Panzieri su Quaderni Rossi 1961 - 1 Sull'uso capitalistico delle macchine nel neocapitalismo
Panzieri su Quaderni Rossi 1961 - 1
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Sull'uso capitalistico delle macchine nel neocapitalismo
di Raniero Panzieri
Com'è noto, la ccwFrazione semplice si presenta, secondo Marx,
storicamente all'inizio del prcxesso di svilup1X) del modo di pro-
duzione capitalistico. Ma questa figura semplice della
zione è soltanto una forma Pzrticolare della cooperazione in
quanto forma fondamentale della produzione capitalistica' « La
forma capitalistica presuprx)ne fin da principio l'operaio sala-
riato litxro, il quale vende al capitale la sua forza•lavoro Ma
l'orXTaio, in quanto proprietario e venditore della sua forza•la-
voro, entra in raprx»rto con il capitale soltanto come singolo.
La il rapporto reciprcx•o degli OFrai « comincia
soltanto nel prcxesso lavorativo, ma nel processo lavorativo han-
no già Cessato d'appartenere a Se stessi. Entrandovi, sono incor-
Iwrati nel capitale. Come cooperanti, come membri di un orga-
nismo operante. sono essi stessi soltanto un modo l*lrticolare di
esistenza del capitale. Dunque, la forza produttiva sviluppata
come operaio sociale è forza produttiva del capitale.
La forza Produttiva sociale del lavoro si sviluppa gratuitamente
appena gli operai vengono in certe condizioni; e il capi-
tale li rx»ne in quelle condizioni. Siccome la forza produttitm
sociale del lavoro non costa nulla al capitale, perchè d'altra parte
non viene sviluppata dall'operaio prima che il suo stesso lavoro
appartenga al capitale, essa si presenta come forza produttiva pos-
seduta dal capitale per natura•, come una forza produttiva imma-
nente
Il processo produttivo capitalistico si sviluppa nei suoi vari stadi
storici Come prcxcsso di sviluprx) della divisione del lavoro, e
il luogo fondamentale di questo è la fabbrica: la «con-
MARX, n capitare, 1, 1, 2, trad. di Iklio Cantimori, Roma 1952, p, SS.
p. 30-31.
trapposizione delle potenze intellettuali del processo materiale
di produzione agli operai, come proprietà non loro e come po-
tere che li domina, è un prcxlotto della divisione del lavoro di
tipo manifatturiero. Questo processo di scissione comincia nella
cooperazione semplice, dove il capitalista rappresenta l'unità e
la volontà del corpo lavorativo scxiale; si completa nella grande
industria che separa la scienza, facendone una potenza pro-
duttiva indipendente dal lavoro, e la costringe a entrare al ser-
vizio del capitale
LO sviluppo della tecnologia avviene interamente all'interno di
questo prexesso capitalistico. Per quanto il lavoro sia parcellizzato,
a fondamento della manifattura ancora l'abilità artigiana,
IM)ichè il meccanismo complessivo che funziona in essa non IX»ssie-
de una ossatura oggettiva indipendente dai lavoratori stessi, il capi-
tale lotta continuamente con l'insubordinazione degli operai n. La
manifattura ha dunque una base tecnica ristretta, che entra in
contraddizione « coi bisogni di produzione da essa stessa creati
L'introduzione delle macchine su vasta il passaggio
dalla manifattura alla grande industria. Questo passaggio si pre-
Senta da un Jato SulXramentO della « ragione tecnica
l'annessione dell'orrraio ad una funzione parziale per tutta la
vita e dall'altra cadono i limiti che quello stesso principio an-
cora irnlX»neva al dominio del capitale ».s
La tecnologia incorporata nel Sistema insieme
strugge il vecchio sistema della divisione del lavoro» e IO con-
solida sistematicamente quale mezzo di sfruttamento della for-
za-lavoro in una forma ancor più schifosa. Dalla specialità di
tutta una vita, consistente nel maneggiare uno strumento par-
ziale, si genera la specialità di tutta una vita, consistente nel ser-
vire una macchina parziale. Cosi, non solo si diminuiscono no-
tevolmente le spese necessarie alla riproduzione dell'oirraio, ma
allo stesso temi» si completa la sua assoluta dilRndenza dall'in-
Sieme della fabbrica, quindi dal capitalista
Lo stesso progresso tecnologico si presenta quindi come modo di
esistenza del capitale, come suo sviluplx). La steS.a facilità del
'KARL MARX. Il Capitate, cit.. p. 61-62.
