droga, ma sugli strumenti e le imbarcazioni che sarebbero utilizzati per finanziare campagne di violenza negli Stati Uniti e in paesi alleati, ha detto un parlamentare informato sul documento.
Le inchieste sull’attacco alla barca sono l’ultimo segnale della frustrazione di Camera e Senato, dove i parlamentari lamentano che, sotto Hegseth, il Pentagono li ha esclusi da decisioni cruciali e ha trattenuto informazioni che per legge devono essere comunicate al Congresso. I leader repubblicani si sono irritati quando il dipartimento della Difesa, agendo senza il consenso dei parlamentari, ha ritirato una brigata dalla Romania, dove proteggeva dal rischio di un’incursione russa nel territorio della Nato. Figure chiave del Gop hanno anche rimproverato i candidati di Trump per ruoli chiave al Pentagono, dicendo che erano stati poco reattivi verso il Congresso mentre servivano in posizioni ad interim.
“L’amministrazione sta iniziando a ricevere molte critiche su una lunga serie di questioni”, ha detto ai giornalisti il deputato Adam Smith (Washington), il principale democratico nella commissione Forze Armate della Camera. “E, cosa più importante… i repubblicani alla Camera e al Senato stanno sentendo quella pressione”. Per due volte questa settimana, il leader della maggioranza al Senato John Thune (South Dakota) ha evitato di dire se mantiene la sua fiducia in Hegseth, spiegando che “altri possono fare valutazioni”. Tillis è tra i repubblicani che hanno mostrato disponibilità a farle, invocando “responsabilità” per chiunque sia responsabile della morte dei sopravvissuti e dichiarando di avere fiducia nei vertici militari in uniforme. “Se i fatti si confermeranno come sono stati riportati”, ha detto Tillis, “allora qualcuno deve togliere il disturbo da Washington”.
Article Name:Il report sul Signalgate e la causa del New York Times contro il Pentagono
Publication:Il Foglio Quotidiano
Author:Marco Arvati Noah Robertson e Alex Horton © Washington Post
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Ecco una sintesi chiara e compatta dell’articolo Il report sul Signalgate e la causa del New York Times contro il Pentagono (Il Foglio, 5 dicembre 2025):
Sintesi
Nel Congresso americano cresce la tensione sul comportamento del segretario alla Difesa Pete Hegseth e sulla gestione da parte del Pentagono di una controversa operazione militare del 2 settembre, durante la quale gli Stati Uniti hanno attaccato un’imbarcazione di presunti narcotrafficanti in America Latina, uccidendo undici persone. Due sopravvissuti al primo attacco sono stati colpiti e uccisi in un secondo bombardamento: alcuni parlamentari e giuristi ritengono che ciò possa configurare un crimine di guerra. Le commissioni Forze Armate di Camera e Senato hanno così aperto due inchieste per accertare eventuali responsabilità di Hegseth e dell’ammiraglio Frank Bradley, responsabile operativo della missione.
Il clima si è deteriorato anche perché il Pentagono non ha fornito spiegazioni chiare né la documentazione richiesta dal Congresso, aggravando il malcontento anche tra i repubblicani, che finora avevano sostenuto Hegseth. Il segretario, inoltre, ha tentato di attribuire la responsabilità principale a Bradley, pur difendendo la legittimità della seconda offensiva.
Parallelamente, un’inchiesta dell’ispettore generale del Pentagono ha rivelato il cosiddetto “Signalgate”: l’uso imprudente dell’app di messaggistica Signal da parte di membri dell’amministrazione Trump – incluso Hegseth e il vicepresidente Vance – in una chat dove si discutevano operazioni militari sensibili (come gli attacchi contro le milizie Houthi). L’utilizzo di app non ufficiali avrebbe potuto esporre a rischi di hacking e mettere in pericolo i soldati. Parte di quelle conversazioni erano diventate pubbliche per errore. Hegseth si è rifiutato di collaborare pienamente alle indagini, sostenendo di aver declassificato le informazioni, ma senza prove scritte.
Nel frattempo, il New York Times ha citato in giudizio il Pentagono, accusandolo di violare il Primo Emendamento. Il Dipartimento della Difesa ha infatti imposto nuove regole molto più restrittive per l’accreditamento dei giornalisti: un documento di 21 pagine che limita le interazioni possibili, obbliga badge vistosi e impedisce di sollecitare fonti interne. Quasi tutte le grandi testate – inclusa Fox News – hanno rifiutato di firmare, causando un esodo dei giornalisti dagli edifici della Difesa e il loro rimpiazzo con creator conservatori e media vicini all’amministrazione Trump.