Ivi. p.
p. 70,
p. 128.
lavoro diventa un mezzo di tortura, giacchè la macchina non
libera dal lavoro l'operaio, ma toglie il contenuto al suo lavoro.
E fenomeno comune a tutta la pr«xluzione capitalistica in uan-
to non è soltanto processo lavorativo ma anche processo va-
lorizzazione del capitale, che non è l'01xraio ad adoperare la
condizione del lavoro ma, viceversa, la condizione del lavoro
ad ad0Frare l'OlRraio; ma questo capovolgimento viene ad avere
soltanto con le macchine una realtà tecmcamente evidente. Me-
diante la sua trasformazione in macchina automatica, il mezzo
di lavoro si contraprxme all'orrraio durante lo stesso processo
lavorativo quale capitale, quale lavoro morto che domina e suc-
chia la forza-lavoro vivente n.'
La fabbrica automatica stabilisce potenzialmente il dominio da
parte dei produttori asscxiati sul prcxesso lavorativo. Ma nella
applicazione capitalistica del macchinario. nel moderno sistema
di fabbrica « l'automa stesso è il soggetto, e gli operai sono coordi-
nati ai suoi organi incoscienti solo quali organi coscienti e insieme
a quelli sono subordinati a quella forza motrice centrale
Si può dunque stabilire, tra l'altro: l) che l'uso capitalistico
delle macchine non è, per cosi dire, la semplice distorsione o de-
viazione da uno svilup•1X) %gettivo» in se stes«) razionale, ma
esso determina lo sviluppo tecnologico; 2) che « la scienza, le im-
mani forze naturali e il lavoro sociale di massa... sono incarnati
nel sistema delle macchine con esso costituiscono il
del "padrone" Dunque, di fronte all'operaio individuale « Svuo-
tato n, lo sviluppo tecnologico si mamfesta come sviluppo del
capitalismo: «come capitale e in quanto tale la macchina auto-
matica ha e volontà nel capitalista Nel « cer-
vello (del padrone) il macchinario e il suo monoplio del mede-
simo sono inseparabilmente uniti n."
Il prcxes.so d'industrializzazione, via via che si impadronisce di
stadi sempre più avanzati di progresso coincide con
l'incessante aumento dell'autorità del capitalista. crescere del
volume dei mezzi di produzione, contrapposti all'operaio, cresce la
MARX, n Capitale, cit.. p. 129.
• Ivi. p. 125.
• Ivi. p, 129.
"Ivi. p. 107.
p. 129.
necessità di un controllo assoluto da parte del capitalista. Il piano
del capitalista è la figura ideale con cui agli operai salariati SI con-
trappone la connessione tra i loro lavori — praticamente, il
Diano è l'autorità del capitalista, potenza d'una volontà estranea ».u
bunque strettamente connesso allo sviluppo dell'uso capitalistico
delle macchine è lo sviluppo della programmazione capitalistica.
Allo svilup1X) della cooperazione, del prexesso lavorativo sociale,
corrisponde, nella direzione capitalistica, lo sviluppo del piano
come dispotismo. Nella fabbrica il capitale afferma in misura
via via crescente il suo potere «come privato legislatore Il
suo dispotismo è la sua pianificazione, « caricatura capitalistica
della regolazione scxiale del processo lavorativo
Le trasformazioni tecniche e organizzative del capitalismo
e le interpretazioni oggettivistiche
L'analisi di Marx sulla divisione del lavoro nel Sistema della
grande industria a direzione capitalistica si presenta come una
valida metodologia per confutare le varie ideologie « oggettivi.
stiche rifiorenti sul terreno del progresso tecnologico (special.
mente in rapporto alla fase dell'automazione). Lo sviluppo capita-
listico della tecnologia comporta, attraverso le diverse fasi della
razionalizzazione, di forme sempre più raffinate di integrazione
ecc., un aumento crescente del controllo capitalistico. Il fattore
fondamentale di questo processo è il crescente aumento del capi-
tale costante riSFtt0 al capitale variabile. Nel capitalismo con-
come è noto, la pianificazione capitalistica si amelia
smisuratamente con il passaggio a forme monopolistiche e oligo-
polistiche, che implicano il progressivo estendersi della pianifica-
zione dalla fabbrica al mercato, all'area sociale esterna.
Nessun « oggettivo fattore, insito negli di
luppo tecnologico 0 di programmazione nella società capitalistica
di oggi. esiste, tale da garantire automatica trasformazione
o il necessario» rovesciamento dei rapporti esistenti. Le nuove
« basi tecniche» via via raggiunte nella produzione costituiscono
il capitalismo nuove possibilità di consolidamento del suo
potere. Ciò non significa, naturalmente, che non si accrescano
nel le di rovesciamento del sistema, Ma
n c.t. MA.x, n Capitale, cit„ p. 28,29.
"Ivi, p. 131.
queste coincidono con il valore totalmente eversivo che.
di fronte all'a ossatura cggettiva » sempre più indipendente del
meccanismo capitalistico, tende ad assumere l'insutx»rdinazione
opera•a n.
Le « oggettivistiche», «economicistiche» presentano
quindi, ovviamente, gli aqxtti più interessanti intorno ai pro-
blemi dello sviluppo tecnologico e della organizzazione aziendale.
Non ci riferiamo qui naturalmente alle ideologie neocapitalisti-
che, ma a posizioni espresse all'interno del movimento 0FraiO
e della sua problematica teorica.
Contro le vecchie cristallizzazioni ideologiche nell'azione sinda-
cale, il processo di rinnovamento del sindacato di classe in que-
sti anni si sviluppa innanzi tutto intorno al riconoscimento delle
« nuove realtà n del capitalismo contemporaneo. Ma l'attenzione
giustamente rivolta alle modificazioni che accompagnano l'at-
tuale fase tecnologica ed economica è, in tutta una serie di po-
sizioni e di ricerche, distorta in una rappresentazione di esse in
forma « pura n, idealiuata, qx»gliata delle concrete connessioni
con gli elementi generali e determinanti (di potere) dell'orga-
nizzazione capitalistica." La razionalizzazione, con la sua parcel-
lizzazione estrema del lavoro, il suo « svuotamento » del lavoro
01*raio, è considerata come una fase di passaggio, «dolorosa »
ma necessaria e transitoria allo stadio che « ricompone in Senso
unitario i lavori parcellari n. Ambiguamente viene riconosciuto
the la diminuzione dell'applicazione del lavoro vivo nella pro-
duzione e l'aumento corrispondente del capitale costante so-
spingono verso una ininterrotta continuità del ciclo cosi come
crescono ulteriormente i legami di interdipendenza interna ed
esterna: come all'interno di una unità produttiva il singolo
Riteniamo utile riferirci ai primi dcxumenti della « svolta sindacale, sulla
cui basc ancor continua a svilupparsi il dibattito: I lavoratori e it pro.
gresso tecnico. Atti del Convegno tenuto all'istituto u Antonio Gramsci n in
Roma, nei giorni 29-30 giugno e lo luglio sul tema: Le trasformazioni
tecniche e organizzative e le modificazioni del rapporto di
briche italiane n; SILVIO LEONARDI, progresso tecnico e rapporti di lavoro, TO.
rigo 1957. Prendiamo come riferimento fondatncntale di Leonardi. che
amplia c approfondisce la relazione svolta dal medesimo al Convegno dell'I-
stituto Gramsci, Per gli sviluppi piit r«cnti della discussione. cfr. le relazioni
e li interventi al recente Congresso sul tecnologico e la sexietà
ita iaoa, cit. più 'Otto. Cfr. anche. in questo Quaderno la ras*gna di Dino
De Palma. In questi appunti prescindiamo da ogni riferimento alla vasta lette-
ratura (sia d'ispirazione neocapitalistica sia marxista) sui temi accennati. inten.
dcndo solo richiamarci al dibattito in corso nel nostro movimento sindacale.