Nel complesso, l’articolo mostra un Pentagono sotto pressione, accusato di opacità, possibili violazioni del diritto bellico e tentativi di limitare la stampa; mentre il Congresso, inclusa una parte crescente dei repubblicani, valuta la possibilità di chiedere le dimissioni di Hegseth se le accuse fossero confermate.
Se vuoi, posso preparare una sintesi ancora più breve, una scheda analitica a punti, oppure una lettura politica del caso.
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Ecco una scheda molto breve e diretta dell’articolo:
Scheda breve – “Signalgate” e causa del New York Times contro il Pentagono
1. Contesto
– Il 2 settembre gli USA colpiscono un’imbarcazione di presunti narcotrafficanti in America Latina: 11 morti.
– Due sopravvissuti vengono poi uccisi in un secondo attacco: possibile crimine di guerra.
– Il Congresso indaga su eventuali responsabilità del segretario alla Difesa Pete Hegseth e dell’ammiraglio Bradley.
2. Opacità del Pentagono
– Documentazione non consegnata al Congresso.
– Hegseth scarica parte della responsabilità su Bradley.
– Cresce il dissenso anche tra i repubblicani.
3. “Signalgate”
– Chat su Signal tra membri dell’amministrazione Trump (Hegseth, Vance, militari) per discutere operazioni sensibili.
– Rischi di sicurezza, mancata collaborazione alle indagini.
– Alcuni messaggi diventati pubblici per errore.
4. Causa del New York Times
– Il Pentagono introduce nuove regole restrittive per la stampa: accreditamento limitato, badge vistosi, restrizioni nei contatti.
– Le maggiori testate rifiutano di aderire; NYT fa causa per violazione del Primo Emendamento.
– Il Pentagono sostituisce i giornalisti usciti con influencer e media vicini all’amministrazione.
5. Significato politico
– Crisi di fiducia nel Pentagono: opacità, possibili abusi e fratture interne.
– Rischio di scontro istituzionale tra Congresso, Difesa e stampa indipendente.
Se vuoi preparo anche:
• una scheda ultrabreve (5 righe),
• una lettura geopolitica,
• oppure una versione comparativa con casi analoghi del passato.
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Ecco una scheda comparativa molto breve tra il caso Signalgate + restrizioni alla stampa e alcuni precedenti storici negli Stati Uniti:
Scheda comparativa – Precedenti USA
1. Signalgate (2025) – Opacità operativa + restrizioni sui media
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Uso improprio di canali non ufficiali (Signal) per operazioni sensibili.
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Possibile crimine di guerra non documentato.
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Pentagono introduce norme che limitano l’accesso della stampa; NYT fa causa per violazione del Primo Emendamento.
Elemento chiave: combinazione simultanea di opacità militare e controllo dell’informazione.
Precedenti storici
2. Pentagon Papers (1971)
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Rivelazioni su anni di segretezza e menzogne sulla guerra in Vietnam.
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Tentativi del governo Nixon di fermare la pubblicazione del NYT e del WP.
Somiglianza: scontro diretto Esecutivo–stampa su questioni militari.
Differenza: allora la stampa rivelava documenti segreti; oggi la stampa viene limitata ex ante.
3. Iran-Contra (1986)
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Operazione clandestina di rifornimento ai Contras nicaraguensi, aggirando il Congresso.
Somiglianza: uso di procedure parallele/non ufficiali per operazioni militari sensibili.
Differenza: nel caso attuale i canali impropri sono tecnologici (chat), non strutture segrete.
4. Abu Ghraib e dossier CIA (2004–2006)
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Ritardi, omissioni e tentativi di limitare l’accesso alle prove di abusi.
Somiglianza: opacità nella gestione di possibili violazioni del diritto bellico.
Differenza: contesto di guerra dichiarata; oggi contesto di operazioni coperte.
5. Snowden/NSA leaks (2013)
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Governo sotto accusa per sorveglianza eccessiva e informazioni sottratte alla supervisione pubblica.
Somiglianza: tensione tra sicurezza nazionale e trasparenza.
Differenza: non riguarda operazioni letali ma sorveglianza e privacy.
Punto di sintesi
Il caso Signalgate combina tre elementi presenti separatamente nei precedenti USA:
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opacità operativa (Iran-Contra, Abu Ghraib),
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scontro diretto con la stampa (Pentagon Papers),
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uso improprio di tecnologie di comunicazione sensibile (NSA leaks).
La sua peculiarità è che questi elementi compaiono insieme, e in tempo reale, anziché essere rivelati anni dopo.
Se vuoi, posso anche preparare una tabella sintetica con colonne “somiglianze/differenze” o una lettura politica comparata.
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