S.Q.R.
sto di lavoro e il singolo lavoratore non Ix»ssono essere consi-
derati che come parte di un insieme organicamente collegato,
cosi, verso l'esterno, ogni singola unità prcxluttiva e il suo com-
IX)rtamento hanno più stretti legami di interdipendenza con
tutto il corpo economico ».IS
ASFRtti caratteristici nuovi assunti dall'organizzazione capitalisti-
ca vengono cosi scambiati come stadi di sviluppo di una oggettiva
« razionalità n. Cosi, ad esempio, viene sottolineata la funzione
positiva, « razionale» dell'MTM, in quanto attraverso i tem-
pi, il tecnico è obbligato a studiare i metodi »t E ancora: l'enor-
me valore di rottura che nella grande azienda moderna « con
una produzione programmata e realizzata a flusso continuo
assume la non corrispondenza di un operaio. di un gruppo di
operai, a quanto viene loro richiesto in base alle previsioni fatte
nel programma di produzione aziendale è assolutamente di.
menticato Fr mettere invece in luce l'esigenza (naturalmente
razionale n) « del cosiddetto rapporto "morale" tra imprendi-
tori e lavoratori, che è condizione e scopo delle cosiddette "rela-
zioni umane", appunto perchè unicamente sulla sua base si pub
stabilire la collaborazione n: infatti, «a una produzione inte-
grata deve corrispondere una integrazione del lavoratore nell'a-
zienda, e questa integrazione deve essere volontaria, poichè nessuna
costrizione o disciplina può ottenere la rinuncia, da parte di uo-
mini, alla libertà, esempio, di un giorno un
di meno e un altro un dl più n, ecc. ecc.* Dirncxl(xhè le «ra-
giOni di esaurimento di questo movimento (delle "relazioni uma-
ne") IX)tranno consistere nell'assorbimento della parte valida
della sua tematica » : certo, i sindacati devono intervenire a
romrx•rc dannose forme di aziendalismo strettamente legate alle
«relazioni umane" stesse Dunque, la sostanza dei prexessi di
integrazione viene accettata. riconoscendo in essi una
necessità. che scaturirebbe fatalmente dal carattere della pro-
duzione « moderna viene richiamata l'esigenza
di correggere alcune « distorsioni che l'uso capitalistico intro-
"Cfr. LEONARDI. cit.. p. 93; cfr. anche p. 35. 46. 559.
Ivi, p. 48.
'vi, p. M). « Un ritardo. o anche una dimi-
nuita produzione di un solo riflettersi tutta una linea
di macchine ecc. ecc. (p. M) gg.).
"Ivi, p. 52.
durrebtx in questi procedimenti. La stessa organizzazione « fun-
zionale » della produzione viene vista in questo quadro soltanto
nella sua forma tecnologicamente « sublimata n, addirittura co-
me un salto oltre la gerarchizzazione propria delle' fasi precedenti
di Non Si SOSFtta neppure Che il capitalismo
servirsi delle nuove « basi tecniche» offerte dal passaggio
dagli stadi precedenti a quello di meccanizzazione spinta (e al•
l'automazione), rxr perFtuare e consolidare la struttura autori-
taria dell'organizzazione della fabbrica; infatti, ci si rappresenta
tutto il prcxesso dell'industrializzazione come dominato dalla
fatalità tecnologica che conduce alla liberazione dell'uomo
dalle limitazioni imrx»stegli dall'ambiente e dalle lx»ssibilità fi-
siche La razionalizzazione amministrativa o, la enor-
me di funzioni di «organizzazione verso l'esterno vengono
ugualmente colte in una forma tecnica pura n: il raplXjrt0
tra questi sviluppi e i prcxessi e le contraddizioni del capitalismo
contemporaneo (la sua ricerca di mezzi sempre più complessi
realizzare e la sua pianificazione). ossia la concreta realtà
storica nella quale il movimento OFrai0 si trova a vivere e a
combattere, l'odierno « uso capitalistico» delle macchine e del-
l'organizzazione
— vengono completamente ignorati a Vantag-
gio di una rappresentazione
Particolarmente gravi sono le deformazioni che riguardano il
carattere della prestazione di lavoro nella fabbrica moderna.
conseguenti a una considerazione oggettiva » delle nuove forme
tecnologico-organizzative. Si tende a riconoscere la scomparsa
della parcellizzazione delle funzioni e lo stabilirsi di nuove man-
Sioni a carattere unitario, che sarebtx•ro qualificate da rew.)n•
sabilità, capacità di decisione, molteplicità di preparazione tec-
nica.* LO sviluppo delle tecniche e delle funzioni connesse al
management viene isolato dal concreto contesto gx.iale in cui si
cioè dal crescente accentramento del potere capitalistico,
e Exrciò considerato come il supporto di nuove categorie di la-
voratori (i tecnici, gli « intellettuali della prexluzione n), che « na-
.turalmente n IX)tterebbero, come diretto riflesso delle loro nuove
professionalità, la soluzione delle contraddizioni «tra caratteri
ed esigenze delle forze produttive e rapporti di
cit.. pp. 55,56.
Ivi. p. 82. Sulla alienazione totale degli intellettuali della pr«luzione
v. invece le osservazioni veramente puntuali c di Pino Taglìazucchi nel.
Il contrasto tra forze e rapporti di produzione com-
pare qui come non corriwtdenza » tecnica: « ad esempio, nel
caso che nella scelta della migliore combinazione di determinati
fattori produttivi, ormai conseguibile con metodi sempre più
obbiettivamente validi, essi (i lavoratori di nuovo tipo) siano
costretti a scartare le soluzioni obbiettivamente più valide Ik•r ri-
spettare limiti posti da interessi privati Ed è certo, da questo
punto di vista. che «la falce e il martello... oggi rx»sono essere
un simbolo del lavoro umano solo dal punto di vista ideale
Tutto ciò, naturalmente. ha un diretto riflesso sulla concezione
della lotta operaia, sulla ra esentazione dei protagonisti stessi
di questa lotta. La realtà e le lotte attuali indica una conver-
genza dei vari « livelli » di lavoratori determinati dall'organiz-
zazione attuale della grande fabbrica* verso richieste gestionali.
S'intende che questo è un ercxesso che avviene sulla base di fat-
tori oggettivi. rappresentati appunto dalla diversa «collcxazio-
ne» dei lavoraton nel prexesso produttivo, dal diverso tipo di
rapporti con la e con l'organizzazione, «c. ecc. Ma
l'elemento specifico di questo processo di ricomposizione unita-
ria n non può cogliersi se sfugge o si rifiuta il nesso tra l'elemento
tecnologuco e quello organizzativo.politico (di IX)tere) nel pro-
cesso produttivo capitalistico. Il livello di classe si esprime non
come progresso ma come rottura, non come « rivelaz•one» del-
l'occulta razionalità insita nel moderno prcxesso prexluttivo ma
come costruzione di una razionalità radicalmente nuova e con-
traplnsta alla razionalità praticata dal capitalismo. Ciò che ca-
ratterizn gli attuali di acquisizione di coscienza di Clas-
se negli operai della grande fabbrica (quelli, ad esempio, esami-
nati in questo « Quaderno») non (è) soltanto 1a esigenza pri-
maria di eslXtnsione della nel lavoro, ma una esi-
genza motivata strutturalmente di gestire il potere IX)litico ed
economico dell'impresa e attraverso ad essa della scxietà ».s
Perciò i fattori. cui sopra si accennava, di caratterizzazione « og-
gettiva » dei diversi strati di lavoratori nel processo produttivo
l'articolo Aspetti della condizione impiegatizia nell'industria moderna. in
« Sindacato moderno n. l, febbraio•tnarto p. 53 sgg.
cit., pp. 81•82,
p. 67.
Vedi in questo Quaderno la relazione di Alquati.
Ivi ,
hanno certamente un significato nella formazione di una presa
di coscienza « collettiva n, da parte dei lavoratori, delle impli-
cazioni politiche del fatto produttivo. Ma questi fattori si rap-
formazione di una forza unitaria di rottura Che
tende a investire in tutti i suoi aspetti l'attuale realtà tecnologico-
organizzativa-proprietaria della fabbrica capitalistica.
Integrazione ed quilibrio del sistema
È ovvio che 1a convalida piena dei pr«xessi di razionalizzazione
(considerati Come insieme delle tecniche
l'ambito del capitalismo) dimentica che è precisamente il di-
capitalistico Che assume la forma della razionalità
tecnologica. Nell'uso capitalistico, non solo le macchine, ma an-
che i metodi le tecniche Organizzative, sono incorrx)rati
nel capitale, si contrappongono agli operai come capitale: come
razionalità » estranea. La pianificazione » capitalistica presup-
EX)ne la pianificazione del lavoro vivo, e quanto più essa Si sforza
di presentarsi come un sistema chiuso, Ixrfettamente razionale
di regole, tanto più essa è astratta e parziale, pronta per essere
utilizzata in una organizzazione soltanto di gerarchico. Non
la « razionalità o, ma il controllo, non la programmazione tec-
nica ma il progetto di potere dei prcxluttori associati possono as-
sicurare un rapporto adeguato con i prexessi tecno-economici
globali.
In effetti, nell'ambito di una considerazione tecnica n, pseudo-
scientifica dei nuovi problemi e delle nuove contraddizioni che
insorgono nell'azienda capitalistica odierna, è trovare
soluzioni via via più « avanzate » dei nuovi squilibri senza
care la sostanza dell'alienazione. garantendo anzi il mantenimen-
to dell'equilibrio del sistema. In effetti, le sociologiche
e organizzative del capitalismo contemrx»raneo presentano varie
fasi, dal taylorismo al fordismo fino allo sviluplx:» delle tecniche
integrative, human engineering, relazioni umane, regolazione
delle comunicazioni, ecc.*, appunto nel tentativo, sempre più
Cfr. MIT*AN'. Ambiguité de la technoeratie, in « (Àhicrs internatiO•
naux de gxi.ologic», vol. XXX, p. Ill.
complesso e raffinato. di adeguare la pianificazione del lavoro
vivo agli stadi via via raggiunti, attraverso il continuo accresci-
mento del capitale costante, dalle esigenze di programmazione
produttiva." In questo quadro, è evidente che tendono ad assu-
mere sempre più importanza le tecniche di « informazione de-
stinate a neutralizzare la protesta operaia immediatamente in.
sorgente dal carattere « totale n che assumono i processi di alie-
nazione nella grande fabbrica razionalizzata. Naturalmente,
nalisi concreta si trova di fronte a situazioni anche profonda-
mente diverse tra loro, sotto questo profilo, in raplX)rto a una
quantità non trascurabile di fattori particolari (disparità nello
sviluprx» orientamenti soggettivi diversi nella dire-
zione capitalistica, ecc. ecc.); ma il punto che qui ci preme di
sottolineare è Che nell'uso delle tecniche « informative Come
manilN)1azi0ne dell'atteggiamento orx•raio, il ca italismo ha
vasti, indefinibili margini di « concessione» (e rnegr
io Si direblR
di « stabilizzazione n). Non è determinabile il limite Oltre il quale
informazione» Circa i globali Cessa di
sere un fattore di stabilizzazione Ix•r il potere del capitale. Ciò
Che è Certo è Che le tecniche di informazione tendono a restituire,
nella situazione più complessa dell'azienda capitalistica contem-
V)ranea, quella attratuvan (soddisfazione) del lavoro di cui
già parlava il Manifesto?
L'estendersi delle tecniche di informazione e del loro campo di
applicazione, cosi come l'estendersi della sfera di decisiom tec-
niche,n rientrano perfettamente nella « caricatura capitalistica
Franco Momigliano ha notato giustatt*nte che la fabbrica moderna
solo esclude sempre più gli operai dalla cosciente partecipazione al momento
stesso di elalxvrazione del piano razionale produttivo, al globale di
rcxluzione. ma richiede agli operai. sutx»rdinati alla nuova razionalità. di
tniK•rsonare contemporaneamente il uwmento "antirazionale", quello corri-
sru.ndente alla filosofia dello -arrangiarsi", del vecchio empirismo. In tal mexio
la resistenza operaia risulta. paradossalmente. razionalmente sfruttata
Cfr. Il Sindacato nella fabbrica moderna, in Passato e Pre*nte n. 15.
19tn , 20-21.
etari, con l'estendersi dell'uso delle macchine e Con la
Il lasoro dei
divisione del lavoro. ha perduto ogni carattere di indipendenza e quindi ogni
attrattiva l'operaio. Questi diventa un semplice della mac-
china
Sulle esigenze di • democratica degli operai Fr una ammi-
nistratione capitalistica più razionale. Cfr. il libro molto imrxyrtante di SEY-
NOUA MELSIAN. Decision Making and Productivity, Oxford, 1958,
della regolazione sociale della produzione. Occorre dunque sot-
tolineare che la «consaiRvolezza produttiva non opera il ro-
veuiamento del sistema, che la partecipazione dei lavoratori al
« piano funzionale» del capitalismo, dl per se, è fattore di in-
tegrazione, di alienazione, cosi dire, ai limiti estremi del
sisterna. È bensi vero che si ha qui, con lo sviluppo dei «fat-
tori di Stabilizzazione n nel netxapitalisrno, una premessa di na-
tura tale, l'azione operaia, da rendere immediatamente ne-
cessario il rovegiarnento totale dell'ordine capitalistico. La lotta
qrraia si presenta perciò come necessità di contrapposizione
globale al piano capitalistico, dove fattore fondamentale è la
consapevolezza, diciamo pure dialettica, dell'unità dei due mo-
menti « tecnico e dispotico » nell'attuale organizzazione produt-
riva. Rispetto alla «razionalità tecnologica. il ad essa
dell'azione rivoluzionaria è di comprenderla n, una non per
riconoscerla ed esaltarla, per sottometterla a un nuovo uso:
all'uso socialista delle macchine.»
» Gli sviluppi più recenti della ricerca economica e tecnica nell'Unione
vietica presentano un carattere ambiguo. Mentre la rivendicazione del mo-
mento autonomo della ricerca ha dubbio un significato di contrasto e
di rottura alle forme più di volontarismo nella pianificazione
di staliniano. 10 sviluppo di prcxcssi « razionali o, indipendentemente
dal controllo "Riale della sembra piuctosto rappresentare (quan-
to già e guanto come futura?) la premessa e il suppor•
to per nuovi svilu i dei vecchi prcxessi di bur«xratinazione. È tuttavia
imrxmante non
di vista il tratto distintivo della pianificazione
Vietica risfXttO piano capitalistico. L 'elemento autoritario, disFN)tiCO
l'organinazione prcxluttiva nage nel dei rapporti capitalistici e soprav-
vive nelle economie pianificate di tipo burcxratico. Le burcxrazie nel loro
verg» la classe operaia non possono soltanto appellarsi alla raziona-
lita mettiva, ma debbono richiamarsi alla classe Of*raia stessa. La caduta
dell'elemento fondamentale. dell'elemento proprietario, all'organizn.
cosi dire. il suo fondamento proprio. Onde. in URSS
e nelle popolari. le contraddizioni si presentano diversamente e
il presenta un carattere precario e organico. Ciò che non
significa. naturalmente, che le sue manifestazioni non asl*tti
trettanto crudi di quelli delle ca italistiche. Cfr. le osservazioni fon.
mentali di Rorynro MCAAXDI negli scr tti: Analisi dell'economia regolata
(1942) e Criteri organizzativi dell'economia collettiva ristampati in
Lotta di poplo, Torino 198. L'esclusione dell'elemento proprietario e la con.
siderazione a se dell'elemento autoritario.burocratico o della alienazione tee.
nica (0 di entrambi) Sono, COtnhè noto. al centro di una Ormai Sterminata lette-
ratura ideologica neO•capitaliStiCa e na•-riformistica. All'analisi di queste
sarà dedicato uno dei nostri Quaderni
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